giovedì 7 giugno 2007

Promoveatur ut amoveatur

Scoglio superato sul caso Visco. Di Pietro citato ieri non ha fatto scherzi ma ha fatto una domanda sulla quale chiede un chiarimento: "come mai se il generale aveva tutte queste mancanze era stato proposto alla Corte dei Conti?". Se il messaggio è: "bisogna avere più coraggio e decisione" è condivisibile, chissà che dopo questa piccola lezione il governo non la accolga. Se è una vera domanda e vuol far credere che non conosce il detto latino "promoveatur ut amoveatur" ... non sa che i sistemi complessi hanno bisogno di questi strumenti di regolazione.

Quello che però è insopportabile, anche se pare tutti lo diano per scontato e lo accettino senza protestare, è l'eterna enfasi dei toni, la "gazzarra al Senato", le interruzioni, l'impossibilità di parlare. Mi ricordano le assemblee del '77 con gli Autonomi, l'assoluto disinteresse ad ascoltare qualsiasi argomento del nemico, l'assoluta presunzione non tanto di stare nel giusto, ma di far parte dell'unica fazione che ha il diritto di avere il potere. Fini insulta Bersani e lui cerca di difendersi, D'Onofrio insulta Padoa Schioppa e lui cerca di continuare a parlare. E con quali titoli insultano, cosa hanno fatto mai, cosa potrebbero mettere nel loro CV?

Unica reazione possibile sarebbe il metodo Cuccia (quando Staffelli voleva dargli il tapiro e lui l'ha trattato come se fosse l'"uomo invisibile"): ignorarli e, quando non ci sono conseguenze, andarsene. E usare il potere, ad esempio un cameraman e un regista che per dieci minuti filati inquadra solo ed ossessivamente Schifani urlante. E poi mandarlo su Blob per una settimana di fila. E fare una ventina di clip da mandare su YouTube.


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