giovedì 8 novembre 2007

tagli tagli tagli tagli

In alternativa al mantra economico-politico tasse tasse tasse tasse abbiamo il mantra tagli tagli tagli tagli. Contraddistingue gli economisti e gli elettori non dichiaratamente thatcheriani. Quelli consapevoli che, se diminuiscono le entrate dello stato, dovrebbero diminuire anche le uscite, e di conseguenza i servizi. Quindi, ecco la soluzione: le spese inutili!
L'ultimo è Tito Boeri su lavoce.info di un paio di giorni fa. Ma sono convinto che cercando bene si poteva trovare lo stesso articolo con parole diverse in almeno altri 3 o 4 giornali economici (o sul Corriere).

Quello che non dicono mai è che i famosi tagli, per essere efficaci, dovrebbero riguardare anche i posti di lavoro.

In questo senso la razionalizzazione della spesa nello stato non è affatto diversa da quella che si fa di solito in una societΰ privata, dove si inizia sempre, come noto, dalle spese ricorrenti rappresentate dal monte stipendi.

Il mitico "ente inutile"
Vediamo come mai i tagli, per essere efficaci e avere effetto sulla spesa pubblica, debbano incidere sulla base lavorativa.
Partiamo dall'esempio più classico: l'abolizione del mitico ente inutile.
Prendiamo l"Ente per la protezione della trota di mare", 100 dipendenti, una sede di 1000 mq, 1 presidente, 1 direttore generale, 5 consiglieri di amministrazione, 2 auto aziendali ... interamente finanziato dallo stato con una apposita voce nella legge finanziaria o in qualche bilancio regionale.
Facciamo un bilancio semplificato dell'ente: affitto (a 200 €/mq anno): 200 mila euro, appannaggi presidente e DG e gettoni consiglieri 500 mila, 2 auto aziendali 40 mila (a noleggio),
energia 50 mila, informatica (100 PC e un paio di server), telefoniche, dati e altre spese generali ..diciamo che per le spese essenziali l'ente non spende meno di 1 milione di euro all'anno.
 
Poi ci sono 100 stipendi, incluse tasse, contributi previdenziali, TFR e altri oneri, potrebbero costare una media di 40 mila euro, per un totale di 4 milioni all'anno.
Nell'ipotetico ente quindi il monte stipendi inciderebbe, con questa composizione della spesa, per l'80% del totale, se le spese fossero realisticamente un poco più elevate (1,3-1,5) sarebbe ell'ordine del 75%.

"Aboliamo gli enti inutili"
Se venisse sciolto, è probabile che il sistema paese non ne avrebbe alcun danno (è un ente inutile ...), e la spesa pubblica si ridurrebbe di 5 milioni di Euro (1 millesimo dei tagli di questa finanziaria 2008).
Però 100 persone rimarrebbero senza lavoro. In Italia e più probabile (per fortuna, diciamolo) che vengano invece riassorbiti in altri settori della PA. Il taglio si ridurrebbe a questo punto teoricamente a 1 milione, quindi 0,25 millesimi dell'obiettivo indicato sopra.
 
Ma anche in questo caso la riduzione dei costi sarebbe solo parziale, infatti buona parte dei costi generali sono in proporzione al numero di dipendenti (affitto locali, telefoniche, informatica) e quindi tagliabili soltanto con la riduzione del personale.

Il metodo Billy Elliot"
Supponiamo invece per un momento che veramente si voglia prendere questa strada. Dove andrebbero i 100 dipendenti dell'ente "Ente per la protezione della trota di mare"? In pensionamento anticipato? Sempre oneri per lo stato sono. Sussidio disoccupazione? Idem. Rinuncerebbero al lavoro se donne? Si ridurrebbe il reddito delle loro famiglie con effetti sul sistema economico generale.
L'unica alternativa economicamente corretta, nella quale i tagli sarebbero effettivamente tali, sarebbe l'assorbimento da parte del sistema privato.
Ipotesi di molto ardua applicazione se si pensa a una ricollocazione come dipendenti, e problematica anche nel settore del commercio e della piccola impresa.

Ma il nostro esempio è ancora ottimistico, perchè l'incidenza dei costi generali diminuisce con l'aumentare dei dipendenti. Con 500 potrebbe essere già all'80% , fino ad arrivare a ben oltre il 90%, come noto, nel caso del datore di lavoro con più dipendenti in Italia: il Ministero della pubblica istruzione.

Questo è un esempio molto semplice e molto diretto. Ma in generale tutta la famosa spesa pubblica si trasforma in lavoro per qualcuno. Anche i tanto deprecati convegni (troppi, dicono, non mi ricordo quanti al giorno) danno lavoro all'industria della convegnistica. I soldi delle tasse in fondo generano un turnover (sperando che una parte non venga intercettata e dirottata verso qualche conto).
 
In sintesi, è facile, per gli economisti (che peraltro di solito sono professori universitari, quindi dipendenti pubblici anche loro), fare lezione sui tagli, è un po' più difficile praticarli.
 
Questo non significa che le spese inutili non debbano essere affrontate e eliminate, ma nella chiave, purtroppo più complicata, della razionalizzazione. I dipendenti del nostro esempio potrebbero essere ocupati nella produzione di servizi utili, anzichè inutili. I costi di struttura dell'ente potrebbero essere ridotti sciogliendolo e accorpandolo ad altre organizzazioni pubbliche. Con tecnologie di lavoro a distanza i dipendenti potrebbero occuparsi delle nuove attività anche senza mettere in gioco problemi di mobilità, e così via.
Una logica di miglioramento dei servizi con riduzione della spesa, di dare "di più con meno", nel quadro di tecniche di controllo del tipo "spending review" come quelle promosse dal libro verde sulla spesa pubblica.

3 commenti:

  1. Questo è parlar chiaro! Ottimo, preciso e incontrovertibile.

    Ma perché "Billy Elliot"?

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  2. Leggo pure ciò che non commento, eh?

    Sei bravissimo.

    Eli

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  3. Anzitutto grazie a Eli, in realtà provo a essere chiaro soprattutto per chiarirmi le idee io ...

    Per Corrado: il metrodo "Billy Elliot" era quello della Thatcher, tutti a casa e senza passare dal via, non si guarda in faccia a nessuno, sei minatore, insegnante o impiegato (come appunto avveniva nel film).

    E' il sogno di alcuni economisti libertisti alla Ricolfi. A proposito sai come si intitola l'ultimo libro del suddetto? "Da Berlusconi a Prodi (e ritorno)". Con certi amici non c'è bisogno dei nemici.

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