giovedì 3 aprile 2008

Always Late In Take-off Always Late In Arrival

Per la nostra compagnia, era sottolineata la creatività con la quale, per sempre diversi motivi, si arrivava comunque in ritardo. Per TWA il motto era diventato Try With Another plane, mettendo in evidenza la propensione a cancellare i voli. La disorganizzazione cronica era invece il tratto distintivo della compagnia belga SABENA per la quale era stato creato uno degli slogan più efficaci: Such A Bloody Experience, Never Again!

Altre compagnie erano invece accreditate dalla fama di grande puntualità. Ad esempio Lufthansa. In occasione di un viaggio ho anche sperimentato qual era il loro metodo per ottenere questo risultato. Andavo a Monaco di Baviera e, contrariamente al mio solito, avevo deciso di sperimentare il bagaglio light. Nel senso che avevo messo tutto in valigia e avevo eliminato la valigetta più piccola con le cose indispensabili, che portavo come bagaglio a mano. In pratica ero partito solo con un maglione (era primavera) e una valigetta da ufficio tipo 24 ore, con alcuni documenti di lavoro che volevo guardare durante il volo.

All'arrivo però la valigia che avevo imbarcato non c'era. Anche se per fortuna non dovevo vedere dei clienti il giorno dopo ero piuttosto contrariato. Mi sono arrangiato per la notte con quello che ho trovato in albergo e ho iniziato a prepararmi psicologicamente a una settimana di scomodità. Ma il giorno dopo la valigia è arrivata in albergo. Ho scoperto così di essere stato vittima di un overbooking sui bagagli, prassi che la Lufthansa seguiva comunemente per evitare ritardi.

In effetti il volo che avevo preso era completamente pieno di tedeschi che tornavano da una vacanza a Roma. Erano tutti stracolmi di bagagli e di shopping ed arrivavano quindi tutti al limite dei 20 Kg. La stiva dell'aereo non è sufficiente in questi casi (il dimensionamento è statistico) e la soluzione della compagnia aerea tedesca era di lasciare semplicemente a terra una parte dei bagagli, gli ultimi. Li avrebbero portati con il volo successivo. Io avevo ed ho l'abitudine di arrivare all'aeroporto all'ultimo minuto consentito, e così sono incappato nell'overbooking.

Col senno di poi, visto come sono andate le compagnie aeree citate in precedenza, aveva ragione la Lufthansa a puntare alla puntualità ad ogni costo, anziché allo sforzo di accontentare tutti.

Perché l'Alitalia e i suoi dipendenti, in realtà, ce la mettevano tutta per superare gli imprevisti e la disorganizzazione, che sono un tratto distintivo del nostro amato paese.

Un paio di episodi che ricordo sono legati agli scioperi del personale di terra, che non scaricava i bagagli, scioperi che si sono protratti per mesi a fine anni '80.

L'aereo non partiva da Roma perché a Milano era in corso questo sciopero, dopo una lunga attesa si scopre che forse era possibile atterrare a Malpensa, così partiamo. Arrivati lassù però si scopre che lo sciopero si era esteso anche a quello scalo. Ma il personale di volo dell'Alitalia ha gestito l'emergenza, uno steward e un passeggero volontario sono saliti nel bagagliaio dell'aereo (che era basso per fortuna, il solito MD-80) e tutti noi altri abbiamo formato una catena umana, scaricando in breve tempo i bagagli.


Al momento del ritorno verso Roma, in un viaggio successivo, si è ripresentato lo stesso problema, era la solita sera del venerdì, non c'era la nebbia, l'aereo era arrivato da Roma in orario, ma non si partiva perché nessuno poteva caricare i bagagli. Che erano anche pochi, perché la maggioranza dei viaggiatori, che erano a Milano per lavoro, avevano solo il bagaglio a mano.

Anche in questo caso il personale di servizio dell'Alitalia si è ingegnato per far partire in qualche modo l'aereo. Con una Panda di servizio della compagnia, unico mezzo che poteva circolare sulla pista di Linate, hanno caricato con più viaggi i bagagli. Ricordo una hostess in tacchi alti che si ingegnava di far entrare una enorme valigia nel bagagliaio della Panda (noi osservavamo le operazioni dalla sala di imbarco, mentre scendeva la sera).

Ancora un altro ricordo dell'ingegnosità Alitalia è legato ad un viaggio a Bari, stavolta nei primi anni '90, questa volta lo sciopero riguardava i rifornimenti di carburanti. Partiti i voli principali della mattina il cherosene a Fiumicino era finito.

Dopo la solita attesa agli addetti dell'Alitalia viene l'idea, andare a fare rifornimento a Ciampino, dove ancora si trovava. Comunicata la decisione, alcuni passeggeri a quel punto rinunciavano (sarebbero arrivati troppo tardi) ma altri tenacemente insistevano nel proposito. Tra cui io, che dovevo arrivare a Matera alle 10 (avevo anche noleggiato un'auto all'aeroporto) ma avevo telefonato e mi avevano detto che mi avrebbero aspettato, in ogni caso qualcuno della mia società doveva partecipare a quella riunione.
Quindi abbiamo fatto la traversata di Roma in aereo, da Ovest a Est, ovviamente il velivolo non è andato in quota, è rimasto a 2000 metri, era una bella giornata di sole e abbiamo potuto goderci le bellezze di Roma dall'alto. Ho scoperto così che un jet non è il mezzo più veloce per attraversare Roma, contrariamente alle aspettative, perchè ci sono voluti più di 40' (20' di decollo e 20 di atterraggio).

Per la cronaca, sul far delle 13 la mia costanza è stata premiata e sono arrivato a Matera.

Insomma l'Alitalia era sì una compagnia che ti faceva partire sistematicamente in ritardo e fatalmente anche arrivare non all'ora prevista, ma era piena di gente volonterosa e simpatica, e che oltre a tutto parlava italiano. Quindi alla fine, un po' il nazionalismo, un po' le Mille Miglia, prendevamo lo stesso i loro voli. Naturalmente però, solo quando il biglietto lo pagava l'azienda.

Poi sono arrivate le compagnie low cost ("i loro salatini vi costano salati") e sono cominciati i problemi grossi. A quel punto i manager dell'Alitalia (vai a ricordare chi fossero, ne sono cambiati tanti) avrebbero dovuto pensare una strategia di risposta, ma non l'hanno fatto, forse non si sono neanche accorti di doverlo fare.

E il risultato di questa lunga stagione è la crisi arrivata al capolinea in questi giorni, con un compratore tenace ma non al punto di accollarsi l'Alitalia esattamente così com'è, una fantomatica cordata italiana di altrettanto fantomatici imprenditori disposti a mettere i loro soldi su un mercato con ritorno dell'investimento molto teorico (ma perdite invece assai probabili), ipotetici ma vietati aiuti statali, e italiani così affezionati all'Alitalia da motivare il loro voto in base all'impegno di questo o quel partito per salvare la compagnia. Forse. O forse affezionati sì, ma solo se non devono metterci i soldi (o le tasse) loro, proprio come facevano quando dovevano scegliere la compagnia aerea per andare in vacanza.

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