venerdì 28 marzo 2008

Rialzati, Alitalia!

Lo slogan per la campagna elettorale del 2008 del PdL secondo me l'ha ideato Berlusconi in persona. Non mi sembra possibile che un pubblicitario professionista possa aver pensato a una frase con così tante sfaccettature negative e ambigue.

L'idea sarebbe che l'Italia è stata messa in ginocchio dalla sinistra e adesso arriva lui che la fa rialzare.
Praticamente è lo stesso concetto e quasi lo stesso slogan di Prodi nel 2006 "... e l'Italia riparte". Solo che in quel caso l'italia era descritta come ferma, bisognava solo farla ripartire.


Qui invece l'Italia (e quindi gli italiani per proprietà transitiva) è immaginata in ginocchio, una posizione poco decorosa se riferita a un'altra persona, indice di proprie mancanze (Gianni Morandi: "In ginocchio da te") oppure mistica, riferita alla umile preghiera al Signore per chiedere grazia e pietà. Ma c'è di più. Essendo l'Italia (come molte altre nazioni) impersonificata con una donna, la parola "rialzati" non può non far pensare ai maschilisti ad una precedente posizione sdraiata, probabilmente non voluta (altrimenti l'invocazione salvifica non avrebbe senso).

In tutti i casi l'italiano che si identifica con il soggetto da salvare, si vede proiettato in una posizione di sottomissione ad una entità che si immagina potente. Sottomissione imposta o anche scelta (l'atto di pregare). Non mi addentro su tutte le altre situazioni da cui dovrebbe rialzarsi l'Italia, che possono venire in mente a noi maschilisti involontari, ma penso che ci siamo capiti.

Non parliamo poi del fatto che "alzarsi" contiene "alto" e come noto il capo del CD arriva con fatica e qualche aiuto a 1 metro e settanta. Particolare che i cinici romani non si sono lasciati sfuggire, e così sui manifesti del PdL nella capitale si può leggere, sotto "Rialzati, Italia!"  la risposta: "Coi tacchi, come te". E anche questa immagine dell'Italia che va in giro coi tacchi alti la archiviamo .

Una campagna che suscita immagini contrastanti, e non propriamente gradevoli, e quindi uno slogan guardato con sorriso e derisione dagli antipatizzanti, e sul quale i seguaci sorvolano con imbarazzo.

I seguaci di Berlusconi hanno dovuto però adottare per disciplina lo slogan del capo, e così un perplesso Alemanno (si capisce dalla foto) diceva "Rialzati, Roma!". Ma solo nei primi manifesti, dopo di che ha abbandonato con discrezione lo slogan imposto e si è ispirato a Barak Obama pure lui ed è passato a "Roma cambia" (poi ha deciso di far sapere cosa farebbe di concreto per Roma: uno stadio per la Roma ed uno per la Lazio).
Anche AN di Roma ha cercato di salvare lo slogan legandolo ad un'altra immagine: l'aereo in volo. Non so perchè abbiano scelto un biplano della I guerra mondiale, stile Francesco Baracca, ma più o meno siamo sempre all'immagine di Prodi 2006: l'Italia come un aereo (però. un biplano ...) che finalmente si alza in volo.

Insomma, campagna piuttosto scarsa, poco coinvolgente. Ma per fortuna è arrivata l'Alitalia. E qui il fiuto della faina si è rimesso in moto. Per motivi misteriosi l'elettorato di Forza Italia e ora della PdL è sensibile al salvataggio della compagnia di bandiera. La loro priorità di solito sono le tasse, quindi il salvataggio di una società pubblica, con prevedibili oneri pubblici (anche il prestito ponte che invocava Berlsuconi sarebbero stato coperto ovviamente con denari pubblici) dovrebbe essere una cosa da evitare come la peste. Invece pare che Berlusconi punti proprio al salvataggio di Alitalia con soldi pubblici (quelli dell'ENI)  e alla famosa cordata italiana, per risollevare la campagna elettorale moscia.
I soldi naturalmente (se poi si farà e se l'impegno non sparirà il 15 aprile) saranno di provenienza pubblica, quelli dell'ENI sotto forma di mancata distribuzione di utili agli azionisti (privati per il 60%) e al Tesoro, quelli di Benetton, Ligresti e altri imprenditori concessionari di servizi o fornitori della PA centrale o locale nelle presumibili forme indirette delle quali parlano i giornali oggi. Più qualche prestito pubblico, se il genio Tremonti riuscirà ad aggirare i vincoli europei (vedi post precedente).

L'Alitalia è in grado di assorbirne un bel po' di denaro, e infatti Berlusconi ha prontamente escluso dalla partita i suoi figli (gli avranno telefonato) ma gli elettori del PdL non si preoccupano di questo tipo di tasse, a quanto pare.


mercoledì 26 marzo 2008

Investiresti 100 mila Euro in una compagnia aerea?

Esiste in Italia qualcuno disposto ad investire 100 mila € in una compagnia aerea? O anche di meno? O anche di più? In un settore ad alta intensità di capitale, fortissima influenza da elementi esterni (congiuntura economica, terrorismo, catastrofi naturali, mode ...), bassi margini, alta intensità di lavoro e conseguenti problematiche di gestione, forte competizione, mercato saturo, tecnologia matura ... Questo se fosse una compagnia aerea in condizioni normali, ma se è una compagnia aerea che, in più, ha anche oltre 1 miliardo di € di debiti, eccesso di personale e una flotta obsoleta?
Personalmente (se li avessi) li investirei in un box, o in un negozio (piccolo) o in obbligazioni (danno l'1% all'anno, ma almeno non diminuiscono) oppure li terrei semplicemente in una delle banche in rete. Piuttosto che investirli in una compagnia aerea preferirei comprare 100 mila € di "gratta e vinci" (non gioco mai e sono particolarmente sfortunato con i giochi d'azzardo, ma penso che il risultato dell'investimento sarebbe lo stesso, e le probabilità di guadagnarci forse superiori).
Questo pensano, peraltro, tutti gli imprenditori e gli investitori italiani, come ha osservato Turani nell'ottimo articolo su Repubblica economia di Domenica; quando investono, preferiscono investire nei mercati che conoscono.

Allora perché i francesi dell'Air France sono disposti a comprare l'Alitalia? Perché sono una delle prime compagnie del mondo e stanno giocando il loro Risiko globale con i loro grandi competitori. L'Alitalia significa espansione del fatturato, espansione delle rotte, una montagna di problemi, ma di dimensione proporzionata ad una grande compagnia con grandi mezzi, che può permettersi una operazione in perdita come questa. Sono dentroAlitalia da anni e la conoscono, e probabilmente sono l'unico soggetto in tutto il mondo che possa mettere sul piatto della bilancia una serie di vantaggi sufficienti, almeno nelle loro valutazione, a compensare i molti svantaggi.

E perché mai allora Berlusconi si è messo di traverso? Inaugurando una inedita alleanza con la sinistra radicale? Ma suscitando indignati articoli di feroce critica dalWall Street Journal? Io ho sentito diversi elettori di CD o simpatizzanti che ripetevano indignati "Prodi dopo aver svenduto la Buitoni vuole svendere anche l'Alitalia. Ai francesi". A parte che non era la Buitoni (che comprava) ma la SME e non c'era nessuna svendita (vedi Travaglio su L'Unità di Domenica) ma qui c'è sotto qualcosa.
Nazionalismo italico, soprattutto verso gli odiati francesi (Materazzi versus Zidane)? Nostalgia per un simbolo dell'Italia, per le belle hostess, per gli eleganti arredi interni disegnati da Trussardi, per le salette del club Freccia Alata?
Non credo proprio siano questi i motivi, credo che gli elettori di Berlusconi sensibili al fascino dell'Alitalia e desiderosi del salvataggio (e pronti a glorificarlo per il suo eroismo in questa impresa) abbiano invece nostalgia dei bei tempi andati del capitalismo di stato, delle sue sicurezze e di quella stagione di protezionismo, competizione nulla, meritocrazia zero. Poca efficienza certo, ma anche nessuna minacciosa globalizzazione all'orizzonte.

Intuito con il solito innegabile fiuto questo movimento nel paese, o almeno nel suo elettorato di riferimento, si è prontamente gettato, e gliene importa ben poco delWall Street Journal e dei liberisti immaginari che scrivono sul Corriere della Sera. Tanto, sono liberisti a corrente alternata (si occupano solo delle pecche della sinistra).

Cosa farà in pratica? Walter, Travaglio e un po' tutti pensano che siano solo parole al vento elettorali, presi i voti dei suddetti nostalgici (ammesso che ci siano e non si riveli invece un boomerang) abbandonerà l'Alitalia come ha fatto con Mastella.

Non è d'accordo invece Scalfari, che intravede invece un nuovo Berlusconi dirigista, pronto con il fido Tremonti a inaugurare una nuova stagione "colbertiana", di potere esteso al mondo dell'economia, utilizzando la mano pubblica. Non so perché si usa il paragone con l'antico Colbert, a me pare niente di diverso dalla vecchia politica DC dell'IRI, della STET e dell'EFIM e della FINSIEL, con luci (qualcuna) e ombre (parecchie).

Penso che ci sia del vero un po' in tutte e due le tesi, ma che Scalfari questa volta esageri. Il mondo intorno è cambiato e quella politica proprio non è più possibile, materialmente. Ma qualcosa si può fare in scala ridotta. Lo dimostra la espansione incontrollata di Sviluppo Italia nei 5 anni del governo Berlusconi 2.
Il suddetto Silvio non farà niente di diverso anche questo volta, se sarà lui a governare. Proverà a mantenere in vita l'Alitalia con i prestiti di stato (tanto i suoi elettori non protesteranno per questo aumento occulto delle tasse). L'Europa protesterà, ma lui sa che la maggioranza PPE ha sempre usato due pesi e due misure, rigore con il CS e comprensione (fino agli occhi bendati) con lui. Quindi confida che con qualche trucco di Tremonti potrà andare avanti. Un posto in più dove mettere qualcuno, che magari, con un po' di fortuna (è un ottimista) riporterà la compagnia, se non al risanamento, almeno a un deficit gestibile.

Se invece la CE bloccherà le azioni di salvataggio, saranno loro i colpevoli, e non lui, che le ha provate tutte. Quello che è improbabile è che siano i soldi di Piersilvio e Marina a salvare l'Alitalia. Altrimenti, se veramente fa sul serio (vedi inizio del post) sarebbe la volta che, per amore di polemica con il CS , l'inossidabile Berlusconi ha trovato il buco nero dove far finire i guadagni del suo ventennale monopolio nella pubblicità televisiva, e anche quelli della sua progenie.

giovedì 20 marzo 2008

Idea! Digitalizziamo la PA

"Dove li trovate gli 80 miliardi di Euro necessari per il vostro programma elettorale?" hanno chiesto a Berlusconi "Semplice. Un grande programma di digitalizzazione della pubblica amministrazione, e poi con un recupero della elusione ed evasione fiscale". Grande idea, soprattutto originale, non ci ha mai pensato nessuno.

Della digitalizzazione, o automazione, o smaterializzazione, o dematerializzazione, me ne occupo da un po'. Eravamo a metà degli anni '80 ed ero entrato in una multinazionale americana dell'informatica. Un punto di forza erano le soluzioni di office automation, l'obiettivo di cui parlavamo sempre ai nostri clienti era il paperless office. Sembrava che nel giro di pochi anni la carta sarebbe sparita dagli uffici, completamente digitalizzati. Invece una dozzina di anni dopo quella società, che all'epoca era la n.2 del mondo, una gigantesca corporation con oltre 120 mila dipendenti, 2 mila in Italia, è stata assorbita dalla HP, che, ironia della sorte, era diventata grande vendendo stampanti.

L'informatica era entrata in forze negli uffici ma non aveva affatto scacciato la carta, anzi.

Ma la digitalizzazione dei documenti, la loro dematerializzazione, è cosa buona e giusta e si sono impegnati in tal senso, in modo bipartisan, il ministro Stanca e il ministro Nicolais, e ancor prima Bassanini e molti altri.

Solo che non è un sistema per risparmiare costi diretti, come ripetono gli esperti del settore. E' un sistema per aumentare l'efficienza e la trasparenza, le informazioni una volta trasferite in formato digitale sono accessibili, circolari, finalmente a disposizione dei cittadini, ma soprattutto del back office della PA, a chi deve realizzare i servizi che vengono richiesti ai front office sul territorio. Solo che, se le informazioni vengono passate in formato digitale senza trattarle, senza inserire delle chiavi di ricerca sono perfettamente inutili, come un dizionario dove le voci non sono in ordine alfabetico.

Inserire le chiavi e normalizzare le informazioni E' la digitalizzazione, ma  costa e anche parecchio, e spesso non ne vale neanche la pena, dipende da quante volte sono necessarie, sono ricercate le informazioni.

Indirizzare le informazioni e' la forza di Google, quando ha iniziato indirizzava meno del 20% delle pagine sulla rete, ora è arrivato a indirizzare anche le immagini. Provate a digitare "flowers" in ricerca immagini e poi pensate a come fa il motore di ricerca a collegare le immagini al significato.

In sintesi la digitalizzazione non consente alcun risparmio, né di spazi né di forza lavoro, oltre a incontrare la strenua e irriducibile resistenza di legioni di impiegati pubblici e privati (e richiedere quindi tempi molto lunghi, come hanno verificato i suddetti Stanca e Nicolais e la sottosegretaria Magnolfi). Ci si arriverà progressivamente, e ne avremo tutti i vantaggi del caso, ma non si troveranno lì le risorse per finanziare i tagli delle tasse, il ponte sullo stretto di Messina e le centrali nucleari.

Berlusconi cita la digitalizzazione della PA come il classico argomento ad effetto, il latinorum del 2000, parole difficili e dal significato vago o ignoto ai più per alzare un po' di fumo e non rispondere nulla.
 

mercoledì 19 marzo 2008

Altri presunti candidati premier

Come diceva qualcuno su un blog della rete  Perlitalia, al diminuire dei partiti corrisponde un aumento proporzionale dei candidati premier, o presunti tali.

Oltre ai due principali finti candidati premier, Bertinotti e Casini, ci sono tutti gli altri presentati da partiti che avranno grosse difficoltà anche solo ad eleggere un parlamentare, ovvero a raggiungere la soglia minima, che per un partito che si presenta da solo, fuori da una coalizione, è del 4% alla Camera e dell'8% al Senato (ma in ciascuna singola regione). In questa elezione, oltre a tutto, soltanto due partiti potranno sfruttare la soglia ancora inferiore (del 2% alla Camera e 3% al Senato) prevista all'interno della coalizione (sono l'IDV di Di Pietro, la Lega e l'MPA). Quella soglia molto bassa che aveva permesso la frammentazione nella prima uscita pubblica del porcellum nel 2006. E' il risultato della coraggiosa mossa unilaterale di Veltroni.

Gli altri devono correre da soli e quindi hanno come obiettivo minimo il 4%. Nell'ultima tornata elettorale riuscivano a superare questa soglia, senza listoni e apparentamenti, solamente:

- RC (5,9% alla Camera e 7,4% al Senato)
- UDC (6,7% alla Camera e 6,7% al Senato)

Tra gli altri il "primo" era il PdCI con il 2,3% alla Camera (ma al Senato si era presentato assieme ai Verdi), i restanti: poco sopra al 2%, fino all'UDEUR entrato in parlamento grazie al sistema di ripescaggio del "miglior perdente", previsto dal porcellum, avendo raggiunto l'1,4% alla Camera.

Quindi, quali sono le aspettative per i due più grandi tra i partiti che si presentano ora da soli, fuori da una coalizione, ovvero PSI e La Destra di Storace - Santanché? Il paragone con il 2006 (che non è tanto lontano) si può fare per il primo con la Rosa nel pugno (assieme ai Radicali, quindi), per il secondo con i due spezzoni dell'estrema destra dentro e fuori la CdL. Erano quindi approssimativamente al 1,5-2% (PSI) e all'1% (fascisti più o meno dichiarati).

Nei sondaggi (p.es. IPR-Repubblica) vengono dati ora all'1,5% e al 2,5%, però con un massimo potenziale elettorale superiore al 4%, soglia per la Camera, per entrambi al 5%.

Anche UDC e Sinistra Arcobaleno hanno in questi sondaggi un potenziale superiore al 10% ma, come abbiamo visto nel precedente post, hanno preferito non rischiare.

Per i due partiti in esame questa opzione non era possibile, quindi rimane solo l'obiettivo di superare il 4%, e l'8% al Senato, almeno in una ragione, per ottenere una rappresentanza in parlamento.

Che probabilità hanno di riuscirci?

Alla Camera, devono superare per forza la soglia del 4%. Il meccanismo di recupero del "miglior perdente" è previsto infatti solo per partiti all'interno di una coalizione (vedi qui).

Una possibilità c'è, ma la probabilità è molto bassa, dovrebbero raddoppiare o triplicare i voti, in una competizione elettorale polarizzata, non potendo neanche dare una aspettativa positiva sulla presenza in parlamento.

Al Senato dovrebbero raggiungere l'8% almeno in una regione, ma non sono partiti a base regionale (forti in una particolare regione per motivi storici o di "ragione sociale") quindi la probabilità è ancora inferiore. Inoltre, al Senato non esiste alcun meccanismo di recupero (neanche per partiti coalizzati, in questo caso).

Estrapolando i dati precedenti è da escludere, o da considerare a probabilità molto bassa, la presenza di parlamentari socialisti o fascisti (la Santanché va rivendicando di esserlo, quindi perché non usare lo stile anglosassone nel nominare le cose?). Gli interessati contestano queste previsioni e la suddetta candidata parla addirittura di vittoria certa, opziona la Moratti come sua vice presidente del consiglio (ma non si era presentata alla manifestazione del 25 aprile del 2006 con il padre partigiano?) essendo indisponibile Storace in quanto sicuro nuovo sindaco di Roma. Nella sua visione gli elettori di centro sinistra in Italia dovrebbe ridursi al 25% o meno, uno su due passerebbe dall'altra parte o resterebbe a casa.

La reazione istintiva è di contestare lo spazio eccessivo che viene dato sui media ai partiti minori. Ma viene obiettato che anche Forza Italia nel '94, e tutto sommato anche il PD e il PdL oggi, non hanno una serie storica, e che, applicando questo metro, anche loro non avrebbero dovuto avere o non dovrebbero avere spazi speciali. Però ci sono i sondaggi, va bene che sono imprecisi, ne ho parlato anche io molto tempo fa, ma non si sbagliano di 10 volte. E nel '94 quando davano FI al 25 o 30% erano realistici, come poi si è visto.

E se ci riescono?

Affosserebbero i "parenti". La Destra sopra al 4% alla Camera toglierebbe voti (almeno il 3%) al PdL e potrebbe farlo rimanere sotto al PD, risultando decisiva. Al Senato impedirebbe di raggiungere la maggioranza relativa in alcune regioni in bilico (Lazio, Puglia). Speculare la situazione per il PSI.

Se i voti raccolti saranno nell'intorno di quelli previsti dai sondaggi (1,5%) non avranno invece effetto. Sono voti che comunque non andrebbero al PD o al PdL per "idiosincrasia profonda", la inclusione dei medesimi partiti nella coalizione farebbe perdere probabilmente lo stesso ammontare di voti, se non superiore, per la idiosincrasia opposta. Si capisce quindi l'impegno dei due leader per attivare antidoti dissuasivi sui due fronti.

Il vintage arriva anche in politica

Rimangono poi da segnalare almeno due partiti a sinistra della sinistra radicale (Partito Comunista del Lavoratori e Sinistra Critica) e diversi altri raggruppamenti che sono dati dai sondaggi sotto all'1%. Nel caso dei due ulteriori partiti "comunisti" vintage (siamo arrivati così a 4) non si può non notare la ricerca strenua di differenziazione, anche contro l'evidenza e la convenienza immediata.

domenica 16 marzo 2008

I finti candidati premier

Depositate le liste e sceso un po' del fumo disperso nello spazio della politica nei giorni successivi alla fine della legislatura, si può iniziare a fare alcune considerazioni. Iniziando dal sistema elettorale. Che, per chi non lo ricordasse, è ancora il porcellum, a dispetto di referendum, accordi per superarlo, il fatto oggettivo di essere una miracolosa sintesi del peggio del proporzionale con il peggio del maggioritario, nonché di essere ormai figlio di nessuno, il sistema italiano per eleggere il governo di tutti è questo.


Una delle caratteristiche del porcellum è la soglia per ottenere seggi. Che poi sono sei: 2%, 3%, 4%, 8%, 10%, 20%.

I partiti minori si dividono in due: quelli che hanno capito il sistema delle soglie e quelli che (volutamente) non lo hanno capito.

Nel primo gruppo ci sono la Sinistra Arcobaleno e l'UDC, con i loro (finti) candidati premier Bertinotti e Casini. La soglia per loro sarebbe il 10% alla Camera e il 20% al Senato (in ciascuna regione), se fossero una coalizione che presenta un candidato premier, come previsto dalla legge elettorale. Una soglia molto bassa per chi si candida a guidare un paese. Di solito serve il 50%, forse meno grazie ai sistemi maggioritari (il porcellum è il più maggioritario del mondo), ma comunque almeno al 10% bisogna arrivarci.

Invece i sondaggi davano entrambe le coalizioni sotto queste soglie e i loro leader, prudentemente, hanno dato credito ai suddetti sondaggi e hanno rinunciato a presentare una coalizione, ripiegando sul listone, che diventerà poi con ogni probabilità un partito omnibus.

In questo modo la soglia si abbassa al 4% alla Camera e all'8% al Senato (sempre separata per ciascuna regione). Decisamente più raggiungibile entrambi, almeno stando alla storia delle precedenti elezioni.

Sarebbe stato molto più comodo per loro, soprattutto per SA (ormai la sigla è entrata in uso): nessun finto nuovo movimento, 4 campagne elettorali separate, 4 sub-leader. Ma evidentemente in questo caso i loro leader credono nei sondaggi.

Comunque dopo le elezioni non avranno alcuna necessità di rimanere assieme. La riforma dei regolamenti parlamentari più volte richiesta da Uòlter è caduta in un imbarazzato silenzio e quindi nel nuovo parlamento RC, PdCI, Verdi e SD potranno formare i loro gruppetti parlamentari con i loro 4 + 4 presidenti e tutti saranno felici e contenti.

Quindi che senso ha votare per qualcuno che già nella stessa presentazione delle liste dichiara implicitamente che non corre per vincere? Un voto di presenza, per esserci. Si eleggono parlamentari allo scopo di mantenere nel parlamento una presenza di sinistra radicale (o verde nel senso, diciamo così, tradizionale, cioè contrario a tutto) o cattolica tradizionale. Aspirazione perfettamente legittima, basta solo saperlo.

Se il porcellum fosse una legge altamente imperfetta (sono tutte imperfette), ma almeno con una sua coerenza interna, non ci sarebbe altro da aggiungere, e i due partiti / coalizioni di cui parliamo non avrebbero alcuna possibilità di entrare in nessun governo futuro.

Ma, come tutti sanno, c'è il pasticcio del Senato e quindi esiste anche la possibilità che il partito che avrà la maggioranza relativa alla Camera, PD o PDL che sia (e almeno uno l'avrà, fosse anche per un voto, perché sulla differenza di voti soglia non c'è)  non l'abbia invece al Senato. In questo caso, peraltro improbabile, secondo me, partirebbe la girandola delle alleanze post-elettorali. Ma non sarebbero comunque Casini e Bertinotti i premier. Certo a Casini piacerebbe mettere come condizione a Berlusconi per creare un governo di CD di nominare lui presidente del consiglio. Sarebbe una bella vendetta per il bidone appena ricevuto. Ma non succederà. Se proprio ci fosse il pareggio, si andrebbe per forza al governo istituzionale (mah).

Ci sono poi gli altri finti candidati premier, quelli che probabilmente non saranno neanche deputati (o senatori), ma ne parlo un'altra volta.

Per ora chiudo con un dubbio e una domanda: perché in nome dei finti candidati premier non si possono fare i confronti elettorali a due? Anche in Francia l'anno scorso si presentavano altri sei (se non ricordo male) candidati, dal trozkista a Le Pen, ma la televisione francese non li ha considerati proprio e i francesi hanno potuto assistere ai confronti diretti tra la Royal e Sarkozy. Così come era successo in USA nel 2000 tra Bush e Gore, anche se si presentava Ralph Nader (che poi ha fatto perdere Gore con tutte le conseguenze che sappiamo).

Soltanto noi abbiamo questa ipocrisia della finta equità.

(Nella immagine un esempio della vaghezza dei sondaggi: i candidati alle primarie dei due partiti USA a dicembre 2007, in un sondaggio della CNN)
 

lunedì 10 marzo 2008

Il 1° marzo sì, me lo rammento

Il 1° marzo sì, me lo rammento anche io, andavo alle medie e non ero né a Piazza di Spagna né a Valle Giulia, anzi non sapevo neanche della manifestazione degli studenti medi in appoggio agli universitari in lotta. Ero un ragazzino abbastanza informato, soprattutto grazie alla mazzetta dei giornali che mio padre portava a casa tutti i giorni e sfogliava dopo pranzo, prima di tornare al lavoro (vecchio stile italiano, orario spezzato). Ma i giornali non parlavano molto delle lotte degli studenti all'alba del '68, e nelle scuole medie di periferia si pensava a tutt'altro. Ne parlava un po' di più l'altra mi lettura preferita, Linus, ma con un taglio decisamente diverso. Quello poetico del grande Pogo, il fumetto di Walt Kelly, o dei Peanuts di Schulz.

Quel giorno però mio padre tornando a casa ci raccontò dei fatti avvenuti, col solito tono distaccato e sottilmente ironico. Sotto il suo ufficio a Corso d'Italia erano sfilati gli studenti a fine mattinata. Reduci da Valle Giulia, dove si diceva ci fossero stati scontri, mostravano come trofei le giberne bianche dei poliziotti, a dimostrazione che "non erano scappati più", forse erano diretti verso il liceo Tasso.

(Per chi non conosce Roma, Valle Giulia, sede della facoltà di Architettura, cuore della occupazione della università in quei primi mesi del '68 italiano, si trova all'interno di Villa Borghese, e Corso d'Italia è una grande strada tangente a Villa Borghese e vicino alla quale si trova il famoso liceo classico Tasso, il primo a Roma nel quale si mettevano in movimento anche gli studenti liceali.)

Qualche tempo dopo l'esaltazione per la "vittoria" era fortemente messa in discussione da uno degli interventi più forti di Pier Paolo Pasolini. L'Espresso pubblicava con grande evidenza una sua poesia "Il PCI ai giovani", nella quale l'intellettuale, regista, poeta e scrittore (e profeta) vicino da sempre alla sinistra, metteva in luce le contraddizioni degli studenti. Ricordo che mi fece un grande effetto, forse le cose non erano così semplici come potevano sembrare a un ragazzino delle medie ansioso di arrivare all'università, o almeno al liceo, o almeno al ginnasio, insomma là dove si stava cambiando il mondo.

Istintivamente stavo dalla parte degli studenti, ma il benefico effetto del dubbio arrivava, grazie a Pasolini, nella mia mente. La rivista faceva commentare la poesia ad alcuni leader della contestazione studentesca romana, non so se erano Piperno o Pace o Petruccioli, ma rispondevano sdegnosamente di non aver tempo per queste bizzarrie da artisti, erano impegnati a sostenere la lotta operaia alla Apollon, una fabbrica meccanica di Roma, sulla Tiburtina, in crisi e prossima alla chiusura, che era diventata un laboratorio per i tentativi di saldatura tra la "sinistra radicale" di allora e la classe operaia.

In quel primo marzo il movimento del '68 italiano si imponeva ai media dell'epoca (si fa per dire, la RAI non ne parlava neanche in TV7, e i quotidiani "indipendenti" dell'epoca lo erano ancora meno di oggi) e si sarebbe poi rinforzato con effetto valanga dopo il maggio francese.

Prendere come simbolo del '68 il pimo marzo e la "battaglia" di Valle Giulia sembra dare però un sapore militare alla vicenda e a tutta quell'epoca, con vittorie e sconfitte (questa sarebbe stata una vittoria degli studenti), e mi dispiace che chi lo legge ora, quel periodo, spesso con altri obiettivi, proprio questo vada cercando.

Sui muri di Roma infatti si può vedere un manifesto anonimo (ma di estrema destra) con una foto degli studenti sulla scalinata che si contrappongono ad alcune Fiat "Campagnola" della polizia e sotto una grande scritta "Chi sono quelli in prima fila?" (tra i quali effettivamente un paio tengono in mano delle mazze di legno, se non ricordo male recuperate da un vicino cantiere).


Insinuano probabilmente che alcuni di quelli siano personaggi nel frattempo diventati celebri, come Mieli o Petruccioli (che però è il fratello). A loro non importa molto chi siano, sempre gente di quella parte qualche tempo fa ha attaccato altri manifesti dove annunciavano un "processo al '68", ma la foto era quella famosa dello studente autonomo di Milano, quindi del '77. L'importante è puntare tutto alle solite abiure. E invece magari è anche vero che, come si disse tempo dopo, quelli in prima fila erano universitari del Fuan, Tilgher e altri, più abituati e ideologicamente portati agli scontri.

Invece ben poco di significativo era avvenuto dal punto di vista militare. Polizia non ben organizzata e non ben condotta, ordini confusi, da qui l'esito imprevisto. Che ha coinvolto peraltro poche centinaia di persone da una parte dell'altra. E quel verso non siam scappati più di Pietrangeli non significava una esaltazione della vittoria, ma la sensazione di essere usciti dalla fase adolescenziale, di iniziare a giocare il gioco vero, di poter essere presi sul serio.
E anche dal punto di vista mediatico l'eco di quell'episodio è arrivato ben attenuato dalla informazione dell'epoca alla maggioranza del paese, il suo valore simbolico è stato creato in seguito.

Le vittorie vere del '68 sono poi arrivate come arrivano sempre i grandi cambiamenti reali, con le massa critica dei grandi numeri, con il riconoscersi di una intera generazione.
I veri momenti importanti e simbolici per il movimento sarebbero arrivati verso la fine dell'anno, con l'arrivo in massa sulla scena degli studenti medi e con la estensione a tutte le università italiane, non solo quelle trainanti. Sarebbe arrivato il 3 dicembre 1968, punto di congiunzione tra il movimento con la "m" minuscolo e il futuro e ben poco proficuo della iper politica e dei gruppetti extra-parlamentari. Sarebbe arrivato l'autunno degli operai un anno dopo.

Sull'uso della violenza vera o simbolica e sulla illusione della scorciatoia aveva ragione il profeta Pasolini, anche ben oltre le sue stesse intuizioni di quei mesi, che forse erano più orientate a distinguere e a farsi tutte le domande che a prevederne gli esiti negativi. Non c'è molto da aggiungere.


Valle Giulia (Paolo Pietrangeli - 1969)

Piazza di Spagna, splendida giornata,
traffico fermo, la città ingorgata
e quanta gente, quanta che n'era!
Cartelli in alto e tutti si gridava:
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

E mi guardavi tu con occhi stanchi,
mentre eravamo ancora lì davanti,
ma se i sorrisi tuoi sembravan spenti
c'erano cose certo più importanti.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Undici e un quarto avanti a architettura,
non c'era ancor ragion d'aver paura
ed eravamo veramente in tanti,
e i poliziotti in faccia agli studenti.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Hanno impugnato i manganelli
ed han picchiato come fanno sempre loro;
ma all'improvviso è poi successo
un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo:
non siam scappati più, non siam scappati più!

Il primo marzo, sì, me lo rammento,
saremo stati millecinquecento
e caricava giù la polizia
ma gli studenti la cacciavan via.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

E mi guardavi tu con occhi stanchi,
ma c'eran cose molto più importanti;
ma qui che fai, ma vattene un po' via!
Non vedi, arriva giù la polizia!
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Le camionette, i celerini
ci hanno dispersi, presi in molti e poi  picchiati;
ma sia ben chiaro che si sapeva;
che non è vero, no, non è finita là.
Non siam scappati più, non siam scappati più.

Il primo marzo, sì, me lo rammento...
...No alla classe dei padroni,
non mettiamo condizioni, no!


Il PCI ai giovani (Pier Paolo Pasolini - 1968)

(estratti)

"... Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
...
Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all'altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. ..."