giovedì 1 maggio 2008

Hanno pestato la coda a Beppe Grillo

Premessa obbligatoria: la pubblicazione dei dati delle denunce dei redditi sul sito dell'Agenzia delle entrate è stata un errore, e anche una violazione della legge sulla privacy.

Mi occupo (anche) di privacy da qualche anno e posso chiarire che: 1) i dati della dichiarazione dei redditi, così come l'ammontare dello stipendio in un'azienda, non sono dati sensibili;  2) i dati sensibili sono solo quelli che riguardano le opinioni religiose e politiche, l'appartenenza ad associazioni (in particolare ad associazioni sindacali), le patologie e le inclinazioni sessuali;  3) sono però dati personali, e come tali sono comunque tutelati;  4) la tutela (e la sanzione) hanno lo scopo di evitare il maltrattamento dei dati, che poi sarebbe l'uso improprio dei dati, che poi sarebbe far conoscere i dati a chi non ne ha necessità per le sue attività professionali.

Siamo quindi (spiace dirlo)  in un caso evidente di maltrattamento, perché io non ha alcuna necessità di fare alcuna operazione sui dati della denuncia dei redditi del mio vicino, di Grillo, o di alcun altro cittadino, e viceversa. Chi li deve conoscere e li può trattare sono i dipendenti dell'agenzia delle entrate, o gli impiegati dell'asilo che devono controllare il reddito per fare la graduatoria dei bambini e così via.

La trasparenza di cui si è parlato sarebbe anche una buona cosa, ma deve essere volontaria e consapevole, e comunque esercitata consapevolmente da chi ne ha motivo, altrimenti prevale sempre il principio di legge generale previsto dalla 196/2003. I parlamentari ad esempio accettano di far conoscere i loro dati sul reddito, e nessuno si sogna di opporsi perché la mancata trasparenza sarebbe interpretata come indizio di qualcosa da nascondere.

D'altra parte, chiediamo il permesso per inserire il numero di telefono negli elenchi, e non esiste e non è mai esistito un elenco telefonico dei cellulari, e poi mettiamo on-line l'elenco di tutti i contribuenti italiani? Incredibile ingenuità.

La reazione di Grillo non si spiega però con queste raffinate considerazioni sulla tutela della sfera privata dell'individuo, ma con il fatto che i primi visitatori del sito si sono lanciati subito a spulciare la sua dichiarazione dei redditi, e hanno visto che denunciava oltre 4 milioni di Euro in un anno. Adesso vai a spiegare ai "grillanti" che il loro eroe, campione di ascetismo predicatorio, guadagna più di un intero gruppo parlamentare messo insieme? Sono tutti soldi guadagnati onestamente, ne sono sicuro, frutto degli spettacoli a pagamento nei quali il comico genovese, come sappiamo, si impegna con tutta l'anima. Ma l'ombra del dubbio si affaccerà inevitabilmente nei suoi adepti, anche i più convinti: e se avesse ragione Antonio Ricci e Striscia la notizia?

Così è partito sparato e irrefrenabile usando l'argomento più assurdo e incongruo  e invocando l'arrivo del salvatore Tremonti. La pubblicazione dei dati favorisce la mafia, la criminalità e i furti in villa, ha urlato. Quando si sa da sempre che la criminalità usa una sua propria dichiarazione dei redditi, e non si fida di quella spesso mendace degli interessati, anzi non la considera proprio. La sua dichiarazione (solitamente assai più precisa) è basata sulla osservazione delle dimensioni delle suddette ville e delle barche ormeggiata nel porticciolo turistico e sul numero di Cayenne e Voyager parcheggiate davanti alla porta di casa.

Saranno casomai i vicini di casa del suddetto fortunato proprietario di numerosi e costosi status symbol a guardare con curiosità e sorpresa la sua dichiarazione e scoprire che guadagnerebbe meno di un bidello di scuola. E qui si capisce anche la reazione più forte da chi può provenire.
Sempre ribadendo comunque quello che dicevo all'inizio: non si può fare.

1 commento:

  1. Io non so perche' ma l'ho trovato un bel gesto.

    cc

    RispondiElimina