domenica 17 febbraio 2008

Neanche la mamma sta con Casini

Prima lo ha abbandonato Mastella (era il '99) poi Follini, poi Giovanardi, poi Baccini, poi Tabacci, e infine la separazione più dura, proprio quella con Berlusconi, a cui era fedele senza tentennamenti sin dal lontano 1994. E ora apprendiamo (ad Anno zero) che neanche la mamma di Casini sta dalla sua parte, è una berlusconiana. Neanche la mamma sta dalla sua parte. La mamma italiana disposta a perdonare e scusare il figlio anche se si chiama Donato Bilancia.
Ma cosa ha fatto di male? Perchè l'astuto Silvio lo ha inopinatamente scaricato? Con il porcellum conta arrivare alla maggioranza relativa, quindi anche un 2% in più può essere decisivo, figuriamoci il 6 o 7% dell'UDC.

Eppure Silvio lo ha scaricato brutalmente.
E' impazzito? E' in delirio di onnipotenza e vuole liberarsi preventivamente di potenziali alleati infedeli o comunque problematici e inutilmente moderati? E' stata una scelta umorale?
Può darsi che la spiegazione sia un mix di queste. Ma secondo me c'è anche un doppio calcolo. In primo luogo potrebbe aver pensato di usare il partito di Casini come scudo umano contro il PD, per frenare il (da sempre vagheggiato) sfondamento al centro del centro-sinistra (o ora del PD).
Supponendo che gli elettori di centro tentati dal PD fossero quelli che non sopportavano più l'eterno predominio del miliardario delle televisioni, viene proposta loro una alternativa meno preoccupante per la maggioranza relativa del PDL: un partito moderato ex democristiano.
Il secondo motivo sarebbe quello di liberarsi dello scomodo abbraccio del cardinale Ruini. Che così diventerebbe il più illustre tra i bidonati da Berlusconi. Libero dall'UDC e dal suo ruolo di portavoce della gerarchia cattolica, Berlusconi potrebbe essere anche libero di applicare o non applicare, in base alle sue convenienze e umori, i "suggerimenti" pressantemente e continuamente inviati dalla gerarchia ecclesiastica. Selezionando quelli tranquillamente accettabili da parte del suo elettorato (ad esempio il veto ai matrimoni gay) da quelli molto più indigesti (restrizioni all'aborto o al divorzio).
Conoscendo l'uomo, furbo come una faina, penso proprio che questo calcolo ci sia stato.
Ma penso anche che in politica di troppa furbizia si muore.
E forse alla fine saranno proprio questi voti a mancargli, e non saranno in grado di calamitare voti aggiuntivi di centro là dove (a lui) serve (al Nord, nel Lazio) ma dove sono aggiuntivi e non decisivi.

(Nella foto l'immagine della campagna 2006 di "Pierferdi". L'idea diversa, non se lo sarebbe mai aspettato, è venuta proprio al suo leader Berlusconi)

 

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