martedì 28 agosto 2007

L'ebbrezza della velocità

Quest'estate sono stato in Finlandia. Tra le altre cose ho scoperto perchè i finlandesi rispettano rigorosamente i limiti di velocità. Non perchè siano stati educati da piccoli al senso civico (anche questo). Ma perchè hanno un efficace e semplicissimo sistema di controllo. Che potrebbe essere applicato anche da noi, immediatamente.

Prima di tutto i limiti di velocità sono indicati chiaramente e continuamente e sono del tutto logici e sostenibili: 120 Km/h in autostrada, 100 Km/h nelle statali, 80 Km/h nelle provinciali e strade minori, 60 Km/h nei centri abitati.
Poi vengono effettuati in modo sistematico i controlli. Ma non dalle pattuglie della stradale (in 1500 Km di viaggio non ne ho incontrata una) ma da sistemi di controllo elettronico, tipo autovelox semplificati, per intenderci.
Alcune strade (non tutte, immagino le più critiche) sono controllate elettronicamente. La cosa è segnalata da un cartello, dopodichè tutta la strada, per decine di chilometri, è realmente controllata da una serie di "totem" ben visibili, distanziati di pochi chilometri, che ricordano agli automobilisti che la loro velocità sarà registrata.
Ignoro se i totem scattino foto che generano automaticamente multe (magari tra qualche settimana me ne arriverà qualcuna) o se segnalano soltanto sistematici e significativi superamenti dei limiti che mettono in moto qualche pattuglia stradale. Dal punto di vista tecnico ed economico non c'è ormai alcuna differenza.
In ogni caso l'effetto deterrenza è assai efficace e tutti vanno tranquillamente e senza stress alla velocità indicata.

Applicare questa soluzione sulle strade critiche italiane sarebbe semplicissimo. Prendiamo la Via del Mare, o la Pontina. Sono 20 Km o poco più di tratto pericoloso, con una 10 o 20 totem potrebbero essere completamente controllate, i limiti sarebbero inesorabilmente rispettati e gli incidenti si ridurrebbero drasticamente. Il costo? Ormai irrisorio con la tecnologia digitale, e poi stiamo parlando di salvare vite umane.

Lo so, le strade italiane sono molte di più. Ma quelle critiche sono in numero limitato (penso anche a quelle nella direttrice delle varie discoteche del Nord).
Forse totem così esposti potrebbero essere oggetto di vandalismo, per disattivarli. Ma anche qui la tecnologia aiuta: sarebbe sufficiente mettere una micro videocamera di sorveglianza occultata nelle vicinanze (e dichiarata) e i vandali sarebbero inesorabilmente ripresi e identificati.

Lo so, gli automobilisti italiani soffrirebbero e darebbero segni di impazienza e quasi ingestibile nervosismo se costretti a guidare a 80 al'ora in un rettilineo (sembra di stare fermi, in effetti). Direbbero che in questo modo non si arriva mai.
Ma è il paradosso della velocità apparente, che spiego dopo.

In sintesi, senza nuove leggi, senza gare pubbliche, senza petizioni, si potrebbero diminuire da subito un bel numero di incidenti, e consentire agli automobilisti tranquilli di raggiungere Pomezia (o Roma) senza reconditi pensieri.

Perchè non lo facciamo?

Il paradosso della velocità apparenteQuando un limite di velocità ci costringe ad andare più piano di quanto la nostra auto e le condizioni della strada consentirebbero, abbiamo la sensazione di perdere tempo, di impiegare molto più tempo del necessario per il viaggio.
Nei viaggi lunghi può essere così. Lo confesso, anche io ho fatto Roma Napoli a 180 di media e sono andato spesso da Roma a Capalbio in un'ora netta. Poi è arrivata la patente a punti e ho smesso.

Ma negli spostamenti brevi, di 10-20-30 Km, quelli per andare al lavoro, non è così. Anni fa ho cambiato lavoro e per qualche mese ho lavorato a Santa Palomba (mitica citazione di Corrado Guzzanti), poco fuori Roma, quindi. Gli uffici erano al km. 24,5 della Via Ardeatina. Poichè io abitavo vicino al Km zero della stessa via, dovevo fare poco più di 25 km, ma molti di più di prima (lavoravo in precedenza all'EUR).

Fino al raccordo anulare tutto era come prima, poi ci si immetteva nella Via Ardeatina, che ho scoperto essere a due corsie, molto stretta e incassata tra due terrapieni (senza vie di fuga), tutta curve e dossi. Impossibile quasi superare. Poi ho scoperto anche che era molto amata dai camion, anche grandi TIR che, per motivi ignoti, prendevano quella strada invece della più ampia Pontina a 4 corsie.
I primi giorni mi sono ingegnato di superare i camion che incontravo, sfruttando i pochissimi e cortissimi rettilinei della strada, come facevano un po' tutti gli altri. La cosa richiedeva una attenzione massima e comunque, si rischiava la vita ad ogni sorpasso.
Arrivavo in ufficio un po' stressato, e a questo punto ho fatto due conti.

Il tratto di Ardeatina che dovevo percorrere era lungo 10 Km circa, se non trovavo nessun mezzo più lento con la mia auto dell'epoca (una normale berlina di media cilindrata) riuscivo al massimo a tenere una media di 80 Km/h (con una Porsche forse sarei arrivato a 90 Km/h di media). Per fare 10 Km impiegavo quindi 7 minuti e mezzo. I camion grandi normalmente tenevano una media di 60 Km/h (nei tratti buoni andavano a 80 Km/h) e quindi ci mettevano 10 minuti. I camioni più lenti potevano tenere una media tra i 50 e i 40 all'ora, quindi 12 o al massimo 15 minuti.
In pratica rischiavo la vita per risparmiare 2 minuti e mezzo, al massimo 5 minuti.
Non ne valeva la pena, quindi ho cambiato strategia. Appena vedevo un camion di quelli buoni mi mettevo dietro, mi avrebbe portato in poco più di 10 minuti a destinazione senza il minimo sforzo. Inoltre, mi avrebbe protetto da eventuali spericolati che sorpassavano in curva in senso contrario.
Ascoltavo la radio e arrivavo in ufficio fresco e riposato.

Così farebbero i frequentatori della Via del Mare, se rispettassero limiti di velocità e divieti di sorpasso.

3 commenti:

  1. Complimenti par la pazienza, io l'ho persa da un pezzo a fare l'Ardeatina tutti i giorni...

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  2. dammi retta, anonimo, la strategia del camion è l'unica vincente ...

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  3. che poi parliamoci chiaro, fino ai 110 la cintura e l'airbag ti danno la possibilità di uscire praticamente indenne da qualsiasi scontro, oltre, l'invalidità permanente o la morte sono assicurate. E un'invalidità permanente da incidente è molto meno gestibile di una analoga invalidità da malattia, per una serie di motivi, che sarebbe troppo lungo spiegare.

    Andate piano, la vita è una soltanto

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