lunedì 8 ottobre 2007

Il numero magico


Tutti dicono che i ministri sono troppi, che dovrebbero essere ridotti. Il numero magico pare sia quindici ministri. Che è il numero di Sarkozy e Zapatero. Lo dice anche Walter, anche se è cosciente che non fa troppo piacere al governo amico. Lo dice perché effettivamente questa volta tutti, sono proprio tutti.

Sembrano troppi anche perché fanno in modo di sembrare ancora di più, agitandosi e rilasciando continuamente dichiarazioni. Ricordo una vignetta del grande Altan un mese dopo la costituzione del governo. Il papero diceva "C'è qualcuno che è capace di stare zitto?", riferito ovviamente alle incessanti dichiarazioni. 


Ma quanti sono questi ministri? O meglio quanti sono i ministeri? Difatti, non è tanto importante ai fini della spesa pubblica il numero dei ministri, ma quello dei ministeri, quindi delle strutture. I ministri sono tanti perchè un buon numero sono ministri senza portafoglio, che si differenziano in pratica dai sottosegretari soltanto perchè sono riporti diretti del presidente del consiglio, e perchè a loro volta possono avere a riporto dei sottosegretari. Non c'è una sostanziale distinzione con i sottosegretari alla PdC. Una questione di posizione di potere e, al limite, un problema di sovraffollamento delle riunioni del CdM, ne possiamo comprendere le ragioni, ma l'effetto sui costi è inesistente.

Guardando invece ai ministeri, scopriamo che, in fondo, sono proprio quindici.

Ministri con portafoglio

  1. Affari Esteri : Massimo D'Alema

  2. Interno : Giuliano Amato

  3. Giustizia : Clemente Mastella

  4. Economia e Finanze : Tommaso Padoa Schioppa

  5. Sviluppo economico : Pierluigi Bersani

  6. Università e Ricerca : Fabio Mussi

  7. Istruzione : Beppe Fioroni

  8. Commercio internazionale : Emma Bonino

  9. Lavoro e Previdenza sociale : Cesare Damiano

  10. Solidarietà sociale : Paolo Ferrero

  11. Difesa : Arturo Parisi

  12. Politiche Agricole, Alimentari e Forestali : Paolo De Castro

  13. Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare : Alfonso Pecoraro Scanio

  14. Infrastrutture : Antonio Di Pietro

  15. Trasporti : Alessandro Bianchi

  16. Salute : Livia Turco

  17. Beni e Attività Culturali : Francesco Rutelli

  18. Comunicazioni : Paolo Gentiloni
I ministeri sono effettivamente 18, ma 6 derivano dallo sdoppiamento di ministeri precedenti, quelli indicati in colore (sdoppiamento che mi risulta in genere sia stato soltanto organizzativo, non fisico). Ricompattandoli logicamente si arriva al magico numero di 15. Tre in più di quelli dela riforma Bassanini, ignorata totalmente dal CD dal 2001 in poi (senza che nessuno dei critici attuali abbia tirato fuori un fiato).

Ci sono , è vero, altri 8 ministri senza portafoglio, per i quali vale quanto dicevo prima:

Ministri senza portafoglio

  1. Affari Regionali e Autonomie Locali : Linda Lanzillotta

  2. Attuazione del programma di Governo  Giulio Santagata

  3. Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione : Luigi Nicolais

  4. Diritti e pari opportunità : Barbara Pollastrini

  5. Politiche europee : Emma Bonino

  6. Rapporti con il Parlamento e Riforme istituzionali : Vannino Chiti

  7. Politiche per la famiglia : Rosy Bindi

  8. Politiche Giovanili e Attività sportive : Giovanna Melandri
In totale 18+8 =26, ma le "teste" sono 25. Infatti un ministro, Emma Bonino, occupa due posizioni, una delle due è quindi ad interim (non è indicato quale).

Poi ci sono i vice-ministri e i sottosegretari (vedi il file allegato), e la sintesi è questa:

totale cariche: 26 (25 teste) ministri, 10 vice ministri, 66 sottosegretari (102 cariche, 101 teste)

Totale strutture: 18 ministeri (15 ministeri eliminando gli sdoppiamenti)

Un  bel numero certamente, ma se volessimo fare una classifica degli esternatori (chiedo aiuto agli eventuali commentatori: secondo voi chi occupa le prime tre posizioni?) vedremmo che in fondo non sono più di 6-7 su 25, e che parecchi ministri (ad esempio Bonino, De Castro, D'Alema, Bianchi) mantengono una sobrietà esemplare, la maggior parte dichiarano e concedono interviste soltanto su temi di loro competenza e altri si sentono perché sono coinvolti in altre attività extra governo, come la costruzione del PD, nel quale sono impegnati magari come candidati, ma non inseriscono polemiche interne al governo.

In sintesi una squadra più compatta e razionalmente organizzata sarebbe sicuramente più efficace per Prodi. Ma non è da qui che viene la frammentazione che zavorra il governo. E' un effetto, non è la causa.


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