giovedì 6 settembre 2007

Illusioni del comunismo

Su Venerdì di Repubblica la brava scrittrice e regista Cristina Comencini annuncia l'apertura di un nuovo fronte: l'anticomunismo di sinistra. Il protagonista del suo nuovo romanzo L'illusione del bene è infatti un ex giovane degli anni '70 che riflette sui suoi errori passati. L'occasione gliela dà la conoscenza con una russa, figlia di una desaparecida nei gulag sovietici. Il gesto simbolico è il divieto al figlio adolescente di attaccare nella sua stanzetta il poster di Che Guevara, profeta di un ideale che si è dimostrato fallace.

Dal che dovremmo dedurre che gli ingenui seguaci delle utopie anni '70 sono stati ingannati dalla scarsa conoscenza della realtà. Credevano che il comunismo in URSS e in Cina fosse un meraviglioso progetto egualitarista realizzato, se solo avessero saputo dei crimini ...

Ma non è mica vero. I seguaci di Lotta Continua (come la Comencini adolescente) e degli altri gruppi extra-parlamentari quelle vicende lì le conoscevano, in linea di massima. Solo che non le chiamavano crimini. Le chiamavano lotta politica. Nel 1973 si attaccavano in giro per Roma manifesti per i vent'anni dalla morte del "compagno Giuseppe Stalin, terrore dei fascisti e dei falsi comunisti". Alle manifestazioni cantavano L'ora del fucile, versione "adulterata" di Eve Of Destruction di Barry McGuire, dove si favoleggiava degli operai di Danzica che cantavano l'Internazionale scendendo in piazza contro i revisionisti.
Dei crimini di Stalin sapevamo da anni, c'era già stato il XX congresso del PCUS (nel '56) e il "rapporto segreto" di Krusciov, che poi era stato ampiamente pubblicato. Nelle feste dell'Unità si poteva comprare Lo scherzo di Milan Kundera (il libro migliore per capire l'oppressione del socialismo reale) e alla libreria Rinascita era in vendita Una giornata di Ivan Denisovic, e cosa era successo era raccontato senza remore nella Storia del PCI di Spriano o in altri libri di storici di sinistra sul Cominform e sugli anni dello stalinismo. Non c'era mica bisogno di aspettare che ce lo rivelasse Berlusconi e il suo libro nero sul comunismo. Anche sulla radiosa rivoluzione culturale del sempre sorridente Mao (così lo definiva Dario Fo) avevamo qualche dubbio: ad esempio, che fine aveva fatto l'arci nemico Liu Sciao Ci (e i suoi seguaci)?

Solo che noi eravamo appunto i revisionisti, contro cui si scagliavano la Comencini e gli altri suoi numerosi (e ora ottimamente piazzati) amici di Lotta Continua. I socialdemocratici, tanto invisi a Claudio Lolli e alla sua colonna sonora del 1977 . Siamo stati magari un po' lenti ad arrivare alle conseguenze.

Aspettando di leggere il libro (che uscirà tra qualche giorno) ho il sospetto che l'indagine della Comencini fsarebbe stata più efficace se si fosse orientata a riflettere sul rapporto con la violenza e con il giustificazionismo di quella generazione che sosteneva, quasi sempre senza crederci (per fortuna) che "L'unica soluzione è la rivoluzione".
E lasciare magari in pace l'incolpevole Che Guevara, che non ha mai perseguitato nessuno e tolto la democrazia a nessun altro, e che anche col comunismo c'entra fino a un certo punto.

(Le foto sono di Mosca nel 1968 e ritraggono i casermoni di Krusciov, costruiti per risolvere l'annoso problema della coabitazione, e il traffico, si fa per dire, di sole auto Volga)

1 commento:

  1. i giovani repubblicani (ed anche i vecchi) o quelli di gioventù liberale dei delitti del comunismo sapevano tutto già alla fine degli anni cinquanta (e anche un po' prima).


    che guevara con il marxismo-leninismo c'entra poco davvero o, come dici bene tu, "fino ad un certo punto".


    non dimentichiamo mai, però, che il capitalismo condanna alla morte per fame e per sete milioni e milioni di persone.

    RispondiElimina