lunedì 24 settembre 2007

Lo svincolo di Capalbio

Capalbio, come tutti sanno, è un caratteristico borgo di origine medievale, con castello, mura e tutto il resto, come ce ne sono altri in Toscana e nell'alto Lazio, con una caratteristica particolare: è a  15 Km dal mare e 125 Km da Roma.
La vera popolarità è però arrivata con i mondiali di calcio del 1990 (quelli di Donadoni e Schillaci), quando un gruppo di intellettuali di sinistra, capeggiati dal solito Asor Rosa,  ha involontariamente fatto una efficacissima operazione di marketing promuovendolo come luogo esclusivo, lontano dai clamori estivi, meta di persone che sanno godersi la vita ma sono anche in possesso di una distintiva cultura.
Se non ricordo male i frequentatori di Capalbio e del suo più famoso stabilimento, dal nome simbolico L'ultima spiaggia, avevano fatto sapere ai giornali che avrebbero fatto una specie di sciopero del calcio, per reazione all'orgia di nazionalismo e chiacchiere calcistiche che tracimava da ogni rivolo di quell'Italia ancora craxiana.

Miracolati da questa improvvisa notorietà i capalbiesi (e altri investitori) hanno prontamente cercato di sfruttare il successo costruendo altri residence e case di vacanze. Ma, vuoi per spirito pragmatico o innato amore del bello del popolo toscano-maremmano, vuoi perché la zona aveva diversi vincoli, vuoi per la supervisione attenta della regione Toscana, almeno qui l'operazione "distruzione del bello" non ha avuto successo.
Certo la zona non è meravigliosamente fuori dal mondo come l'ho vista la prima volta (nel '75) o la seconda in cui ci sono stato (proprio nel '90). Qualche residence di troppo c'è (piazzato però perfidamente a pochi metri sia della ferrovia sia della Statale 1 Aurelia), le quattro case di Capalbio Scalo sono diventate quaranta, i prezzi delle case ovviamente hanno raggiunto e superato quelli di Tokyo, gli stabilimenti (che erano tre in tutto, gli altri due erano Macchiatonda e il "caraibico" Frigidaire) si  sono moltiplicati. E temo che sia meno frequente ora incontrare un istrice che trotterella davanti alla macchina di notte, o una famigliola di cinghiali.
Ma insomma, è ancora un luogo piacevole e con pochi confronti per gli amanti della vacanza "minimal", soprattutto a giugno o a settembre.

Tranne un particolare, non dovuto però a speculazioni economiche, comune complice e colluso o architetti troppo estrosi, ma all'Anas: l'orrido svincolo di Capalbio.


E' vero che in precedenza l'immissione sull'Aurelia era a raso e arrivava dopo un rettifilo che, prima della patente a punti, si percorreva a 120 Km/h. Chi non lo sapeva trovava (dopo un dosso) sempre una sorpresa: un trattore con un enorme rimorchio pieno di balle di paglia (che seminava sull'Aurela) intento ad una lentissima svolta a sinistra, una mamma alternativa in bicicletta, con bambino dietro sul seggiolino, intenta a attraversare verso Selva Nera, un calesse trainato da un cavallo, un aitante sportivo in mountain-bike (sempre impegnato nella svolta a sinistra sull'Aurelia). Non ricordo, in molti anni, incidenti a quell'incrocio totalmente affidato a Santa Pupa, ma credo che costei abbia avuto parecchio lavoro da fare.

Uno svincolo quindi non era una cattiva idea. Ma era necessario realizzare uno dei sette orrori del mondo? Una apoteosi di strisce bianche, frecce blu, guard-rail a tre piani luccicanti, che si estende per centinaia di metri, come se quello fosse lo svincolo per Milano?

Una ferita inferta alla dolce campagna Toscana (vedi le foto - DSCF0674 -, ma non rendono, bisogna passarci o farle da un elicottero) da un ingegnere dell'Anas totalmente ignaro di ogni concezione del bello (non riesco a immaginare come possa essere casa sua). E con nessun rispetto per la principale risorsa del nostro amato paese: appunto, la bellezza. Eppure bastava fare un sottopassaggio con muri a secco come quello che si trova poco più avanti, verso Ansedonia.

Ma l'amore e il piacere per l'armonia e il paesaggio, anche in queste piccole opere laterali, paiono scomparire progressivamente, se rimangono da qualche parte sembra che sia per caso o perché qualcuno ce le ha lasciate.

(Nella prossima puntata: il passaggio a livello di Capalbio Marina)

Nessun commento:

Posta un commento