sabato 19 aprile 2008

Arrivano i russi

Come era prevedibile e previsto, nell'incontro con l"amico Putin" è venuta fuori l'Alitalia. L'Aeroflot. storica compagnia di bandiera sovietica con cui ai tempi si volava solo se obbligati, e che aveva però un plus per gli appassionati: il caviale (vero) gratis, tornerebbe sulla sua idea di qualche tempo fa. Comprare Alitalia e farne una specie di marca di lusso del gruppo, come la Jaguar per la Ford (che però l'ha appena venduta).

In occasione della prima asta avevano però mollato, probabilmente dopo aver fatto due conti e calcolato dopo quanto tempo la apparentemente brillante operazione avrebbe raggiunto il pareggio.

Perché nel frattempo la compagnia russa che effettuava una specie di servizio pubblico di autobus alato nell'immenso paese con i vecchi Antonov ad ala alta (a elica), dove salivano anziane contadine con le borse piene di verdura, (non sto esagerando per amore di note folkloristiche, è proprio vero) si era trasformata in una compagnia di tipo occidentale, con i conti a posto. Altra amara lezione per la nostra Alitalia e per la nostra spocchia del "made in Italy".

Ora Putin (che in Russia comanda su tutto, anche sull'Aeroflot) pare ci abbia ripensato, sono pronti a rientrare nella partita.

Nel frattempo non è che i conti siano migliorati e che l'Alitalia costi meno. E neanche la situazione di Aeroflot è cambiata radicalmente, tanto da far sì  che abbiano soldi da buttare.

Diciamo che c'è da fare un favore a un amico. Con Putin nella parte di Berlusconi e Berlusconi nella parte di Craxi. E Prodi nella parte di Prodi. In una riedizione della telenovela "vendita SME", con un acquirente vero con i soldi, ma sgradito al potere politico, e un acquirente finto, senza soldi ma complice. E l'obiettivo vero di mandare a monte la privatizzazione.

Perché alla destra italiana, alla faccia della Thatcher (che le privatizzazioni le faceva davvero) le privatizzazioni le sfugge come la peste. Dai vini siciliani Corvo, vrndita bloccata come prima azione del governo Berlusconi 2001, all'Enel multiutility di Tatò, a Sviluppo Italia diventata una nuova IRI (o EFIM, per chi ricorda questo carrozzone) nel quinquienno 2001-2006, e ora all'Alitalia.

D'altra parte, ora che comandano loro, perché dovrebbero privarsi di una fetta di potere, di consiglieri di amministrazione, amministratori e presidenti da nominare? E di tutto l'indotto che si può muover e influenzare?

Liberisti immaginari, capitalisti buoni solo per interviste a giornalisti a contratto.

In sottordine può anche essere un giochetto tra venditori e acquirenti. Il fnto concorrente serve per alzare il prezzo, per togliere potere all'Air France che sentendosi unico acquirente interessato stava ponendo condizioni sempre più duro.

Giochetti che si fanno, ma che a poker si chiamano bluff, e sono basati solo sulla credibilità (di chi bluffa) e sulla credulità (di chi abbocca).

In sottordine nel senso che è il secondo obiettivo se il primo salta.

Ora tutto si può pensare dei francesi (non sono molto simpatici, Zidane a parte) ma non che siano disposti a prendere bidoni dagli italiani e in particolare da Berlusconi. Meno che mai Sarkozy che certo non aumenterebbe la sua popolarità, non altissima, facendo favori all'amico italiano.

Trattandosi di un giochetto che capirebbe anche un ragazzino di 10 anni mediamente sveglio, è improbabile che ci caschino e che stiano lì ad abbassare le condizioni. Piuttosto faranno l'incontrario, abbandoneranno il tavolo chiedendo a Aeroflot di tirare fuori le carte (i soldi). A poker si chiama "vedo", in questo caso è più semplice (o più complesso) perché la mano non finisce qui e si possono fare ancora quanti giri si vuole.

Anzi più giri si fanno più l'Alitalia si strangola nel suo buco finanziario, e più si abbassa il suo prezzo per Air France. Che quindi ha interesse ad aspettare. Oltre a tutto, se proprio dovesse sfumare l'acquisto di Alitalia, non si tratterebbe di un danno irreparabile per Air France, forse neanche di un danno, propriamente. Infatti quando la trattativa è fallita per la opposizione dei sindacati il titolo alla borsa francese è salito.

Ma c'è una possibilità che invece i russi siano disposti a tirare fuori soldi veri? E a metterli sull'Alitalia che diventerebbe loro?

Secondo me sì, ma solo se i soldi glieli diamo noi, sotto forma di minori sconti sul gas o qualche altro marchingegno. Altrimenti, anche se fossero aiutati in parte, se ne guarderebbero bene dall'impelagarsi.

Resta il mistero del perché per la destra italiana e per i suoli elettori  la vendita ai russi è cosa buona e ai francesi è cosa cattiva. La italianità di Alitalia mi pare che sarebbe compromessa come e più della prima ipotesi. E sui posti di lavoro arriverebbero gli stessi tagli.

Intanto sta arrivando il "prestito ponte" che Berlusconi chiedeva già all'inizio della vicenda. E che Prodi e Letta (Enrico) si appresterebbero a concedere. Io lascerei a questo punto del tutto la palla al Silvio. Si è voluto mettere in mezzo, non so neanche se la cosa abbia avuto un effetto elettorale. Ma adesso le mani se le bruci lui con la patatona bollente che ha creato.

E il centro sinistra dovrebbe battere la grancassa su tutti i giornali (peccato che non ci sia un "Libero" di sinistra) con titoli del tipo "1 miliardo di denaro pubblico pronto a essere inghiottito dall'Alitalia" (è dieci volte tanto, lo so, ma Libero non avrebbe problemi a arrotondare), "Forse slittamento dell'abolizione dell'ICI per trovare i fondi per Alitalia" e così via.

Quello che è sicuro è che, anche a elezioni finite e risultati acquisiti, la cordata italiana continua a latitare. Imprenditori disposti a buttare soldi nel gratta e vinci Alitalia non se ne trovano.
 

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