mercoledì 9 luglio 2008

Il voto segreto (a scuola)

Il primo intervento significativo del nuovo ministro della scuola Mariastella Gelmini è stato "secretare" i risultati dell'esame di maturità. La motivazione che abbiamo letto sui giornali è stata l'intenzione di garantire il rispetto della legge sulla privacy.

La legge in realtà non c'entra nulla. Come dice la parola stessa è nata per tutelare la sfera privata delle persone, quindi in primo luogo le opinioni politiche e religiose, lo stato di salute, l'inclinazione sessuale. Sono tutelati, è vero, anche i dati personali comuni, come la data di nascita, il numero di conto corrente bancario, lo stipendio o, appunto, i voti ricevuti a scuola.

Per questi dati comuni deve però essere semplicemente evitato il "maltrattamento" ovvero l'uso improprio e non autorizzato, per altri fini.

Ad esempio lasciare in giro su una fotocopiatrice o su una scrivania i numeri di conto corrente di tutti i dipendenti sarebbe un maltrattamento.  Oppure, nel caso dei voti, passare al Cepu o altre organizzazioni simili i voti per individuare i soggetti con un voto insufficiente, e fare un mailing mirato, sarebbe un maltrattamento.

Lo sarebbe anche pubblicarli in un luogo improprio, che so, l'atrio di una stazione. Forse lo sarebbe anche nel caso di pubblicazione sul sito della scuola, ma non è detto, non ne sono convinto, perché sarebbe comunque un uso proprio orientato alla trasparenza e indirizzato a chi cerca esplicitamente quelle informazioni navigando su Internet. Sicuramente non è un maltrattamento pubblicarli in bacheca nell'atrio della scuola, come si è sempre fatto, come si fa in tutti i paesi. Il legislatore scrivendo la legge sulla privacy certo non ha pensato a questo ipotetico abuso.

Il motivo vero è un altro. Stroncare la pratica dilagante e tutta italiana dei ricorsi. Abbiamo il numero di avvocati pro capite più alto del mondo, ognuno o quasi ha un avvocato o un praticante in famiglia, quindi per ogni voto apparentemente ingiusto parte il ricorso. Lavoro in più per la scuola (e per i giudici di pace  e così via). Senza poter fare i confronti con gli altri maturati nella stessa scuola o nella stessa commissione è più difficile che si inneschi il meccanismo del ricorso. Anche se non impossibile, può essere richiesto l'"accesso agli atti", anche questo con una lettera scritta da un avvocato. E poi, ricorso.

Capisco l'intenzione difensiva del mondo della scuola, apparentemente sembra giustificabile, ma si innescano effetti collaterali indesiderati, estremamente negativi.

L'inverso della trasparenza
il voto ora è segreto, perfino tra compagni di classe. Addio ai confronti e al controllo reciproco, e massima opacità sull'operato delle commissioni, massima discrezionalità e arbitrio. La situazione ideale per far passare raccomandazioni (vedi il post precedente),  aggiustamenti o addirittura vendette (parlo di abbassamento di voti). In un mondo di raccomandazioni e scambio di favori è l'ultima cosa da fare.

L'inverso della meritocraziaPremiare il merito passa necessariamente attraverso la pubblicità dei risultati ottenuti. La pubblicità è la prima forma di premio in qualsiasi sistema meritocratico. Con il voto segreto, gli unici voti che si conosceranno saranno quelli dei 100 e lode ricevuti da Napolitano. Totale incoerenza. Soprattutto se arriva dai liberisti (a parole) attualmente al governo. Neanche i democristiani più prudenti sarebbero arrivati a tanto.  Sarei curioso di sapere cosa ne pensa la Confindustria, che parla ossessivamente di meritocrazia in ogni convegno da tempo immemorabile.

Ancora una volta la privacy viene stiracchiata e sfruttata per farne un uso improprio, riducendola con il solito procedimento ipocrita all'italiana, a pretesto per altri scopi meno pubblicizzabili.

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