venerdì 15 giugno 2007

Un paese che va avanti a simboli

Quando la realtà è complessa e richiede fatica e tempo per tentare almeno di iniziare a capirla, qualsiasi scorciatoia è la benvenuta. Una scorciatoia è ricorrere a simboli, rappresentazioni semplificate e banalizzanti che dovrebbero racchiudere il senso di un insieme più articolato.

Liberalizzazioni: nel 2006 sono state le licenze dei taxi, ora l'abolizione del PRA. Simboli inventati (non in modo neutrale) per racchiudere un insieme complesso di norme, che richiedevano e richiedono una certa competenza, o anche un minimo di tempo e di attenzione, per essere comprese.

Cadute o annacquate le liberalizzazioni-simbolo, ecco che parte la semplificazione: le liberalizzazioni si sono arenate, la montagna ha partorito il topolino, la politica non produce risultati ecc. ecc. Mai che un giornalista faccia nomi e cognomi di chi si è dato da fare per bloccare o chieda conto ai critici di cosa hanno fatto loro.

Ad esempio il PRA, residuo dell'800, non serve sicuramente ai cittadini, ma a qualcuno sicuramente serve, se no non avrebbero fermato la sua cancellazione. Qualche coraggiosa inchiesta di qualche critico di professione? Magari del Corriere della Sera?

Un altro simbolo era la provincia di Genova. Se passava al CD avrebbe procurato la caduta del governo Prodi. Vai a sapere perché. Come il comune di Catania nel 2005 per Berlusconi, se perdeva lì i suoi alleati avrebbero chiesto le elezioni anticipate. E perché mai? Qual è il nesso che lega il comune di Catania o la provincia di Genova al resto dell'Italia e poi, siamo sicuri che tutti i cittadini votino nello stesso modo in elezioni locali e generali?

Ma il mondo dell'informazione produce incessantemente simboli e, a quanto pare, i cittadini, o i meglio i lettori e gli spettatori, li ricercano altrettanto incessantemente.

Distribuire cultura e spirito critico sarebbe l'unico antidoto.

1 commento:

  1. il giornale della confindustria dice che le liberalizzazioni sono dimezzate essenzialmente perché l'acqua resterà pubblica, e lorsignori speravano di fare affari con l'acqua, ossia di fare rendita e non profitto, in un falso mercato.

    Ma, semplicemente, nel programma dell'Unione (le famose 281 pagine) c'era scritto chiaro e tondo che l'acqua restava pubblica. Bastava averlo letto...

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