domenica 11 maggio 2008

40 anni dal '68 e nessuno se n'è accorto

Questo sembra essere l'anniversario meno celebrato che si ricordi. Siamo a maggio, e quindi per logica conseguenza il tanto celebrato maggio francese cadeva proprio di questi tempi, quarant'anni fa. Sarà perché il '68 è stato celebrato a cadenza annuale almeno da trent'anni a questa parte, sarà perché gli "ex sessantottini" non si reggono più, sarà perché il clima generale attuale, italiano in particolare, non sembra molto coerente con quell'ormai lontano momento, sarà per l'involontaria ironia che circonda alcuni slogan di quel periodo (come il celebre "fascisti, borghesi, ancora pochi mesi", i borghesi effettivamente non si sa bene chi siano ora e se esistano ancora, ma gli altri ...), sarà per qualche altro motivo, ma l'indifferenza ricopre l'atteso evento.

Qualche eccezione c'è sempre, come Caparezza al concerto del 1° maggio che metteva in relazione il numero 68, simbolo positivo, con il numero contrario, 89, simbolo quindi negativo (caduta del muro, fine del socialismo reale) e poi ardimentosamente vedeva anche il mito del non dimenticato presidente Pertini (che era stato eletto nel '78, quindi dieci anni dopo) nel numero 68 piegato su un lato.

Ma qualcos'altro accaduto in quell'anno si può ricordare grazie alla forza evocativa delle immagini, questa volta veramente straordinarie. Siamo in primavera piena e, sempre 40 anni fa, era primavera anche in un piccolo paese nel centro dell'Europa che ora non c'è più. Era la primavera di Praga. L'ultimo tentativo di riformare il socialismo reale, l'ultima prova, se il tentativo fosse fallito, per dimostrare che il sistema era non riformabile, che la deriva dello stalinismo l'aveva trasformato in modo irreversibile in qualcosa che non serviva allo scopo iniziale, ma ad un altro, che Orwell aveva ragione con la sua parabola nella "Fattoria degli animali", che il sistema imperfetto per definizione, il capitalismo nella democrazia, era anche il migliore.

Ed è stato l'ultimo tentativo nel vero senso della parola, altri non ne sono seguiti (la glasnost di Gorbacev è stato un movimento dall'alto), e ha messo la parola fine alle illusioni del comunismo, nonostante la passione, la pazienza e la saggezza dei boemi e degli slovacchi, dei praghesi in particolare, e del loro leader Alexander Dubcek.

Il tanto criticato PCI (per le sue lentezze verso il riformismo), pur se guidato allora da un uomo degli anni '30 come Luigi Longo non fece scelte che ora, con il senno di poi, possiamo criticare e condannare. Prima un appoggio convinto ed entusiasta alla primavera e poi, in quel triste e drammatico agosto del '68, una condanna netta. Non senza contrasti. Mia nonna mi raccontava dei giorni interi di discussioni che avevano coinvolto i militanti e gli elettori, irriducibili filo sovietici, nel nostro paesino sulle colline emiliane.

Trarre le conseguenze in tempi rapidi, quelle che citavo prima con eccesso di sintesi, ma con il favore del senno di poi, era una operazione più difficile, ma il discorso ci porterebbe lontano dall'obiettivo di questo post.

Che è quello di segnalare la disponibilità nelle librerie del più straordinario reportage fotografico che abbia mai visto, foto in parte già note, ma in maggioranza inedite, che possono stare allo stesso livello, anzi penso siano anche superiori, a quelle scattate su ogni fronte di guerra dal grande Robert Capa, e anche in grado di reggere il confronto alla drammatica perfezione formale del maestro William Eugene Smith.

Si sa come sono andate le cose, se ne è parlato e scritto spesso in questi giorni. Un fotografo ceco già noto per i suoi temi favolistici ed etnici, particolarmente interessato al mondo e alla cultura degli zingari (tanto di moda anche da noi in questo periodo), Josef Koudelka (il personaggio ritratto qui a lato) nei giorni dell'invasione è uscito per le strade con la sua macchina fotografica, con decine di rollini in bianco e nero in tasca, e ha fotografato tutto quello che succedeva in quei giorni fatali.

Forse perché non era uno specialista nel reportage, forse perché aveva 30 anni, forse perché il clima di sfida lo aveva contagiato, ma ha scattato le foto più straordinarie che si ricordino perché è andato dentro all'azione, ne era parte anche lui. Poche foto sono scattate con il tele, la maggior parte sono con il grandangolo, forse anche un 20 mm, e di molte ci si chiede come abbia fatto a farle, e come ne sia uscito vivo.

Sta di fatto che possiamo partecipare a quegli eventi grazie a lui. Alle infinite discussioni tra i praghesi e i soldati occupanti russi ("il circo sovietico nuovamente a Praga" dicevano ironicamente alcune scritte sui muri), nel tentativo di far prevalere la ragione sulla forza. Al coraggio sconsiderato e temerario dei ragazzi che bloccavano e conquistavano i carri armati facendo scappare i carristi con le bottiglie molotov. Alla rabbia e alla sfida urlata agli occupanti, soldati di leva spesso inconsapevoli di essere in quel luogo al solo scopo di mantenere al potere una casta che si era auto eletta elite (l'"ordine dei porta spada" nel disegno strategico di Stalin).

Le foto che si sono viste sui giornali o sulle riviste sono solo alcune, ma la maggior parte, straordinarie, anche dal punto di vista estetico, si possono vedere solo sul libro, che consiglio caldamente a chiunque, non solo agli appassionati di storia o di fotografia. Su Internet se ne trovano alcune, scannerizzate da altri volontari, e così posso proporne una breve selezione, che rende l'idea molto meglio delle mie parole.

Un ultimo accenno ad un'altra bellissima opera artistica che prende spunto da quella storica fine delle illusioni, il ben noto libro di Milan Kundera "L'insostenibile leggerezza dell'essere", che consiglio di rileggere (magari assieme a "Lo scherzo") dove si citavano amaramente  e indirettamente proprio queste foto, nascoste e anonime per ragioni di sicurezza e protezione dell'autore e della sua famiglia per anni (si è saputo solo recentemente che proprio il grande fotografo boemo ne era l'autore). Ma che servirono negli anni della repressione di Husak a incastrare i dimostranti che ne erano protagonisti.

Di Praga e della Cecoslovacchi in quegli anni ho molti ricordi indiretti e pochi diretti, ci sono passato in treno 4 anni dopo e ho trascorso lì alcuni giorni 6 anni dopo, era inutile cercare qualsiasi segno o memoria di quella rivolta e di quella speranza, la vita scorreva tranquilla e la gente si era apparentemente adattata ai vantaggi del conformismo. La durezza del sistema e la paura del nuovo emergeva solo nei controlli ossessivi alle frontiere, nel perimetro che delimitava il territorio e lo isolava dal mondo esterno.

(Le foto, dall'alto: 
1) un giovane dimostrante urla la sua rabbia, ovviamente in russo, ai soldati del Patto di Varsavia che lo ascoltano distrattamente, il fotografo è chiaramente accanto al carro armato e utilizza un grandangolare;
2) Piazza San Venceslao alle 17 del 22 agosto, era stata organizzata una dimostrazione ma poi era stata annullata per timore di provocazioni, il popolo praghese era stato totalmente compatto nel seguire le indicazioni del partito di Dubcek; 
3) Koudelka in una foto dello stesso periodo;
4,5) L'assalto a un tank con le molotov, i carristi scappano e gli studenti sventolano la bandiera cecoslovacca su di esso (il fotografo era sulla strada, a pochi passi, non è sicuro che le foto siano riferite allo stesso episodio); 




6) La folla discute e cerca di instillare il dubbio nei soldati russi, il fotografo è chiaramente salito anche lui sul blindato;
7) negli ultimi giorni, si contano anche morti e feriti, la bandiera è insanguinata e la giovane donna piange;
(Tutte le foto sono sotto diritti di copia della agenzia Magnum e sono qui riprodotte in solo formato miniatura (thumbnail) a soli scopi di conoscenza dell'opera del fotografo e di critica e analisi storica e divulgativa, e sono disponibili sul volume "Invasione Praga 68" - Josef Koudelka - Ed. Contrasto)
 

Su questo tema vedi anche: Le illusioni del comunismo, Il movimento degli studenti con la emme minuscola (3 dicembre '68), Il 1° marzo sì me lo rammento

9 commenti:

  1. sabato ho visto un piccolo film molto bello: "Across the universe" che rendeva molto bene l'atmosfera di quell'epoca .... siamo obsoleti ... già è tanto se non ci chiudono nelle riserve come gli indiani.

    cc

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  2. combinazione, sabato ho visto anche io "across the universe", splendido e imperdibile (soprattutto per chi ama i beatles).

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  3. e come ciliegina sulla torta abbiamo avuto travaglio e fazio e finocchiaro....cc

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  4. ... dovrò scrivere un post sul neo-pessimismo cosmico di sinistra :-)

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  5. non te l'ho mai chiesto prima ... ma chi è

    jtobal

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  6. ma non eri proprio tu a dire che il pd deve parlare soprattutto alle nuove generazioni? si sa che noi vecchi siamo pessimisti per definizione... e tu sei forever young quindi non conta :P

    cc

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  7. Grazie per il 'forever young', ci provo, e conosco un solo sistema: la curiosità. Jtobal? Un nickname come un altro ...

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  8. Una ottima intervista a Koudelka sul celebre reportage si può leggere qui:

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78173

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