mercoledì 21 novembre 2007

Mistero Dini

Cosa vuole Dini? Questo si chiedono i giornali. Era uno dei leader della Margherita, aveva votato a favore dello scioglimento nel PD, era pronto a entrarvi quando, all'improvviso e senza che nell'intorno fosse cambiato qualcosa, si è sganciato. Ora pratica la politica delle "mani libere" con il suo micro-gruppo parlamentare (sono 3 in tutto, come noto) con la motivazione che, essendo nato il PD, i precedenti accordi sarebbero azzerati. Come se il PD fosse disceso da Marte e non fosse invece nato dalla fusione delle due principali forze presenti nell'Unione, più altre provenienti dalla società civile, ma comunque nell'ambito del CS.


Quando non esiste una motivazione logica partono i dietrologi con le spiegazioni. Nell'editoriale di Domenica su Repubblica Scalfari riferiva di una di queste ipotesi dietrologiche; un patto di ferro siglato con Berlusconi, che molti danno per certo. In cambio di cosa? Lo stesso Scalfari concludeva che non esiste una merce di scambio e quindi, a parte la considerazione sulla moralità del nostro (che, fino a prova contraria, non è in discussione), si tratta con ogni probabilità di una diceria senza fondamento.

Altri sostengono che la crisi abbia origine dalla mancata partecipazione alla compagine governativa, e che quindi tutto sarebbe finalizzato a una nomina ministeriale di peso.

Ma anche questa mi pare una maldicenza, non risulta che sia un carrierista, e comunque lo sganciamento non sarebbe una strada efficace per raggiungere lo scopo.


Infine ci sono le ipotesi che lo vedono puntare al mitico "governo istituzionale", che peraltro vorrebbe guidare, in un remake del 1995. Un obiettivo ben difficile da raggiungere se fosse proprio lui a provocare la crisi, evidentemente non sarebbe sopra le parti e fuori dai giochi.

La spiegazione potrebbe essere più semplice: Dini sta operando come punto di riferimento della Confindustria nel CS.

Il cuore degli industriali batte a destra, c'è poco da fare, ma al governo c'è il CS e bisogna essere realisti.

La Confindustria ha sottoscritto il protocollo welfare, ha fatto alcune concessioni, ma non vuole andare oltre. La Confindustria non vuole un incremento dei costi della previdenza (abbassamento dell'età pensionabile) perchè potrebbe mettere a rischio le agognate riduzioni del carico fiscale. La Confindustria non vuole il superamento e neanche la riduzione del lavoro flessibile (o precario) perchè costa meno e soprattutto fornisce al datore di lavoro il potere del ricatto.

senato-aula-vuotaSu tutti questi punti critici il gruppo Dini ha fatto e sta facendo la sua opposizione, coerenete sicuramente anche con la sua idea politica, giocando un ruolo di contrappeso alla cosiddetta sinistra radicale.

Utilizzando beninteso il sistema ben collaudato e ampiamente utilizzato in questa legislatura, in questa maggioranza e in questo sistema elettorale (non mi ricordo neanche chi abbia iniziato): il ricatto sulla tenuta del governo al Senato.

Nessun commento:

Posta un commento