martedì 28 agosto 2007

L'ebbrezza della velocità

Quest'estate sono stato in Finlandia. Tra le altre cose ho scoperto perchè i finlandesi rispettano rigorosamente i limiti di velocità. Non perchè siano stati educati da piccoli al senso civico (anche questo). Ma perchè hanno un efficace e semplicissimo sistema di controllo. Che potrebbe essere applicato anche da noi, immediatamente.

Prima di tutto i limiti di velocità sono indicati chiaramente e continuamente e sono del tutto logici e sostenibili: 120 Km/h in autostrada, 100 Km/h nelle statali, 80 Km/h nelle provinciali e strade minori, 60 Km/h nei centri abitati.
Poi vengono effettuati in modo sistematico i controlli. Ma non dalle pattuglie della stradale (in 1500 Km di viaggio non ne ho incontrata una) ma da sistemi di controllo elettronico, tipo autovelox semplificati, per intenderci.
Alcune strade (non tutte, immagino le più critiche) sono controllate elettronicamente. La cosa è segnalata da un cartello, dopodichè tutta la strada, per decine di chilometri, è realmente controllata da una serie di "totem" ben visibili, distanziati di pochi chilometri, che ricordano agli automobilisti che la loro velocità sarà registrata.
Ignoro se i totem scattino foto che generano automaticamente multe (magari tra qualche settimana me ne arriverà qualcuna) o se segnalano soltanto sistematici e significativi superamenti dei limiti che mettono in moto qualche pattuglia stradale. Dal punto di vista tecnico ed economico non c'è ormai alcuna differenza.
In ogni caso l'effetto deterrenza è assai efficace e tutti vanno tranquillamente e senza stress alla velocità indicata.

Applicare questa soluzione sulle strade critiche italiane sarebbe semplicissimo. Prendiamo la Via del Mare, o la Pontina. Sono 20 Km o poco più di tratto pericoloso, con una 10 o 20 totem potrebbero essere completamente controllate, i limiti sarebbero inesorabilmente rispettati e gli incidenti si ridurrebbero drasticamente. Il costo? Ormai irrisorio con la tecnologia digitale, e poi stiamo parlando di salvare vite umane.

Lo so, le strade italiane sono molte di più. Ma quelle critiche sono in numero limitato (penso anche a quelle nella direttrice delle varie discoteche del Nord).
Forse totem così esposti potrebbero essere oggetto di vandalismo, per disattivarli. Ma anche qui la tecnologia aiuta: sarebbe sufficiente mettere una micro videocamera di sorveglianza occultata nelle vicinanze (e dichiarata) e i vandali sarebbero inesorabilmente ripresi e identificati.

Lo so, gli automobilisti italiani soffrirebbero e darebbero segni di impazienza e quasi ingestibile nervosismo se costretti a guidare a 80 al'ora in un rettilineo (sembra di stare fermi, in effetti). Direbbero che in questo modo non si arriva mai.
Ma è il paradosso della velocità apparente, che spiego dopo.

In sintesi, senza nuove leggi, senza gare pubbliche, senza petizioni, si potrebbero diminuire da subito un bel numero di incidenti, e consentire agli automobilisti tranquilli di raggiungere Pomezia (o Roma) senza reconditi pensieri.

Perchè non lo facciamo?

Il paradosso della velocità apparenteQuando un limite di velocità ci costringe ad andare più piano di quanto la nostra auto e le condizioni della strada consentirebbero, abbiamo la sensazione di perdere tempo, di impiegare molto più tempo del necessario per il viaggio.
Nei viaggi lunghi può essere così. Lo confesso, anche io ho fatto Roma Napoli a 180 di media e sono andato spesso da Roma a Capalbio in un'ora netta. Poi è arrivata la patente a punti e ho smesso.

Ma negli spostamenti brevi, di 10-20-30 Km, quelli per andare al lavoro, non è così. Anni fa ho cambiato lavoro e per qualche mese ho lavorato a Santa Palomba (mitica citazione di Corrado Guzzanti), poco fuori Roma, quindi. Gli uffici erano al km. 24,5 della Via Ardeatina. Poichè io abitavo vicino al Km zero della stessa via, dovevo fare poco più di 25 km, ma molti di più di prima (lavoravo in precedenza all'EUR).

Fino al raccordo anulare tutto era come prima, poi ci si immetteva nella Via Ardeatina, che ho scoperto essere a due corsie, molto stretta e incassata tra due terrapieni (senza vie di fuga), tutta curve e dossi. Impossibile quasi superare. Poi ho scoperto anche che era molto amata dai camion, anche grandi TIR che, per motivi ignoti, prendevano quella strada invece della più ampia Pontina a 4 corsie.
I primi giorni mi sono ingegnato di superare i camion che incontravo, sfruttando i pochissimi e cortissimi rettilinei della strada, come facevano un po' tutti gli altri. La cosa richiedeva una attenzione massima e comunque, si rischiava la vita ad ogni sorpasso.
Arrivavo in ufficio un po' stressato, e a questo punto ho fatto due conti.

Il tratto di Ardeatina che dovevo percorrere era lungo 10 Km circa, se non trovavo nessun mezzo più lento con la mia auto dell'epoca (una normale berlina di media cilindrata) riuscivo al massimo a tenere una media di 80 Km/h (con una Porsche forse sarei arrivato a 90 Km/h di media). Per fare 10 Km impiegavo quindi 7 minuti e mezzo. I camion grandi normalmente tenevano una media di 60 Km/h (nei tratti buoni andavano a 80 Km/h) e quindi ci mettevano 10 minuti. I camioni più lenti potevano tenere una media tra i 50 e i 40 all'ora, quindi 12 o al massimo 15 minuti.
In pratica rischiavo la vita per risparmiare 2 minuti e mezzo, al massimo 5 minuti.
Non ne valeva la pena, quindi ho cambiato strategia. Appena vedevo un camion di quelli buoni mi mettevo dietro, mi avrebbe portato in poco più di 10 minuti a destinazione senza il minimo sforzo. Inoltre, mi avrebbe protetto da eventuali spericolati che sorpassavano in curva in senso contrario.
Ascoltavo la radio e arrivavo in ufficio fresco e riposato.

Così farebbero i frequentatori della Via del Mare, se rispettassero limiti di velocità e divieti di sorpasso.

venerdì 10 agosto 2007

Pausa estiva

Pausa estiva anche per il mio blog.
Per intrattenere gli eventuali irriducibili navigatori lascio i link YouTube a tre dei miei video preferiti.
Cominciamo dalla performance della cantante giapponese Miho Hatori, front-woman del gruppo avantgarde Cibo Matto, impegnata in una trascinante cover di una canzone folk brasiliana del Nord-Est, Paraiba (lettura consigliata: Grande Sertao di Joao Guimaraes Rosa)-
Il link su YouTube è questo:


(se non funziona cercare su YouTube "Miho Hatori Paraiba" )

Poi vi propongo una indimenticabile interpretazione di Nina Simone, impegnata in uno standard, If You Knew (lettura consigliata: Raymond Carver)


(se non funziona cercare su YouTube "Nina Simone If You Knew")

Infine uno splendido video clip dei  Sigur Ros, ambientato (ovviamente) in Islanda. Consigliabile un ascolto a volume adeguato (lettura consigliata: Bjorn Larsson, Il porto dei sogni incrociati).


(se non funziona cercare su YouTube "Sigur Ros Glosoli")

Buon divertimento a tutti.

giovedì 9 agosto 2007

Motorini e sampietrini

Andare in giro per Roma in motorino (oggi però tutti lo chiamano scooter) significa riscoprire sensazioni che  pensavamo perdute. Arrivare al cinema e parcheggiare lì davanti, anche se manca 1 minuto all'inizio dello spettacolo. Tornare a casa e parcheggiare davanti al portone. Traversare Roma in metà tempo, anche il venerdì pomeriggio alle 5. Traversare in ogni direzione la ZTL, diventata all'improvviso per noi Zona a Traffico Libero. Andare in quei negozi irrangiugibili come Feltrinelli all'Argentina o la Città del Sole. Andare a sera al Teatro Valle o al Quirino e avere un mezzo per tornare a casa a mezzanotte.
Certo ogni tanto piove, ma sempre meno, grazie all'effetto serra. E poi, se piove poco con il motorino si passa tra una goccia e l'altra.  (Nella foto Stefania Sandrelli e la Vespa nei favolosi anni '60).

Anche l'estate non va così male. Praticamente c'è l'aria condizionata, o quasi, il vento è sempre contrario in motorino e dà una sana sensazione di freschezza, naturale, non troppo refrigerata come l'aria condizionata di quelle macchine coi finestrini serrati che ci passano accanto. 

Un tempo poi, quando gli scooter erano più rari c'era anche un bello spirito comunitario. Ai semafori gli scooteristi si scambiavano sempre due chiacchiere, sui nuovi tipi di casco o sulle impressioni di guida dei nuovi modelli. Magari è nato anche qualche amore duraturo in queste lunghe soste ai semafori.
Ora devo dire che sono talmente tanti che lo spirito comunitario si è parecchio diluito. Anzi capita pure qualcuno che frigge dietro e cerca di superare a destra al verde, praticamente guidano come se fossero in auto (orrore).

Certo bisogna sempre guardare avanti, non farsi distrarre mai dagli specchietti retrovisori. Bisogna osservare con attenzione estrema le macchine che precedono cercando di intuire le loro intenzioni. Che sono di solito quella di svoltare istantaneamente a sinistra per infilarsi in un insperato parcheggio. Oppure di fermarsi all'improvviso perchè 10-15 macchine avanti pare essersi accesa una promettente luce di retromarcia. Da osservare anche gli eventuali occupanti delle macchine parcheggiate. Di solito stanno per spalancare la portiera, guardando rigorosamente davanti a sè.

Certo d'estate sedersi sulla sella nera di un motorino rimasto al sole per 8 ore può essere una esperienza un po' hard, ma il vento è efficace. Certo resistere con il casco in testa al semaforo di Via Cavour (90 secondi netti) d'estate al sole delle 3 richiede una spirito zen piuttosto sviluppato.
Ma per fortuna hanno sviluppato anche caschi super leggeri ed areati, molto efficaci.

Questa ritrovata mobilità senza confini può essere inebriante, e farci perdere il senso del limite. Per fortuna c'è qualche cosa che ci consente di riconquistare la saggezza perduta: i sampietrini.
Un tipo di pavimentazione inventata ai tempi della Roma papalina, molto decorativa, ma inadatta a sopportare un traffico di mezzi di qualsiasi tipo. Dicono che andava bene con le carrozzelle, ma secondo me si sconnetteva anche con quelle.

Secondo me resisterebbe intatto per un numero apprezzabile di giorni soltanto se fosse percorso da macchine costruite in balsa e con ruote di gommapiuma. Anche i passeggeri dovrebbero rigorosamente essere sotto gli 80 Kg. Secondo me va bene solo a piedi, con scarpe basse però, i tacchi alti delle nostre signore sono altamente a rischio sul pavè (si infilano negli interstizi).

Come verificato ampiamente in Via Nazionale (primo posto mondiale per le strade sconnesse) il traffico di auto e bus è invece in grado di disconnettere i sampietrini in pochi giorni, vanificando gli sforzi (peraltro non particolarmente ostinati) del primo municipio. Dopo di che continua a disconnettersi, prendendo il tipico andamento superficiale ad "onde" o in alternativa a "dentatura rada" (i cubetti di porfido sono quasi distaccati e con dislivelli di 1-2 cm tra uno e l'altro, per fortuna non ci sono più le manifestazioni dure di un tempo).

L'effetto sulle macchine e soprattutto sui bus lo conosciamo. Sulle macchine basse e sportive come la mia, l'effetto è toccare il fondo ad ogni onda. Il rumore che si avverte non è molto piacevole, anche perchè lascia presagire soste dal meccanico, si capisce perchè ci sono tanti SUV in giro.
Sui bus conviene saggiamente restare in piedi, ai passeggeri seduti l'effetto sampietrini a Via dei Fori sulla spina dorsale fa venire forti preoccupazioni.
E quegli splendidi bus Mercedes stanno subendo un collaudo che neanche gli ingegneri tedeschi avevano previsto. Mi pare che qualche bullone si stia allentando anche per loro.

E sul motorino? Eh, si sente ogni singolo sampietrino. Non esiste una strategia vincente. Si può cercare con l'occhio il percorso più piatto, solitamente al centro della strada. Ma gli zig zag repentini potrebbero non essere graditi alle macchine (e scooter) che seguono. Di solito i guidatori si buttano intrepidi in linea retta, ignorando i salti, tanto il casco è saldamente legato al mento. La passeggera però si trova in una situazione ancora meno confortevole: non vede l'arrivo delle buche (a meno che il guidatore urli a intermittenza: "buca!", "buca con acqua!!" e così via) ed è colpita ad ogni salto dal bauletto sulla spina dorsale.

Certo si potrebbe comprare, invece dello scooter, uno di quegli scooteroni gonfi come maiali, che in pianta occupano lo spazio di una Smart (ma sono più lunghi) e che si possono parcheggiare solo sui marciapiedi. I proprietari dicono che con quelli le buche non si sentono. Ma poichè si sentono anche in una macchina pesante due tonnellate e con sedili soffici come poltrone Frau, tendo a credere solo in parte a queste affermazioni. Anche perchè vedo i proprietari saltare sulle buche come noi sul Liberty. In ogni caso a Roma l'elemento fondamentale per la scelta di uno scooter è l'efficienza delle sospensioni.

Naturalmente Comune e Municipi potrebbero occuparsi del problema, eliminando i sampietrini e mantenendo le strade lisce come tavoli da biliardo. In questo modo probabilmente gli scooter passerebbero dagli attuali 500 mila (1 ogni 6 abitanti, inclusi bambini e ultra settantenni) a 2 milioni almeno. Sparirebbero a quel punto le auto (per mancanza di guidatori) e Roma sarebbe un nuovo interessante esperimento di mobilitàè personalizzata (forse però ci hanno preceduto Giacarta e Saigon).

Ma non si può, e non per colpa del comune. Ci sono comitati per la difesa del caratteristico sampietrino, la soprintendenza pare sia contraria ad eliminarli. Non si capisce perché, visto che il sampietrino sconnesso e tutto rappezzato da inserti di asfalto non migliora certo l'immagine della città. Ma è sempre più facile dire di no che proporre qualche soluzione realistica. Come ad esempio eliminare i sampietrini dalle strade e usarli solo per marciapiedi, piazze pedonali e zone spartitraffico.

martedì 7 agosto 2007

36 mesi ovvero 3 anni

Altro punto di contrasto tra sinistra radicale e governo sul lavoro precario è la proposta di "rinnovo informato" dopo 36 mesi di contratto a tempo determinato.
Anche qui, come per lo staff leasing, mi pare che le idee siano poco chiare. Tanto per cominciare non si tratta di  contratti che derivano dalla legge Biagi, ma da una legge precedente, la 368 dell'ottobre 2001, sul lavoro a tempo determinato, tuttora in vigore. La 368 rinnovava la precedente legge 230 del 1962, peggiorandola notevolmente (ma senza che si ricordino proteste).

La legge citata già oggi pone un limite alla durata dei contratti a tempo determinato: 3 anni con un massimo di una proroga nei 3 anni. Quindi 36 mesi. Tra un contratto e un eventuale contratto successivo (rinnovo) devono passare un minimo di 20 giorni (di meno solo se il contratto era più breve di un tot). Se l'intervallo è inferiore a 20 giorni il contratto diventa automaticamente a tempo indeterminato. Inutile aggiungere che non si ricorda a memoria d'uomo una interruzione inferiore a 20 giorni. Mentre è frequente il caso di successivi contratti con interruzioni che si susseguono per 7,8, 10 anni ed oltre.
La novità sarebbe che il rinnovo, a parte i 20 giorni, dovrebbe essere siglato alla presenza di un rappresentante sindacale (indicato dal lavoratore). In questa sede il datore di lavoro dovrebbe rispondere, presumibilmente, ad imbarazzanti domande sulla effettiva natura a tempo determinato del lavoro che sta offrendo, o sulla entità del ricorso ai contratti  a tempo nella sua organizzazione. Organizzazione che potrebbe essere anche pubblica (anzi in questo caso spesso lo è).

Il rinnovo in questi termini costituisce quindi un deterrente efficace alle storture più evidenti, anche se non un divieto alla reiterazione dei contratti, e l'idea di Damiano a me pare quindi abbastanza buona.

Ancora una volta (vedi post sullo staff leasing) l'intervento riguarda però i contratti ad alto costo, quindi quelli meno interessanti per le imprese e meno utilizzati, soprattutto nel caso del lavoro intellettuale, dove è molto più conveniente la collaborazione a progetto. Per questo tipo di contratti si prevede nel protocollo sul welfare una intensificazione dei controlli, per individuare i casi di lavoro subordinato camuffato da collaborazione. Purtroppo però, in tema di controlli ed elusione di regole in Italia siamo sempre in affanno.

lunedì 6 agosto 2007

Staff leasing falso problema

Quindi il problema dei giovani precari italiani sarebbe lo staff leasing? Su questa forma contrattuale avverrà lo scontro in autunno tra la "sinistra radicale" e i "riformisti" dell'Unione, a quanto si è letto.

Penso che in Confindustria stiano ridendo di gusto. Certo per onore di firma e per non concedere nulla o quasi dell'amata flessibilità ufficialmente dicono no. Ma il loro interesse per lo staff leasing è intorno allo zero, e infatti le aziende lo hanno utilizzato poco o nulla.

Facciamo una premessa veloce: il lavoro flessibile interessa ai datori di lavoro per due motivi: 1) costa meno; 2) è limitato nel tempo.

Il contratto ideale (per il datore di lavoro a corto raggio) è quindi la collaborazione (o co.co.pro.) che risponde in pieno a entrambi i requisiti (costa in media il 130% contro il 200% di un contratto di assunzione). I molti altri contratti previsti dalla legge Biagi e dalle leggi precedenti rispondono invece solo al motivo 2) e costano come i contratti tradizionali, in alcuni casi addirittura di più. Lo staff leasing è nato per cercare di regolamentare l'outsourcing, un tipo di contratto tra imprese. Siccome pone più vincoli dell'outsourcing, costa tipicamente di più e l'outsourcing comunque non si può vietare, viene di logica conseguenza l'interesse quasi nullo per questo tipo di contratto. Interesse che è rimasto sotto zero fino a qualche giorno fa, quando è stato definito "odioso" (vai a sapere perchè, proprio lui) ed è stato elevato a simbolo da sinistra radicale e sindacale.

Per quanto ho detto sopra casomai dovrebbero curarsi dei contratti di collaborazione, che sono la gran maggioranza e che le aziende (e non solo loro) utilizzano tutte le volte che possono (e anche oltre).  Ad esempio, visto che i contratti di collaborazione non si possono eliminare (spiegherò in un altro post il perchè) si potrebbero almeno equilibrare economicamente introducendo delle tariffe minime, come avviene per altri lavori. Una tariffa minima di 200 € al giorno ridurrebbe senz'altro il numero di contratti co.co.pro. spostandoli sul tempo determinato, che dà comunque maggiori garanzie e una copertura previdenziale più ampia.

Rimane da spiegare l'altra favoletta dei 36 mesi, ci torno in un prossimo post.

venerdì 3 agosto 2007

Micro-etica

Sul Venerdì di Repubblica della scorsa settimana, in uno dei suoi sempre appuntiti interventi, Curzio Maltese ha introdotto il concetto innovativo di micro-etica, da applicare a noi italiani.
La micro-etica è interessata solo alla micro-criminalità, quella che ci può toccare in modo indiretto, mentre l'etica guarda alla moralità pubblica e all'interesse generale, Di quest'ultima sono carenti gli italiani, e per questo accettano (e votano) tranquillamente pluri inquisiti e pluri condannati. Poi magari organizzano entusiasti un "vaffanculo day", tanto liberatorio.

E' un classico dei moralisti italiani prendersela con tutti gli altri italiani, Mi pare che fosse Leo Longanesi a dire che l'Italia è un paese meraviglioso, l'unico problema è che è piena di italiani.
Ma è la solita generalizzazione, che si usa per restare sul generico e non prendere di petto frontalmente gli interlocutori. In realtà lui (e i suoi lettori) pensano agli altri italiani, a quell'altra metà che vota tranquillamente per un pluri inquisito (e pluri condonato) e per i "suoi cari", come li definisce Travaglio.

In un articolo non si può dire, in un dibattito televisivo neanche, neanche i leader del CS possono dirlo, sarebbe indice di scarso fair-play, salterebbero tutti su a dire che non bisogna offendere l'elettorato, che l'elettore in democrazia è sovrano, e così via (Corriere della sera e Panebianco in testa, come sempre). Berlusconi invece si è fatto minori problemi, quando ha definito "coglioni" in toto gli elettori di sinistra.
Eppure il cemento che tiene insieme una buona parte degli elettori di CS è proprio l'etica, non tanto rivolta verso le trasgressioni del capo (vedi il post La berlusconite) quanto proprio sul mancato rispetto di ogni regola, dalla tutela della cosa pubblica al codice della strada, dell'"altra metà del cielo" del nostro stimolante (non ci si addormenta mai sugli allori) e bellissimo paese.

mercoledì 1 agosto 2007

La vera sinistra radicale

Il termine "sinistra radicale" è ormai entrato nel gergo politico per indicare i 4 (quattro) partiti dell'ala sinistra dell'Unione. qualcuno li ha anche chiamati (scherzosamente, si presume) la "banda dei quattro" in analogia ai quattro personaggi che hanno gestito la rivoluzione culturale in Cina nella fase calante di Mao. Non hanno fatto una bella fine e non hanno lasciato bei ricordi. Mussi ha detto che eventualmente lui vorrebbe il ruolo della moglie di Mao, Chang Ching, se lo dice lui ...

Ma questa sinistra radicale, inclusi RC e PdCI è una sinistra sbiadita e succube della destra e del padronato, anzi indistinguibile da essa, per la vera sinistra radicale, quella miriade di movimenti e gruppi, i più noti e visibili sono i COBAS, che si pongono comunque al di fuori e contro il governo, definito senza appello "governo della borghesia" e che sono la spina nel fianco e la probabile motivazione della radicalizzazione dei sopra citati partiti.

Per motivi ignoti mi arriva da un paio di mesi una newsletter "passaparola" (sono sicuro di non essermi iscritto, chissà chi gli avrà dato il mio indirizzo e-mail privato) dove, ad esempio, si può avere una idea di quanti siano questi movimenti:

A SPOLETO, SINO A DOMENICA 29 LUGLIO, NEI GIARDINI DI VIA MATTEOTTI, QUARTA FESTA DEI COMUNISTI.
Da sedici anni, nel cuore dell'Umbria, si svolge la Festa dei Comunisti.

Quest'anno, alla luce della situazione che tutti stiamo vivendo, la Festa dei Comunisti supera l'ambito regionale e si caratterizza come un appuntamento per tutti i compagni e le compagne, con la collaborazione di tutte le strutture che hanno dato vita al Coordinamento per l'Unità dei Comunisti.
Il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti nasce nella primavera del 2007 dalla confluenza fra i compagni espulsi dal McPCL (determinata dal rifiuto della maggioranza a lavorare nella fase costituente di tale Movimento) ed altre realtà di classe, alcune delle quali uscite dal Partito della Rifondazione Comunista (come i compagni di Unità Comunista di Napoli) altre che nel PRC non sono mai state (come l'Assemblea Nazionale Anticapitalista) ed altre composte sia da compagni usciti dal PRC che da altri, come il Comitato Comunista Antonio Gramsci.

A queste situazioni sono subito andate ad aggiungersi altri compagni usciti dal McPCL e le associazioni Casa Rossa dell'Umbria e Pianeta Futuro di Pisa, dando vita ad un processo di aggregazione dei comunisti che, ferma restando la condivisione di alcune coordinate politiche generali (Opposizione ai Governi della borghesia; Finalizzazione delle attività politiche alla  costruzione di una società comunista; Collegamento tra programma minimo e programma strategico; Dimensione sovranazionale della lotta politica) si basa: Sul bilancio delle esperienze socialiste del secolo breve, anche in relazione alla loro riproducibilità nelle attuali condizioni; Sulla analisi dei rapporti di produzione oggi vigenti e sulle caratteristiche della formazione economico sociale attuale; Sulla ricerca di strumenti organizzativi caratterizzati: sia dalla capacità di operare efficacemente nelle attuali condizioni politiche che di fornire maggiori garanzie rispetto alle sostituzioni dei fini che hanno connotato e tuttora connotano molte esperienze organizzative dei comunisti ...  (da Passaprola del 27 luglio 2007)

Chi ha vissuto anche di sfuggita gli anni '70 o addirittura il '68 non potrà non provare sentimenti di sorpresa nel vedere sostanzialmente intatti, a quasi 40 anni di distanza, la frammentazione infinita, il periodare ampio e gli obbiettivi "tutto o niente" di quegli anni, non proprio felici, negli esiti, per la sinistra nel suo complesso.

Riguardo alla sinistra radicale e al sindacato il giudizio è piuttosto netto, e ricorda molto da vicino i giudizi dei "gruppettari" sul PCI (i suoi militanti non venivano chiamati comunisti, ma più riduttivamente "piciisti"). Solo che per una nemesi storica nel ruolo del PCI moderato e compromissorio (storico) degli anni '70 ora ci sono gli "antagonisti" di RC.

(Sulla riforma della riforma delle pensioni)

BOCCIARE QUESTO ACCORDO NON E’ SOLO IL PASSAGGIO FONDAMENTALE PER RIAPRIRE L'INIZIATIVA IN DIFESA DELLE PENSIONI PUBBLICHE SULLA BASE DI UNA VERA PIATTAFORMA SINDACALE, MA E’ ANCHE UN PASSAGGIO NECESSARIO PER SFIDUCIARE UNA BUROCRAZIA SINDACALE CHE SI E’ DIMOSTRATA ASSOLUTAMENTE INCAPACE DI INDIPENDENZA DAL QUADRO POLITICO, E CHE HA VOLUTO FIN DALL'INIZIO QUESTO ACCORDO, SENZA AVERNE MAI AVUTO ALCUN MANDATO DA PARTE DEI LAVORATORI, E SENZA CHE NE ESISTESSERO LE RAGIONI.

(Altro commento sempre sulla riforma delle pensioni)

INIZIA LA BATTAGLIA PER IL DIRITTO DEI LAVORATORI AD UN VERO REFERENDUM SULL'ACCORDO, MA SI RILANCIA SU BASI ANCORA PIÙ COGENTI ED URGENTI LA BATTAGLIA PER CAMBIARE QUESTI SINDACATI. (da Passaprola del 27 luglio 2007)


E infine un altro classico, il rimpianto per il governo che fu (quello attuale è sempre "il peggior governo dal dopoguerra ad oggi"):

IL GOVERNO, DANDO UN  CEFFONE A MIGLIAIA DI ANZIANI, PORTATORI DI HANDICAP, MALATI TERMINALI  ED UNA SBERLA AL TAVOLO NAZIONALE DI CONCERTAZIONE SULLE POLITICHE  ABITATIVE E A 4 MINISTRI CHE PENSAVANO DI LAVORARE AD UN PIANO CASA, HA SANCITO PER GLI SFRATTATI, NON IL  PASSAGGIO DA CASA A CASA MA QUELLO DA CASA A STRADA.

(Si riferisce al fatto che nel DPEF, documento notoriamente generico che spesso ha pochi punti di contatto con la legge finanziaria, non sono esplicitamente inclusi interventi a favore degli sfrattati)AUGURI, PRESIDENTE PRODI; NE HA BISOGNO DAVVERO, SE STA RIUSCENDO, ADDIRITTURA NELLE TESTE DI TANTI PRECARI DELLA CASA, A FAR PASSARE BERLUSCONI COME UNO STATISTA EQUO E GIUSTO.  (da Passaparola del 20 luglio 2007)

Non si capisce cosa avrebbe fatto Berlusconi per gli sfrattati nei 5 anni del suo governo (penso qualche rinvio, non è difficile), ma questo è il leit-motiv.

Essendo un liceale degli anni '70 dovrei provare un po' di nostalgia, ma sinceramente non ci riesco.

Aggiornamento 10 agosto

Nel successivo numero di passaparola è contenuta una anche più esplicita critica al governo Prodi, un governo di destra come tanti altri. Il tuffo in quel tipo di cultura degli anni '70 è totale. Da notare la fiducia immutata nella capacità minacciosa del "complesso militare-industriale italiano" del quale pensavamo si fossero perse le tracce da tempo. Si conferma l'utilizzo di simboli del tutto slegati da effetti pratici (fondi pensione alternativi al TFR, staff leasing - vedi altri post). Interessante la presenza di Cremaschi tra i firmatari.

PER UNA MOBILITAZIONE SOCIALE CONTRO L'ACCORDO SUL WELFARE.
L'accordo sulle pensioni raggiunto da Governo e sindacati , come previsto, conferma la natura politica del governo Prodi: un Governo legato al grande capitale, sordo alle ragioni dei lavoratori e in sostanziale continuità con il liberismo e pronto a rispondere ai poteri forti finanziari europei e alle loro politiche antisociali. L'accordo, infatti, si rivela come un accordo bidone che peggiora la stessa Legge Maroni, innalza l'età pensionistica, riduce le aspettative future con i coefficienti ogni tre anni, mette i lavoratori gli uni contro gli altri, ribadisce la logica finanziaria che aveva affermato già con l'operazione scippo sul Tfr (per ora fallita). E' un accordo da respingere in modo netto e senza mediazioni. A peggiorare le cose c'è poi l'accordo sul mercato del lavoro che conferma l'impianto della legge 30 che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere superata e che viene invece rafforzata. Si conferma lo staff leasing (caporalato), e si aumenta sia il lavoro straordinario che l'incentivo alla contrattazione aziendale con ulteriori regali alle imprese. Un disastro sociale che si aggiunge alle gravissime scelte politiche di destrutturazione del pubblico impiego, di mantenimento e incentivazione della precarietà del lavoro e dei salari, di subalternità dei diritti sociali in generale alle priorità del capitale finanziario.Ribadendo la necessità dell'abrogazione legge 30 e del Pacchetto Treu segnaliamo che i movimenti sociali e contro la precarietà e lo stesso sindacalismo anticoncertativo devono metterci una marcia in più nell'avanzare obiettivi che rompano il sistema della precarietà e introducono fattori di certezza sul piano del reddito e del lavoro stabile per i precari.
Le linee guida del Dpef e lo spirito della prossima Legge Finanziaria continuano a rendere risibili provvedimenti sostanziali e urgenti sui diritti sociali, in primo luogo quello alla casa e i diritti per i
migranti. Sulla questione delle abitazioni, nel nostro paese continuano a farla da padroni la rendita fondiaria e la speculazione immobiliari alle quali vengono consegnate le priorità di sviluppo delle principali aree metropolitane, la decisionalità sull'uso delle aree pubbliche (vedi le caserme) e sulle aree industriali dismesse. Le spese sociali per l'edilizia popolare e per sottrarre gli affitti ai prezzi proibitivi del mercato restano infime e continua a essere vigente la liberalizzazione degli affitti che ha contribuito al boom della
speculazione sulle case. La spesa sociale continua ad essere subordinata a voleri e orientamenti strategici di poteri forti e militarismo.
Cresce la quota destinata alle spese militari e alla crescita del complesso militare-industriale italiano, crescono i finanziamenti per le missioni militari all'estero che hanno reintrodotto in questo capitolo anche il ritorno dei Carabinieri italiani in Iraq oltre al mantenimento delle missioni in corso in  Afghanistan, Libano, Balcani.Come reti sociali, sindacati anticoncertativi, associazioni della sinistra anticapitalista, singoli militanti abbiamo contribuito finora a praticare con le lotte e mobilitazioni una reale alternativa sociale ai dogmi del liberismo e della guerra. Vogliamo continuare a praticare il terreno del conflitto
anche contro le politiche antisociali del governo Prodi a partire dalle questioni indicate in questo appello.
Invitiamo tutti a un appuntamento per il 12 settembre per discutere collettivamente delle modalità di questa mobilitazione che metta in campo sulle questioni sociali la stessa forza e la stessa indipendenza messa in campo contro la guerra.
Action!, Confederazione Cobas, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica,
Giorgio Cremaschi (Rete28 Aprile), Luigia Pasi (Sdl), Emidia Papi
(Cub), Vincenzo Siniscalchi (Sdl).