venerdì 25 aprile 2008

FAQ sulla Resistenza

Avevo preparato un altro intervento sulla vicenda Alitalia (molto istruttiva) ma oggi è il 25 aprile, festa minacciata dalla lontananza dai fatti e dalla routine, più che da (comunque preoccupanti) attacchi negazionisti della destra. E quindi propongo ai navigatori una mia idea che coltivo da tempo: una FAQ sulla Resistenza.

Raccontarne la storia nella forma sintetica ed efficace di "frequently asked questions", confutando anche le molte inesattezze interessate accumulate negli anni, sarebbe a mio parere un modo molto attuale per parlare della lotta partigiana.

Non sono uno storico e un'opera di questo genere è un po' al di fuori delle mie possibilità ma, mia madre è stata partigiana e staffetta da giovanissima e ha raccontato quegli anni in un libro molto bello e per niente pedante, piuttosto noto (link a destra), e i miei nonni e i miei zii in Emilia amavano raccontare le storie di quel periodo, e io bambino amavo ascoltarle, tanto che mi pare, se non di averle vissute, almeno di conoscerle bene.

Quindi propongo, a titolo di esempio, 9 voci di questa ipotetica FAQ, cominciando proprio dalle leggende metropolitane sulla Resistenza. Qualsiasi integrazione o contributo, anche critico, è come sempre il benvenuto.

Gli italiani in molte guerre, e in particolare nella seconda guerra mondiale, hanno iniziato la guerra da una parte e poi sono passati dall'altra. La Resistenza può essere considerata un tradimento?

Il popolo italiano non ha tradito proprio nessuno perché non ha dichiarato la guerra a nessuno e non ha neanche siglato alleanze con i tedeschi e i giapponesi. Le alleanze e l'entrata in guerra sono state decisioni di un governo illegittimo, che era arrivato al potere con un colpo di stato nel 1922, sospeso la democrazia nel 1925 con le "leggi speciali" e aveva poi mantenuto il potere per quasi un ventennio con metodi dittatoriali reprimendo ogni dissenso.

La Resistenza ha avuto un ruolo marginale nelle operazioni di guerra. I tedeschi sono stati espulsi dal suolo italiano dagli alleati anglo-americani.

Nessuna guerra di resistenza in nessuna parte del mondo ha mai ottenuto vittorie militari dirette. Questo modo di combattere e di resistere è stato sperimentato per primi proprio dai tedeschi durante la prima guerra mondiale, in Tanganica, sotto la guida del colonnello Paul Lettow-Vorbeck, che può esserne considerato l'inventore. Pochi uomini con perfetta  conoscenza del territorio, in massima parte indigeni, hanno tenuto in scacco le forze preponderanti inglesi fino alla fine della guerra. Questa è la caratteristica della guerra di resistenza, o guerra partigiana, o guerra di guerriglia, impegnare importanti forze avversarie pur essendo in svantaggio di uomini, armamenti e numero.

Ma allora si può considerare veramente una guerra vittoriosa?

Proprio la sproporzione di armamenti (basti pensare a uomini armati di mitra leggero contro carri armati e mitragliatrici pesanti) rende impossibile la vittoria sul campo, ma consente di logorare l'avversario sino a sconfiggerlo in modo indiretto. E di impegnare forze che il nemico avrebbe potuto usare altrove (per esempio per contrastare l'avanzata degli alleati, nel nostro caso).

La guerra di resistenza di maggiore successo che si ricordi, quella dei Vietcong contro gli USA (qualsiasi sia il giudizio che si dà sulle vicende successive del paese asiatico) segue lo stesso schema: logoramento e abbandono del territorio, con aiuto decisivo degli alleati nord-vietnamiti.

La guerra di resistenza italiana ha avuto una importanza strategica e militare inferiore a quella di altri paesi europei?

Riportata nel contesto sopra ricordato la Resistenza italiana è stata particolarmente efficace, ha coinvolto una grande quantità di persone (fino a 500 mila combattenti, che significano milioni di persone coinvolte, considerando le loro famiglie, in un'Italia meno popolata di adesso) in un territorio molto esteso, ha impegnato per due anni importanti forze tedesche che non potevano essere utilizzate su altri fronti, ha distrutto il consenso residuo che poteva avere il regime fascista. In ambito europeo è stato anzi uno dei movimenti di maggiore peso, allo stesso livello, se non superiore, alle celebrate vicende della resistenza francese e greca.


L'attentato di Via Rasella a Roma in cosa si differenzia dagli atti terroristici di oggi? I GAP sapevano che potevano innescare rappresaglie.

Con questo ragionamento anche gli inglesi avrebbero dovuto arrendersi per evitare le vittime civili dei razzi V2 tedeschi che nel primo anno di guerra distruggevano, senza poter essere intercettati, le città britanniche. L'attentato di Via Rasella è stato un legittimo atto di guerra, compiuto durante la guerra, contro un esercito occupante il territorio nazionale, e contro soldati di occupazione (polizia militare), non solo in base alle sentenze definitive della Cassazione (1957, 1998, 2007) ma anche in base alla logica comune e al confronto con analoghe operazioni svolte in tutti gli altri paesi europei durante l'ultima guerra. Era la rappresaglia sui civili ad essere illeggittima per qualsiasi regola di guerra ed umana.

I partigiani, i GAP di Via Rasella avrebbero potuto consegnarsi per evitare la rappresaglia tedesca e la strage delle Fosse Ardeatine?

No. Perché la rappresaglia è stata comunicata dopo essere stata eseguita. Non è stata avviata e neanche ipotizzata nessuna trattativa da parte dei tedeschi. I tedeschi occupanti non seguivano le logiche di scambio che conosciamo oggi, ma le logiche di guerra. Non avevano alcun interesse a trasformare in martiri i partigiani o a innescare contatti e trattative, con inevitabili mediatori, che avrebbero legittimato la Resistenza. Unico obiettivo era mandare alla popolazione un messaggio di terrore e tentare di isolare così le forze della Resistenza. Lo stesso metodo usato in tutti gli altri teatri di guerra in Europa.

La Resistenza è stata una guerra civile?

No. E' stata una guerra di resistenza (vedi risposta sopra). La guerra civile vede un popolo diviso in due parti, che si combattono con le armi. Sono state una guerra civile la guerra di secessione americana, o la prima fase della rivoluzione francese con la rivolta della Vandea. In Italia era invece presente una forza di occupazione straniera, e la resistenza era focalizzata a liberare l'Italia da questa forza occupante, appoggiandosi ai loro antagonisti anglo-americani.

Allora perché si parla spesso di guerra partigiana come guerra civile?

Essenzialmente a vantaggio di quella parte dell'Italia che è rimasta a fianco dei tedeschi. Come belligeranti in una guerra civile possono essere considerati combattenti per un ideale, seppure radicalmente sbagliato. Come semplici truppe di appoggio dell'occupante dovrebbero essere considerati dei traditori della loro nazione e del loro popolo, il cui potere derivava dalla presenza dell'occupante.

Ma anche la storiografia non fascista ha parlato spesso di guerra civile.

Il consenso raggiunto dal fascismo alla fine del ventennio era effettivamente molto ampio. La ricostruzione schematica secondo la quale nel 1943 dalla parte della repubblica di Salò rimaneva solo una minima minoranza di italiani per sole ragioni di interesse immediato è effettivamente troppo schematica. Una parte del consenso conquistato non poteva non essere rimasto nella parte avversa alla Resistenza ed è per questo che alcuni storici hanno parlato anche, per essere proprio precisi, di caratteristiche riconducibili alla guerra civile.

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... e si potrebbe continuare con altre 100 domande e risposte (per esempio sul "sangue dei vinti" e sui libri di Pansa) 

Per finire ricordando il 25 aprile in musica, propongo tre canzoni sulla Resistenza meno note e con tasso di retorica zero:

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