lunedì 10 marzo 2008

Il 1° marzo sì, me lo rammento

Il 1° marzo sì, me lo rammento anche io, andavo alle medie e non ero né a Piazza di Spagna né a Valle Giulia, anzi non sapevo neanche della manifestazione degli studenti medi in appoggio agli universitari in lotta. Ero un ragazzino abbastanza informato, soprattutto grazie alla mazzetta dei giornali che mio padre portava a casa tutti i giorni e sfogliava dopo pranzo, prima di tornare al lavoro (vecchio stile italiano, orario spezzato). Ma i giornali non parlavano molto delle lotte degli studenti all'alba del '68, e nelle scuole medie di periferia si pensava a tutt'altro. Ne parlava un po' di più l'altra mi lettura preferita, Linus, ma con un taglio decisamente diverso. Quello poetico del grande Pogo, il fumetto di Walt Kelly, o dei Peanuts di Schulz.

Quel giorno però mio padre tornando a casa ci raccontò dei fatti avvenuti, col solito tono distaccato e sottilmente ironico. Sotto il suo ufficio a Corso d'Italia erano sfilati gli studenti a fine mattinata. Reduci da Valle Giulia, dove si diceva ci fossero stati scontri, mostravano come trofei le giberne bianche dei poliziotti, a dimostrazione che "non erano scappati più", forse erano diretti verso il liceo Tasso.

(Per chi non conosce Roma, Valle Giulia, sede della facoltà di Architettura, cuore della occupazione della università in quei primi mesi del '68 italiano, si trova all'interno di Villa Borghese, e Corso d'Italia è una grande strada tangente a Villa Borghese e vicino alla quale si trova il famoso liceo classico Tasso, il primo a Roma nel quale si mettevano in movimento anche gli studenti liceali.)

Qualche tempo dopo l'esaltazione per la "vittoria" era fortemente messa in discussione da uno degli interventi più forti di Pier Paolo Pasolini. L'Espresso pubblicava con grande evidenza una sua poesia "Il PCI ai giovani", nella quale l'intellettuale, regista, poeta e scrittore (e profeta) vicino da sempre alla sinistra, metteva in luce le contraddizioni degli studenti. Ricordo che mi fece un grande effetto, forse le cose non erano così semplici come potevano sembrare a un ragazzino delle medie ansioso di arrivare all'università, o almeno al liceo, o almeno al ginnasio, insomma là dove si stava cambiando il mondo.

Istintivamente stavo dalla parte degli studenti, ma il benefico effetto del dubbio arrivava, grazie a Pasolini, nella mia mente. La rivista faceva commentare la poesia ad alcuni leader della contestazione studentesca romana, non so se erano Piperno o Pace o Petruccioli, ma rispondevano sdegnosamente di non aver tempo per queste bizzarrie da artisti, erano impegnati a sostenere la lotta operaia alla Apollon, una fabbrica meccanica di Roma, sulla Tiburtina, in crisi e prossima alla chiusura, che era diventata un laboratorio per i tentativi di saldatura tra la "sinistra radicale" di allora e la classe operaia.

In quel primo marzo il movimento del '68 italiano si imponeva ai media dell'epoca (si fa per dire, la RAI non ne parlava neanche in TV7, e i quotidiani "indipendenti" dell'epoca lo erano ancora meno di oggi) e si sarebbe poi rinforzato con effetto valanga dopo il maggio francese.

Prendere come simbolo del '68 il pimo marzo e la "battaglia" di Valle Giulia sembra dare però un sapore militare alla vicenda e a tutta quell'epoca, con vittorie e sconfitte (questa sarebbe stata una vittoria degli studenti), e mi dispiace che chi lo legge ora, quel periodo, spesso con altri obiettivi, proprio questo vada cercando.

Sui muri di Roma infatti si può vedere un manifesto anonimo (ma di estrema destra) con una foto degli studenti sulla scalinata che si contrappongono ad alcune Fiat "Campagnola" della polizia e sotto una grande scritta "Chi sono quelli in prima fila?" (tra i quali effettivamente un paio tengono in mano delle mazze di legno, se non ricordo male recuperate da un vicino cantiere).


Insinuano probabilmente che alcuni di quelli siano personaggi nel frattempo diventati celebri, come Mieli o Petruccioli (che però è il fratello). A loro non importa molto chi siano, sempre gente di quella parte qualche tempo fa ha attaccato altri manifesti dove annunciavano un "processo al '68", ma la foto era quella famosa dello studente autonomo di Milano, quindi del '77. L'importante è puntare tutto alle solite abiure. E invece magari è anche vero che, come si disse tempo dopo, quelli in prima fila erano universitari del Fuan, Tilgher e altri, più abituati e ideologicamente portati agli scontri.

Invece ben poco di significativo era avvenuto dal punto di vista militare. Polizia non ben organizzata e non ben condotta, ordini confusi, da qui l'esito imprevisto. Che ha coinvolto peraltro poche centinaia di persone da una parte dell'altra. E quel verso non siam scappati più di Pietrangeli non significava una esaltazione della vittoria, ma la sensazione di essere usciti dalla fase adolescenziale, di iniziare a giocare il gioco vero, di poter essere presi sul serio.
E anche dal punto di vista mediatico l'eco di quell'episodio è arrivato ben attenuato dalla informazione dell'epoca alla maggioranza del paese, il suo valore simbolico è stato creato in seguito.

Le vittorie vere del '68 sono poi arrivate come arrivano sempre i grandi cambiamenti reali, con le massa critica dei grandi numeri, con il riconoscersi di una intera generazione.
I veri momenti importanti e simbolici per il movimento sarebbero arrivati verso la fine dell'anno, con l'arrivo in massa sulla scena degli studenti medi e con la estensione a tutte le università italiane, non solo quelle trainanti. Sarebbe arrivato il 3 dicembre 1968, punto di congiunzione tra il movimento con la "m" minuscolo e il futuro e ben poco proficuo della iper politica e dei gruppetti extra-parlamentari. Sarebbe arrivato l'autunno degli operai un anno dopo.

Sull'uso della violenza vera o simbolica e sulla illusione della scorciatoia aveva ragione il profeta Pasolini, anche ben oltre le sue stesse intuizioni di quei mesi, che forse erano più orientate a distinguere e a farsi tutte le domande che a prevederne gli esiti negativi. Non c'è molto da aggiungere.


Valle Giulia (Paolo Pietrangeli - 1969)

Piazza di Spagna, splendida giornata,
traffico fermo, la città ingorgata
e quanta gente, quanta che n'era!
Cartelli in alto e tutti si gridava:
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

E mi guardavi tu con occhi stanchi,
mentre eravamo ancora lì davanti,
ma se i sorrisi tuoi sembravan spenti
c'erano cose certo più importanti.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Undici e un quarto avanti a architettura,
non c'era ancor ragion d'aver paura
ed eravamo veramente in tanti,
e i poliziotti in faccia agli studenti.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Hanno impugnato i manganelli
ed han picchiato come fanno sempre loro;
ma all'improvviso è poi successo
un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo:
non siam scappati più, non siam scappati più!

Il primo marzo, sì, me lo rammento,
saremo stati millecinquecento
e caricava giù la polizia
ma gli studenti la cacciavan via.
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

E mi guardavi tu con occhi stanchi,
ma c'eran cose molto più importanti;
ma qui che fai, ma vattene un po' via!
Non vedi, arriva giù la polizia!
«No alla scuola dei padroni!
Via il governo, dimissioni!».

Le camionette, i celerini
ci hanno dispersi, presi in molti e poi  picchiati;
ma sia ben chiaro che si sapeva;
che non è vero, no, non è finita là.
Non siam scappati più, non siam scappati più.

Il primo marzo, sì, me lo rammento...
...No alla classe dei padroni,
non mettiamo condizioni, no!


Il PCI ai giovani (Pier Paolo Pasolini - 1968)

(estratti)

"... Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
...
Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all'altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. ..."

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