martedì 13 novembre 2007

Bipolarismo? Meglio il bipartitismo.

La proposta di nuova legge elettorale Veltroni-Vassallo fa discutere, per l'abbandono vero o presunto del bipolarismo.  Non mi addentro nell'analisi del complesso sistema proposto, mi limito ad allegare in fondo una buona sintesi di Sebastiano Messina da Repubblica.
Riguardo al bipolarismo la criticità è rappresentata dalla abolizione del "leader della coalizione". A dire il vero questa indicazione esplicita è stata introdotta soltanto con l'attuale legge elettorale, il cosiddetto porcellum, mentre non c'era con il precedente mattarellum.

Le coalizioni, il Polo, l'Ulivo, la Casa delle Libertà, l'Unione, si sono formate lo stesso, a partire dal 1996, perché lo volevano gli elettori, e per trascinamento della buona prova e della buona accoglienza che il bipolarismo aveva avuto a livello di comuni, province e regioni.

Le coalizioni quindi, con il nuovo sistema proposto, sarebbero ancora possibili, ma non ineluttabili. Con il porcellum, infatti (vedi l'analisi precedente) sono  ineluttabili perché il premio di maggioranza, soprattutto alla Camera, penalizza in modo anche molto pesante chi vuole uscire da una logica di coalizione.

Cerco di astrarmi dall'analisi del tipo "a chi giova". Come ricordavo in un precedente post i sistemi elettorali in Italia si sono sempre rivoltati contro chi li aveva proposti, e quindi incrociamo le dita. E poi bisognerebbe mettere sul tavolo troppe variabili, alleanze, previsioni di voto, per tirare fuori qualcosa di utile. Ci sono i politologi per questi raffinati esercizi.

L'efficacia non basta
Concentriamo invece l'analisi sulla efficacia di un sistema elettorale per il sistema paese; avevo sintetizzato l'efficacia di un sistema (come tradizionalmente si fa) in:
> alternanza: la scelta è dell'elettore
> efficienza: dopo un paio di giorni si sa chi ha vinto
> stabilità: ribaltoni, ricatti e passaggi di maggioranza sono difficili o impossibili

Veltroni invece ha puntato l'attenzione sulla efficacia del governo che segue le elezioni, con i quattro principi: «Un sistema su base proporzionale, senza premio di maggioranza, per evitare che le alleanze siano fatte dopo il voto, un sistema che riduca la frammentazione e che dia agli elettori la possibilità di scegliere i rappresentanti», che puntano a creare «un vero bipolarismo, una democrazia dell’alternanza, un bipolarismo virtuoso che non nasca per costrizione e che produce alleanze basate non sul minimo comun denominatore ma sul massimo comun denominatore».

In effetti, quello che abbiamo visto in questi anni è stato un successo del bipolarismo a livello locale ed un insuccesso a livello centrale. Perché? E' colpa dei sistemi elettorali diversi?

Non mi pare sia questa la spiegazione, a livello locale il massimo comune denominatore è più ampio, perché i compiti sono più circoscritti. Le alleanze da Rifondazione ad Udeur quindi funzionano, da Roma a Torino a Bari, gli scontri che pure ci possono essere sono ricomponibili o comunque riconducibili a un normale contrasto tra alleati che hanno un obiettivo comune. Che in fondo non è altro che "buona amministrazione".

A livello centrale invece occorre fare scelte strategiche, e quando la strategia su punti qualificanti come la regolamentazione del mondo del lavoro o la collocazione e il ruolo internazionale dell'Italia sono divergenti (ma ce ne sono anche altri). Il risultato è che il massimo comune denominatore diventa minimo, e lascia fuori tanti problemi e tanti temi che non vengono affrontati per prudenza, perché non si troverebbe un accordo. Ma i problemi lasciati fuori interessano a tanti elettori, e da qui nasce il livello elevato (rispetto alla media, un po' è fisiologico in qualsiasi sistema) di insoddisfazione e delusione che tutti i giornali e i media percepiscono e enfatizzano rumorosamente.
(Sarà poi vero o sarà nella media? Supponiamo che sia vero, altrimenti non ci sarebbe neanche tutta questa fretta di intervenire).

ATT00241-varianteE' un problema solo delle coalizioni di CS, eterogenee per definizione perché costruite solo in funzione anti-Berlusconi? Niente affatto, anche la coalizione di CD è stata paralizzata nella sua peraltro timida (al di là dei proclami) spinta riformatrice dai contrasti interni. Non tanto tra UDC e FI, ma tra i "liberisti" e i "sociali". La riforma delle tasse "epocale" di Berlusconi puntava a una operazione reaganista e thatcheriana in Italia, ma è stata bloccata dalla "destra sociale" di Alemanno e anche dall'UDC. Altrimenti sarebbe stata veramente epocale (ma non per questo positiva). Alla fine, a parte il rumore mediatico, è stato un governo che ha galleggiato per cinque anni senza dare risposte neanche al suo elettorato di riferimento, che se ne è accorto.

Il "massimo" comune multiplo
Il nuovo sistema elettorale Veltroni-Vassallo quindi non è efficace ai fini dell'alternanza, del vincitore, della stabilità, nel senso che non impone questi effetti. Punta invece a recuperare l'efficacia del sistema politico.
Come?
Accettando la realtà e rinunciando a intervenire per mezzo del solo sistema elettorale. La realtà è che su un programma di sinistra europea in Italia non si riesce a raccogliere il consenso della maggioranza assoluta degli elettori. Non ci si riesce neanche negli altri paesi europei, ma: 1) in molti di essi il sistema elettorale consente di governare a chi raggiunge la maggioranza relativa,  2) anche la destra europea, in tutti i paesi, si trova nella stessa situazione, e 3) la percentuale di votanti è solitamente molto inferiore che in Italia.

In Italia invece un sistema elettorale maggioritario puro non si può realizzare, perché evidentemente gradito solo a due partiti su 25 e per aggiunta il CD è sempre pronto ad imbarcare chiunque senza alcun pudore (vergognosa e mai abbastanza stigmatizzata l'alleanza con la Fiamma tricolore e Azione sociale nel 2006, peraltro tuttora in piedi).

Non esistendo e non potendo imporre le altre due condizioni, a questo punto il male minore potrebbe essere un sistema che consente a due partiti di raggiungere un forte peso relativo rispetto agli altri, e poi di comporre il governo in base ad alleanze con altri partiti, comunque di peso (soglia sostanziale al 5%-8%) su un massimo comune denominatore più ampio, perché contrattato tra un numero minore di soggetti.

Un accordo (non necessariamente attorno al partito di maggioranza relativa, attenzione), che potrebbe arrivare prima delle elezioni, come sarebbe auspicabile, e che poi sarebbe attuato in maggiore o minore misura in base al gradimento reciproco degli elettori. Oppure anche dopo (il sistema non lo esclude). Con tutti i rischi di ricaduta nei vizi della prima repubblica che possiamo immaginare, ma sui quali preferisco sorvolare.
Per inciso, anche il bicameralismo perfetto sarebbe meno critico con questo sistema.

Il blocco ai processi di frammentazione sarebbe però molto efficace e dovrebbe portare ad una ricomposizione dell'intero sistema.

Se l'elettorato seguirà questo processo e si concentrerà progressivamente sui partiti in grado di governare la ricomposizione potrebbe arrivare anche ad un auspicabile minimo comune multiplo (che però io chiamerei in questo caso massimo comune multiplo, perchè dovrebbe essere un multiplo di un numero grande a piacere di elementi).

Un partito che, come il suddetto numero multiplio, è aperto e contiene all'interno in modo armonico più elementi, e raggiunge una dimensione sufficiente per assumere un ruolo di governo senza ricorrere ad alleanze, oppure con alleati naturali.

In una parola, il bipartitismo, un sistema più efficiente e più chiaro del bipolarismo e, nonostante le apparenze, anche più adatto a rispondere alle aspettative di trasparenza e di efficienza degli italiani. Uno sviluppo che potrebbe essere consolidato da una seconda e più radicale riforma elettorale, in parallelo ad una riforma costituzionale che adatti il sistema dei reciproci contrappesi ad un meccanismo elettorale radicalmente diverso di quello del '46.

Non è una strada facile, continuo a pensare che sarebbe meglio incamminarsi su di essa verso il 2010, e che la impopolarità del governo sia molto amplificata rispetto alla realtà, ma devo riconoscere che esiste un rischio di logoramento che potrebbe compromettere qualsiasi sviluppo positivo futuro.
E devo aggiungere anche che i rischi di instabilità, di frammentazione e di separazione tra elettori ed eletti che comporta il porcellum, e anche il porcellum col fard (quello che uscirebbe dal referendum) rendono questa opzione sicuramente preferibile.

Il sistema elettorale Veltroni - Vassallo (da Repubblica 12 novembre 2007 - Sebastiano Messina)

Ci sono il tedesco, lo spagnolo e l'italiano. Non è l'inizio di una barzelletta:

E’ la formula inedita e originale su cui sta lavorando Walter Veltroni per la riforma elettorale. L'inedito incrocio tra due sistemi elettorali si regge su un equilibrio fragilissimo. Un progetto messo a punto da un giovane e brillante politologo, Salvatore Vassallo, che ha convinto lo stato maggiore del Partito democratico. I referendari sono divisi, il centrosinistra e il centrodestra pure. Il primo, immediato risultato di questa proposta, dunque, è stato quello di sparigliare un gioco ormai fermo per i veti incrociati. Ma mettiamo da parte le considerazioni sulla tattica politica e domandiamoci: dal punto di vista dell'elettore, cosa cambierebbe?

La prima e più evidente novità è il ritorno al collegio uninominale, un sistema che gli italiani hanno mostrato di preferire di gran lunga a quello delle liste bloccate perché seleziona la classe politica attraverso trasparenti battaglie di collegio e sottrae ai partiti il potere di scegliere, nome per nome, i membri del Parlamento. Metà dei deputati sono eletti proprio nei collegi uninominali, dove basta la maggioranza relativa per vincere. I partiti poi presentano delle liste bloccate (fino a 8 nomi) in ogni circoscrizione (grande in media quanto una provincia), per il riequilibrio proporzionale dei seggi, ma si attinge a quei nomi solo dopo aver ripescato tutti i "migliori perdenti" nei collegi (dunque solo in pochi casi).

Scompare anche il premio di maggioranza (grazie al quale oggi il centrosinistra ha il 54 per cento dei deputati, pur avendo ottenuto solo 25 mila voti in più dell'opposizione) e non è introdotta nessuna clausola di sbarramento (in Germania è al 5 per cento, in Spagna al 3). Così un partito magari piccolo ma con alcune isole di consenso forte (la Lega o persino l'Udeur) può ottenere seggi.

In compenso i seggi della quota proporzionale - la metà del totale - vengono assegnati circoscrizione per circoscrizione, non in base alla cifra nazionale di ciascuna lista. E se un partito ha fatto il pieno dei collegi uninominali, conquistando più seggi di quanti gliene spetterebbero con la proporzionale, il suo risultato non viene corretto: gli altri si divideranno i seggi restanti. Questo produce un effetto maggioritario dolce, non apparente ma evidente, a favore dei partiti più forti (dal 3 al 4 per cento di seggi in più). Dettaglio fondamentale: non c'è recupero dei resti. I partiti che sono piccoli e deboli dappertutto non hanno speranze.

Eliminando il premio di maggioranza che lo giustificava, viene cancellato anche l'obbligo per i partiti di dichiarare il "leader della coalizione", l'uomo che poi diventerà il presidente del Consiglio o il capo dell'opposizione. Non è più necessario neanche accordarsi su un programma prima delle elezioni.

Proprio qui sta la novità più importante della proposta Vassallo. Per capirla bisogna fare un passo indietro, e ricordare che fino a poche settimane fa Veltroni è stato un ferreo difensore di un bipolarismo inteso come "una democrazia in cui sono i cittadini a scegliere il governo". Ebbene, il sistema italo-ispano-tedesco rinuncia a questo obiettivo, e infatti ieri Veltroni parlava di "un nuovo bipolarismo, fondato sulla coesione e non sulla coercizione". "Bisogna preservare la dinamica bipolare - scrive Vassallo, nella sua proposta - senza rendere però ineluttabile la formazione di coalizioni pre-elettorali". In concreto, i partiti potranno stringere delle alleanze prima del voto. Ma potranno anche non farlo.

Qualche esempio, non troppo a caso. Rifondazione si presenterà per conto suo, magari dopo aver dato vita alla Cosa Rossa grazie alla paura di scomparire che si diffonderà nelle altre formazioni della sinistra radicale. La stessa cosa farà, sul fronte opposto, l'Udc di Casini, puntando a diventare l'ago della bilancia del nuovo sistema, tenendosi le mani libere. Quanto ai Verdi, ai radicali, ai socialisti, al Pdci, a Di Pietro, a Rotondi e agli altri partiti che l'ultima volta ebbero meno del 3 per cento, dovranno aggregarsi ai più forti o formare dei cartelli elettorali, se vorranno sopravvivere.

Questo, naturalmente, sulla carta. Ovvero presumendo che la proposta Vassallo venga approvata così com'è stata scritta (con l'aiuto di due eccellenti esperti di sistemi elettorali come Stefano Ceccanti e Alessandro Chiaramonte). L'esperienza induce però a ritenere probabile una sua correzione, al tavolo delle trattative con alleati e oppositori. Il problema è: fino a che punto sarà corretta?

Questo inedito incrocio tra tre diversi sistemi elettorali si regge infatti su un equilibrio delicatissimo: basta allargare i confini delle circoscrizioni per far scomparire la componente maggioritaria spagnola e avvicinarsi pericolosamente al ceppo proporzionale tedesco, che sarebbe - per usare le parole dello stesso Vassallo - "la tomba del bipolarismo". Dopo aver rinunciato al suo principio fondamentale (far scegliere ai cittadini le alleanze di governo) l'impresa di difendere i confini del maggioritario potrebbe risultare, per Veltroni, più dura del previsto.

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