martedì 24 giugno 2008

Le intercettazioni

Nessuno dubita che le intercettazioni telefoniche siano un'arma molto potente per le indagini, la più efficace a disposizione delle forze dell'ordine e della magistratura. Una efficacia che deriva dalla ostinata propensione degli italiani, incluso chi delinque, aspira a farlo o è tangenziale a comportamenti delittuosi o censurabili, ad usare sempre e comunque il telefono e soprattutto il telefonino (che è proprio e personale) nonostante l'evidente alta probabilità di essere intercettati, e nonostante la disponibilità di valide alternative di comunicazione meno facilmente intercettabili. Ne parlavo in un articolo diverso tempo fa.

Nessuno dubita neanche che le conversazioni intercettate finiscano regolarmente sui giornali, se riguardano i cosiddetti "vip", e che vi finiscano anche le parti non penalmente rilevanti, e anche quelle di chi non è indagato. E che quindi ci siano spesso violazioni della privacy.

Gli intercettabili o intercettandi non sono molti, ho letto una stima, forse per difetto, di 100 mila persone, comunque siamo nell'ordine di 2 o 3 italiani su mille (bambini under 12 inclusi).

In un momento in cui la sicurezza sembra la principale preoccupazione degli italiani (se poi è vero) un provvedimento che va nella direzione di salvaguardare la privacy di 3 italiani su mille togliendo un'arma potente alle forze che contrastano il crimine dovrebbe essere altamente impopolare. Pare invece che non sia affatto così.

Non ci saranno film 2008 con titolo "Milano odia: la polizia non può intercettare", aggiornamenti del classico degli anni '70 "Milano odia: la polizia non può sparare" con il grande Tomas Milian.

Per cercare una spiegazione ho tentato una strada che non molti, credo, hanno seguito: ho provato a leggere il disegno di legge (attenzione, non è una legge, chissà se mai lo sarà, deve passare prima per la discussione parlamentare). Non molti, penso, perché non è facile trovarlo, sui siti istituzionali del governo o del ministero non c'è (o è molto ben nascosta).

Si tratta del solito testo legale all'italiana, cioè una sequela di riferimenti ad altre leggi (al codice civile in particolare) che modificano questo o quell'articolo, che viene citato solo per numero e non richiamato e neanche accennato, al fine di rendere la lettura della nuova legge il più possibile ostica (un ipertesto, ma manuale)

Ma si coglie lo stesso l'obiettivo apparente della legge: mettere una serie infinita di paletti e vincoli all'uso delle intercettazioni telefoniche, con tutto un contorno di sovrastruttura burocratica tipica del legislatore italiano (registri obbligatori delle conversazioni intercettate, nuove figure da nominare per la tenuta dei suddetti registri e così via). Il tutto per decine di pagine e centinaia di articoli e casi particolari (inclusa l'eventualità che l'intercettato sia un sacerdote della chiesa cattolica, in questo caso dovrà essere avvertito, ovviamente, il vescovo, e così via salendo, immagino, sino al Papa).

Ho fatto mentalmente il parallelo con le armi tradizionali, le pistole di ordinanza dei nostri poliziotti, e ho immaginato una legge analoga orientata a regolamentarne l'uso per qualsiasi possibile casistica e ad impedirne l'utilizzo improprio. Probabilmente i poliziotti sarebbero tentati di lasciare la pistola nell'armeria della caserma e di affidarsi alla buona sorte (o rinunciare a perseguire alcunché) piuttosto che impelagarsi in ossessivi controlli come quelli previsti per le intercettazioni. Chissà come la prenderebbe l'opinione pubblica in questo caso?

Invece nel caso delle intercettazioni il "popolo della libertà" concorda senza esprimere protesta alcuna, forse perché:
  • considera la intercettazione uno strumento della magistratura e la magistratura una casta che fa un uso della giustizia a proprio esclusivo beneficio
  • considera se stesso, se non vip, un vip potenziale, e si mette psicologicamente dalla parte del povero indagato
  • non è troppo sicuro che quello che dice al telefono non possa essere usato contro di sé
  • non è poi così preoccupato della sicurezza, ma di qualcosa d'altro che, ne è consapevole, non si reprime con gli strumenti d'indagine
Anche l'allarme generale lanciato dall'ala giustizialista del paese appare però un poco esagerato. Ho dei dubbi infatti su:
  • l'attenzione ossessiva e quasi esclusiva allo strumento telefonico: sono inclusi anche gli strumenti telematici (e-mail, chat?) ma, come sappiamo, sono quasi impossibili da intercettare;
  • è inclusa anche la video sorveglianza registrata, che però ben raramente è preventiva, se è utilizzata segue il reato e quindi non deve essere autorizzata;
  • e le intercettazioni ambientali? le microspie? pare proprio che per queste nulla cambi; e se gli inquirenti mettono una micro spia in un telefonino?
  • rimane comunque la stretta sulla diffusione dell notizie e le pene per chi pubblica, con contorno classico di pene severissime, che tanto ha preoccupato i giornalisti;
  • ma pene analoghe sono da anni presenti nel codice della privacy; solo che nessuno è stato mai condannato, praticamente neanche mai inquisito, sono quel tipo di pene draconiane e teoricamente dissuasive, come quelle sui DVD pirata; è da vedere se dissuadono veramente;
  • il sistema dei media è ormai sovranazionale; esiste una cosa chiamata Internet, quella che stiamo usando in questo momento; l'unica barriera in Internet è la lingua, confini non ci sono e le leggi nazionali sono inefficaci
  • cosa potrebbero fare mai se una intercettazione finisse su un sito .tv o .bg? qualsiasi frequentatore attento di Internet sa come si può realizzare un sito anonimo;
  • ma non ce ne sarebbe neanche bisogno: un sito e/o un provider con sede legale in un altro paese non sarebbe soggetto a questa legge, e potrebbe quindi pubblicare qualsiasi intercettazione;
Un provvedimento velleitario? Ancora fumo negli occhi? Forse. Ma magari questi sono dettagli secondari, e il vero motivo ispiratore della legge è uno solo: inviare un chiaro messaggio alla magistratura e alla polizia. Una questione di priorità.

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