mercoledì 27 giugno 2007

Un paese reale

Un noto economista, apprezzabile sia per l'attitudine ad argomentare sia per coerenza ed equità di giudizio (non applica due pesi e due misure) ha criticato preventivamente l'accordo sulle pensioni perché allontana dalla linea del rigore. Si tratta di Tito Boeri (su La Stampa) e il suo articolo si può leggere qui.

In sintesi la posizione di Boeri è che ogni sforzo debba essere fatto ed ogni risorsa addizionale spesa per rientrare dal debito e rimettere il sistema vecchi-giovani / occupati-pensionati in equilibrio. Gli unici interventi sullo stato sociale accettabili sarebbero quelli sugli "ammortizzatori sociali" in quanto, evidentemente, potrebbero consentire di mantenere l'attuale elevato livello di flessibilità nel mercato del lavoro, o addirittura estenderlo.

A parte che il presunto scarso rigore del governo non è stato comunque sufficiente a raggiungere quell'accordo che si dava per scontato, sono considerazioni corrette e condivisibili, ma applicabili a un paese che non c'è, o almeno che non è l'Italia di oggi, quella di ieri e probabilmente quella di domani.

Un paese dove i cittadini votano per i governi in base ai risultati economici conseguiti (in Italia il governo dell'Ulivo è stato mandato a casa nel 2001 dopo risultati straordinari e addirittura inaspettati nella loro ampiezza, e il centro-destra ha aumentato enormemente i voti, andando a un passo dalla vittoria nel 2006, dopo 5 anni disastrosi di stagnazione e prosciugamento delle riserve accumulate dal governo precedente, ma anche in USA le cose non sono andate diversamente nel 2000 e nel 2004), un paese nel quale esiste un livello di solidarietà tra categorie o generazioni che consenta di proporre e far accettare sacrifici da una verso l'altra (e la veemente protesta di autonomi e professionisti contro ogni timido intervento di leggero riequilibrio della pressione fiscale è già un buon esempio a smentita), un paese nel quale la forma statale consente a un governo di governare per un periodo predefinito e senza rischi di elezioni anticipate, ricatti incrociati e passaggio di partitini o singoli deputati o senatori all'avversario.

Un paese che non è l'Italia.

Boeri e gli altri economisti rigoristi dovrebbero riconoscere che l'unica strada è quella dei piccoli passi e dei compromessi, e della continua alternanza tra distribuzione e accantonamento. Così facendo e operando con accortezza si può anche sostenere e incrementare lo sviluppo, favorendo una uscita più facile dall'eccesso del debito. Così peraltro è stato costruito il misconosciuto miracolo della gestione Ciampi-Visco nel governo dell'Ulivo 1996-2001 (che aveva le sue premesse negli accordi tra le parti sociali del '93 e del '95).

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