martedì 18 dicembre 2007

Un governo, tanti amici

Panorama continua ad essere una lettura assai interessante. La prima rubrica che leggo è sempre quella dell'ospite, la tribuna lasciata a chi è di diversa opinione (cioè di sinistra) dal direttore Belpietro.
Ho notato che gli ospiti tendono a ruotare e a ripresentarsi, per esempio è frequente la presenza del deputato PD ed ex direttore de L'Unità Caldarola. ma soprattutto è assiduo un altro ex (vice) direttore de L'Unità, Piero Sansonetti.

Il titolo del suo più recente intervento, della settimana scorsa, non mostra dubbi nè ecumenismo di tipo veltroniano: "ORA È MEGLIO FAR CADERE IL GOVERNO". E non si tratta di una forzatura dell'editor del settimanale berlusconiano (musica per le sue orecchie, in ogni caso), infatti l'incipit dell'articolo prosegue

"Sarebbe molto ragionevole, credo, se la sinistra facesse cadere questo gover­no. Per la semplice ragione che l'alleanza di centrosinistra si è dissolta e non esistono possibilità che si ricomponga. Perché si è dissolta? Credo per due motivi. Il primo riguarda i partiti e le loro burocrazie, il secondo riguarda i poteri veri (quelli che io chiamo i poteri veri, cioè prin­cipalmente la Confindustria).

Forse qualcuno ricorda il precedente intervento di Sansonetti che commentavo, con il PD sponsorizzato dalla Confindustria, ovvero da Montezemolo, quindi si nota una certa continuità di pensiero. Però rimane la domanda, dov'è la novità, dov'è il punto di discontinuità rispetto alla partenza del governo nel 2006? Ecco subito la risposta:

"L'alleanza di centrosini­stra, cioè l'Unione, era nata sulla base di un patto po­litico che aveva la sua forza nell'asse preferenziale tra i Ds e Rifondazione, cioè fra il partito più forte della si­nistra riformista e il partito più forte della sinistra ra­dicale. Su quest'asse era stato costruito un programma di governo, di mediazione, che prevedeva riforme for­ti e un visibile cambio di direzione (sui temi sociali, nel campo dell'economia, sulle grandi questioni rela­tive ai diritti individuali, ai diritti civili, ai diritti col­lettivi) rispetto alle politiche del centrodestra."

Ora, a me pareva di ricordare che il leader della suddetta Unione, certificato da 4 milioni di voti o giù di lì, era un ex democristiano, Prodi, e che il risultato delle elezioni avesse evidenziato anche la presenza determinante di 3-4 partiti del tutto fuori da questo presunto asse di sinistra-sinistra. Mi riferisco ovviamente a UDEUR, Radicali, Italia dei Valori e Margherita.

A un osservatore attento, che dirige addirittura un giornale politico, evidentemente questo particolare era sfuggito. Dopo un annetto e mezzo però si è accorto che il governo non aveva come faro e obbiettivo né la "democrazia progressiva" né "la terza via" tra capitalismo e comunismo (ma forse anche questa sarebbe stata troppo poco).

Più pragmaticamente, si riprometteva di rimettere in sesto il paese dopo il dissesto generale lasciato da cinque anni di governo di destra, e di traghettarlo a uno scenario di bipolarismo "normale". Non va bene, almeno per Sansonetti (per Bertinotti, non si sa) e quindi a RC tocca un compito storico (ma non nuovo):

E qual è la forza politica in grado, con la sua iniziativa, di provocarne la fine e di condizionare questo at­to, questo avvenimento, in modo da evitare che il crollo del centrosinistra travolga e annienti tutta la sinistra? L'unica forza, nell'Unione, che mantiene ancora la sua autonomia politica e il suo profilo e la sua capacità di iniziativa è Rifondazione comunista: per questo, credo, il compito tocca a lei.

Compito già svolto con successo nel '98, e che Panorama e il suo editore Berlusconi attendono con ansia. All'epoca non ottennero ringraziamenti diretti, come rimarcò Nanni Moretti ricevendo il premio a Cannes per "La stanza del figlio". Quando disse (era poco dopo l'elezione del 2001) "Non capisco perché Berlusconi abbia detto che ringrazia milioni di italiani, quando ne deve ringraziare uno solo", intendeva Bertinotti, che si offese moltissimo. Ma gli elettori di RC vennero presi da un  improvviso e tradivo senso di colpa, e si recarono in massa a votare al secondo turno delle elezioni per il sindaco di Roma. E Veltroni divenne sindaco. In pratica, deve ringraziare Moretti.

Senso di colpa che è durato per cinque anni e oltre, e ha consentito la costituzione dell'Unione, ma che per Sansonetti ha cessato ogni effetto con la nascita del PD (non so perchè). 

Rimane magari da capire la coesistenza tra Liberazione e RC al governo (e alla presidenza della Camera) e tra il ruolo di guidatore unico della "cosa rossa" assegnato a RC e gli altri comprimari, ma le domande messe sul tavolo mi paiono già sufficienti per un sereno 2008.

Dimenticavo lo scenario post caduta del governo Prodi auspicato da Sansonetti. Anche qui è poco originale: governo istituzionale (con chi? non certo con RC, a bruciarsi i voti ci pensi qualcun altro), nuovo sistema elettorale (qui però con l'accordo con RC) e poi al voto con la sinistra non annientata, ma all'opposizione.

1 commento:

  1. Nuove da Sansonetti: anche Fini è meglio di Veltroni; leggete qui un riassunto della sua intervista al Secolo d'Italia:

    http://www.altrestorie.org/news.php?extend.1065

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