martedì 12 giugno 2007

Percentuali, estrapolazioni e conclusioni elettorali

Dunque sono usciti i risultati delle elezioni. Repubblica sintetizza che è finita 20 a 10 per la CdL (sui comuni). Una bella vittoria se si giocasse a pallavolo. Ma in questo caso il risultato ha senso solo se confrontato con il precedente, che era 17 a 13. Quindi +3 per la CdL è la somma algebrica. Se volessimo continuare con il confronto "matematico" dovremmo dire che 3/20 è il 15% e questa è la misura del successo del CdL (+7,5% per il CD). Ma le dimensioni delle città non contano? La più grande, Genova, conterà più di Gorizia, probabilmente.
Insomma, un bilancio che non dice molto, oscillazioni elettorali fisiologiche e legate a situazioni locali.
Allora, sempre per dimostrare il grande successo annunciato della CdL, si passa alle percentuali. Devastante vittoria della CdL a Verona (oltre il 60%) o diminuzione delle percentuali con cui ha vinto il presidente della provincia di Genova, che sono inferiori a quelle di 5 anni fa.
Ma percentuali di cosa? E' evidente che la percentuale dipende dal numero dei votanti, e quindi dagli astenuti, e quindi varia continuamente in base alla scelta degli elettori dell'uno o dell'altro schieramento se partecipare o meno al voto. Scelta che può essere politica (qualche volta) ma che spesso è casuale (impegni vari) e a volte è sistematica (quelli che vanno solo alle elezioni "importanti").

Naturalmente tutti questi sono giochetti e pretesti: il vero obiettivo è dimostrare che l'Unione è in difficoltà e in crisi, e la CdL in recupero, anzi "maggioranza nel paese". Per tirare queste conclusioni bisognerebbe dare un valore statistico ad un "test elettorale" nel quale il campione è del tutto arbitrario e non rappresentativo (a differenza dei sondaggi, che anche quelli, in quanto ad attendibilità ...).  Solo con questa operazione impropria si potrebbe ricavare per estrapolazione una previsione applicabile al dato nazionale.

In realtà questi test elettorali amministrativi parziali non danno mai informazioni attendibili sulla popolarità o meno di un governo o sugli spostamenti degli elettorali, un sondaggio ben fatto dà sicuramente elementi più affidabili. Possono avere un valore generale solo se sono molto, molto, clamorosamente diversi dalle previsioni. E non era questo il caso.

Naturalmente qualcosa si può ricavare, ma portandolo a livello locale. Ad esempio si può ricavare che a Verona il sindaco precedente del CS non ha conquistato nei 5 anni di governo la fiducia degli elettori, o che a Verona, e forse nel resto del Veneto, le preoccupazioni principali, direi quasi uniche, degli elettori sono gli extra-comunitari (troppi) e le tasse (troppe anche queste).

Si può anche ricavare che una parte degli elettori del CS non è andata a votare, volutamente, perché delusa. Si aspettava di più da un anno di governo. Di più in quale direzione? Con 10 partiti nell'Unione è molto probabile che il di più di uno non sia quello di un altro.

Elementi che erano facilmente ricavabili anche senza aspettare il "test elettorale", sul "rivelatore infallibile fobia extra-comunitario" tornerò in seguito, mentre la "disaffezione elettori italiani" è ormai una invariante, come il caldo d'estate. Ha colpito per 5 anni il governo dell'Ulivo tra il '96 e il 2001, e per 5 anni, implacabile, il governo della CdL. Alle elezioni generali però, sia nel 2001 sia nel 2006, le cose sono andate diversamente.

In sintesi, l'Unione dovrebbe preoccuparsi piuttosto di accelerare le decisioni e le azioni, e non curarsi per niente di questo test elettorale, che è stato assolutamente nella media.

2 commenti:

  1. Sulla Stampa di Torino un noto editorialista, uno dei tanti "amici" del CS, Luca Ricolfi, fa una analisi del voto un po' diversa dalla mia. Per lui la vittoria del CD è netta e la estrapola senza problemi metodologici e statistici: se si votasse oggi per il governo il CD sarebbe avanti di 10 punti. Nientemeno. Quindi per lui dal voto di Verona o di Pistoia si può prevedere il voto di Roma o di Napoli, e inoltre evidentemente conosce le intenzioni di voto di quel 20% circa dell'elettorato che non è andato a votare per le amministrative e sicuramente (come sempre avvenuto) ci andrebbe alle politiche. Argomenti senza senso. Ma è una "firma" e nessuno si prenderà il disturbo di contraddirlo, meno che mai il governo e il suo portavoce muto.

    RispondiElimina
  2. Altra postilla ai dati elettorali. Alcuni giornali per semplificare dicono che è finita 20 a 10 (comuni più province, pare) per il CD mentre prima era 17 a 13, altri (oggi l'Unità) ribaltano addirittura e dicono che era 13 a 17, quindi il CD avrebbe una eclatante vittoria). Come è possibile che una sintesi, per quanto arbitraria, che coinvolge così pochi numeri e la conoscenza della matematica delle scuole elementari possa mettere in crisi i nostri giornalisti?

    Sono andato a controllare (sul sito di Repubblica, risultati definitivi). E ho dedotto che la fretta è una cattiva consigliera.

    I comuni capoluogo erano 26 (esclusa la Sicilia), le province 5.

    Tra i comuni la situazione era CD=14 / CS=12. Dopo le elezioni era CD=18 / CS=8. Nelle province invece la situazione è rimasta immutata: CD=5 / CS=3.

    Totale: prima CD=19 / CS=15, dopo CD= 21, CS=11, quindi +4 al CD, 4/34 fa il 12%, quindi +6% per il CD, volendo ulteriormente semplificare.

    Ho messo il CD prima per evidenziare che questo "non campione" elettorale era già all'origine sbilanciato sul CD, molto sbilanciato considerando che almeno il 70% dei comuni è governato dal CS dopo le ripetute sconfitte del CD negli scorsi 5 anni di governo.


    Quindi non si da dove veniva il 20 a 10 (qualche comune è stato considerato meno importante?), e non si sa da dove viene la "batosta", la "sonante sconfitta", e tutto il resto. A parte dalla propaganda. Oggi ho sentito che il CS avrebbe perso un milione di voti, certo se contano quelli che non sono andati a votare... in ogni elezione amministrativa perdono tutti.

    In sintesi: sicuramente una insoddisfazione da parte degli elettori del CS c'è, ma non si ricava da queste elezioni, casomai da altri indicatori. Da notare che i vari esponenti del CS, invece di difendere il discreto risultato elettorale (ripeto, Berlusconi avrebbe gridato vittoria per un mese) utilizzano gli argomenti dell'avversario uno contro l'altro, per dimostrare tesi antitetiche.

    Mah.

    RispondiElimina