lunedì 6 agosto 2007

Staff leasing falso problema

Quindi il problema dei giovani precari italiani sarebbe lo staff leasing? Su questa forma contrattuale avverrà lo scontro in autunno tra la "sinistra radicale" e i "riformisti" dell'Unione, a quanto si è letto.

Penso che in Confindustria stiano ridendo di gusto. Certo per onore di firma e per non concedere nulla o quasi dell'amata flessibilità ufficialmente dicono no. Ma il loro interesse per lo staff leasing è intorno allo zero, e infatti le aziende lo hanno utilizzato poco o nulla.

Facciamo una premessa veloce: il lavoro flessibile interessa ai datori di lavoro per due motivi: 1) costa meno; 2) è limitato nel tempo.

Il contratto ideale (per il datore di lavoro a corto raggio) è quindi la collaborazione (o co.co.pro.) che risponde in pieno a entrambi i requisiti (costa in media il 130% contro il 200% di un contratto di assunzione). I molti altri contratti previsti dalla legge Biagi e dalle leggi precedenti rispondono invece solo al motivo 2) e costano come i contratti tradizionali, in alcuni casi addirittura di più. Lo staff leasing è nato per cercare di regolamentare l'outsourcing, un tipo di contratto tra imprese. Siccome pone più vincoli dell'outsourcing, costa tipicamente di più e l'outsourcing comunque non si può vietare, viene di logica conseguenza l'interesse quasi nullo per questo tipo di contratto. Interesse che è rimasto sotto zero fino a qualche giorno fa, quando è stato definito "odioso" (vai a sapere perchè, proprio lui) ed è stato elevato a simbolo da sinistra radicale e sindacale.

Per quanto ho detto sopra casomai dovrebbero curarsi dei contratti di collaborazione, che sono la gran maggioranza e che le aziende (e non solo loro) utilizzano tutte le volte che possono (e anche oltre).  Ad esempio, visto che i contratti di collaborazione non si possono eliminare (spiegherò in un altro post il perchè) si potrebbero almeno equilibrare economicamente introducendo delle tariffe minime, come avviene per altri lavori. Una tariffa minima di 200 € al giorno ridurrebbe senz'altro il numero di contratti co.co.pro. spostandoli sul tempo determinato, che dà comunque maggiori garanzie e una copertura previdenziale più ampia.

Rimane da spiegare l'altra favoletta dei 36 mesi, ci torno in un prossimo post.

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