giovedì 1 maggio 2008

Prima tassa Berlusconi

Prima tassa Berlusconi 

Non è ancora diventato presidente del consiglio e già Berlusconi ha emesso una nuova tassa. Per due anni si è favoleggiato delle "62 nuove tasse del governo Prodi" (mai nessuno che, a domanda, me ne abbia saputo citare, non dico 60, ma almeno 2, era una bufala di Italia Oggi ripetuta a pappagallo dai soliti noti) ma eccone subito una vera: la tassa Alitalia. Una prima tranche di 300 milioni di Euro è già stata emessa dal governo attuale, ma su sollecitazione del prossimo.
Conosco le obiezioni: non sono molti, e poi è un prestito. Che non siano molti 300 milioni è un parere opinabile. Ad esempio Ryanair pensa che siano sufficientemente tanti da fare ricorso alla UE (vedremo).

Ma soprattutto: non è un prestito! Un prestito si caratterizza per il fatto che poi i soldi o il bene prestato ritornano indietro. Che probabilità ci sono che ritornino indietro (a noi cittadini) prima della fine della legislatura?. Pressoché zero. Più o meno come quando qualcuno ti chiede "che mi presti una sigaretta?".

Lo so, lo so, qualcuno potrebbe dire "ma come, proprio adesso che finalmente sta uscendo allo scoperto la famosa cordata italiana, grazie all'inesauribile e infaticabile lavoro del leader e dei suoi collaboratori, i soliti critici, invece di farsi l'autocritica osano parlare di nuove tasse?" e continuano "proprio adesso che si potrà trattare, grazie alla cordata italiana, con pari dignità con partner stranieri".

concorde_underA parte che questa parola, partner, mi fa venire l'orticaria, causa vari trascorsi in una importante azienda di telecomunicazioni italiana il cui nome inizia con T e finisce per M. In affari non esistono i partner, forse esistono in amore, ma in affari esiste uno che compra e uno che vende e quindi, uno che guadagna soldi e uno che li spende. Si parla ogni tanto delle mitiche sinergie, situazioni ideali nelle quali guadagnano tutti e due, ma temo, in base alla mia esperienza, che non esistano in natura. Volendo essere positivi a tutti i costi ci possono essere forse delle situazioni in cui due società guadagnano, magari non necessariamente soldi, in due settori nei quali sono complementari. Non è però il caso di Alitalia e dei coraggiosi imprenditori della cordata italiana.

Qui la situazione è molto semplice, difatti nessuna persona sana di mente metterebbe 300 milioni in un affare se non pensando di rivederli, magari aumentati, dopo qualche anno. Se li investisse nel fondo con rendimento più basso al mondo (ad esempio quello che mi ha consigliato la mia banca) avrebbe comunque un rendimento dell'1% all'anno, che sono pur sempre 3 milioni di Euro, e inoltre alla fine dell'anno avrebbe ancora i 300 di partenza. Certo, ci sono i venture capitalists, quelli che mettono i soldi in una nuova iniziativa, tipo la Apple negli anni '80, e ogni tanto decuplicano o centuplicano il capitale. Quelli che latitano in Italia, come si ripete spesso. Solo che qui non si tratta di rischio, si tratta di certezza. Certezza di non rivedere indietro i soldi aumentati e anche magari di non rivederli indietro del tutto. Il trasporto aereo non è un settore in crescita, non è un settore da start-up companies, da nuove tecnologie dal potenziale inesplorato.

Esisteva una sola società in tutto l'intero pianeta che aveva effettivamente un interesse reale per l'Alitalia, per suoi specifici obiettivi strategici, era l' Air France-KLM, ma il geniale capitano d'industria (in mercato protetto) l'ha fatta scappare.

Certo, la cordata italiana si farà, un certo numero di imprenditori italiani metterà la sua fiche da 100 o 200 milioni, manderanno loro rappresentanti in CDA, avranno la soddisfazione di partecipare alla guida della prestigiosa compagnia italiana. Una soddisfazione un po' costosa, se non ci fosse un tornaconto. Tornaconto che deve essere evidentemente finanziato dal loro partner, cioè dal governo Berlusconi.

Forse qualcuno dovrebbe a questo punto svelare un segreto agli elettori di destra, solitamente molto sensibili all'argomento tasse: i finanziamenti i governi li attingono proprio dalle tasse. E il salvataggio di Alitalia e il mantenimento in vita di Malpensa saranno pagati indirettamente dai cittadini. Restituendo ai coraggiosi imprenditori nazionali i capitali investiti.

Non è il solito qualunquismo complottista, è pura e semplice logica economica. Chi non ci crede dovrebbe credere invece che questi imprenditori, ad esempio il ben noto Ligresti (che ricordiamo dai tempi di Craxi e della "Milano da bere") siano dei munifici benefattori.

Già qualcuno ha notato, ad esempio, che Ligresti è (tra le altre cose) un costruttore che opera soprattutto a Milano, dove sta per iniziare l'operazione Expo 2015.

Ma, qualcun altro risponderà, "sono soldi che comunque devono essere spesi, cosa c'è di male a favorire un coraggioso imprenditore italiano che vuole salvare una società così amata dagli italiani?" (anche da me, peraltro, come ho già scritto).
C'è di male che si tratta della negazione del libero mercato, della concorrenza, e quindi dell'unico metodo conosciuto per dare un valore corretto alle cose. E dove c'è monopolio la remissione dei clienti o degli utenti è certa.

"Ma buona parte dei soldi li metteranno le banche, non lo stato" diranno altri. Ma le banche i soldi dove li prendono? Sono i loro? No, sono dei correntisti, nel caso specifico di Intesa San Paolo anche i miei (un contributo comunque molto marginale). Vorrei vedere se facessero un sondaggio quanti clienti delle banche coinvolte sottoscriverebbero l'operazione. Una operazione che evidentemente può inserirsi solo in una logica di presenza su tavoli di confronto, di potere e di scambi a livello governativo.

In sintesi l'operazione Berlusconi di salvataggio Alitalia consiste semplicemente, a quanto si capisce, nel tentare di mantenere in vita la compagnia (che è anche un centro di potere) con l'uso indiretto di denaro pubblico. Un uso così indiretto, nelle intenzioni, da sfuggire al controllo UE e ai ricorsi della concorrenza. Che però non legge il Corriere della sera, e quindi temo che difficilmente ci cascherà.

(Le foto ricordano il più bell'aereo di linea finora creato dall'uomo, il Concorde, è vero, l'Alitalia ha poi cancellato i 4 velivoli che aveva opzionato, l'Air France però ha resistito sino all'ultimo al boicottaggio USA, esempio fulgido del settore aereo del tempo che fu)

Nessun commento:

Posta un commento