venerdì 29 giugno 2007

Il black-out del 2003

Visto che si parla di black-out (come ogni estate) mi è tornato in mente lo "storico" black-out del 2003.

Storico per modo dire, perchè è stato come rimosso dalla memoria collettiva.
Roma era impegnata completamente nella prima "notte bianca" una idea nata a Parigi che Veltroni, uomo politico cosmopolita, aveva prontamente deciso di importare.

L'organizzazione di questo primo  evento era valida sino a un certo punto perchè, avendo dato il permesso alle auto di entrare nel centro storico, la notte bianca si era progressivamente trasformata nell'inverso perfetto delle "giornate senza auto".
Comunque, intorno alle 3 e un quarto di notte buona parte dei nottambuli stava tornando alle rispettive abitazioni. Personalmente ero a casa da pochi minuti quando è andata via la luce, ovviamente non ci ho fatto caso pensando ad una normale interruzione di corrente, e sono andato a dormire.

La mattina dopo mi sono alzato relativamente presto per un impegno e ho notato che la luce non era ancora tornata. Una interruzione piuttosto lunga che riguardava tutto il palazzo e, pareva, anche l'isolato. Devo dire che ho pensato quasi subito: "Veltroni l'ha fatta grossa", mi era venuto il sospetto che la richiesta extra di corrente per la notte bianca avesse provocato un collasso delle centrali che alimentano Roma, e quindi un black out.

Con questo sospetto in testa sono salito in auto, con l'intenzione di ascoltare la radio (non ho radio a batterie a casa). Ero sintonizzato su Radio 24, che sento spesso, e che fa notiziari ogni mezzora. Grande la mia sorpresa nello scoprire che la potente emittente del Sole 24 Ore non trasmetteva. Sono passato ad altre stazioni locali, sempre perchè pensavo ad un problema a Roma, ed erano mute anche quelle... In un momento mi è tornato in mente l'Eternauta, il celebre romanzo a fumetti di Solano, la neve tossica che cadeva sulla città, e le altre storie di fantascienza sulla fine del mondo. Effettivamente ben poche macchine e persone giravano, pur non essendo prestissimo, ed essendo in pieno centro, e la città aveva un aspetto vagamente spettrale.

Mi sono quindi sintonizzato sulle stazioni nazionali RAI e queste almeno trasmettevano. La mia sorpresa è però ancora aumentata sentendo i soliti programmi e scherzi gratuiti della Domenica mattina. Mentre mi muovevo per Roma e vedevo che il black out era generalizzato, i semafori spenti, nessuna luce accesa da nessuna parte. Ma come, la capitale in black out da ore e nessun notiziario speciale? Passavo dal 1 al 2 al 3 canale e niente, solita programmazione, solite chiacchiere. Fino a che arriva il giornale radio, avevo percorso già diversi chilometri, e dopo molto tergiversare il giornalista al microfono fa capire finalmente cosa è successo: il black out c'è e riguarda tutta l'Italia!

Un evento enorme, mai accaduto in questa portata in nessun paese del mondo, e questi continuavano le trasmissioni come niente fosse (avendo i generatori). Gli altri invece erano spenti e muti.

Confesso che ho pensato anche a una raffinata tecnica di colpo di stato, e aspettavo di sentire almeno il ministro dell'interno. Invece, dopo altre imbarazzate spiegazioni di qualcuno dell'Enel, ecco finalmente un intervento dell'unica autorità statale apparentemente al lavoro in quella Domenica mattina di disastro nazionale: il capo della protezione civile, il solito infaticabile Bertolaso!

E per sovrappiù col passare del tempo scopro che il black-out non solo interessa tutto il paese, con l'unica eccezione della Sardegna, isola lontana, ma nessuno è in grado di prevedere quando si tornerà alla normalità.

Le spiegazioni del guasto sono arrivate nel corso della giornata ed erano sempre più incredibili. Si scopriva che in Italia esiste una "rete elettrica nazionale" e che tutte le centrali sono interconnesse (tranne quelle della Sardegna, appunto), che se una centrale cade e provoca un calo improvviso di tensione le altre vanno in blocco a catena per proteggere gli impianti dalll'eccesso di richiesta di tensione. Che una volta andata in blocco una centrale impiega molte ore a ripartire. Ma quante erano le centrali in blocco? Tutte! Si era verificata una reazione a catena.

A questo punto ci si chiedeva qual era la centrale che aveva provocato la reazione a catena. E viene fuori che non era stata una centrale. Era stato un albero. In Svizzera. Viene fuori che noi importiamo buona parte dell'energia dalla Francia (energia nucleare, quindi, altro che "no grazie") che l'elettrodo passa per la Svizzera e lì un albero durante una tempesta era caduto su una linea principale ad alta tensione. Provocando la repentina caduta e tutto il resto.

Si dice sempre che la Francia è vulnerabile perché dipende da 4-5 mega centrali (nucleari), colpendo quelle, il paese sarebbe in ginocchio. In Italia è necessario uno sforzo molto minore: basta abbattere un albero! ... meno male che la Svizzera è un paese neutrale e poco aggressivo, altrimenti potevano invadere l'Itala semplicemente tagliando qualche cavo ad alta tensione.

Nel frattempo gli italiani si affidano alle batterie, prima di tutto a quelle dei telefonini, gli ultimi modelli sono in grado di durare ore (con i vecchi TACS a metà mattina saremmo stati tutti isolati) e ai generatori della rete del buon vecchio monopolista Telecom e delle altre società TLC. Mentre tutto il resto appare drammaticamente legato alla luce elettrica. Medici non riescono a prendere servizio in ospedale perché scoprono che il cancello automatico del garage funziona solo a motore e non è previsto un comando manuale. Treni e metro e tram fermi. Radio e TV locali mute. Generatori di ospedali che si scoprono non funzionanti e mai collaudati. Scorte di gasolio per i gruppi elettrogeni insufficienti, frigoriferi e pozzetti sempre più vicini allo sbrinamento del prezioso contenuto (era fine settembre, non faceva più tanto caldo, ma le ore passavano).

Pensate che qualcuno del govermo si sia affacciato sui telegiornali per organizzare i soccorsi e la resistenza al black-out? Che abbia organizzato un numero verde (che non si nega a nessuno)? Neanche per sogno. Berlusconi, presidente del consiglio da più di due anni, furbo come una faina, aveva capito subito che: 1) non c'era assolutamente nulla da fare se non aspettare che le centrali ripartissero  2) che non voleva associare la sua faccia al disastro apparendo in televisione a rincuorare gli italiani (lui vuole apparire solo in occasione di vittorie del Milan e simili, raggiante e contornato da gente in festa). Quindi osservava il più scrupoloso silenzio. E i berluschini sparsi nel CD non volevano essere da meno, a cominciare dal ministro dell'interno Scajola, fino all'ultimo sottosegretario.

E anche l'Enel faceva la sua parte, nel senso che il nuovo AD che aveva sostituito Tatò, Scaroni, in base allo spoiling system (Tatò, pur essendo l'ex AD di Mediaset, era stato nominato dal Centro sinistra, e quindi prontamente sostituito dal nuovo governo) si guardava bene anche lui dal comparire in qualsiasi intervista, e mandava avanti sconosciuti e imbarazzati ingegneri. Che cercavano di dare la colpa alternativamente alla Francia e alla Svizzera.

Ma come? Create un unico sistema nazionale e non fate una simulazione su cosa sarebbe successo in caso di cadute di tensione pesanti? Non prevedete un piano di rientro? Neanche un piano di emergenza? Che so, vecchie centrali mantenute come scorta? Alcune centrali comunque fuori dalla rete? Esercitazioni per la riaccensione rapida? No, la colpa per Scaroni era degli italiani, come diceva in una intervista alcuni giorni dopo: "La notte del black out - ha affermato - ci ha insegnato che dobbiamo costruire più centrali, più reti di trasmissione e dotarci di un sistema che sia indipendente dall'import. Se i cittadini non accettano la costruzione di nuove centrali, il problema energia resta quello di sempre". 

Pensate che questo genio sia poi stato rimosso dal CS? No, nel frattempo era passato all'ENI, sempre durante il CD, all'Enel era stato messo l'ex direttore amministrativo di Telecom Fulvio Conti, un valido manager, peraltro.

In realtà a quanto ho capito qualcosa di concreto è stato fatto, è stata migliorata la robustezza del sistema, perchè quello che si è scoperto poi, e che si può leggere sul rapporto della commissione  istituita dal ministero delle attività produttive, e che: 1) è vero che l'innesco della reazione a catena è stato determinato da una combinazione di fatti eccezionali, ma 2) è anche vero che la propagazione è stata facilitata da molte centrali con sistemi di distacco obsoleti e non a norma e che la riaccensione e la gestione dell'emergenza ha mostrato lentezze e scarsità di preparazione e di strumenti in molte centrali.

Gli italiani però in questa occasione, quasi che veramente fosse colpa loro, hanno mostrato una insospettabile "carità di patria" nei confronti dei vertici del paese e dell'Enel. Nessuno li ha criticati e sbeffeggiati, nessun giornale ha stigmatizzato la solitudine nella quale è stato lasciato Bertolaso da tutto il governo compatto, Panebianco non ha scritto alcun editoriale indignato sul Corriere della sera, tutto è tornato velocemente alla normalità dalla sera di Domenica, quasi come una vergogna nazionale da cancellare (da Guinnes dei primati: il più lungo e ampio black-out della storia, l'unico che ha coinvolto una intera nazione, e non uno staterello sperduto: la sesta potenza industriale del mondo). E il CS? Signori come sempre, non hanno quasi neanche segnalato il comportamento vigliacco del governo, e hanno del tutto dimenticato questo buon argomento nelle elezioni del 2006.

Dal pomeriggio di Domenica la luce è tornata progressivamente in tutta Italia, tutti sono tornati con sollievo alle solite attività, con la voglia di dimenticare in fretta questa figuraccia nazionale. Gli unici irriducibili sono rimasti i fiduciosi incrollabili nella giustizia, o gli appassionati delle cause, alcune migliaia di persone che hanno intentato cause all'Enel davanti ai giudici di pace di tutt'Italia, in alcuni casi ricavandone qualcosa, in altri nulla. Perchè i giudici di pace, come noto, applicano la legge non in modo univoco. La causa più importante era comunque quella dell'autorità garante per l'energia verso l'Enel, che però è stata assolta per non aver commesso il fatto, cioè per la eccezionalità dell'evento e carenze al di fuori dell'Enel.

Il giorno dopo si è scoperto che qualcuno si era comunque adoperato, al di fuori delle autorità e delle catene di comando, a parte la solita protezione civile. Sempre a Radio 24, ora attiva, una operatrice del 187 Telecom Italia ha raccontato la notte al call center principale di San Cono in Calabria. Ancora funzionante come tutta la rete Telecom grazie agli investimenti in gruppi elettrogeni dei bei tempi del monopolio. Con gli operatori rimasti in servizio a oltranza per rispondere alle chiamate e i responsabili attaccati al telefono con la protezione civile e le forze di polizia, per sapere  quali risposte far dare dagli operatori in servizio. Perchè gli italiani al buio, non trovando altre risposte, chamavano il numero di guasti e informazioni della Telecom, che in qualche modo si era accollato questo servizio.

Morale della storia? E' opportuno tenere in casa una radio a batteria.

2 commenti:

  1. Tutti possiamo finalmente capire perche' quel poveraccio (intendo Bertolaso) vuole dimettersi ogni cinque minuti...

    CC

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  2. Ho letto il tuo post e, se ti interessa, da un pò ho creato un gruppo su Facebook che vuole proprio raccogliere testimonianze di quella strana notte.

    Magari da tutta Italia anche se la maggior parte scrive da Roma...

    il link è http://www.facebook.com/photo.php?pid=48250&id=1607293604&_ecdc=true#/group.php?gid=32153726044


    Federico

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