domenica 18 novembre 2007

Il protocollo welfare. Ancora?

La vicenda del voto di fiducia al Senato e della spallata andata a vuoto ha messo in grande difficoltà Berlusconi. Non sarà "finito" come dicono frettolosamente alcuni commentatori, perché ha sempre avuto notevoli risorse (economiche e televisive) di recupero, ma certo qualche rischio lo corre.

Bisogna fare qualcosa per rimetterlo in pista, e presto.

Niente paura, a risolvere questo piccolo problema ci pensa la "cosa rossa". Come?

Riesumando la questione "protocollo welfare".
Il risultato del referendum tra i lavoratori non era stato abbastanza imbarazzante? Una percentuale pari all'82% di un numero di lavoratori molto elevato aveva approvato il protocollo, sconfessando in modo netto le posizioni della "sinistra radicale" e della "vera sinistra radicale" (o "sinistra critica").
Questa parte politica, che si propone come punto di riferimento per i lavoratori dipendenti, aveva raccolto tra gli stessi lavoratori dipendenti un consenso pari appena al 18%, peraltro su posizioni molto facili (chiedendo di più).
Ce n'era abbastanza per intraprendere una imbarazzata ritirata strategica, metterci una pietra sopra e fare magari anche qualche riflessione.
Gavino Angius, ad esempio, aveva detto con onestà intellettuale che la manifestazione prevista per il 20 ottobre dopo il referendum non aveva più senso, sarebbe stato come dare degli sprovveduti all'82% dei lavoratori.

Invece è bastata questa manifestazione, che ovviamente si è fatta lo stesso, peraltro assieme alla "sinistra critica" di cui sopra (che considera quelli della "cosa rossa" niente altro che dei traditori della classe operaia) per cancellare l'imbarazzato ricordo. Hanno detto che in piazza c'erano un milione di persone (erano in realtà 150 mila, ma da quando Berlusconi ha iniziato con le manifestazioni di piazza si è verificato un fenomeno inflazionistico anche qui) ed è cominciata la litania del "milione in piazza contro il welfare".
 
Lo schema lo conosciamo a memoria, non c'è bisogno di nessuna analisi dietrologica, su qualche pretesto assolutamente secondario (magari l'inutilizzato staff leasing) comincerà il tiro alla fune, senza preoccuparsi se poi la fune si spezza.
E da domani Berlusconi potrà dire ai suoi critici "non cantate vittoria, non vi siete ancora liberati di me, c'è ancora la sinistra radicale che può rimettermi in pista".
Spero ardentemente che la sua aspettativa sia infondata.

2 commenti:

  1. Oddio, Albè. Che incubo. Era qualche ora che non ci pensavo ai massimalisti, tutta presa a capire di quale popolo cianci Silvio. :-(

    Pensa, per qualche ora avevo obliato Diliberto...


    Baci.

    Eli

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  2. Effettivamente l'avevo scritto a gazebi ancora aperti. Anche se era già chiaro il numero di firmatari (3,5 milioni x2 = 7 milioni). Non sembra una persona seria, eh? Ieri il suo nuovo partito si chiamava Partito del Popolo, l'altro ieri Partito della Libertà, oggi Partito del Popolo delle Libertà. Domani penso che si chiamerà Partito delle Libertà del Popolo Italiano. Poi non so. Forse Alleanza dei Partiti del Popolo delle Libertà Italiane e Cristiane (se convince Fini e Casini).

    Io ho lavorato nel marketing e mi hanno insegnato che l'ultima cosa a cui bisogna rinunciare è il marchio. Ad esempio il Mulino Bianco resisterà immutabile sino alla fine dei tempi, anche quando i plumcake saranno fatti con le alghe (aiuto! Cosa mi è venuto in mente?).

    Lui ad esempio ha cambiato nome alla ditta, ma Canale 5 non ha mai cambiato nome.

    Riflessioni (la prossima su Dini ...)


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