sabato 24 maggio 2008

Cabaret politico n.3 (gli immigrati sono tra noi)

Ci sarebbero molte novità del nuovo corso politico ed economico da commentare, ma preferisco lasciarle decantare ancora un po' (annunci molti, fatti pochi) e dedicarmi per una volta al cabaret politico, ovvero all'umorismo involontario che si può ricavare da dichiarazioni apparentemente serie e ponderate.
Difatti ci arrivano periodicamente dalla radio, o dai giornali, o dalla tele, frasi apparentemente normali, che passano per un attimo per il nostro cervello, lasciando a volte qualche sedimento, altre volte nessuna traccia apparente. Ma che, ad una analisi appena un poco approfondita, si rivelano prive di senso.

Ogni tanto me le segno.

Clandestini a orologeria

Ad esempio il capogruppo della Lega intervistato su un GR Rai qualche giorno fa affermava: "tanti immigrati clandestini costituiscono una bomba a orologeria ..."

Solita posizione della Lega, solito richiamo al proprio elettorato xenofobo (letterale ed esatto: "paura dello straniero"). Ma approfondiamo un momento la coerenza interna della frase.

Com'è l'immigrazione? Sempre "clandestina". Ovvero cattiva, minacciosa, negativa, da contrastare. Avete mai sentito un esponente della Lega pronunciare la parola "immigrazione" senza accompagnarla con l'aggettivo "clandestina"?

Penso mai. Perché per la Lega e per il suo elettorato l'immigrazione è sempre clandestina, L'immigrazione buona non esiste. O, per meglio dire, è una immigrazione utopica, con datori di lavoro italiani che assumono direttamente le badanti e le colf nel loro paese d'origine, in Moldavia e nelle Filippine o in Perù. Andandoci di persona? Per telefono? Scambiandosi le foto?

Una specie di adozione internazionale applicata alla forza lavoro?

Nella quasi totalità dei casi, come sappiamo tutti, l'assunzione è preceduta da un colloquio e da una conoscenza diretta della persona, che deve già essere in Italia, perché già con permesso di soggiorno, oppure entrata in modo semi legale (con visto turistico o simili) o non legale.

L'altra cosa che colpisce è l'uso della parola "bomba". La bomba è qualcosa che può esplodere, anche accidentalmente, e che può fare molto male a chi è nel raggio d'azione. Se poi è ad orologeria c'è un timer che procede inesorabile. Bisogna far presto a disinnescarla.

Un altro modo per associare un sentimento di paura alla parola immigrazione.

Non c'è dubbio che tutti i paesi che hanno vissuto movimenti migratori in ingresso hanno sperimentato anche disagi e problemi di vario tipo. Ma deflagrazioni drammatiche in realtà non se ne ricordano. La più imponente e rapida immigrazione clandestina l'hanno vissuta proprio gli Stati Uniti. Una massa enorme di persone sono entrate con ogni mezzo dal Messico o dal Centro America, nonostante l'uso di ogni mezzo di dissuasione. Nel giro di una sola generazione in America è sorta una comunità ispanica che è diventata una delle principali del paese, e che ormai nella sua parte "arrivata" vota già repubblicano. La California, meta preferenziale, ha vissuto scompensi non lievi, ma è anche diventata una delle zone del mondo con crescita e sviluppo più elevati. Se non facesse già parte degli USA potrebbe entrare da sola nel G7 e sedere nel club dei paesi più industrializzati.

Sanatoria mai!

Maroni invece sostiene che sarebbe la prima volta che si fa un provvedimento di grande rigore ma senza sanatoria. Subito però si è affrettato ad aggiungere che si pensa a qualcosa per risolvere il problema delle badanti.

La prima incoerenza è tanto evidente che non c'è neanche bisogno di sottolinearla. Senza sanatoria vuol dire senza sanatoria, in italiano, risolvere il problema delle badanti da regolarizzare (alias clandestine) vuol dire fare una sanatoria, magari solo per loro, ma sempre una sanatoria è. Che fatalmente si estende a tutti. D'altra parte la Lega e il CD sono esperti in sanatorie. Con la legge Bossi-Fini hanno realizzato la più imponente sanatoria della storia italiana.

Ma la seconda incoerenza, meno evidente, ma a tutti chiara, riguarda gli altri 500 mila lavoratori che hanno fatto domanda di regolarizzazione. Non c'è un solo italiano, meno che mai al ministero dell'Interno, che pensa realmente che questa massa di persone sarà o potrà mai essere espulsa dall'Italia. Non ci riusciremmo neanche se lo volessimo. A parte che innescherebbe un caso internazionale altro che il Tibet, dove li andremmo a cercare, e con chi? L'esercito italiano al momento ha meno di 300 mila effettivi, e non mi risulta che ci siano altre forze dell'ordine inutilizzate o sotto utilizzate. Se fossero concentrati tutti in un solo posto, usando carri armati e autoblindo e mettendo nel conto qualche esito drammatico e requisendo una flotta di navi .... Ma sono sparpagliati in ogni città o borgo d'Italia. E sono indispensabili, al 90%, per gli italiani per i quali lavorano.

L'idea sarebbe evidentemente non questa, ma di tormentare queste persone rendendo loro la vita difficile, con una stretta sul sistema sanitario, sul sistema scolastico, sulle pratiche per prendere una casa in affitto. Convincendoli quindi ad andare via.  Cosa che per qualcuno può anche accadere, peccato però che, per una ben nota legge economica (quella della domanda e dell'offerta) restando la domanda (di lavoro) forte, per ognuno che se ne andrà ne arriveranno altri due.

L'unico modo per fermare l'immigrazione, a pensarci bene, è ridurre la domanda, cioè reprimere il tenore di vita degli italiani e l'attività delle imprese al punto da rendere economicamente non sostenibile il ricorso a personale domestico o a nuovi lavoratori. Non so se sia questo l'obiettivo del governo.

La Spagna ci teme

La terza frase che ho carpito, e questo era un redazionale, del GR3, riguardava le critiche spagnole alla nuova xenofobia italiana. Ispirate probabilmente, diceva la speaker, al timore in Spagna di un aumento degli arrivi di clandestini a seguito della stretta in Italia. Ingenui ministri spagnoli che pensano, con una intervista o con una battuta, di cambiare le priorità di un governo che, se gli togli gli immigrati, non ha molto altro da investire nel mercato dei media per mantenere il consenso? Paura della ben nota efficienza italica, frontiere ermeticamente chiuse che respingono gli inesausti flussi di migranti dall'Africa del Nord, dall'Est Europa ancora non comunitario, dal lontano Oriente? Aspiranti immigrati clandestini che puntano quindi, invadendola, alla più tollerante Spagna (sono di sinistra! devono essere tolleranti per forza)?
Ero in macchina e mi sono messo a ridere da solo.

Forse dovremmo ricordarci che la Spagna punta allo sviluppo ed è in competizione con noi, che la ricchezza di un paese dipende anche da quante sono le persone che lavorano per produrla, e forse avremmo una risposta per il nuovo e più netto antagonismo spagnolo. Siamo noi l'anello debole.

(Le immagini sono tratte da due notevoli film che trattano il  tema dell'immigrazione messicana verso la California, Bread and Roses di Ken Loach e Babel di Alejandro Inarritu)

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