martedì 24 giugno 2008

Le intercettazioni

Nessuno dubita che le intercettazioni telefoniche siano un'arma molto potente per le indagini, la più efficace a disposizione delle forze dell'ordine e della magistratura. Una efficacia che deriva dalla ostinata propensione degli italiani, incluso chi delinque, aspira a farlo o è tangenziale a comportamenti delittuosi o censurabili, ad usare sempre e comunque il telefono e soprattutto il telefonino (che è proprio e personale) nonostante l'evidente alta probabilità di essere intercettati, e nonostante la disponibilità di valide alternative di comunicazione meno facilmente intercettabili. Ne parlavo in un articolo diverso tempo fa.

Nessuno dubita neanche che le conversazioni intercettate finiscano regolarmente sui giornali, se riguardano i cosiddetti "vip", e che vi finiscano anche le parti non penalmente rilevanti, e anche quelle di chi non è indagato. E che quindi ci siano spesso violazioni della privacy.

Gli intercettabili o intercettandi non sono molti, ho letto una stima, forse per difetto, di 100 mila persone, comunque siamo nell'ordine di 2 o 3 italiani su mille (bambini under 12 inclusi).

In un momento in cui la sicurezza sembra la principale preoccupazione degli italiani (se poi è vero) un provvedimento che va nella direzione di salvaguardare la privacy di 3 italiani su mille togliendo un'arma potente alle forze che contrastano il crimine dovrebbe essere altamente impopolare. Pare invece che non sia affatto così.

Non ci saranno film 2008 con titolo "Milano odia: la polizia non può intercettare", aggiornamenti del classico degli anni '70 "Milano odia: la polizia non può sparare" con il grande Tomas Milian.

Per cercare una spiegazione ho tentato una strada che non molti, credo, hanno seguito: ho provato a leggere il disegno di legge (attenzione, non è una legge, chissà se mai lo sarà, deve passare prima per la discussione parlamentare). Non molti, penso, perché non è facile trovarlo, sui siti istituzionali del governo o del ministero non c'è (o è molto ben nascosta).

Si tratta del solito testo legale all'italiana, cioè una sequela di riferimenti ad altre leggi (al codice civile in particolare) che modificano questo o quell'articolo, che viene citato solo per numero e non richiamato e neanche accennato, al fine di rendere la lettura della nuova legge il più possibile ostica (un ipertesto, ma manuale)

Ma si coglie lo stesso l'obiettivo apparente della legge: mettere una serie infinita di paletti e vincoli all'uso delle intercettazioni telefoniche, con tutto un contorno di sovrastruttura burocratica tipica del legislatore italiano (registri obbligatori delle conversazioni intercettate, nuove figure da nominare per la tenuta dei suddetti registri e così via). Il tutto per decine di pagine e centinaia di articoli e casi particolari (inclusa l'eventualità che l'intercettato sia un sacerdote della chiesa cattolica, in questo caso dovrà essere avvertito, ovviamente, il vescovo, e così via salendo, immagino, sino al Papa).

Ho fatto mentalmente il parallelo con le armi tradizionali, le pistole di ordinanza dei nostri poliziotti, e ho immaginato una legge analoga orientata a regolamentarne l'uso per qualsiasi possibile casistica e ad impedirne l'utilizzo improprio. Probabilmente i poliziotti sarebbero tentati di lasciare la pistola nell'armeria della caserma e di affidarsi alla buona sorte (o rinunciare a perseguire alcunché) piuttosto che impelagarsi in ossessivi controlli come quelli previsti per le intercettazioni. Chissà come la prenderebbe l'opinione pubblica in questo caso?

Invece nel caso delle intercettazioni il "popolo della libertà" concorda senza esprimere protesta alcuna, forse perché:
  • considera la intercettazione uno strumento della magistratura e la magistratura una casta che fa un uso della giustizia a proprio esclusivo beneficio
  • considera se stesso, se non vip, un vip potenziale, e si mette psicologicamente dalla parte del povero indagato
  • non è troppo sicuro che quello che dice al telefono non possa essere usato contro di sé
  • non è poi così preoccupato della sicurezza, ma di qualcosa d'altro che, ne è consapevole, non si reprime con gli strumenti d'indagine
Anche l'allarme generale lanciato dall'ala giustizialista del paese appare però un poco esagerato. Ho dei dubbi infatti su:
  • l'attenzione ossessiva e quasi esclusiva allo strumento telefonico: sono inclusi anche gli strumenti telematici (e-mail, chat?) ma, come sappiamo, sono quasi impossibili da intercettare;
  • è inclusa anche la video sorveglianza registrata, che però ben raramente è preventiva, se è utilizzata segue il reato e quindi non deve essere autorizzata;
  • e le intercettazioni ambientali? le microspie? pare proprio che per queste nulla cambi; e se gli inquirenti mettono una micro spia in un telefonino?
  • rimane comunque la stretta sulla diffusione dell notizie e le pene per chi pubblica, con contorno classico di pene severissime, che tanto ha preoccupato i giornalisti;
  • ma pene analoghe sono da anni presenti nel codice della privacy; solo che nessuno è stato mai condannato, praticamente neanche mai inquisito, sono quel tipo di pene draconiane e teoricamente dissuasive, come quelle sui DVD pirata; è da vedere se dissuadono veramente;
  • il sistema dei media è ormai sovranazionale; esiste una cosa chiamata Internet, quella che stiamo usando in questo momento; l'unica barriera in Internet è la lingua, confini non ci sono e le leggi nazionali sono inefficaci
  • cosa potrebbero fare mai se una intercettazione finisse su un sito .tv o .bg? qualsiasi frequentatore attento di Internet sa come si può realizzare un sito anonimo;
  • ma non ce ne sarebbe neanche bisogno: un sito e/o un provider con sede legale in un altro paese non sarebbe soggetto a questa legge, e potrebbe quindi pubblicare qualsiasi intercettazione;
Un provvedimento velleitario? Ancora fumo negli occhi? Forse. Ma magari questi sono dettagli secondari, e il vero motivo ispiratore della legge è uno solo: inviare un chiaro messaggio alla magistratura e alla polizia. Una questione di priorità.

domenica 22 giugno 2008

L'autocritica

E' necessaria una franca e aperta autocritica. I giornalisti segnalano che i discorsi del capo del PD sorvolano colpevolmente sulla necessaria autocritica. Anche i militanti del PD vorrebbero sentire, a quanto pare, una sincera autocritica. Probabile che anche gli altri esponenti del vertice del PD, che siano parte delle fantomatiche correnti o meno, siano in attesa di questa catartica autocritica. Che spetta, ovviamente, a chi ha preso su di sé il peso della guida e delle scelte prima e durante la campagna elettorale. Quindi a Walter.

Ma l'autocritica, in fondo, a che serve? Ai tempi di Stalin e in generale nelle organizzazioni chiuse e orientate ad uno scopo, buono o cattivo che fosse (templari, ordine dei portaspada, gesuiti, rosacroce, monache di clausura, partiti politici totalitari, ...) serviva per confermare l'assoggettamento alla maggioranza di un deviante consapevole o inconsapevole. Non riguardava quindi mai il capo. Se l'autocritica era considerata credibile il deviante veniva riammesso (ma rimaneva sorvegliato speciale) altrimenti non faceva, solitamente, una bella fine.

L'autocritica del capo invece non ha senso. Facciamo un esempio con una banale società per azioni. Dove l'amministratore delegato, delegato appunto pro tempore a gestire la società dagli azionisti attraverso il consiglio di amministrazione, ha fatto qualche errore e ha portato un bilancio in rosso. Pensate che i consiglieri si aspettino un ampio discorso nel quale, con la massima sincerità, il suddetto capo azienda elenchi i suoi errori? E che ci fanno?

Quello che vogliono sapere è soltanto se: 1) si candida ancora a guidare la società; 2) qual è il suo piano per riportare il bilancio in nero. Se la risposta alla prima domanda è sì, valuteranno la credibilità del suo piano e rinnoveranno la fiducia, se la credibilità non sarà giudicata sufficiente e/o se è disponibile un candidato alternativo, passeranno alla sostituzione.

La situazione nel caso del PD è identica. Gli azionisti dl PD (ora va di moda il termine stakeholders, i "cointeressati", una definizione meno economica e di valore più generale) a mio parere vorrebbero sapere qual è il piano strategico per condurre nuovamente il partito alla vittoria, e attraverso quali fasi di avvicinamento all'obiettivo. Certo nella dimostrazione della validità delle azioni da intraprendere non si potrà prescindere dalle "lezioni apprese" (ovvero, dagli errori), mentre le scuse e le giustificazioni, dovrebbero essere poco apprezzate. Anche se ci sono dei veri artisti nelle scuse più elaborate e apparentemente convincenti. Uno è al governo attualmente in Italia.

Un piano strategico per tornare a vincere ha peraltro un primo obiettivo molto semplice, abbastanza ravvicinato, ma non tanto da non consentire di mettere in cantiere una serie di azioni anche incisive di modifica nella comunicazione e nel messaggio agli elettori. Mi riferisco ovviamente alle elezioni europee della primavera del 2009. E alla strategia per vincerle che, rapportato alla politica italiana e alla situazione del PD, consiste banalmente nel superare il risultato percentuale del 14 aprile.
 

sabato 14 giugno 2008

Sicurezza, privacy e pace del cervello

L'accesa discussione che si è sviluppata nei commenti sul precedente post, dedicato alla immigrazione e su come i partiti di sinistra moderata possono gestire il fenomeno, mi spinge ad approfondire il tema.
Anche perché ho inserito nei commenti una affermazione che, riletta, richiede forse un approfondimento:
"una gestione equilibrata del fenomeno immigrazione ha come prerequisito una gestione rigorosa di ogni devianza".

Mi riferivo alla serie di idee che avevo inserito nel post (vantaggi che porta l'immigrazione, necessità dell'integrazione degli immigrati, falsi problemi che mascherano quelli veri, regolazione mediante il sistema dei flussi, corretta comunicazione). Nel senso che una sinistra al potere per rendere credibile questa formula, ben più complessa di quella immediata (e totalmente velleitaria) della destra ("sbattete i clandestini a casa loro!") deve accompagnarla necessariamente con una applicazione rigorosa delle leggi che regolano i flussi e tutto il fenomeno.

Ma, un momento, questo rinnovato rigore di ispirazione teutonica deve essere applicato solo agli immigrati? Per dirla tutta, come facciamo noi, accaniti praticanti del parcheggio in doppia fila ("solo 2 minuti!"), dell'utilizzo dei marciapiedi come portacenere e cestino getta rifiuti e della moltiplicazione delle leggi per il solo piacere di aggirarle, predicare il rigore agli altri? Facile che gli stranieri, arrivati  in un nuovo paese, non ne assumano solo la lingua, ma anche le inveterate abitudini. E' evidente che sintonizzarsi sul rispetto delle regole (e degli altri) deve essere un obiettivo di tutta la società.

La conquista della credibilità
Quindi ci troviamo nel solito vortice d'ipocrisia, e ancora una volta si evidenzia che il vero problema nascosto è la paura di essere invasi da prolifici immigrati estranei alla nostra cultura. Quindi torniamo alle premesse del precedente post e alle sue conclusioni, che ovviamente non ripeto qui.

Sul lato del rispetto delle regole la sinistra (italiana) avrebbe più credibilità della destra liberista in senso nostrano ("facciamo un po' come ca##o ci pare", secondo lo slogan coniato efficacemente da Corrado Guzzanti per la CdL del 2001) ma siamo su un piano del tutto teorico, e fortemente inquinato dalla comunicazione (televisiva in primis).
Mi spiego con una serie di contraddizioni e paradossi:
  • quando la sinistra è al potere l'inasprimento delle regole per gli italiani viene presentato come costrizione (vedi legge 2007 sulla sicurezza nel lavoro;
  • quando la sinistra è al potere ogni reato "d'impatto" viene enfatizzato e presentato come prova che lo stato è imbelle e indifeso;
  • quando la destra è al potere lo stessi presunto incremento dei reati vengono presentati come prova che bisogna inasprire le pene e conferma della legittimità della destra suddetta ad occupare il potere
  • quando la sinistra si candida a governare dall'opposizione e propone una politica di doppio binario, quale quella sull'immigrazione che ho cercato di sintetizzare, la parte positiva viene negata dalla sfiducia nella capacità di applicare il binario del rigore
  • quando la sinistra è al potere deve applicare la massima attenzione al rispetto delle regole, in particolare quelle che riguardano il fenomeno immigrazione, proprio per smentire i pregiudizi di cui sopra e candidarsi ad efficace gestore del fenomeno; e deve comunicare efficacemente e costantemente i risultati.
Proprio su questo ultimo punto il breve governo dell'Unione ha mancato l'obiettivo. Non so se per azione poco incisiva o poco visibile del Ministero dell'interno o per carenza di comunicazione (questo senz'altro) o per i più volte rimarcati impedimenti provenienti dalla "sinistra radicale", ma di fatto è passato il messaggio "stato debole quando governa la sinistra".

Sicurezza e insicurezza
Ma veniamo infine al punto che tanto appassiona i media: la sicurezza e come incrementarla. Inasprimento delle pene e uso dell'esercito è il mix applicato dalla destra al potere in Italia. Misure del tutto inefficaci. Però dal forte contenuto simbolico. Quindi in grado di rassicurare gli elettori "impauriti". Essendo l'incremento della criminalità del tutto privo di un riscontro nella realtà e nelle statistiche (attenzione prima di sparare, ho detto l'incremento) il fatto che siano inefficaci non è così grave. Ma per garantire il successo basterà enfatizzare un po' di meno i reati sui media.

Dai tempi del Manzoni ...
Non è vero che sono inefficaci? L'inasprimento delle pene senza repressione è del tutto inutile. Lo sappiamo tutti. Un esempio, che riguarda gli immigrati, anzi i mitici "vù cumprà"? Le leggi severissime sulla protezione del diritto d'autore, quelle enfatizzate dalle orrende pubblicità ("la pirateria è un reato!") che ci infastidiscono inutilmente prima della visione di ogni film in sala o a casa. Pene non solo per i senegalesi che dispongono i DVD pirata agli angoli delle strade, ma anche per gli acquirenti. Solo che le prime sono applicate poco o nulla, e spesso i vigili di turno sono dissuasi dagli stessi italiani presenti, diventati all'improvviso tolleranti, e le seconde, a memoria d'uomo, non sono mai state applicate.

Per dirla tutta, anche l'incremento delle pene e degli adempimenti inserito nella nuova legge 123/2007 sulla sicurezza del lavoro rimangono ampiamente velleitari se non accompagnati dai controlli. E anche la precedente legge 626/94, se fosse stata applicata controllando e reprimendo i trasgressori in modo sistematico, poteva essere efficace.

Il soldato di quartiere.
L'uso dell'esercito? Alle forze di polizia mancavano proprio 2500 effettivi? Invece del poliziotto di quartiere del primo governo Berlusconi ora avremo il soldato di quartiere? Sarebbero 25 per ogni grande città e forse neanche basterebbero per girare a due a due per le strade, vestiti con la mimetica anziché col simpatico cappelletto dei poliziotti di quartiere di buona memoria. Misura simbolica. E che mi ricorda quella presa nei giorni drammatici del sequestro Moro, con i soldati impegnati ai posti di blocco. Equipaggiati con il fucile Garand di ordinanza, un'arma eccellente (risalente peraltro alla II guerra mondiale), ma adatta per un cecchino impegnato a colpire un nemico a 1 Km di distanza. Del tutto inadatta per uno scontro a distanza ravvicinata. Per fortuna ai posti di blocco suddetti non è mai incappato nessuno dei brigatisti che in quelle settimane giravano per Roma facendo la spola tra i loro covi nella massima tranquillità, come abbiamo saputo poi. Misura simbolica, per fare sapere che lo Stato esiste ancora. Oggi come allora. Oggi non spaventerà certo i criminali professionisti, al massimo potrà essere efficace (sempre come simbolo) per fiaccare preventivamente la resistenza di questo o quel sito campano destinato dalla sorte ad accogliere rifiuti e termovalorizzatori.

Volete più sicurezza? C'è un prezzo da pagare
Gli strumenti efficaci sono ben altri. Veramente efficaci, come sappiamo da numerosi esempi italiani e stranieri. Solo che richiedono una rinuncia più o meno ampia ad una quota della nostra privacy. E sono le telecamere a circuito chiuso, le intercettazioni telefoniche, le intercettazioni delle comunicazioni su Internet. Parlo diffusamente di questo paradosso sicurezza versus privacy nel mondo digitale in una pagina di un altro sito. Incluse alcune informazioni su come proteggere (in modo legale, ovviamente) le nostre comunicazioni.  A scanso di equivoci affermo subito che, per quanto mi riguarda, lo ritengo uno scambio equo.

Invece ...Ma qui con la destra al potere andiamo proprio nella direzione opposta, con il DDL sulle intercettazioni telefoniche, peraltro anche questo del tutto velleitario (ma la dimostrazione richiede un altro post).

In sintesi gli italiani "maggioritari" sembrano avere qualche problema a recuperare la propria pace col cervello, in piena contraddizione tra regole stringenti per gli altri e lasche per sé stessi e richieste di protezione per la propria sfera di relazioni che impediscono però di perseguire chi delinque.

Altri articoli su questo tema: Il malloppo immigrazione, Scopri il leghista che  in te, Roma trema!, La parola zingaro, Gli immigrati sono tra noi

sabato 7 giugno 2008

Il malloppo immigrazione

pane-e-cioccolataRiepilogando, ho affermato nelle puntate precedenti che la il problema della sicurezza è in realtà uno schermo per non parlare della vera minaccia, che è la immigrazione; che questa minaccia è percepita non solo da leghisti espliciti  e consapevoli, ma anche, in modo inconscio, da un'area più vasta che include, come abbiamo scoperto il 14 aprile, una parte tradizionalmente di sinistra, anche "radicale".
La domanda per la sinistra (o i democratici, nel nuovo e chissà se definitivo schema italiano) che rimane senza risposta è: come raccogliere un consenso maggioritario, in questo scenario?

Semplificando al massimo, sul tappeto sembrano esserci solo due opzioni: competere con la destra sulla efficacia delle azioni per limitare il fenomeno. Oppure proporre una politica di accoglienza e integrazione, orientata a un modello di società multi etnica.

"Siamo più bravi noi"
Nella prima opzione la sinistra si avventura su un terreno non proprio, un po' come un giocatore di basket che cerca di giocare a calcio, o viceversa. Non parlo neanche di etica, ma solo di credibilità. E' possibile, forse quasi facile, individuare sistemi più efficaci per rendere l'immigrazione sostenibile rispetto a quelli proposti e attuati dalla destra (in tutto il mondo).
L'inasprimento delle pene, cavallo di battagli di tutte le destre (sin dai tempi di Manzoni) è il classico placebo. Quasi patetico in Italia. Se il reato che ho subito di più negli ultimi anni (furto di autoradio) fosse stato punito con il triplo di anni di galera ne sarei stato forse soddisfatto, sulle prime. Ma non ho mai mancato di notare, tutte le 4 o 5 volte che mi è successo, che la locale stazione di polizia non avrebbe avviato proprio nessuna indagine per individuare gli ignoti ladri che, per ottenere un valore di 50 € (se va bene) mi hanno procurato un danno di 500. L'entità della pena ha in questo tipo di reati "diffusi" una importanza pari a zero, sia come dissuasione sia come rivalsa.

Si possono senz'altro individuare sistemi più efficaci per regolare la immigrazione. O per diminuire i "piccoli reati" che creano insicurezza. Quando si propongono queste strade però qualcuno nota subito che la sinistra fa in questo modo il mestiere della destra. Non è credibile. L'elettore sceglie l'originale e non la copia (questa è di Travaglio).

Ma temo che il problema sia ancora più profondo. Ciò che gli elettori fuggiti verso i territori della Lega cercano non è una maggiore efficienza nel regolare il fenomeno. E' eliminare il fenomeno. Si sottolinea spesso il paradosso che gli italiani, soprattutto nel Nord, vorrebbero che gli immigrati ci fossero durante il giorno, pronti e disponibili per lavorare al minimo sindacale (o in nero) come colf, badanti, muratori e così via, ma poi sparissero a fine giornata, la notte, nei fine settimana. Ebbene sì, vogliono proprio questo. Se qualcuno ricorda il classico film di Franco Brusati "Pane e cioccolata", con Nino Manfredi, in Svizzera funzionava proprio così, con la scusa di dare anche una abitazione agli immigrati, che erano peraltro tutti uomini, venivano creati vere e proprie città provvisorie di prefabbricati, all'interno delle quali, quando smettevano di lavorare, gli immigrati sparivano letteralmente. Solo che gli immigrati di quell'epoca eravamo noi italiani. E che anche in Svizzera nella stessa epoca è venuto alla ribalta un partito xenofobo, che ce l'aveva con noi e con i turchi.

persepolis-2L'eccesso di zelo In questo contesto predicare l'accoglienza e la superiorità della società multi etnica sembra ingenuo e velleitario, tendente ai confini del patetico. I suddetti elettori della Lega vecchi e nuovi hanno pronta la spiegazione, che tirano fuori da anni in automatico: "la sinistra vuol far arrivare in Italia gli immigrati in massa per poi dar loro il diritto di voto e prendere il potere" (ai danni, è ovvio, degli italiani puri). La società multi etnica è complessa e non sempre gradevole (vedi "Scopri il leghista che è in te") e sarebbe gradito che chi la predica la praticasse anche, e non vivesse invece in comprensori di ville o appartamenti ben sorvegliati o in quartieri di lusso.

Un altro percorsoRimane solo un altro percorso. E' un percorso stretto, ma è ineludibile per la sinistra, se vuole mantenere una vocazione maggioritaria.. E' un compito gravoso, ma qualcuno deve pur farlo. E' un compito educativo, quindi il più difficile, un compito di crescita della maturità del paese.

Non parlo quindi di menù multi etnico o di presepi affiancati al Ramadan o di annullamento delle festività natalizie o altre casi analoghi di eccesso di zelo, parlo proprio di tentare di far ragionare gli italiani, di farli uscire dalle illusioni inattuabili e dall'inseguimento di soluzioni impossibili, fumo negli occhi per distoglierli dai veri obiettivi.

Non si convinceranno tutti, forse non si convinceranno neanche molti. I motivi dell'avversione per lo straniero del Sud del mondo sono profondi, sono innestati nella nostra storia più ancestrale, ho intenzione di approfondirli in un altro post, prendendo spunto proprio dal racconto di Ballard che citavo. Non molti, ma magari saranno sufficienti alla sinistra per riprendere in mano un paese che sembra scivolare in modo inarrestabile verso la chiusura (e il conseguente declino).

In fondo non ci vuole poi molto per individuare argomenti efficaci, ispirati a un sano pragmatismo:
  • L'inefficacia: il reato di immigrazione clandestina come deterrente fa ridere, non ci crede neanche lo stesso Berlusconi, lo sa (e lo dice pure) che è puro fumo negli occhi;
  • L'utilità degli immigrati: compensano i contributi dei figli che abbiamo smesso o quasi di fare, sono l'unico sistema che abbiamo a medio termine per rimettere in equilibrio le generazioni;
  • Il PIL: è proporzionale agli occupati, gli immigrati producono la ricchezza e lo sviluppo che tanto cerchiamo, da noi come negli altri paesi;
  • la_ragazza_con_la_pistola_2L'integrazione: perché no? Perché tutto questo rispetto ipocrita per abitudini analoghe a quelle che stigmatizzavamo negli italiani (qualcuno ricorda il delitto d'onore di siciliana memoria, qualcuno ricorda film come Divorzio all'italiana, o Sedotta e abbandonata, o La ragazza con la pistola)? Nessun timore reverenziale a richiedere una integrazione nei costumi europei, lingua compresa, a chi vuole partecipare alla vita attiva del nostro paese; riconosciamolo, il più efficace modello di integrazione è quello degli Stati Uniti, ed è un modello impositivo (o basato sulla separazione)
  • La distribuzione: gli italiani sono sempre gli ultimi in programmazione; ma è tanto difficile mettere in atto (o proporre) politiche per una distribuzione territoriali più uniforme?
  • Gli asili nido: ma il problema è che gli immigrati guadagnano meno di noi, e sono quindi primi in graduatoria, o che non siamo capaci neanche di programmare quello che è facilmente prevedibile? (esiste la scienza demografica, ed è una scienza esatta). In Finlandia non esiste un problema di graduatoria negli asili nido tra finlandesi e immigrati, perché non c'è la graduatoria. I posti sono proporzionali alla richiesta. Come da noi a scuola. E mi pare ovvio che il reddito degli immigrati sia inferiore al nostro, e che le mamme filippine o moldave non possano permettersi gli asili nido privati. Se no come faremmo a permetterci i loro servizi?
  • divorzio_all_italiana_1Le case popolari: coma sopra, dove vorremmo che abitassero gli immigrati che ci fanno i lavori per casa, se li paghiamo 7 euro all'ora?
  • I flussi: non diciamo sempre che bisogna curare la causa e non l'effetto? che il problema va affrontato all'origine? E questo è il meccanismo dei flussi: sono gli altri paesi ad avere l'onere di controllare le uscite, non noi a bloccare le entrate. Certo, ricordandosi anche di fare qualche controllo  e repressione ogni tanto,  invece di praticare l'inerzia in attesa di fantomatiche leggi speciali.
  • La sicurezza costa: tutti ossessionati delle tasse, ma chi le paga le nuove carceri? E i CPT di 18 mesi? Dovremo dargli da mangiare o no? Conviene mandarli a lavorare allora, così il mantenimento se lo pagano loro. E il pattugliamento delle coste, l'aumento delle forze di polizia? Altro che i costi della politica e gli stipendi dei parlamentari; il sistema dei flussi costa molto meno.
  • E funziona meglio: vedete l'esempio americano; migliaia di chilometri di filo spinato con il Messico, pattuglie notturne, tutta l'efficienza USA che conosciamo, e tra un po' la California torna ispanica come ai tempi dei gesuiti primi colonizzatori. Gli immigrati tanto passano lo stesso.
  • Ricordare i veri problemi che rendono per noi ancora più difficile la convivenza con i flussi migratori: un mercato del lavoro da rimettere in equilibrio, un mercato della casa da sbloccare, dove sia possibile anche cambiare quartiere o città.
  • La comunicazione. Senza strumenti di comunicazione, quindi senza televisione, non si arriva a questi elettori, la sinistra ne dovrebbe essere consapevole e non tentare di ignorare questo handicap o di sognare su Internet.
Li ho buttati giù solo per titoli, meriterebbero un articolo ciascuno, e se ne potrebbero individuare molti altri. Ma ci siamo capiti. Non eludere i problemi, non sognare, calarsi nella vita reale delle persone.
Ragionare,  ragionare, ragionare, e far ragionare, non esiste altra strada per uscire dall'angolo in cui la sinistra è stata messa (in tutta Europa) da questi fenomeni migratori dei quali ben conosciamo l'origine strutturale, e inevitabile.

Lasciare il tema immigrazione in appalto alla destra sperando che venga pian piano digerito, e occuparsi delle proprie specializzazioni può essere un'altra alternativa ancora, e forse è quella pià seguita dalla sinistra europea e italiana. Ma temo che non porti molto lontano, è un malloppo di difficile digestione nella nostra Europa circondata.

Precedenti articoli: Scopri il leghista che  in te, Roma trema!, La parola zingaro, Gli immigrati sono tra noi
 

lunedì 2 giugno 2008

Scopri il leghista che è in te

Nell'intervento precedente sostenevo che in Italia non esiste il problema di insicurezza diffusa di cui tutti parlano, è un modo per mascherare la vera causa del disagio, l'immigrazione. Per questo i vari provvedimenti di inasprimento delle pene e invenzione di nuovi reati sono dei puri e semplici placebo psicologici: non faranno mai sparire gli immigrati.

Prima di addentrarci in un tentativo di analisi del fenomeno immigrazione, e dei suoi effetti sull'orientamento politico degli italiani, e degli europei (ci sarà un motivo perché in 14 dei 15 paesi principali d'Europa è al governo la destra) proviamo a fare assieme un poco di auto analisi, e di ammettere onestamente che nessuno è neutrale.
Con alcuni semplici test, per scoprire il leghista che è in noi.

Primo test: l'autobus
Scena: autobus mediamente affollato, alla fermata un gruppo di stranieri, chiaramente non turisti, sale dalla porta centrale (quella che sarebbe l'uscita). La quasi totalità dei presenti, indipendentemente dall'orientamento politico, pensa all'unisono, in modo quasi automatico, "questi qua si comportano come se fossero a casa loro". Quando entrano dalla stessa porta degli italiani possono esprimere fastidio o indulgenza, ma la considerano comunque una piccola infrazione che un italiano può decidere di fare.

Secondo test: i bighelloni
Scena: un bar e fuori da esso, o ai tavolini, un gruppo di stranieri, tutti maschi, sempre chiaramente non turisti, parlano ad alta voce tra di loro, scherzano o litigano. La quasi totalità di quelli che passano pensa, sempre in modo semi automatico "questi qua invece di venire da noi per lavorare vengono per passare il tempo al bar, chissà cosa fanno per campare?". Se avessero visto degli italiani della stessa età al bar e con lo stesso "look" da lavoratori (e non da studenti) non ci avrebbero fatto caso, al massimo avrebbero pensato che erano in pausa o in cerca di lavoro.

Terzo test: ancora in autobus
Scena: un autobus di sera, guardandosi attorno l'italiano appena salito vede che tutti gli altri viaggiatori, non molti, sono stranieri, sempre chiaramente immigrati, e pensa "sono proprio ridotto male, a prendere l'autobus assieme agli immigrati, domani prendo la macchina".

Quarto test: il Bancomat
Proprio accanto al nostro Bancomat preferito, quello della nostra banca che non ci chiede 2 Euri in più, hanno aperto un phone center, sempre frequentato da nutriti gruppi di pakistani e cingalesi. La logica ci dice che uscire dopo aver fatto rifornimento di soldi in un luogo affollato è meglio che farlo in un posto isolato, eppure ... tendiamo a cambiare sportello automatico.

Quinto test: la casa nuova
L'acquisto di una casa è una delle operazioni con maggiori incognite per un italiano. Cambiare in futuro non sarà facile, e comunque costerà molto caro. Bisogna indovinare cosa diventerà quel palazzo o quella zona di nuova urbanizzazione in futuro. E quale sarà quindi la reazione vedendo che altri condomini sono stranieri (ma non inglesi o americani) o che alcune famigliole di immigrati, magari cinesi, stanno trattando per l'acquisto?

Ultimo test: "indovina chi viene a cena?"
Poi c'è il più classico dei test, quello proposto più di quaranta anni fa nel non dimenticato film di Stanley Kramer con Spencer Tracy e Katherine Hepburn, nel quale al giornalista progressista non veniva lasciata proprio nessuna scusa (il futuro marito nero della bellissima figlia oltre che bello, era Sidney Poiter, era anche praticamente un futuro premio Nobel).
In rete tra i forward che arrivano incessanti nelle caselle di posta elettronica, ne gira una versione aggiornata ai nostri tempi, che propongo per finire con un pizzico di ironia (anche se non è molto politically correct).

Ma, se avete risposto alla maggioranza dei test ammettendo che sì, questi pensieri vi sono passati per la mente, anche sa magari avete lottato per farveli passare, allora considerate che ognuno di essi, e altri cento che si possono aggiungere, per il leghista o aspirante tale, è una prova che "gli immigrati devono restare a casa loro" oppure, versione simil-Bono (quello degli U2) "bisogna aiutarli a risolvere i problemi in casa loro, invece che farli venire qui". E non parliamo neache delle mitiche graduatorie per asili nido e case popolari (ci sarebbe bisogno di un post a parte).

E quindi bisogna uscire dalle facili predicazioni sulla società multi-etnica e riflettere senza schemi preconcetti sul tema centrale per la sinistra, oggi: la immigrazione in un paese occidentale.

Per concludere: "Indovina chi viene a cena?" versione 2008

Un padre entra nella camera della figlia e la trova vuota con una lettera sul letto.
Presagendo il peggio, apre la lettera e legge quanto segue:


Caro papà, mi dispiace molto doverti dire che me ne sono andata col mio nuovo ragazzo.
Ho trovato il vero amore e lui, dovresti vederlo, è così carino con tutti i suoi tatuaggi, il piercing e quella sua grossa moto veloce.
Ma non è tutto, papà: finalmente sono incinta e Abdul dice che staremo benissimo nella sua roulotte in mezzo ai boschi. Lui vuole avere tanti altri bambini e questo è anche il mio sogno.
E dato che ho scoperto che la marijuana non fa male, noi la coltiveremo anche per i nostri amici, quando non avranno più la cocaina e l'ecstasy di cui hanno bisogno.
Nel frattempo, spero che la scienza trovi una cura per l'AIDS così Abdul potrà stare un po' meglio: se lo merita!
Papà, non preoccuparti, ho già 15 anni, so badare a me stessa.
Inoltre Abdul, forte dei suoi 44 anni di età, mi segue e mi consiglia al meglio nelle scelte, come quella di convertirmi all'Islam.
Spero di venire a trovarti presto così potrai conoscere i tuoi nipotini.
La tua adorata bambina.


P.S.: tutte palle, papà! Sono dai vicini. Volevo solo dirti che nella vita ci sono cose peggiori della pagella che ti ho lasciato sul comodino.
Ti voglio bene!

(La prima foto riguarda, ovviamente, l'eroico condottiero Alberto da Giussano, il secondo non so chi sia, ma è il primo risultato che Google fornisce in ricerca per immagini con la parola "leghista")