lunedì 2 giugno 2008

Scopri il leghista che è in te

Nell'intervento precedente sostenevo che in Italia non esiste il problema di insicurezza diffusa di cui tutti parlano, è un modo per mascherare la vera causa del disagio, l'immigrazione. Per questo i vari provvedimenti di inasprimento delle pene e invenzione di nuovi reati sono dei puri e semplici placebo psicologici: non faranno mai sparire gli immigrati.

Prima di addentrarci in un tentativo di analisi del fenomeno immigrazione, e dei suoi effetti sull'orientamento politico degli italiani, e degli europei (ci sarà un motivo perché in 14 dei 15 paesi principali d'Europa è al governo la destra) proviamo a fare assieme un poco di auto analisi, e di ammettere onestamente che nessuno è neutrale.
Con alcuni semplici test, per scoprire il leghista che è in noi.

Primo test: l'autobus
Scena: autobus mediamente affollato, alla fermata un gruppo di stranieri, chiaramente non turisti, sale dalla porta centrale (quella che sarebbe l'uscita). La quasi totalità dei presenti, indipendentemente dall'orientamento politico, pensa all'unisono, in modo quasi automatico, "questi qua si comportano come se fossero a casa loro". Quando entrano dalla stessa porta degli italiani possono esprimere fastidio o indulgenza, ma la considerano comunque una piccola infrazione che un italiano può decidere di fare.

Secondo test: i bighelloni
Scena: un bar e fuori da esso, o ai tavolini, un gruppo di stranieri, tutti maschi, sempre chiaramente non turisti, parlano ad alta voce tra di loro, scherzano o litigano. La quasi totalità di quelli che passano pensa, sempre in modo semi automatico "questi qua invece di venire da noi per lavorare vengono per passare il tempo al bar, chissà cosa fanno per campare?". Se avessero visto degli italiani della stessa età al bar e con lo stesso "look" da lavoratori (e non da studenti) non ci avrebbero fatto caso, al massimo avrebbero pensato che erano in pausa o in cerca di lavoro.

Terzo test: ancora in autobus
Scena: un autobus di sera, guardandosi attorno l'italiano appena salito vede che tutti gli altri viaggiatori, non molti, sono stranieri, sempre chiaramente immigrati, e pensa "sono proprio ridotto male, a prendere l'autobus assieme agli immigrati, domani prendo la macchina".

Quarto test: il Bancomat
Proprio accanto al nostro Bancomat preferito, quello della nostra banca che non ci chiede 2 Euri in più, hanno aperto un phone center, sempre frequentato da nutriti gruppi di pakistani e cingalesi. La logica ci dice che uscire dopo aver fatto rifornimento di soldi in un luogo affollato è meglio che farlo in un posto isolato, eppure ... tendiamo a cambiare sportello automatico.

Quinto test: la casa nuova
L'acquisto di una casa è una delle operazioni con maggiori incognite per un italiano. Cambiare in futuro non sarà facile, e comunque costerà molto caro. Bisogna indovinare cosa diventerà quel palazzo o quella zona di nuova urbanizzazione in futuro. E quale sarà quindi la reazione vedendo che altri condomini sono stranieri (ma non inglesi o americani) o che alcune famigliole di immigrati, magari cinesi, stanno trattando per l'acquisto?

Ultimo test: "indovina chi viene a cena?"
Poi c'è il più classico dei test, quello proposto più di quaranta anni fa nel non dimenticato film di Stanley Kramer con Spencer Tracy e Katherine Hepburn, nel quale al giornalista progressista non veniva lasciata proprio nessuna scusa (il futuro marito nero della bellissima figlia oltre che bello, era Sidney Poiter, era anche praticamente un futuro premio Nobel).
In rete tra i forward che arrivano incessanti nelle caselle di posta elettronica, ne gira una versione aggiornata ai nostri tempi, che propongo per finire con un pizzico di ironia (anche se non è molto politically correct).

Ma, se avete risposto alla maggioranza dei test ammettendo che sì, questi pensieri vi sono passati per la mente, anche sa magari avete lottato per farveli passare, allora considerate che ognuno di essi, e altri cento che si possono aggiungere, per il leghista o aspirante tale, è una prova che "gli immigrati devono restare a casa loro" oppure, versione simil-Bono (quello degli U2) "bisogna aiutarli a risolvere i problemi in casa loro, invece che farli venire qui". E non parliamo neache delle mitiche graduatorie per asili nido e case popolari (ci sarebbe bisogno di un post a parte).

E quindi bisogna uscire dalle facili predicazioni sulla società multi-etnica e riflettere senza schemi preconcetti sul tema centrale per la sinistra, oggi: la immigrazione in un paese occidentale.

Per concludere: "Indovina chi viene a cena?" versione 2008

Un padre entra nella camera della figlia e la trova vuota con una lettera sul letto.
Presagendo il peggio, apre la lettera e legge quanto segue:


Caro papà, mi dispiace molto doverti dire che me ne sono andata col mio nuovo ragazzo.
Ho trovato il vero amore e lui, dovresti vederlo, è così carino con tutti i suoi tatuaggi, il piercing e quella sua grossa moto veloce.
Ma non è tutto, papà: finalmente sono incinta e Abdul dice che staremo benissimo nella sua roulotte in mezzo ai boschi. Lui vuole avere tanti altri bambini e questo è anche il mio sogno.
E dato che ho scoperto che la marijuana non fa male, noi la coltiveremo anche per i nostri amici, quando non avranno più la cocaina e l'ecstasy di cui hanno bisogno.
Nel frattempo, spero che la scienza trovi una cura per l'AIDS così Abdul potrà stare un po' meglio: se lo merita!
Papà, non preoccuparti, ho già 15 anni, so badare a me stessa.
Inoltre Abdul, forte dei suoi 44 anni di età, mi segue e mi consiglia al meglio nelle scelte, come quella di convertirmi all'Islam.
Spero di venire a trovarti presto così potrai conoscere i tuoi nipotini.
La tua adorata bambina.


P.S.: tutte palle, papà! Sono dai vicini. Volevo solo dirti che nella vita ci sono cose peggiori della pagella che ti ho lasciato sul comodino.
Ti voglio bene!

(La prima foto riguarda, ovviamente, l'eroico condottiero Alberto da Giussano, il secondo non so chi sia, ma è il primo risultato che Google fornisce in ricerca per immagini con la parola "leghista")
 

2 commenti:

  1. Albè...che ne so...sarò aliena...

    MAI pensato che possano essere un problema gli stranieri sull'autobus o vicini di casa. Preferisco i luoghi dove ci sono persone, non c'è dubbio.

    Ho una "paura" diversa, e ogni tanto ci penso: quella di trovarmi in mezzo a soli maschi -prescindo ovviamente dalla nazionalità- e se ci sono donne, anche una sola, mi sento più "sicura": TUTTO QUESTO SI INTENDA DI NOTTE IN UNA STAZIONE BUIA DELLA METRO. Di giorno non ci penso proprio...

    Mi farebbe paura sentire dei passi dietro di me in una zona deserta e non potessi vedere a chi appartengono. Alle volte mi "metto paura" degli occhi (sguardo torvo, poco limpido) delle persone, ma dipende dalle circostanze (mi sarà capitato una decina di volte in 48 anni).

    Insomma, io ho più paure derivatami dalla visione dei film horror che quelle derivate dalle percezioni di insicurezza.

    Ciao ciao

    Eli

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  2. Eli: non sei una italiana media, evidentemente, e neanche una italiana in età (sono le più sensibili). Direi che il tuo tasso di leghismo è prossimo allo zero, forse è presente solo in "tracce" non rilevabili ...

    Ciao ciao

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