martedì 30 ottobre 2007

L'illusione del bene. Again

Ritorno sul libro di Cristina Comencini, del quale avevo commentato a suo tempo la promozione sulla stampa. Nel frattempo il libro è uscito, l'ho letto e ieri c'è stata anche una interessante presentazione del libro con Veltroni, l'autrice e Margherita Buy che ha letto alcuni brani, alla galleria Alberto Sordi di Roma.

E' da un lato un romanzo nello stile tipico della Comencini, molto calato nella realtà di oggi e nella vita delle persone del nostro tempo, con un occhio attento e partecipe, senza pudori, rivolto alla sfera dei sentimenti e alle infinite contraddizioni nel percorso di ognuno di noi. Cogliendo questo lato Veltroni l'ha definito, giustamente, un libro lieve, in grado di condurre il lettore senza forzature e messaggi imposti dall'alto nel mondo dei personaggi che lo animano.

Ma è anche un libro politico, per il tema di fondo: le riflessioni da fare sulla sottovalutazione dell'importanza della libertà. L'illusione del bene è l'errore di fondo di scusare la privazione della libertà in nome di un fine superiore.

La domanda che pone il libro quindi è: la sinistra, tutta la sinistra, ha giustificato per decenni i crimini del comunismo?

La risposta della Comencini è sostanzialmente affermativa e ad essa segue come logica conseguenza la spinta a occuparsi con maggiore interesse e partecipazione di questo passato (rimosso anche nei paesi coinvolti) e a fare coraggiosamente i conti con questi errori.

Non si può che essere d'accordo sulle conclusioni, e anche Walter (a destra la galleria gremita) l'ha ribadito con energia ieri, mentre l'analisi su quello che è successo merita, secondo me, un approfondimento su più dimensioni e angolazioni, che provo a sintetizzare (è un post!) in:

- giustificazione (e condivisione)
- scusa (e difesa)
- riformabilità (e revisionismo)
- conoscenza (e curiosità)

L'unica soluzione è la rivoluzione

Nei paesi del socialismo reale, in Cina, a Cuba, la rivoluzione l'avevano fatta e quindi stavano più avanti di noi, per tutta la parte politica, ampia, che si riconosceva negli anni '70 in questo slogan, o ne era affascinata a vario grado. Casomai la critica era verso la rivoluzione tradita, la nuova borghesia e burocrazia di partito che aveva occupato il potere in URSS, ma nessuno metteva sotto critica la mancanza di libertà e di costruzione dialettica delle decisioni. Erano per la dittatura del proletariato, e in fondo l'applicavano anche nella vita politica da noi. Erano ben poco democratiche le assemblee a Lettere o nei licei, chi si attardava a sostenere il sistema dei rappresentanti di classe e di istituto era bollato come un sostenitore dei "parlamentini". E tutto il sistema elettorale era negato (non a caso si chiamavano "gruppi extra-parlamentari") o ironizzato. Nell'assemblea tutto era più semplice, i leader di diritto occupavano la presidenza e poi guidavano i partecipanti verso le decisioni.

Quindi la giustificazione della necessità di reprimere i nemici del comunismo era implicita ed assodata nel fine superiore, chi criticava faceva "il gioco del nemico".

Scusa e difesa

Una condivisione e giustificazione che sfumava nella scusa per chi invece inclinava, più che alla giustificazione, alla minimizzazione e all'eterno argomento "lui è peggio di me". I bombardamenti a tappeto in Vietnam, l'appoggio a ogni dittatura fascista in Europa, i golpe pilotati e supportati in Cile, in Brasile in Argentina, erano il piatto della bilancia che rendeva più leggere le colpe e le privazioni della libertà nei paesi del socialismo reale, ad iniziare dall'URSS, che comunque appoggiava il Vietnam e consentiva la sua strenua resistenza, oppure ospitava i profughi scappati dalle tremende dittature sudamericane. Quante volte abbiamo sentito persone di destra o dichiaratamente fasciste, in occasione del giorno della memoria o dopo una proiezione di Schlinder's List, glissare sulle complicità dei fascisti italiani, o addirittura dei nazisti, e passare a parlare dei Gulag, o della Cambogia, o delle foibe, o delle fosse di Katin?

Bè, è un errore in cui siamo caduti anche noi di sinistra. Quando si parla di un genocidio, si parla di un atto contro un insieme più grande di quanto non sia la sinistra o la destra, i progressisti o i reazionari: la comunità delle persone. La ragioneria dei morti lasciamola ad altri. Non rinunciamo però a capire le motivazioni storiche, economiche, antropologiche per passare ad una indifferenziata e generica condanna, capire è il modo migliore per prevenire.

In sintesi, un errore, ma non una negazione dell'errore e dell'orrore.

"Il sistema è ancora riformabile?"

Riconosciuti i crimini di Stalin, gli errori dei suoi successori, la distorsione nel consenso data dalla mancanza di libertà, minimizzati tatticamente gli errori nella dialettica e polemica politica, alla sinistra internazionale (non solo al PCI e ai comunisti) rimaneva per lunghi anni attuale la domanda: "Ma il sistema è ancora riformabile?".

Era la domanda del revisionista, che dava il giusto valore all'opera di Marx, ma ne vedeva gli aspetti superati dalla evoluzione della tecnologia e della società, che aveva letto Keynes (in evidenza anche nel libro), che puntava ad una revisione del modello socialista e ad una conseguente o parallela evoluzione in senso di partecipazione democratica nei paesi del socialismo reale.

praga-1968-1Fino a quando è durata questa speranza e fino a quando è stata attuale questa domanda? Fino a Bad Godesborg? Fino all'allontanamento di Chruscev?  Probabilmente fino al 20 agosto del 1968, invasione della Cecoslovacchia. Dall'interno dello stesso partito comunista cecoslovacco stava arrivando la spinta per un allargamento del consenso e della partecipazione, senza alcuna opzione di ritorno puro e semplice al capitalismo. Ma anche questa era una minaccia intollerabile, evidentemente, per la oligarchia al potere nei paesi del socialismo reale. Dopo questo evento traumatico, che ha visto il PCI (non fa male ricordarlo) schierato, come il PSI, nettamente a favore dei riformatori cecoslovacchi, era ben difficile pensare che ci fossero ancora spazi per una ripresa della "spinta propulsiva", per una autoriforma del sistema.
E infatti non molti anni dopo (era il 1976) Berlinguer chiudeva questa fase (e sorvoliamo con le speranze poi deluse del tentativo di Gorbacév a fine anni '80).

praga-1968-4Conoscenza e curiosità
 
Ma sapevamo veramente quello che avveniva nei paesi dell'Est, o in Cina? Oppure, ancor peggio, ci mancava la curiosità per approfondire? Mi verrebbe da dire che sapevamo tutto l'essenziale: gran parte delle informazioni venivano dall'interno stesso del sistema, gli atti del XX congresso del PCUS, i film e le opere letterarie del disgelo, le testimonianze sulle persecuzioni in epoca stalinista e poi quelle successive alla invasione della Cecoslovacchia. Inoltre, avevamo ben chiaro che in quei paesi non c'era democrazia, bastava notare che non si votava se non per un partito unico, che non si poteva viaggiare liberamente, che non si potevano stampare giornali indipendenti né aprire stazioni radio.
Posso aggiungere anche qualche ricordo personale, perché in quei paesi ho viaggiato abbastanza, negli anni '70.

praga-1968-2Ricordo ad esempio il confine tra Austria e Cocoslovacchia, eravamo nel 1974 e la strada che partiva da Vienna diventava sempre più stretta, le auto si diradavano e rimanevano solo pochi occidentali, turisti e viaggiatori. Prati non coltivati e in fondo la stazione per il controllo dei documenti, presidiata da militari armatissimi. A perdita d'occhio nella pianura mitteleuropea una recinzione di filo spinato, con tanto di fossato e corredo standard. Eretta evidentemente non ad impedire che gli austriaci invadessero la Cecoslovacchia a piedi, ma il contrario. Una immagine che ricordava decisamente quella di una prigione. 
 
Anche il muro di Berlino, visto dalla parte Ovest nel 1975 faceva una certa impressione, non tanto l'altezza (sarà stato 2 metri e mezzo) quanto la terra di nessuno che lo precedeva e le torrette che si ripetevano a intervallo regolari, con i soldati di guardia sopra. Dalla parte Est era forse più dissimulato, la terra di nessuno più ampia, e c'era una grande attenzione a presentare al meglio i risultati della DDR (la torre della televisione ecc.).

In Polonia ho girato a lungo con due amici e per qualche tempo anche da solo, negli stessi anni. Si faceva amicizia facilmente perché di occidentali, figuriamoci di italiani, se ne vedevano ben pochi. Devo dire subito che tra le molte persone con cui ho parlato non ne ho trovato una che fosse in qualche modo, anche parzialmente  critico, d'accordo con il regime. Erano tutte persone comuni, non si interessavano di politica o di grandi sistemi, e all'epoca consideravo che anche in Italia uno straniero avrebbe ben difficilmente trovato qualcuno disposto a parlare bene dei governi DC. Non erano neanche particolarmente preoccupati di esprimersi con sconosciuti, seppur occidentali. Ricordo una lunga serata in un ostello della gioventù con il gestore, una conversazione nell'unica lingua che avevamo in comune (il latino ... noi andavamo al liceo ma lui, avrà avuto 30 anni, come tutti i polacchi se lo ricordava ancora molto bene) e le sue tesi sul ruolo della Polonia come baluardo dell'occidente contro i russi e i bolscevichi.

praga-1968-7Cambiavamo i nostri dollari al mercato nero nel centro delle città, mantenendo soltanto un minimo di attenzione, con persone conosciute da pochi minuti. Tornato in Italia osservavo con mio padre che non mi sembrava un regime di polizia, ma lui mi disse "tu prova però a distribuire un volantino o a passare a qualcuno un documento, e vedrai che come dal nulla si materializzano 4 o 5 uomini della milizia e ti portano istantaneamente al commissariato".
Questa era la realtà, assieme alla mancanza della libertà di muoversi.

Un paio di anni dopo una ragazza conosciuta in Polonia è venuta in Italia per un mese a trovare uno dei miei amici. Per ottenere il permesso temporaneo di uscita aveva dovuto lasciare in ostaggio il resto della famiglia in Polonia, se fosse rimasta da noi avrebbero passato i loro guai. E certo avevano dovuto passare verifiche preliminari attente. Tutti insieme non sarebbero potuti venire. Un altro nostro amico abitava proprio a Via dei Taurini, dove c'era la sede sia de l'Unità sia di Paese Sera. Spiegato cosa erano questi giornali il suo commento, dopo che aveva passato un paio di settimane in giro per Roma, è stato uno solo: "questi sono matti". Ho cercato di argomentare le nostre differenze e la via italiana e democratica al socialismo, ma temo di non esserci riuscito.

(Grande ironia della storia che venti e più anni dopo, quando loro hanno avuto la libertà di muoversi nel mondo, siamo stati noi a stendere mura e recinzioni di filo spinato, reali e virtuali, per impedirgli di entrare nel nostro mondo ...)

La curiosità e il desiderio di andare a fondo quindi c'era o no? In alcuni certamente sì, ma proprio il libro della Comencini, con la sua ricerca sui samizdat russi e sulla estensione del fenomeno (fino agli anni della prestrojka!), ci fa sapere quanto altro ci sarebbe stato da scoprire. In generale, occorre riconoscerlo, si preferiva sapere solo l'essenziale che citavo sopra, e non insistere troppo.

In sintesi: abbiamo giustificato i crimini in nome di un presunto bene superiore? Da quanto ho scritto sopra è chiaro che la mia risposta è no. Ma, col senno di poi, bisogna riconoscere che avremmo potuto prima e con maggiore convinzione separare la nostra storia e i nostri obbiettivi, tirando le conclusioni da quei fatti dell'agosto del 1968.


(Le foto dell'invasione di Praga sono di Fernando Scianna, 1968, e sono tratte dalla rivista Popular Photography di ottobre 1968)

domenica 28 ottobre 2007

Il Partito è partito ma ...

... ma mia madre mi ha telefonato tutta preoccupata. Aveva letto l'Unità ed era rimasta colpita dalle cronache che parlavano di esponenti di primo piano delusi o peggio (Bindi)  altri offesi per il trattamento ricevuto (Rutelli) e soprattutto (ahi) di correnti che si formavano e si preparavano a dare battaglia.

Dal che deduco che Uòlter deve per prima cosa curare i rapporti con la stampa, a quanto pare inclusa anche la stampa amica, prendendo nel team un buon addetto stampa. Gli articoli infatti li ho letti anche io (una pagina intera a  firma Maria Zagarelli con titoli del tipo "l'unità del partito dura poche ore", ".. scuro Rutelli", "Le correnti ci sono ...") e a leggerli con attenzione non parlavano di fatti, ma essenzialmente di dietrologia.

E' possibile che Rutelli non sia rimasto soddisfatto degli applausi ricevuti, e che la Bindi volesse un altro percorso per la formazione di questi famosi comitati. Ma non hanno fatto dichiarazioni, non hanno protestato formalmente, soprattutto non hanno minacciato ritorsioni, hanno evidentemente considerato che un comitato è un comitato, che deve preparare alcuni documenti di base (tipo il codice etico) che poi saranno approvati dall'assemblea. Il potere c'è dappertutto, anche nel comitato per il colore dei tovaglioli nei festeggiamenti di ferragosto nel paese di Pizzopapero di Sotto, ma sono convinto che i nostri leader abbiano chiari gli obiettivi che abbiamo davanti e anche tutte le difficoltà attorno, e ne abbiano ricavato un eccellente senso del limite.

Io pratico solo l'avantilogia (che è il contrario della dietrologia) e quindi non sono capace di comprendere per quali motivi l'Unità enfatizzi questi particolari, anche più degli altri giornali. Non mi interessa neanche troppo, ma naturalmente se qualche esperto mi illumina farà comunque cosa gradita.

Un buon addetto stampa avrebbe inondato i giornali di materiali sui delegati e sulla grande ed inedita libertà di organizzazione e di aggregazione, sull'abbattimento dei rituali tiipici dei partiti, sul dibattito in corso in merito alla partecipazione (iscritti solidi o liquidi, aggregazioni e comitati, questo siì che è interessante), sui commenti usciti sui blog, sulle iniziative per continuare il dibattito in Second Life o usando Wonderland (non so se sia vero, ma ci starebbe bene). Avrebbe anche aggiunto che siccome si parla di abolire le province, il PD si è messo avanti col lavoro ...
Avrebbe curato insomma che l'immagine che usciva dalla grande giornata fosse quella di una grande novità, come effettivamente è stato ed è stato rilevato dai commentatori più attenti (molto acuto come sempre Scalfari) e persino dagli avversari (un preoccupato Fini).

Poi il giornalista prevenuto sceglie sempre un particolare e lo amplifica a generale, un delegato col muso, un altro che parla al telefonino, ma non riesce a inquinare l'immagine d'insieme.

Comunque si parte con grande entusiasmo e con il confermato carisma del nostro Uòlter, un entusiasmo la cui misura è data anche dalla preoccupazione di avversari e antagonisti dell'operazione. E noto con sollievo anche una grande e preoccupata attenzione al malefico "porcellum", non sottovalutiamo gli effetti di questo sistema solo perché nel 2006 c'è finita in mezzo la CdL.

E per finire in bellezza un po' di musica e immagini. In tema di prato verde (logo del PD) non ho trovato Un mondo d'amore di Morandi in originale (era la sigla di Per voi giovani in TV) ma questa curiosità: Morandi che la canta dal vivo durante le prove di un concerto di Baglioni. (Clicca qui).

Ho anche scoperto perché Veltroni non l'ha scelta come inno: l'avevano già usata ripetutamente nella trasmissione TV Saranno famosi della De Filippi: avrebbe avuto un sapore decisamente Canale 5 ...

(Nella foto d'apertura, la mia interpretazione del grande prato verde)

sabato 27 ottobre 2007

Il porcellum colpirà ancora?

Un breve riepilogo sulle possibili elezioni politiche nel 2008 e sulle varie combinazioni e coalizioni possibili. Un tentativo di risposta alla domanda "Ma perchè sarebbe così certa la sconfitta del CS?".
Per tentare una previsione bisogna fissare alcune tra le molte variabili in gioco, proviamo con due:
la legge elettorale: sarà quella del 2005 (Legge 270/2005 o "porcellum"), se si votasse a primavera 2008 non ci sarebbe tempo per fare il referendum e accordi tra CS e CD sono impossibili
le percentuali CS e CD: la distribuzione sarà ancora quella del 2006 (e del 2001, e del 1996), quindi 50 a 50; questa pare una premessa un po' forte ma se guardiamo le ultime tre elezioni politiche è andata proprio così
Ovviamente diamo anche per scontato che non cambi la Costituzione e rimanga il bicameralismo perfetto.

Alla Camera il "porcellum" prevede:
- sbarramento del 4% per le liste singole
- sbarramento del 2% per le liste inserite in una coalizione (con recupero del miglior perdente)
- sbarramento del 10% per una coalizione

La coalizione che raggiunge la maggioranza relativa ha un premio di maggioranza congegnato appunto per avere la maggioranza dell'assemblea. Per la precisione vengono assegnati d'ufficio 340 seggi, pari al 54% dell'assemblea.

E se si presentano 9 coalizioni e la prima ha, poniamo, il 12% e le altre 8 l'11% o meno, prende 340 deputati?

Ebbene sì, non è previsto un quorum per il premio di maggioranza ma solo lo sbarramento del 10% per la coalizione (e poi la chiamano legge proporzionale ...), la coalizione con più voti prende tutto il piatto.

Ma cosa caratterizza una coalizione? La presenza di più liste e la indicazione di un capo del governo.

I partiti quindi coalizzandosi possono presentare più liste e più nomi. Un sistema alternativo per coalizzarsi e aggirare gli sbarramenti è presentarsi come partito omnibus. Un partito fittizio con una sola lista composta da candidati dei 2 (o più) partiti, alternati dal primo all'ultimo posto. In questo modo lo sbarramento diventa il 4% o il 2% (se in una coalizione). Con queste percentuali il numero di seggi è comunque basso e la fusione delle liste non fa perdere nulla. Possono rimanere tranquillamente due segretari e il giorno dell'insediamento delle camere i due partiti scendono dall'omnibus e riprendono le loro strade separate. Era il caso ad esempio del partito rosso-verde nel 2006.
Per inciso funziona anche con la coalizione. Se un partito abbandona la coalizione vincente dopo che i seggi sono stati attribuiti, non deve "restituire" quelli in più che ha ricevuto grazie al premio di maggioranza.

(per dettagli sulla legge vedi qui)

Il porcellum quindi prende il peggio del maggioritario, la non proporzione (anche macroscopica) tra numero di voti e numero di seggi (il voto dei cittadini ha così valore diverso) e il peggio del proporzionale, la non identificazione ta candidato e collegio e la possibilità di una framentazione quasi infinita (se facciamo i conti bene nel porcellum possono entrare fino a 50 partiti: 5x10).

Al Senato il sistema è ancora più arzigogolato e prevede un premio di maggioranza, sempre alla coalizione di maggioranza relativa, con sbarramento però raddoppiato (20% coalizione e 8% partiro) perché l'accesso ai seggi e il premio è su base regionale. Una vera lotteria che, assieme al bicameralismo perfetto, consente di raggiungere con buona probabilità un altro risultato negativo titpico dei sistemi proporzionali: la ingovernabilità.

In sintesi di sistemi elettorali nel mondo ce ne sono decine ma il dubbio su quale sia il peggiore non c'è: è il porcellum.

manifesto-dc-1948L'unica variabile che rimane è quindi la composizione di coalizioni e partiti singoli. Coalizioni che presumibilmente dovrebbero essere influenzate dalla legge elettorale, ovvero congegnate per sfruttare i vantaggi e schivare gli svantaggi.
Quelle accreditate come più probabili sono:

(1) CdL - Ulivo - "cosa rossa"
(2) CdL - "grande centro" - Ulivo - "cosa rossa"
(3) CdL - "grande centro" - Unione
(4) Ulivo/UDC - "cosa rossa" - CdL(-UDC)
(5) CdL - Unione

Dove Ulivo indica la coalizione attorno al PD, quindi socialisti, repubblicani europei, altri si vedrà.
Oltre alle coalizioni è possibile che concorrano partiti singoli (eventualmente partiti omnibus), che possono influenzare il risultato (togliendo voti all'una o all'altra coalizione) ma che comunque non potranno vincere.

Per ognuna delle tre combinazioni vediamo le previsioni e i "però".

(1) La vittoria della CdL sarebbe effettivamente scontata, l'Ulivo partirebbe da -10 circa. Però: proprio perché il risultato sarebbe scontato, perché i partiti della cosiddetta sinistra radicale o "cosa rossa" dovrebbero fare questo regalo gratis alla destra? O perché dovrebbe farlo l'Ulivo rifiutando di coalizzarsi con loro? Nel CS alcuni (i "coraggiosi") sostengono da tempo che le coalizioni con la sinistra radicali fanno scappare voti al centro, sono più i voti che si perdono che quelli che si aggiungono. Suona ragionevole, ma non ha mai avuto una conferma nei fatti, sia nelle elezioni locali sia in quelle nazionali (politiche 2001) il voto di centro è rimasto ancorato a destra e quello della sinistra radicale è rimasto nella sinistra radicale, pur se erano voti destinati a contare poco o nulla o addirittura a far vincere la destra. Tranne poche oscillazioni. Da aggiungere anche che: 1) se il governo cadrà (speriamo di no) sarà per transfughi senatori al centro, non per una divisione a sinistra, quindi perchè crearla noi? 2) la coallizione sinistra radicale avrebbe difficoltà a raggiungere la soglia del 10% (e probabilmente anche ad indicare un leader), dovrebbe ricorrere al sistema del partito omnibus, con le intuibili difficoltà organizzative e di equilibri interni.

(2) Questo è lo scenario che vede Casini in movimento, tentare di sganciarsi da Berlusconi e costruire un partito di centro che possa fungere da ago della bilancia (e poi in prospettiva crescere e ricreare la DC). Guardando alla sola Camera l'operazione non avrebbe senso logico: una delle due coalizioni maggiori avrebbe comunque la maggioranza relativa, che si trasforma in maggioranza assoluta con il premio di maggioranza, e quindi l'ago della bilancia è eliminato all'origine. Rimane però la variabile Senato. Se il risultato fosse antitetico nei due rami del parlamento, l'ago della bilancia tornerebbe in auge e l'operazione grande centro potrebbe trovare una giustificazione logica.
Nella ipotesi (2) la CdL rimarrebbe comunque favorita (l'UDC + eventualmente UDEUR non valgono elettoralmente la sinistra radicale) e quindi il rischio dell'operazione massimo (l'UDC ci perderebbe solo) e la probabilità minore.

(3) In questa ipotesi invece l'eventuale distacco potrebbe mettere in crisi la vittora del CdL, che anzi sarebbe sfavorita. E' quella che preferiamo. Però dubitiamo che Casini ci farà questo regalo nella sola speranza che vince l'Unione alla Camera e la CdL al Senato (o viceversa) e tutti e due devono fare a gara per mettersi d'accordo con lui. Se gli andasse male resterebbe fuori dalla maggioranza e con meno seggi (a parte la difficoltà di convincere tutto il partito).

(4) Questa è la "minoranza di nuovo conio" cara ai "coraggiosi". Come ho detto prima l'UDC non vale elettoralmente la sinistra radicale e quindi la coalizione partirebbe già da -5 almeno. Poi ci sarebbe una possibile frana dal PD verso la snistra radicale. Probabilità molto bassa sia di composizione di questa coalizione sia di vittoria.

(5) Le trappole del sistema elettorale alla fine potrebbero imporre una replica dello schema del 2006. Le due coalizioni omnibus garantirebbero a tutti i partiti partecipanti il massimo risultato elettorale possibile. Una variabile potrebbe essere però rappresentata da partiti divenuti incompatibili e che potrebbero decidere di correre da soli (Udeur? Idv? Radicali?). Per ognuno di essi si porrebbe però il problema dello sbarramento al 4%, è questo il motivo per cui nel 2006 l'Unione si è allargata così tanto. Anche le pseudo coalizioni (partito omnibus) sarebbero ardue con movimenti politici così diversi.

Lo so, sono tutte considerazioni che sembrano piuttosto ciniche, ma preferisco avere chiaro tutto il quadro, anche per scaramanzia, e magari queste considerazioni e analisi possono interessare anche a qualcun altro.
Riguardo all'attendibilità delle previsioni invece non c'è problema, in quelle elettorali in Italia non ci prende mai nessuno, neanche gli esperti, non sarò io a fare eccezione.

(Il disegno in alto è di Walter Molino)

martedì 23 ottobre 2007

Cabaret politico n.2

Non ricordo più il motivo, ma da tempo ho un abbonamento omaggio di Panorama. Devo dire che mi piacerebbe che ci fosse una rivista così, ma di sinistra. Una lettura che non ti fa venire alcun dubbio, che ti conforta totalmente nelle tue scelte, dove è improbabile se non impossibile trovare non dico la minima critica, ma anche solo una posizione dialettica riguardo alle scelte della propria parte politica, per non parlare di quelle del capo (e del padrone, in questo caso). E questo indipendentemente dai successi e dagli insuccessi (che sono sempre colpa degli altri). Autocritica è una parola del tutto sconosciuta nella redazione politica di Panorama, al massimo, si trova qualche critica agli alleati momentaneamente non ben allineati.

Tutta la rivista è strutturata per fornire efficaci argomenti, e facilmente spendibili, ai militanti di CD nelle chiacchiere da bar. Per esempio, si parla di lavori usuranti? Ecco (numero scorso): la truffa dei falsi pensionati dell'amianto. Si parla di corruzione? Ecco (numero attuale, 25/10): rivelazioni su presunti pasticci immobiliari del buon Di Pietro.

Però, per bilanciare una sezione politica monocolore, è prevista una rubrica apposita, chiamata L'ospite, affidata a notisti della parte avversa. Vi aspettereste che portino una voce fuori dal coro, qualche dubbio sulle scelte, non dico del capo, ma di qualche leader di centro-destra? Neanche per sogno, si tratta di uno spazio messo a disposizione per criticare da sinistra la sinistra.

Spazio assegnato questa settimana a Piero Sansonetti, che lo dedica ad una pacata analisi del fenomeno Veltroni. Dopo aver detto che il PD nasce solo per rimettere in pista la borghesia torinese e montezemolina (devo essermi distratto, il 14 ottobre) passa a tratteggiare la carriera politica e il profilo personale del nostro Uòlter:

"... Credo che Veltroni assomigli molto più ad Amintore Fanfani che non ad Enrico Berlinguer. Veltroni è un leader che considera la politica come il controllo del consenso per la conquista e la difesa del potere. ... ha sempre considerato gli ideali come strumenti di battaglia, come mezzi duttili e mutevoli, da usare con parsimonia e senza mai farsene condizionare.. Veltroni ritiene che la politica sia la capacità di appiattire il conflitto, metterlo in silenzio, ridurre il dissenso, creare ordine e gerarchia tra i vari interessi collettivi e individuali, in modo che ciascun interesse dipenda da un interesse superiore, e tutto costituisca una piramide, al vertice della quale c'è il potere, cioè la politica, cioè il bene, cioè lui. ...
Del vecchio PCI credo che Veltroni non abbia ereditato né i valori ... né una certa idea di battaglia politica né la continua e sofisticata ricerca culturale. Ha ereditato un metodo politico (formidabile, ma un po' odioso) che allora andava sotto il nome di stalinismo. ...
Walter, scusate il paradosso, è il fondatore dello stalinismo democratico".

E aveva premesso che per Veltroni nutre un "dissennato affetto". E se lo detestava cosa diceva, che faceva colazione con i cuccioli di panda fritti?

blues-brothers-perplQuindi la "sofisticata ricerca culturale" di Sansonetti alla fine tira fuori un argomento proprio nuovo: lo stalinismo. Magari poteva far caso che quando Veltroni iniziava a fare politica lo stalinismo del PCI (quel po' che c'è stato) era finito e svanito da una quindicina d'anni. Magari poteva avere un minimo di considerazione per qualche milione di votanti alle primarie la cui intelligenza con questo articolo (e con il libro che ha scritto su Veltroni "Walter Ego", distribuito con Liberazione) offendeva con noncuranza. O magari poteva anche considerare che qualcuno si potrebbe chiedere come si fa a governare assieme odiandosi così.

Ma non sono queste le prime cose che ho pensato leggendo questa serie di affermazioni gratuite che fanno quasi sorridere chi conosce appena un poco Walter Veltroni. Ma invece ho provato un senso di premonitiva tristezza. Per lui.

La mattina infatti avevo visto dei manifesti in giro per Roma, che mi hanno fatto venire in mente un altro ex-direttore dell'Unità:

"Azione Sociale. Sabato 27 ottobre, Roma, dalle ore 10,00, presso il Grand Hotel Parco dei Principi, convegno organizzato da Alessandra Mussolini dal titolo "DESTRA ITALIANA: CULTURA, SOCIETA', POLITICA. Interverranno: Pino Rauti (segretario MIS), Fabio Torriero (giornalista), Gennaro Malgieri (membro CdA RAI), Luciano Lucarini (editore), Claudio Tedeschi (editore), Aldo Di Lello (giornalista), Renzo Foa (vice direttore della Fondazione Liberal), Marcello Dell'Utri (fondatore dei Circoli del Buon Governo), Renato Farina (giornalista), Lillio Sforza Ruspoli."

Veltroni  come Rocky

Sullo stesso numero e un po' su tutti i giornali di destra era presente anche un altro interessante spunto: la gran voglia di votare a primavera che avrebbe Walter. L'argomento (della destra) è che è meglio perdere subito, così la colpa non sarebbe sua!  Non avrebbe avuto il tempo di organizzare il partito. C'è scritto proprio così (ma ho visto molte altre dichiarazioni di personaggi del CD): "... tornare al voto subito dopo la Finanziaria, giusto il tempo di approvare una nuova legge elettorale (facilissimo ...ndr ) buttando all'aria l'alleanza con la sinistra radicale. Veltroni perderebbe, ma poi avrebbe tutto il tempo di costruire il PD secondo i suoi piani ..."
Va bè scambiare i propri sogni per realtà ma questi qua (il giornalista si chiama Carlo Puca) esagerano proprio.


Come se Rocky Balboa brigasse e facesse di tutto per anticipare l'incontro contro il russo, quando ancora non riesce ad arrivare neanche a un terzo della famosa scalinata ... perde, così si toglie il pensiero, ... non credo che il film avrebbe avuto molto successo e soprattutto che il buon Rocky-Sylvester avrebbe avuto una seconda possibilità.

domenica 21 ottobre 2007

Cabaret politico

Che bisogno c'è di guardare in televisione o a teatro Crozza o Albanese o Paolo Rossi o Luttazzi? Quando basta leggere articoli e dichiarazioni di giornali per passare qualche momento di buonumore con la auto-satira politica?

Cominciamo da Michela Vittoria Brambilla, ormai per gli amici MVB, che dichiara a proposito della manifestazione del 20 ottobre: "Qualche migliaio di pensionati a cui il sindacato ha pagato una gita a Roma".

Non condividevo gli obbiettivi della manifestazioni (incoerenti) ma tutto si poteva dire della folla di ieri tranne che fossero pensionati in gita, essendo moltissimi i giovani e molto convinti i partecipanti. I sindacati poi non c'entravano niente, perché la manifestazione, come noto, era contro di loro!

Insomma una tipica frase da bar, che anche al Caffè dello Sport di Pizzopapero di Sotto sarebbe stata rintuzzata dallo stesso barista.

Straordinario poi l'utilizzo della parola pensionati in senso vagamente dispregiativo, da parte di una leader di uno schieramento politico che proprio dai pensionati riceve una parte cospicua dei suoi voti (vedi il risultato del Senato rispetto a quello della Camera nel 2006). Qui però MVB è coperta: i pensionati del CD, così come gli operai del CD insultati da Berlusconi a pochi giorni dalle elezioni, evidentemente non si sentono tali.

Potremmo pensare che Michela Brambilla sia una dimostrazione vivente che ad un aspetto sicuramente gradevole non necessariamente corrispondono contenuti all'altezza. Ma osservandola bene ci accorgiamo che c'è un metodo nella riproposizione acritica dei più abusati luoghi comuni (giuro che l'ho sentita anche dire, a proposito dell'evasione fiscale dei lavoratori autonomi, che "anche i lavoratori dipendenti evadono le tasse con il doppio lavoro"). Li esprime consapevolmente, e facendo credere che ci crede, perché punta a un  "pubblico" ben preciso, segue quindi lo schema del suo capo. E anche la ripetizione acritica delle stesse frasi e battute del capo, che sembrano diverse solo perché espresse da lei e con diverso cipiglio, rappresenta un altro punto applicato del metodo.

Altro momento interessante ce lo ha regalato Willer Bordon, che ha dichiarato di aver iniziato la sua corsa per diventare sindaco di Roma. Ma le elezioni non ci saranno nel 2011? gli ha detto un giornalista. Sì, ma in America iniziano la corsa per candidarsi a presidente almeno 3 anni prima, ha risposto lui.
Un americano a Roma.
Messo alle strette ha poi confessato che si sta muovendo per tempo perché "nessuno ci crede" che  si arriverà a quella data. Si è quindi aggiunto a quella ampia truppa di destra che sta facendo polemiche sul "doppio incarico" di Veltroni e chiede le sue dimissioni da sindaco.

Ma, prima di passare a questo punto, la domanda che si pone il lettore è: ma chi dovrebbe votare Bordon e perchè? Non è giovane, non è donna, non è romano, non è conosciuto a Roma, le sue probabilità ad un primo esame mi sembrano molto vicine a quelle che avrei io.
L'unica notorietà potrebbe venirgli dal motivo per cui lo intervistano di frequente in questi giorni: è uno dei candidati a far cadere Prodi in Senato. Non si sa è vero e non si capisce dalle sue smentite. Credo però che questa azione gli alienerebbe le simpatie dell'elettorato di CS.

E veniamo al doppio incarico di sindaco e segretario per il nostro Uòlter. Sembra una cosa inconcepibile, mai vista, intollerabile e insostenibile. In realtà nel CD sono affamati di rivincite e sognano un candidato di CS debole e la possibilità di riprendere Roma.
Ripetono questi argomenti e nessuno che gli ricordi che proprio il CD non può parlare, con un presidente del consiglio che per quasi un anno ha mantenuto il doppio incarico di ministro degli esteri. Quello sì incompatibile, ma gli stessi che ora argomentano su Veltroni allora si affannavano a sostenere che le due cose potevano essere gestite assieme.
Qualche altro esempio? Craxi segretario del PSI e presidente del consiglio per tre lunghi anni. De Mita idem. Fini segretario di partito e Ministro degli esteri. Gli attuali segretari di partito che sono anche ministri (Mastella, Pecoraro Scanio, Mussi, Di Pietro). Fare il sindaco è più impegnativo che fare il ministro degli esteri?

Non c'è dubbio che a Uòlter si presenta un periodo di lavoro straordinario e impegnativo, ma su piani diversi e con impegni istituzionali da un lato e politici dall'altro, gestibili.

mercoledì 17 ottobre 2007

Psicodramma welfare

Oggi scrivo due post, ma non potevo non commentare le primarie.  Con questo sistema dei blog mi pare che si legga solo l'ultimo post. Devo però anche commentare lo psicodramma in corso sul protocollo welfare, visto che già avevo trattato la sua genesi, discusso  staff leasing36 mesi, e analizzato i contenuti del protocollo.
Adesso siamo in pieno teatro di Eduardo, commedia degli equivoci, finti tonti, o veri tonti secondo alcuni.

Mi chiedo sempre se qualcuno si legge i documenti oltre a me, e come mai nelle critiche non si cita mai cosa non va bene. Esempio massimo la intervista dell'ineffabile Angeletti su Repubblica di Domenica. Era tutto incavolato sul cambiamento del protocollo, ma non tirava fuori un dato di fatto, un esempio di modifica.

Per vedere cosa è cambiato utilizzo una sintesi del Sole 24 Ore del 13 ottobre (Pogliatti):
"Limite di una sola deroga per i contratti a termine, con la stipula presso la Direzione provinciale del lavoro e l'assistenza dell'organizzazione sindacale «comparativamente più rappresentativa». Insieme alla cancellazione del tetto di 5mila unità per l'uscita anticipata dei lavoratori che svolgono attività usuranti."

Leggiamo e ragioniamo:
Tetto di 5 mila pensionati all'anno per i lavori usuranti: e se, in base ai parametri fissati (e studiati per restare nel tetto) si scopre che sono 5 mila e 50? Cosa diciamo agli ultimi 50? Esiste ancora una costituzione e quindi questa indicazione di massima, per fissare un volume, deve essere sostituita da un meccanismo che consenta una selezione non basata sulla casualità. Questo l'ha segnalato anche Prodi nella lettera di Repubblica di ieri, e non ho letto sinora nessuna obiezione sul merito. Rimane il tetto sulle risorse utilizzabili e quindi questa modifica sostanzialmente non cambia nulla.

Contratti a tempo determinato. Massimo di un rinnovo dopo il primo contratto di 36 mesi. Ovviamente potrebbe essere al massimo di altri 36 mesi (anche se Treu parlava, chissà perché, di una sorta proroga di altri 3 mesi al massimo, invece sarebbe un rinnovo, e come dice la parola stessa, si riparte da capo con le stesse regole). E per quanto vorremmo andare avanti? Fino alla pensione di 3 anni in 3 anni (con interruzioni tecniche di 20 giorni)? Questo consente la attuale legge 368 del 2001. Se andava bene così era inutile fare tutta la trattativa sul cosiddetto precariato.
Altra obiezione di Angeletti: possono servire più contratti per gli "stagionali". A parte che gli stagionali potrebbero anche essere assunti come interinali, forse non ha notato che le stagioni si susseguono una volta all'anno e durano tre mesi. Quindi tra una stagione e l'altra passano 9 mesi o giù di lì. Non è che dopo 9 mesi una persona rientra nella stessa azienda e recupera l'anzianità, a tutti gli effetti sono due contratti separati. Commovente comunque questa preoccupazione del sindacalista per i problemi dei padroni. Anche qui nessuna proposta alternativa (massimo due rinnovi? infiniti?).

Contratti a tempo determinato. Assistenza sindacale rappresentativa. Vorrei vedere che non fosse specificato. Un  padrone creativo potrebbe creare un sindacato aziendale e, ricattando i lavoratori da rinnovare, mandarli assieme a costoro all'ufficio provinciale del lavoro per chiedere il permesso per il nuovo contratto.

Quindi questi ultimi due punti sono a favore dei lavoratori. Erano già impliciti nel protocollo (specie il secondo) e anche Confindustria difficilmente poteva sostenere un'altra interpretazione (d'altra parte hanno altri 10 sistemi a disposizione per assumere a tempo). Ma cos'è che non va bene per dei sindacalisti?
Va bene che (ho una buona memoria) Angeletti aveva sottoscritto il patto per l'Italia con Maroni e Berlusconi che aveva dato il via alla legge Biagi (la CGIL no) , ma una presa di posizione così esplicita a favore della controparte è insolita.

Ho continuato quindi a cercare in tonanti interviste ("ci vogliono fregare!" Bonanni della Cisl sul Corriere del 14) sempre senza trovare argomenti. Tranne uno, molto, molto laterale: pare che abbiano aumentato i contributi per i lavoratori dipendenti. Era una cosa prevista dal protocollo (adeguamento coefficienti) ma evidentemente non si erano capiti. Pensavano che avrebbero potuto diminure (in un sistema pensionistico sotto stress...), e sono rimasti sorpresi del contrario.
A parte la facile ironia a cui ho ceduto, ho la netta impressione di una arrampicata sugli specchi. Anche l'altro argomento collegato che ho trovato (non viene dato seguito all'impegno di dare ai giovani una pensione pari almeno al 60% della retribuzione) si smonta subito da solo: ma veramente pensano che si realizzi una cosa del genere in una sola finanziaria?

Mi pare invece che siano alla ricerca di simboli da agitare contro il governo. Perché, dopo il successo del referendum sul welfare, è un mistero, a meno di addentrarsi nei territori a me estranei della dietrologia.

Se qualcuno mi illumina gli (o le) sarò grato.

Numeri e primarie

Ogni tanto ci azzecco, e non resisto alla tentazione di notarlo. Avevo scritto il 25 settembre sul blog di Corrado, che era piuttosto preoccupato per l'improvvisa marea montante del grillismo e dell'antipolitica:

" ... Ma chi li conosce veramente questi famosi italiani? Qualcuno immaginava che nel 2006 la principale preoccupazione non fossero gli immigrati o il lavoro, ma l'ICI?
E quanti saranno dietro ai 300 mila di Grillo? E i 300 mila cosa hanno fatto in realtà? Soltanto rispondere ad una e-mail come quella che è arrivata a me?
Aspettiamo di vedere quanti saremo, in carne d'ossa, il 14 ottobre."

Si è confermato che eravamo in parecchi, 3 milioni e trecentomila. Abbastanza da preoccupare tutti quelli che erano preoccupati dalla nascita del PD. Ma manca un milione, dice Travaglio. A uno come lui, solitamente così attento ai dettagli, è sfuggito evidentemente che i 4 milioni e 200 mila di ottobre 2005 (primarie per Prodi) erano una percentuale degli elettori dell'Unione, che poi si sapranno essere 19 milioni

Ora invece erano una percentuale, diciamo, del 70% di quei 19 milioni (il PD al 35%, nostro obbiettivo). Il rapporto votanti alle primarie / votanti veri era il 22% nel 2005-2006 e ora sarebbe quasi il 25%. In condizioni peraltro più difficili. Niente male, direi, e deludente Travaglio sempre più rancoroso (come Grillo, è contagioso?).

Tralascio quelli che pensavano che fossero già le votazioni e dicono che gli altri 16 milioni si sono astenuti ... L'unica osservazione seria è quella sui sedicenni. Non quella dei "nun ce vonno stà" di destra che dicono che il voto è truccato per la partecipazione dei 16 enni, che tanto non possono votare.
Ci metterei la firma, non hanno fatto caso che tra 2 anni i 16 enni voteranno e poi non smetteranno più. Se fossi in loro e pensassi che hanno influenzato il risultato mi preoccuperei del futuro.

La criticità segnalata da molti è che "sono pochi", c'erano solo "file di anziani". facciamo due conti. Una classe di età in Italia sono circa 500 mila persone, quindi i 16 e 17 enni sono in tutto un milione o qualcosa in meno. Il 10% quindi son circa 100 mila. E il 10%-12% degli elettori sono quelli che si sono impegnati nelle primarie (la metà del 25% di cui sopra). Sui 3 milioni e 300 mila 100 mila fa il 3%.

Vi ho ubriacato di cifre, ma la sintesi è: se i 16 e 17 enni erano 1 su 30 alle primarie, eravamo nella media.

Spero che arrivino dati veri, ma mi pare che una fila di 60 persone adulte o anziane con 2-3 ragazzi difficilmente possa venire percepita come una fila di giovani.

domenica 14 ottobre 2007

Più tasse e meno sicurezza

Ci sarà mai una manifestazione che chiede "più tasse", o "meno sicurezza"? Il 20 ottobre gli slogan saranno "più lavoro" e "pensioni sicure", immagino. Anche in questo caso mi chiedo se ci sarà mai qualcuno che chiede meno lavoro (magari qualcuno lo applica, questo obbiettivo, ma non lo fa sapere troppo in giro) o pensioni incerte.

Quello che cambiano sono casomai le priorità. Devo dedurre che al popolo di AN (in buona parte fascisti molto poco ricondizionati, da quel che ho visto e sentito, o mi hanno riferito) abbiano buoni redditi, altrimenti non avrebbero il problema di pagare troppe tasse. Sarà davvero così, o sono altre le motivazioni che li hanno convinti a "scendere in piazza"?

In ogni caso è stato un buon promemoria per chi oggi si accinge a dar vita al nostro nuovo Partito Democratico. Ci ricorda che i fascisti ci sono ancora, che sono stati al governo (vergogna nazionale) e che non si sono per niente ripuliti della "destra radicale". Un buon motivo per impegnarsi concretamente.

In proposito pubblico alcune immagini tratte da un video ripreso alla manifestazione conclusiva della CdL nel 2006 a Napoli. Quando un noncurante Berlusconi alla fine del comizio è stato osannato da una folla plaudente con in prima fila fascisti non pentiti che urlavano "Duce! Duce!" e sventolavano bandiere nere (le foto dei personaggi che fanno il saluto romano sono parzialmente oscurate per ovvi motivi). Analoghi personaggi partecipavano alla manifestazione di ieri, senza generare particolari problemi agli altri.

Aggiungo una domanda: perchè mai è stato concesso un palco al Colosseo, invece della solita piazza San Giovanni? Un bel biglietto da visita per i turisti stranieri che escono dalla Metro.

mercoledì 10 ottobre 2007

Brogli

Rizzo del PdCI va sostenendo, in pratica, che i brogli sono connaturati alla sinistra. Almeno, questo è quello che avranno capito, temo, gli spettatori dei TG.
Non c'è dubbio che avranno pensato che Berlusconi aveva ragione sui brogli, che denuncia a intervalli regolari (senza mai portare prove) dal 1996 in poi.

Ma, a proposito, che fine hanno fatto i presunti brogli elettorali del 2006? Il recupero di Berlusconi era reale o aiutato? I 24000 voti c'erano davvero o sono stati un blitz delle tre di notte? E le famose schede bianche, quante erano?
Dopo un annetto di controlli almeno una delle ipotesi si può escludere, quella del "broglio centralizzato", lanciata dalla rivista Diario e dal suo direttore Deaglio con DVD e grande clamore.
In sintesi, si pensava che,al momento di sommare i voti provenienti dalle sezioni elettorali, fossero state introdotte delle modifiche a livello centrale (Viminale o prefetture) travasando una parte delle schede bianche in voti a Forza Italia.
Questa ipotesi faceva tornare i risultati con le previsioni e le serie storiche statistiche, ma non era supportata da prove. In ogni caso, la verifica era molto semplice: poichè in Italia le schede cartacee rimangono, bastava contarle di nuovo, se fosse stata fatta questa operazione su larga scala le nuove somme non sarebbero tornate.
La verifica è stata fatta e completata al Senato, è stato verificato un campione molto alto di schede bianche (il 25% circa per ogni regione) da parte dei componenti della giunta per le elezioni, appartenenti a tutti i partiti.
I risultati si possono leggere sul sito del Senato (verbale del 18 settembre) e confermano che non ci sono
state modifiche a senso unico, solo errori episodici e casualmente distribuiti.
La  tesi del broglio centralizzato risulta quindi non confermata e cade come spiegazione delle stranezze statistiche e operative del voto del 9 e 10 aprile 2006.

Rimane la ipotesi del broglio capillare, ventilata da Crespi (il sondaggista) e fatta filtrare a un paio di mesi dalle elezioni nel libro anonimo "Il broglio".
Il broglio capillare, cioè all'origine, nelle sezioni elettorali, può essere realizzato modificando le schede oppure con il sistema dei "mucchietti".
Nel primo caso (schede bianche trasformati in voti validi, voti validi trasformati in schede nulle) la verifica a posteriori mediante nuovo scrutinio e conteggio è inutile, le schede modificate sono indistinguibili dalle altre. L'unico modo per provare questo tipo di brogli è la confessione dei partecipanti o testimonianze dirette.
Il sistema dei "mucchietti" può essere invece individuato con la verifica a posteriori.
Nel caso delle verifiche fatte dalla giunta per le elezioni del senato il campione utilizzato è stato però troppo ridotto (15 sezioni per regione, a volte anche meno) per poter escludere statisticamente questo tipo di alterazione del voto.
Rimane però altamente improbabile che sia stata tentata una operazione su vasta scala (le sezioni elettorali sono oltre 60 mila) senza che ne sia rimasta traccia e, soprattutto, che nessuno dei partecipanti ne abbia parlato, magari in forma anonima.
Pare proprio che i risultati largamente inattesi del 9 e 10 aprile abbiano motivazioni politiche e sociologiche.

Per una analisi molto più approfondita sui brogli e sui risultati del 2006:
http://www.musicaememoria.com/i_presunti_brogli_elettorali_del_9_10_aprile_2006.htm

lunedì 8 ottobre 2007

Il numero magico


Tutti dicono che i ministri sono troppi, che dovrebbero essere ridotti. Il numero magico pare sia quindici ministri. Che è il numero di Sarkozy e Zapatero. Lo dice anche Walter, anche se è cosciente che non fa troppo piacere al governo amico. Lo dice perché effettivamente questa volta tutti, sono proprio tutti.

Sembrano troppi anche perché fanno in modo di sembrare ancora di più, agitandosi e rilasciando continuamente dichiarazioni. Ricordo una vignetta del grande Altan un mese dopo la costituzione del governo. Il papero diceva "C'è qualcuno che è capace di stare zitto?", riferito ovviamente alle incessanti dichiarazioni. 


Ma quanti sono questi ministri? O meglio quanti sono i ministeri? Difatti, non è tanto importante ai fini della spesa pubblica il numero dei ministri, ma quello dei ministeri, quindi delle strutture. I ministri sono tanti perchè un buon numero sono ministri senza portafoglio, che si differenziano in pratica dai sottosegretari soltanto perchè sono riporti diretti del presidente del consiglio, e perchè a loro volta possono avere a riporto dei sottosegretari. Non c'è una sostanziale distinzione con i sottosegretari alla PdC. Una questione di posizione di potere e, al limite, un problema di sovraffollamento delle riunioni del CdM, ne possiamo comprendere le ragioni, ma l'effetto sui costi è inesistente.

Guardando invece ai ministeri, scopriamo che, in fondo, sono proprio quindici.

Ministri con portafoglio

  1. Affari Esteri : Massimo D'Alema

  2. Interno : Giuliano Amato

  3. Giustizia : Clemente Mastella

  4. Economia e Finanze : Tommaso Padoa Schioppa

  5. Sviluppo economico : Pierluigi Bersani

  6. Università e Ricerca : Fabio Mussi

  7. Istruzione : Beppe Fioroni

  8. Commercio internazionale : Emma Bonino

  9. Lavoro e Previdenza sociale : Cesare Damiano

  10. Solidarietà sociale : Paolo Ferrero

  11. Difesa : Arturo Parisi

  12. Politiche Agricole, Alimentari e Forestali : Paolo De Castro

  13. Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare : Alfonso Pecoraro Scanio

  14. Infrastrutture : Antonio Di Pietro

  15. Trasporti : Alessandro Bianchi

  16. Salute : Livia Turco

  17. Beni e Attività Culturali : Francesco Rutelli

  18. Comunicazioni : Paolo Gentiloni
I ministeri sono effettivamente 18, ma 6 derivano dallo sdoppiamento di ministeri precedenti, quelli indicati in colore (sdoppiamento che mi risulta in genere sia stato soltanto organizzativo, non fisico). Ricompattandoli logicamente si arriva al magico numero di 15. Tre in più di quelli dela riforma Bassanini, ignorata totalmente dal CD dal 2001 in poi (senza che nessuno dei critici attuali abbia tirato fuori un fiato).

Ci sono , è vero, altri 8 ministri senza portafoglio, per i quali vale quanto dicevo prima:

Ministri senza portafoglio

  1. Affari Regionali e Autonomie Locali : Linda Lanzillotta

  2. Attuazione del programma di Governo  Giulio Santagata

  3. Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione : Luigi Nicolais

  4. Diritti e pari opportunità : Barbara Pollastrini

  5. Politiche europee : Emma Bonino

  6. Rapporti con il Parlamento e Riforme istituzionali : Vannino Chiti

  7. Politiche per la famiglia : Rosy Bindi

  8. Politiche Giovanili e Attività sportive : Giovanna Melandri
In totale 18+8 =26, ma le "teste" sono 25. Infatti un ministro, Emma Bonino, occupa due posizioni, una delle due è quindi ad interim (non è indicato quale).

Poi ci sono i vice-ministri e i sottosegretari (vedi il file allegato), e la sintesi è questa:

totale cariche: 26 (25 teste) ministri, 10 vice ministri, 66 sottosegretari (102 cariche, 101 teste)

Totale strutture: 18 ministeri (15 ministeri eliminando gli sdoppiamenti)

Un  bel numero certamente, ma se volessimo fare una classifica degli esternatori (chiedo aiuto agli eventuali commentatori: secondo voi chi occupa le prime tre posizioni?) vedremmo che in fondo non sono più di 6-7 su 25, e che parecchi ministri (ad esempio Bonino, De Castro, D'Alema, Bianchi) mantengono una sobrietà esemplare, la maggior parte dichiarano e concedono interviste soltanto su temi di loro competenza e altri si sentono perché sono coinvolti in altre attività extra governo, come la costruzione del PD, nel quale sono impegnati magari come candidati, ma non inseriscono polemiche interne al governo.

In sintesi una squadra più compatta e razionalmente organizzata sarebbe sicuramente più efficace per Prodi. Ma non è da qui che viene la frammentazione che zavorra il governo. E' un effetto, non è la causa.


sabato 6 ottobre 2007

Medioman

Beppe Grillo continua la sua marcia di avvicinamento all'italiano medio. Da dove vengono i problemi dell'informazione? Dai giornali di partito, finanziati con i nostri soldi.
Io pensavo ingenuamente che c'entrasse qualcosa il duopolio televisivo, i tre TG monocolore delle reti berlusconiane (più Striscia), la free press e  l'agenzia Area (quella dei GR delle radio commerciali) e i loro misteriosi selezionatori di notizie.
Tutto sparito, come l'antipatia storica per Grillo di Antonio Ricci e di Striscia la notizia.

Qual è il problema n.1 dell'italiano? Ma l'ordine pubblico, naturalmente. Abbiamo un tasso di reati inferiore a quello della Svizzera ma non importa, quello che importa è l'allarme percepito (e gonfiato dai predetti TG).
E chi è che minaccia l'ordine pubblico? Ma è chiaro: i rumeni!
Nel giro precedente toccava agli albanesi, ora pare che sia il loro turno.

Problema di ordine pubblico, nessuna giustificazione per chi delinque, ma nessuna generalizzaizone, controllo del territorio,  controllo dei flussi alle frontiere indirizzato ai paesi critici, capacità di coesistere con un mondo complesso, maturità per gestire le fasi di transizione, interventi nella educazione e nell'accoglienza, nessuna differenza per le vittime dalla nazionalità degli aggressori. Che noia ...

Vuoi mettere quanto è più semplice, per Medioman, additare il popolo capro espiatorio di turno?

lunedì 1 ottobre 2007

Protocollo welfare. Proviamo a leggerlo

E' decisivo per la tenuta del governo (e quindi per le speranze di rivincita di Silvio). Non va bene alla sinistra radicale. Non è più negoziabile per i padroni e i loro partiti (o correnti) di riferimento in parlamento. Vogliamo provare a leggero? E poi, quali sono le cose che non vanno secondo la sinistra radicale?

Ben conscio che un post di un blog deve essere il più breve possibile, ecco una sintesi brutale dei contenuti del protocollo e di due articolate critiche che ho trovato nei siti ufficiali di SD e PRC. Sono inseriti comunque i link e il protocollo integrale (in fondo al post).

Il protocollo welfare per punti

1) Adeguamento economico pensionati attuali
2) Accesso al pensionamento anticipato: a) ammorbidimento dello scalone b) incremento dei fondi per il prepensionamento dei lavori usuranti c) aperture finestre pensionistiche d) aggiornamento coefficienti di trasformazione
3) Misure previdenziali per i giovani: a) ricongiungimento b) riscatto anni di laurea c) innalzamento contributi per co.co.pro
4) Rafforzamento ammortizzatori sociali (Sussidio di disoccupazione, Integrazione del reddito)
5) Rafforzamento servizi per l'impiego (a supporto di chi cerca lavoro)
6) Lavoro a tempo determinato: a) introduzione di maggiori vincoli (limite a 36 mesi in autonomia)  b) intenzione dichiarata di abolire lo staff leasing a tempo determinato c) controlli maggiori su co.co.pro e consulenze mono-cliente
7) sostegno alla competitività: a) sgravi sul costo del lavoro b) Detassazione premio di risultato  c) Diminuzione contribuzione per lavoro straordinario.

Pro lavoratori e ex-lavoratori: 1) 2) 3)a)b)c) 4) 6)a)b)c)
Pro datori di lavoro: 7)a)b)c)
Neutre: 2)d) 5)

Non è immediato dare un peso ai vari punti e collegare l'accordo temporalmente ai precedenti, ma da questa analisi semplificata il protocollo welfare appare sbilanciato a favore dei lavoratori o ex-lavoratori.

Le critiche
Non è facile trovare analisi argomentate e dettagliate che non si limitino al politichese. Quelle che ho trovato sono sintetizzate (con l'accetta) e commentate nel seguito.

SD
(Paolo Leon) http://www.sinistra-democratica.it/documenti/saggi-157

Critiche:
- diminuzione contributi per lavoro straordinario: aumenta lo sfruttamento dei lavoratori
- incremento ammortizzatori sociali (sussidio di disoccupazione): è un invito a licenziare
- sistema pensionistico: non deve reggersi da solo ma attraverso il ricorso alle tasse, se necessario.

RC
(Giorgio Cremaschi) http://home.rifondazione.it/dettaglio_01.php?id=2479

Critiche:
- ammorbidimento scalone: è troppo poco
- lavori usuranti: sono troppo pochi
- incremento contributi per lavori atipici: il sistema pensionistico non deve essere caricato sul lavoro ma sulla fiscalità generale.

Ma soprattutto: "Le ragioni del no all'accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali" e infatti conclude: "Non nascondiamoci dietro un dito, in ogni luogo di lavoro si rimprovera al sindacato, alla Cgil in particolare, di accettare con Prodi quello che si contrastava con Berlusconi. La risposta, che conferma, è che più di così non si può fare altrimenti il governo cade. E' da un anno e mezzo che Cgil, Cisl e Uil operano con questa paura. Il risultato è che il governo Prodi è ai massimi livelli dell'impopolarità e i risultati sindacali non ci sono."

Quindi, tradotto: se cade Prodi e torna Berlusconi è pure meglio.

Osservazioni
Le critiche di Leon:
1) prende in esame e critica solo quello che ha ottenuto la controparte
2) sostiene paradossalmente che gli ammortizzatori sociali è meglio che siano bassi, così il padrone non è tentato di licenziare (Leon dovrebbe provare a spiegarlo a un disoccupato)
3) sostiene un modello di stato sociale diverso, nel quale la fiscalità generale si fa carico di tutto; non mi addentro su questo tema (nuovo modello di sviluppo) ma certo è un po' ingenuo pensare di arrivarci con una coalizione; in generale è fuori dall'orizzonte di qualsiasi paese europeo attuale; sembra quindi più che altro un argomento polemico, privo di qualsiasi risvolto pratico e propositivo
4) manca una  proposta alternativa, non è chiaro come dovrebbe essere il protocollo per andare bene a SD.

Le critiche di Cremaschi:
Cremaschi rappresenta quella parte della sinistra radicale a sinistra della sinistra radicale che ritiene che la sinistra radicale non debba stare al governo. Lo dice anche in modo molto esplicito. Non si capisce perché RC, che invece ha deciso di stare al governo, ospiti la sua come opinione più in evidenza sul pacchetto welfare.
Nel merito sostiene in pratica che con una dura e lunga battaglia si potrebbe ottenere di più, ma il suo unico interesse sembra essere il pensionamento anticipato. Ovviamente condivide un modello statale totalmente assistenziale.

RC
(dipartimento lavoro, M. Zipponi) http://home.rifondazione.it/indicearea.php?a=2

Un altro commento negativo si trova nell'area del dipartimento lavoro di RC. Dopo aver riportato una tabella molto chiara dove si vede che l'effetto migliorativo sulla riforma Maroni (lo scalone) c'è, eccome, si enuncia soltanto uno slogan: "Per il PRC l’intesa sullo scalone è negativa, così come respingiamo il tetto di 5.000 uscite per i lavori usuranti, a turni e a vincolo. Le risorse per migliorarla ci sono. In Parlamento e nel Paese continueremo la nostra battaglia. Per il PRC è decisivo il giudizio dei lavoratori sull'accordo.". L'altro punto è sul lavoro flessibile: " ... vengono confermati i rapporti di lavoro più precari e ridotti i costi per il lavoro straordinario. La legge 30 viene confermata nella sua struttura contraddicendo palesemente il programma dell’Unione".

Le proposte alternative sembrano quindi: a) orientate a finanziare maggiormente (con la fiscalità generale) i pensionamenti anticipati e la estensione dei lavori usurant,  b) ad abolire i contratti co.co.pro. (quindi anche la legge Treu).

Osservazioni
Abolire i contratti co.co.pro. sarebbe anche una buona cosa, ma senza analizzare come rimane uno slogan. Per dirne solo una: si tornerebbe in un amen alla situazione pre-legge Treu, quando gli attuali co.co.pro. erano semplicemente pseudo-consulenti, ancora meno garantiti. Sulle compatibilità economiche sorvolo perché se ne è parlato abbondantemente.

In generale queste posizioni sembrano prescindere dalla essenza stessa della concertazione (do ut des) e dalla valutazione (gramsciana) dei reali rapporti di forza. E anche dalla strategia (confuciana) del gradualismo.

In sintesi, il miglior commento lo prendo da Staino di oggi:
"Da questo governo esigo di più"
"Allora fallo vivere"