lunedì 9 luglio 2007

Lavori usuranti

Ogni volta che si parla di pensioni escono fuori inevitabilmente i lavori usuranti. Che in quanto tali giustificano una deroga (pensione anticipata) per i lavoratori interessati.
Come dice la parola stessa un lavoro "usurante" è tale in quanto comporta conseguenze sulla salute del lavoratore e di conseguenza un accorciamento dell'aspettativa di vita. Era questo il caso dei minatori di carbone dell'800 che contraevano la silicosi o simili drammatiche memorie della prima società industriale. Voglio sperare che nessun lavoro di oggi abbia queste caratteristiche, se per caso ve ne fosse qualcuno, bisognerebbe come prima cosa e con grande urgenza intervenire, se non altro per rispettare le leggi attuali sulla igiene e sicurezza del lavoro (626/94). Su eventuali situazioni oggettive di questo tipo (che mi auguro siano pochissime) nessuno, neanche i pasdaran dell'innalzamento dell'età pensionistica, avranno alcunché da obbiettare.

Probabilmente si tende a includere in questa definizione anche i lavori che richiedono una perfetta o comunque elevata efficienza fisica. Un caso che tutti conosciamo è quello dei calciatori, che raramente possono restare in attività dopo i 40 anni. Un altro caso è quello dei piloti d'aereo, che tutti noi viaggiatori pretendiamo vadano in pensione presto e quando sono ancora in buona forma fisica.
A parte questi casi particolari la maggior parte dei lavori, anche manuali, sono alla portata di un ultra 50 enne in buona forma fisica, o fuori portata anche di un 30 enne non in buona forma fisica. In altre parole, l'età conta relativamente, conta maggiormente la condizione della singola persona.

Esistono però situazioni in cui il lavoratore ha bisogno di andare in pensione, ma in modo sostanzialmente indipendente dal tipo di lavoro che sta facendo. Prendiamo ad esempio una insegnante che ha raggiunto e superato i 35 anni di servizio. Potrebbe aspettare con ansia il collocamento in pensione per necessità famigliari (magari deve fare la nonna-sitter). Oppure un impiegato progressivamente messo ai margini dei processi produttivi della sua azienda e a cui arrivano messaggi espliciti o impliciti dalla direzione del personale per accelerare l'uscita, o ancora il dipendente di una azienda in crisi, che vuole togliersi da una situazione di scarsa sicurezza sul futuro.
Tutte situazioni di incertezza o esigenze esterne che fanno superare uno svantaggio economico: infatti la pensione sarà sempre inferiore alla retribuzione percepita.
Possiamo parlare in questi casi (e molti altri simili) di usura psicologica piuttosto che fisica. Come tale, ben difficile da regolamentare in una legge.

E veniamo al caso più enfatizzato: l'usura psicologica e/o fisica degli operai. Un operaio che lavora da 35 anni ha il diritto di andare in pensione, si dice, perché il suo lavoro, di tipo manuale, è più usurante degli altri. Riguardo all'usura fisica, o alla necessità di una ottima forma fisica, osserviamo però che un operaio non lavora certo dietro una scrivania, ma non sempre fa una attività completamente manuale, e quindi per definizione faticosa e che richiede forza fisica; nell'era della robotica più frequentemente sarà un utilizzatore di macchinari di vario tipo.

La usura psicologica invece dovrebbe derivare dalla ripetitività e dalla mancanza di prospettive di un lavoro puramente esecutivo.
Qui devo dire che proprio non sono d'accordo, sembra che ancora siamo schiavi della vecchia divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Tra lavoro da faticatori e lavori nobili. Quando i lavoratori intellettuali e non manuali del nostro Sud, fossero anche impiegati ai più bassi livelli, facevano crescere l'unghia del mignolo della mano sinistra di un paio di centimetri per dimostrare (e far sapere a tutti) che loro erano affrancati dal lavoro manuale.
Stupisce che proprio chi dovrebbe aver letto Gramsci e quindi avere la giusta considerazione del lavoro operaio e della possibilità di realizzazione e di crescita in qualsiasi lavoro, possa indirettamente avallare il concetto che il lavoro operaio non consente alcuna forma di realizzazione e l'unico sbocco possibile è il pensionamento al più presto. Sulla possibilità di realizzazione nel lavoro operaio consiglio di leggere, ad esempio, "La chiave a stella" di Primo Levi.
Questo non significa che non ci siano situazioni nelle quali oggettivamente la pensione sia una soluzione, come il caso della nonna-sitter fatto prima, e di molti operai, ma la mia obiezione è sulla generalizzazione a tutta una classe, alla mancanza di criteri oggettivi per definire tale un lavoro, a meno di pochissimi casi.

In sintesi non concordo sull'eufemismo dei "lavori usuranti" per ridurre la platea degli interessati allo scalone e trovare quindi una soluzione che salvi capra e cavoli. Per quanto detto prima la inclusione di questa e quella categoria sarebbe per forza arbitraria e oggetto di trattativa. Sarebbe molto meglio delimitare i veri confini dei richiedenti, fornire a tutti un quadro certo per almeno 5 anni, e non in continua modifica (peggiorativa) e chiarire l'entità dello scalino economico, ovvero della riduzione del reddito conseguente all'andata in pensione, primo disincentivo, in situazioni normali.

1 commento:

  1. ...per favore non dimenticare i fornai... che infatti sono quasi tutti stranieri ormai ... e che dire dei manovali, e anche delle colf perche' no? Purtroppo non hanno ancora inventato il robot che pulisce dietro l'armadio quattro stagioni... come invece sarebbe auspicabile..

    CC

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