domenica 20 luglio 2008

Guerra all'assenteismo

Sento in giro molte critiche e molta ironia sulle iniziative del ministro Brunetta orientate a contrastare l'assenteismo e la bassa produttività nel settore pubblico. L'altra sera Paolo Villaggio interveniva alla trasmissione di Cruciani su Radio 24 (La zanzara) sostenendo sarcasticamente che si tratta di una battaglia velleitaria, contro un esercito che ha sviluppato negli anni le più raffinate tecniche di elusione di qualsiasi controllo. Riguardo all'ultima misura di cui si parla in questi giorni, la visita fiscale anche nel primo giorno di malattia, notava che servirebbe un altro piccolo esercito di medici fiscali, più altri medici fiscali che fanno la visita fiscale ai medici fiscali in malattia. Perché Paolo Villaggio? Come esperto della eterna lotta tra impiegati e datori di lavoro portata a forma d'arte popolare con la serie di libri e film dedicati all'impiegato Fantozzi. Che si rifaceva alle modalità di lavoro delle grandi aziende del gruppo IRI negli anni '70. Perchè l'impiegato che sfugge abilmente abilmente al lavoro e il suo contraltare, l'organizzazione inefficiente e illogica, non è certo una novità o una specialità italiana. Qualcuno ricorda la micidiale striscia a fumetti Bristow,  di Frank Dickens, pubblicata per anni su Linus, che parlava della realtà inglese?

L'assenteismo è l'inverso del coinvolgimento negli obiettivi aziendali ed è logico che sia combattuto strenuamente in qualsiasi organizzazione che ha la pretesa di funzionare e dare un servizio o un profitto. Il coinvolgimento nasce da 4 elementi (+2): etica personale, prospettive di carriera, prospettive di guadagno, compiti affidati. Quando mancano tutti e quattro, come avviene a volte nel settore pubblico (ma anche in quello privato) l'assenteismo è una logica conseguenza. Che diventa matematica se si aggiungono gli altri due elementi ambientali: il ricorso esteso all'assenteismo da parte degli altri impiegati nello stesso gruppo e la presenza di impegni familiari di difficile gestione (bimbi piccoli, carenza di nonne, distanza dell'ambiente di lavoro e mezzi pubblici carenti, ecc.).

L'assenteista fa ricorso a pochi strumenti ricorrenti: malattia entro il numero di giorni "di franchigia" senza presentazione di certificato medico (normalmente un giorno, posizionato preferibilmente il venerdì o il lunedì), ferie telefoniche (ormai via SMS: "problema imprevisto a casa, domani devo prendere un giorno di ferie, mi spiace"), che arrivano magari ad utilizzare anche il monte ferie dell'anno dopo, presenza virtuale sul posto di lavoro (timbratura e firma seguita da abile sparizione per parte o tutta la giornata, più frequente se il posto di lavoro è in una zona urbana, magari ampiamente dotata di negozi e altri servizi, meno se è in un palazzone per uffici isolato nell'hinterland di una città). Fino ad arrivare alla più volte citata finta malattia, certificata da medici compiacenti, di durata sempre posizionata entro i limiti previsti dai vari contratti aziendali.

Per la sparizione dal luogo di lavoro il contrasto sarebbe rappresentato dalle videocamere di sorveglianza, mentre per le malattie la soluzione sarebbe la mitica visita fiscale. Che però (oltre ad essere un costo) non è nulla di più che una riduzione dell'efficacia dell'assenza. Costringe infatti a restare a casa, niente di più. Il medico fiscale non potrà che prendere atto dei sintomi lamentati, se è proprio zelantissimo e i sintomi sono labili o contradditori potrà al massimo chiedere una analisi di conferma. Che però non dimostrerà di solito nulla, e inoltre lo metterà in contrasto con il medico di famiglia. Un piccolo fastidio per il dipendente se non sarà trovato a casa. Ovviamente sarà andato dal medico a farsi controllare (e fare il certificato) e quindi porterà poi un secondo certificato che attesta questa situazione.

Non si riduce così l'assenteismo. Prese le misure delle nuove regole, gli assenteisti guidati dai 6+2 motivi citati sopra riprendono la loro quota annua di giorni liberi extra. Il sistema usato dalle organizzazioni è un altro: management + budget + sistema premiante. I manager (i dirigenti) sono responsabilizzati assegnando loro un budget di assenze nel loro gruppo e un obiettivo di riduzione rispetto all'anno precedente, e vengono loro forniti mensilmente gli indicatori di assenteismo (ed es. frequenza delle assenze di un giorno attaccate ad una festività). Saranno poi loro ad intervenire uno per uno sugli impiegati "a rischio" assegnando ad esempio compiti più pressanti o stimolanti o agendo sulle leve del sistema premiante, o con visite fiscali mirate, e non alla cieca. Sistema premiante che può essere anch'esso strutturato per ostacolare il ricorso alle assenze, in primo luogo stabilendo una soglia oltre la quale non scattano i premi personali, ma anche con premi di produttività di gruppo che richiedono il raggiungimento di certi livelli di presenza. E creano un efficace auto-controllo di gruppo.

Operando su un piccolo gruppo di 20-50 persone, gli aspetti odiosi del il contrasto all'assenteismo sono annullati o almeno mitigati (accanirsi su chi è veramente in difficoltà, prendere a casaccio qualcuno che incappa nei controlli mentre i "professionisti" la fanno franca e così via).

Non penso che l'attuale ministro della Funzione pubblica non abbia chiari questi elementi base della gestione delle risorse umane, e sia per questo che parla di visite fiscali a tappeto e altri strumenti dall'alto e indifferenziati (peraltro si tratta della semplice applicazione di norme introdotte diversi anni fa e rimaste in gran parte inapplicate). Penso che abbia invece chiaro che la via maestra del coinvolgimento del middle management richiede per l'applicazione altri tre elementi: il consenso partecipativo del suddetto middle management, una organizzazione aziendale ed un sistema premiante efficienti.

Elementi che evidentemente il ministro ritiene che scarseggino nella pubblica amministrazione (e che non sono così diffusi neanche nelle organizzazioni private di grandi dimensioni, come dimostra ad esempio il caso Fiat e il suo rapido ritorno all'efficienza con Marchionne). Quindi ha scelto la strada mediatica e simbolica (e gradita all'elettorato del CD, più forte tra i lavoratori privati e meno tra i lavoratori del settore pubblico).

Agli impiegati pubblici arrivano messaggi del tipo "è finita la festa", "potrebbero esserci controlli approfonditi in qualsiasi momento", "qualcuno sarà beccato inevitabilmente. Si divideranno quindi tra una percentuale che continuerà a comportarsi correttamente, una percentuale che scrollando le spalle dirà "passerà anche questo", "tanto non possono farmi nulla" e una percentuale che seguirà un comportamento più prudente.

Se la terza percentuale salirà in modo significativo, sarà comunque un buon risultato, almeno nel senso della giustizia sociale. Non ne seguirà però necessariamente una maggiore efficienza. Quella deriva dalla corretta assegnazione dei compiti. Un esempio? Un settore pubblico a basso assenteismo è quello della istruzione, e degli insegnanti in particolare. Il motivo è molto semplice: l'assenza si vede, 20 o 30 ragazzi sono senza insegnante (e non pensiate che non ne siano scontenti) e altri insegnanti dovranno coprire il buco. Un buon sistema di auto-controllo orizzontale.

Distribuzione dei compiti, mobilità tra organizzazioni pubbliche, uniformità di trattamento contrattuale, sistema premiante, effetti del lavoro a tempo determinato, controlli a campione e non discrezionali, coinvolgimento negli obiettivi del middle management, sistemi di misura della produttività, misurazione del potenziale, customer satisfaction, ce n'è per tutti, e per anni.

Almeno non si parla della digitalizzazione della P.A. come panacea per tutti i mali.


1 commento:

  1. Standing ovation.

    Sono assolutamente d'accordo.

    Provai a stipulare un contratto integrativo per la mia amministrazione in termini più o meno così nel 1998.

    La Cisl -senza la quale qui la Cgil può poco, per questione di consenso interno- mi disse "no, non se ne parla". La Cgil -io- non firmò il contratto, sperando che il gesto forte avrebbe fatto rinsavire qualcuno, e invece non rinsavì nessuno.

    Eli

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