giovedì 22 maggio 2008

Lo spirito del '94 (prima parte: ottimismo aziendale)

Respiro intorno a me lo spirito del '94, che sembra essere tornato tra noi, quattordici anni dopo. Allora lavoravo in una società multinazionale americana, proprio nel settore commerciale, anzi, da poco ero passato a tutti gli effetti alle vendite.

I venditori e le venditrici che mi circondavano, e con cui collaboravo da anni, che erano anche amici e amiche, erano entusiasti del cambiamento. Molti già da prima, ma ora in massa e in modo ancora più convinto. Dopo quell'annuncio dato alle 10 di sera di un lunedì da una Rosanna Cancellieri che non vedeva l'ora di leggere gli exit poll con la grande notizia. Il nuovo partito appena lanciato da quello che (incautamente) un anno prima era stato definito da Cuore "l'ultimo craxiano a piede libero" aveva vinto a sorpresa le elezioni.

Nei commenti in ufficio i miei colleghi, alcuni del genere yuppies, ma in generale pervasi da un corretto approccio meritocratico, si attendevano un effettivo e percepibile cambiamento. Qualcuno si aspettava che finalmente si aprissero gli armadi dei segreti di stato, qualcun altro liberalizzazioni e riduzioni del settore pubblico. C'era entusiasmo, misto al sollievo di essersi liberati della "vecchia politica". Fiducia che si aprisse una nuova fase, una rinascita dell'Italia. Ovviamente nella direzione reaganiana e thatcheriana, una società stratificata, con la classe dirigente, i manager moderni (loro) da un lato e i lavoratori esecutivi e i loro sindacati dall'altro lato, quello destinato alla progressiva emarginazione.

Mia moglie qualche giorno dopo passando per il centro ha incontrato proprio il vincitore di quella ormai lontana tornata elettorale, era vicino a Piazza Navona, la sua residenza romana era infatti, un poco incongruamente, in Via dell'Umiltà (ora, più coerentemente con le sue aspettative, è in Via del Plebiscito). La gente lo salutava felice e plaudente (gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore, diceva Ennio Flaiano) ma soprattutto l'avevano colpita i collaboratori che lo circondavano, giovani e determinati, e vestiti tutti uguali. Le scarpe inglesi, lo spezzato grigio e blu, il polsino della camicia di alta qualità abbondantemente in vista grazie al polso sbottonato della giacca (che quindi era di sartoria), la cravatta blu a minuscoli disegni. lo sguardo deciso e vincente di chi sa cosa vuole e l'ottiene.

La sinistra era sotto choc, la coalizione chiamata "Progressisti" (niente di originale, PDS + Rifondazione) era partita per vincere col suo leader Occhetto e aveva incontrato questo muro imprevisto. Occhetto aveva perso le ultime possibilità di successo proprio nell'ultima settimana, con due trasmissioni televisive disastrose, la prima era stata Samarcanda su Rai3, dove Santoro l'aveva trattato come un poveraccio, uno tra i tanti, un perdente senza carisma, interrompendolo di continuo (con degli amici così non hai neanche bisogno dei nemici).

Poi è arrivato il celebre confronto a Matrix, moderato (si fa per dire) da Mentana, dove Berlusconi ha stravinto con la favoletta del milione di posti di lavoro (ricordate? "ma come fa a promettere una cosa così", chiedeva l'ingenuo Occhetto, "semplice!" rispondeva lui, "in Italia ci sono 4 milioni di imprenditori, basta che uno su 4 abbia fiducia in me!", e gli italiani ci hanno creduto).

Anche allora c'era una specie di UDC che ambiva a fare l'ago della bilancia, il PPI, ma che risultò ininfluente, almeno all'inizio. C'era la Lega e c'era Fini, sempre alleati e sempre portatori di interessi contrapposti.

Qualcosa dello spirito del '94 si percepisce in giro, e nei sondaggi istantanei, aspettative positive, convinzione di aver fatto la scelta giusta, ottimismo. C'è meno fiducia nel futuro (il paese sembra invecchiato, come il leader del CD) e più desiderio di stabilità e navigazione tranquilla. Anche un pizzico di rassegnazione al ruolo destinato all'Italia, di progressiva emarginazione, di satellite altrui.

Lo spirito del '94 non è durato molto, pochi mesi, d'estate una crisi monetaria, in autunno l'imitazione fallita della Thatcher con l'attacco sulle pensioni, il nuovo anno Buttiglione convinceva Bossi e partiva il famoso "ribaltone", un termine ripetuto sino alla noia dai berluscones come colpa storica della sinistra (che invece non stava facendo proprio nulla).

Il repentino fallimento del primo governo Berlusconi era figlio di quelle grandi aspettative, più alte sono, maggiore è la delusione.

Ben consapevole di ciò ora Berlusconi ha provveduto per tempo ad abbassare le aspettative e a limitarsi a quelle che costano poco o nulla. Anzi ha parlato addirittura di scelte impopolari. Così se arriveranno critiche le potrà interpretare e vendere come un successo, una conferma della sua ritrovata serietà e autorevolezza.

Basterà questo per gli incontentabili italiani? Oppure hanno votato Berlusconi ancora fiduciosi che farà dell'Italia una immensa e felice Mediaset, e non lo dice più in modo così sfacciato solo perché ora fa il modesto, e soprattutto perché se no quegli invidiosi di sinistra lo tormentano con le critiche?

Il centro sinistra troverà la strada per riorganizzarsi, come fece già da quello storico 25 aprile 1994 a Milano, o aspetterà un ripetersi delle vicende del '94, con il centro destra che si cappotta da solo in parcheggio?

Non credo proprio che la maggioranza degli italiani rimarrà fiduciosa e benevola a lungo, troppe corporazioni e troppe insanabili contraddizioni per essere dominate da un governo senza un disegno che non sia la costruzione di un nuovo duraturo blocco di potere, ma non credo neanche che torneranno in mutate vesti le vicende del '94 e del '95.

E il PD, l'opposizione che farà, saprà incidere, saprà superare il difficile voto europeo e le elezioni locali che seguiranno?

Mi limito ad osservare che è nelle difficoltà che si vede la capacità di guida. Senza nervosismi, zig zag frettolosi e contrasti inutili, coi tempi giusti. Non sono certo nelle condizioni di dare consigli o suggerimenti, aspetto e guardo, con uno sguardo esterno che abbraccia anche il recente passato si nota più facilmente che nulla è certo e acquisito, e che i punti di forza e di debolezza non sono necessariamente i più visibili e scontati.

(Il bambino della foto è Berlusconi una settantina di anni fa, seguito dalla Thatcher donna dell'anno per Time una 25 ina di anni fa)
 

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