lunedì 26 maggio 2008

Lo spirito del '94 (seconda parte: pessimismo cosmico)

Anche sul lato di sinistra si respira lo spirito del '94, dopo la sconfitta elettorale di aprile. Allora la vittoria della destra era stata tanto repentina da gettare in uno sconforto con venature di panico buona parte della sinistra, passata dall'illusione del definitivo tramonto della cultura spregiudicata e priva di regole della "Milano da bere" al trionfo della stessa Milano per mezzo di uno dei più fortunati esponenti di quella stagione. Con in più i missini (non ancora AN) che si apprestavano a partecipare in prima persona al governo. La prima volta dai tempi di Tambroni. E solo 3 anni dopo aver festeggiato tutti assieme (Fini in testa) l'anniversario della marcia su Roma.

Cuore, la indimenticabile rivista satirica di Michele Serra e altri formidabili umoristi (ricordate? "Ustica. Vacilla l'alibi di Cocciolone") era uscita con un numero che associava l'Italia del '94 a quella del '36, con le firme del periodico, Serra in testa, che fingevano di essere già esuli in Francia e di scrivere i loro articoli da laggiù. Corrado Guzzanti aveva inventato il personaggio del giovane speaker di una radio di sinistra che a un certo punto realizzava che tutta la vicenda non poteva essere vera, doveva essere per forza un sogno o uno scherzo, e la prova era che Giuliano Ferrara era ministro, una cosa che non poteva succedere nella realtà (invece ...). Rai 3 era diventata la riserva indiana, con Paolo Rossi nelle vesti del grande irriducibile capo Geronimo, che ospitava Francesco Guccini o Margherita Hack e i loro interventi nei quali mettevano a nudo il nuovo potere. Che però invadeva le altre e ben più frequentate reti con pensionati plaudenti il taglio delle pensioni e yuppies felici della svolta appena avvenuta.

Sabina Guzzanti aveva invece l'idea di proporre il pessimismo nel futuro della sinistra direttamente a Sanremo, presentando il brano Troppo sole, accompagnata da un gruppo che si chiamava proprio La riserva indiana, e subendo persino contestazioni plateali , perché si permetteva di criticare velatamente il nuovo corso. Su Linus Maramotti immaginava le classi di scuola del futuro dove tutti gli alunni si chiamavano Giovansilvio, Marcosilvio, Giansilvio, Lucasilvio e così via.

E i politici di sinistra? Non mi ricordo che facessero proprio niente per contrastare il nuovo potere arrivato attraverso lo schermo delle televisioni (private). Il sindacato invece eresse un muro a difesa dei timidi tentativi di imitazione della Thatcher del capo, un muro efficace non solo per fermare quella riforma delle pensioni, ma anche per minare la tenuta della coalizione che, come si ricorderà, si è ribaltata da sola poche mesi dopo, a neanche un anno dall'insediamento.

Ora percepisco lo stesso pessimismo cosmico, la stessa presunzione di sconfitta perenne verso una una coalizione, anzi ormai un partito unico, guidato da un capo che si è dimostrato inossidabile, impermeabile alle profezie di Montanelli e alle lunghe assenze dal potere. Un pessimismo che nasce soprattutto dalla percezione del tranquillo ottimismo aziendale degli altri, che hanno smesso addirittura di essere aggressivi, tanto si sentono sicuri e poco minacciati da una sinistra ormai irrimediabilmente minoritaria. Un sentimento di solitudine, notando che ogni accenno anche moderato alla difesa di valori che sembravano scontati (che so, il rispetto del diverso, anche se, putacaso, è zingaro) cade in uno sprezzante silenzio, quando va bene, o viene contrastato con decisione, senza alcuna timidezza e nessuna propensione al politically correct.

E la nostra povera Resistenza ridotta a tema per i pochi che continuano a interessarsene, sempre più lontana nel tempo e nello spazio, sempre meno esempio per chiunque, sempre più sconosciuta e confusa nella distanza dei decenni per i giovani, e sempre più soggetta agli attacchi dell'"infame" Pansa, che ha aperto giusto adesso un nuovo fronte, quello dei partigiani che si ammazzavano tra loro, la guerra per bande. Pare i partigiani siano stati impegnati quasi solo a farsi la guerra tra di loro e a uccidere inermi fascisti appena arrivati gli americani. Chissà se dopo tutti questi anni di sforzi Giampaolo Pansa riuscirà finalmente a diventare direttore del Giornale? L'altro giorno c'era in grande evidenza una sua intervista, ovviamente sui cattivi partigiani). Penso che stavolta sia vicino alla meta.

Tanti segnali molto, troppo, chiari, e la sensazione di sentirsi soli e sempre di meno, una tribù accerchiata, come gli apaches di Geronimo sulle montagne del New Mexico.

Eppure, eppure forse non è così. Il centro destra, il PdL e proprio lui, Berlusconi, hanno venduto agli italiani, questa volta, un loro reale elemento di forza, non più un luminoso futuro, qualcosa che possono veramente provare di avere da vendere: la stabilità. Lo hanno dimostrato, lo ha dimostrato nei cinque anni del suo governo. Qualche occasionale contrasto gli è costato molto in termini elettorali, a comprova di quanto un governo stabile, che non litiga, non discute e non disturba, sia importante per gli italiani. Ma è durato comunque cinque anni, nessun altro ci è riuscito. E' vero quindi, la stabilità può essere garantita dal centro destra, e solo dal centro destra, non è una promessa elettorale come le "meno tasse per tutti" o "il nuovo miracolo italiano". Questo è stato il loro prodotto in offerta il 13 e 14 aprile, l'unico, e gli italiani lo hanno comprato.

Ma non basta. La stabilità, certo è una bella cosa, ma non è la risposta.

Gli italiani hanno una domanda nel cervello, non riescono a focalizzarla bene, forse non è neanche la stessa per tutti, ma hanno qualcosa da chiedere a chi li governa. E questo qualcosa indefinibile e sfuggente, variabile con gli influssi esterni, mutevole nel tempo anche per la stessa persona, non è la stabilità. La stabilità è un mezzo, non un fine. E il fine è la risposta. E la destra non ha la risposta.

(L'immagine rappresenta The Spirit of '76, il celebre dipinto di Archibald Willard sulla rivoluzione americana, che mi ha ispirato il titolo del post)

3 commenti:

  1. the answer my friend

    is blowing in the wind

    the answer is blowing in the wind

    cc

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  2. inoltre da fiorello oggi sono ospiti i Jalisse ... e ho detto tutto!

    cc

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  3. cc: non credo che la domanda che si pongono gli italiani e per la quale chiedono una risposta alla politica (nella inevitabile semplificazione che ho fatto) riguardi il senso profondo della vita ...

    Alberto

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