mercoledì 18 luglio 2007

La berlusconite

La discussione sulla "minoranza di nuovo conio" proposta da Rutelli e altri "coraggiosi" si è arricchita in questi giorni di nuovi elementi: la berlusconite e i berlusconi-elettori. La berlusconite è la malattia che hanno tutti quelli che vedono come principale collante del centro sinistra l'antagonismo a Berlusconi (e al suo sistema di pensiero).

Bisognerebbe invece andare oltre, puntare alle cose da fare, non bloccarsi in una coalizione semplicemente "contro". Tradotto, bisognerebbe avere il coraggio di dividersi dalla sinistra conservatrice e puntare così ai berlusconi-elettori.
I quali non votano per il centro sinistra perché: 1) del CS fa parte la sinistra conservatrice, ovvero i comunisti, e i verdi, a cui sono geneticamente antagonisti;  2) non condividono (evidentemente) il giudizio negativo sul personaggio Berlusconi, ma sarebbero interessati, almeno in parte, ad una alternativa moderata di segno diverso.

Di questo parlava ad esempio ieri Menichini, il direttore di Europa, nel suo editoriale, bisogna pensare a convincere anche quei 19 milioni di elettori che nel 2006 hanno votato per la CdL e, per la metà, direttamente per Berlusconi, bisogna parlare anche a loro.
Tutte cose interessanti, ma la realtà è andata da tempo da un'altra parte. Possiamo analizzare i perchè di questa scelta, ce ne sono molti, possiamo inoltrarci in documentate o spericolate analisi sociologiche, ma la realtà sta lì, ostinata. In tutte le elezioni con il sistema bipolare la consistenza dell'elettorato di CD (e anche di CS) è rimasta stabile, vittorie e sconfitte sono state provocate dalle alleanze e dalle astensioni degli elettori delusi. Lievi, anche se occasionalmente significativi in una situazione di equilibrio come questa, gli spostamenti da uno schieramento all'altro.
Si obietta a questo punto che gli elettori di centro destra non votano per il CS allargato perchè contrari ai comunisti, che RC fa scappare più voti di quanti ne porta e così via.

Ma anche di questa opzione abbiamo una controprova: le elezioni del 2001. RC era fuori dall'Ulivo. E anche quelli con la berlusconite in stadio acuto erano fuori dall'Ulivo (l'Italia dei Valori di Di Pietro). Eppure l'Ulivo non ha vinto. Pur venendo da 5 anni molto positivi sotto tutti i punti di vista (economia, riforme, ruolo internazionale), pur avendo un candidato giovane, moderno moderato e anche cattolico (Rutelli), il CS Ulivo non ha affatto vinto, ha aumentato un poco i voti rispetto al 1996, ma non abbastanza da recuperare i 2-3 milioni che sono comunque andati ai partiti antagonisti.
Nulla fa pensare che variazioni così importanti possano essere ottenute in futuro, almeno se il CD rimane compatto.

Capisco che è una realtà difficile da comprendere e da accettare, e che l'Uniione o il PD vorrebbero che la realtà fosse diversa. Ma volerlo non basta per cambiarla. E a quanto pare neanche i risultati positivi bastano.
Meglio, per l'Unione, concentrarsi sul proprio elettorato, già abbastanza variegato di suo.

il cannocchiale

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