martedì 24 luglio 2007

Pensioni e governi

"Pensioni, non va!" - "La lotta prosegue".  Così esclamano i manifesti affissi in giro per la città dai "comunisti italiani" di Diliberto. La lotta contro chi? (qualcuno contro cui lottare è indispensabile perchè ci sia la lotta). Contro chi ha sottoscritto l'accordo, il governo e i sindacati. Altri soggetti coinvolti non ci sono. Solo che il PdCI fa parte del governo con suoi ministri e sottosegretari e che fa riferimento ad uno dei sindacati, il maggiore, la CGIL.

Altra domanda: cos'è che non va? Ho sentito interviste e interventi indignati di Diliberto ma cos'è che non va non l'ho capito. Si suppone che sia l'intervento in sè sulle pensioni, che l'unica soluzione accettabile sia quella di tornare al sistema precedente, prima della legge maroni-Tremonti, il famoso "scalone". Sembra che non ci sia neanche bisogno di spiegarlo, è sottinteso.

Ma non voglio addentrarmi su discorsi sentiti a ripetizione in questi giorni sulla compatibilità finanziaria, il futuro pensionistico dei giovani, e così via. Proviamo a praticare l'avantilogia, che è l'inverso della dietrologia, non chiediamoci quali siano gli obbiettivi nascosti di Diliberto e di RC, diamo per scontato che siano proprio quelli (implicitamente) dichiarati: abolire lo scalone e basta.

Qual è la strategia, allora? La strategia per raggiungere questo obiettivo. In condizioni sicuramente difficili, perchè la grande maggioranza dei partiti politici non la condivide. Neanche tutti quelli della cosiddetta sinistra radicale sono uniti su questo obbiettivo. Verdi e SD non condividono e la "cosa rossa", la vagheggiata unità a sinistra è stata fermata prima di nascere proprio da questa vicenda. Anche la stragrande maggioranza degli italiani e degli elettori non condivide, non per motivi ideologici, ma banalmente perchè non è coinvolta nel problema. Un problema che riguarda al massimo 1-2 milioni di persone e le loro famiglie, e dubito anche che per tutti loro sia un problema (vedi altro post I futuri 58 enni).

Per conseguire un obbiettivo quando si è in forte svantaggio esistono solo due sistemi: convincere la maggioranza o cercare un compromesso. Dato che la seconda strada è quella che è stata seguita e fortemente criticata, rimarrebbe soltanto l'altra, ovvero convincere il 50%+1 degli italiani a votare RC e PdCI nelle prossime elezioni.

Può darsi sia questa la strategia, ma ne dubito. Penso che sia una strategia più semplice e quasi di routine da quando c'è il governo dell'Unione: o si fa come diciamo noi o cade il governo. Una strategia che è all'origine del calo di consensi del CS (altri motivi non ci sono). Ma quando cade il governo sparisce lo scalone? No, anzi ritorna più alto e spigoloso di prima. Obbiettivo non raggiunto neanche in questo caso.

Rimane però un altro interrogativo: dopo aver fatto cadere per la seconda volta (dopo il '98) un governo di sinistra e aperto presumibilmente la porta a un duraturo governo di centro destra, la cosiddetta sinistra radicale parteciperà mai più al governo del paese?

(Per approfondimenti: il testo completo del protocollo di accordo sul welfare tra governo e parti sociali.)

il cannocchiale

1 commento:

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