domenica 3 agosto 2008

Anti-precari e pro-precari

Torno sulla vicenda della legge ormai definita anti-precari, visto che la storia non è ancora conclusa.

Per tentare di rispondere a qualche domanda, del tipo: chi è interessato al provvedimento, cosa sono i contratti a tempo determinato, chi li fa, perchè?

Il tempo determinato
E' una forma contrattuale che esiste da tempo immemorabile, da prima dello Statuto dei diritti dei lavoratori, la prima legge istitutiva è del 1962 (legge 230).
Viene utilizzata sia nel settore pubblico, sia nel privato, per due soli scopi: nel pubblico per evitare quote e blocchi di assunzione e dare comunque il servizio (almeno, questo è l'uso buono), nel privato per avere dipendenti licenziabili, anche se non in tronco (ma basta aspettare la fine del periodo). Ovvero, sempre per indicare l'uso buono, per assumere anche in situazioni in cui il rischio d'impresa non lo consentirebbe.

Ma non si tratta di un contratto a basso costo. Il costo del lavoro è esattamente lo stesso del contratto a tempo indeterminato. Può essere leggermente inferiore solo per il minore impatto degli scatti di anzianità e per gli effetti dei periodo di interruzione, ma sul mese è uguale, a parità di qualifica.

Per questo non è usato su larga scala, a differenza dei contratti di collaborazione (i cosiddetti co.co.pro.) o dell'outsourcing.

Regole e vincoliLe regole per questi contratti sono molto semplici, e consistono sostanzialmente nel rispetto di quattro vincoli: 1) la durata massima pari a 36 mesi, inclusa eventuale proroga; 2) un periodo di interruzione minimo di 20 giorni tra un contratto e un eventuale successivo tra gli stessi soggetti; 3) la impossibilità oggettiva di assumere per lo stesso compito a tempo indeterminato, ovvero la natura determinata del rapporto di lavoro; 4) l'impiego del lavoratore solo per i compiti previsti dal contratto.

Il terzo vincolo sembra il più stringente, ma non è così, la motivazione comune è il "picco di lavoro" ovvero l'esistenza di attività straordinarie (una ristrutturazione aziendale, un lavoro stagionale, un progetto con una ben precisa data di consegna) oppure la sostituzione per maternità o malattia di personale fisso.

Il quarto vincolo forse richiede un ulteriore chiarimento: se ad esempio viene assunta una segretaria per l'ufficio acquisti, e poi in base a mutate esigenze aziendali o sua particolare bravura viene passata all'ufficio vendite, o a fare un diverso lavoro (magari la vendita telefonica) si tratta di una violazione dei vincoli. Decade la motivazione del compito specifico, il lavoratore è organico all'azienda.

L'entità della penaCosa succede quando il datore di lavoro viola questi vincoli? Se il lavoratore fa causa e il giudice del lavoro gli da' ragione la "pena" per il datore di lavoro è l'assunzione a tempo indeterminato e la ricostruzione di carriera. Se la causa è stata lunga (in Italia non è raro ...) possono essere anni di stipendio. E questo è lo spauracchio principale nel settore privato. Dove un lavoratore reintegrato con sentenza di un giudice tipicamente non avrà vita troppo facile e difficilmente potrà contare su progressioni di carriera. Più facile che si arrivi ad un accordo con un arbitrato.

Nel settore pubblico (parliamo sempre di pubblico allargato) è diverso, anche per le variazioni periodiche dei dirigenti e conseguente diluizione della colpa.

Una causa si può vincere o perdere
Ma chi è che fa causa? Tipicamente, e a volte con causa collettiva, è il lavoratore non riconfermato, che non ha avuto rinnovato il contratto e che dispera di poter rientrare. Il lavoratore che viene costantemente rinnovato non ha invece un particolare interesse a mettersi in urto con l'azienda o l'organizzazione che continua a dimostrare di aver bisogno di lui. Le cause si possono anche perdere, e il passaggio del tempo e l'aumento degli anni di lavoro a tempo determinato renderà più forti le sue motivazioni nell'eventuale contenzioso. E' una specie di credito che matura negli anni.

Le cause infatti non sono automaticamente vinte. Spesso i giudici del lavoro propendono per il lavoratore, che è per definizione il soggetto debole (l'azienda e la grande organizzazione si possono permettere studi legali più agguerriti). Ma i datori di lavoro raramente sono così sprovveduti da non osservare con grande attenzione quei quattro vincoli previsti dalla legge.

Che sono peraltro cambiati leggermente nel tempo. Nel 2001, con il secondo governo Berlusconi, la legge è stata aggiornata, diminuendo i vincoli per il datore di lavoro (sulla natura determinata del lavoro). Nel 2007 è stata modificata con il famoso "protocollo Welfare" introducendo un nuovo vincolo temporale, all'inizio con un massimo di due periodi di 36 mesi, poi con ulteriori variazioni che hanno richiesto mesi di circolari di chiarimenti (e poi è cambiato il governo). Col risultato di bloccare i rinnovi (vedi il dialogo immaginario che ho pubblicato alcuni mesi fa).

Una norma pro-precariOra il maxi-emendamento fa o tenta di fare, sotto traccia, una cosa molto più semplice: abolisce i vincoli.
O meglio, rimangono, ma la loro violazione per il datore di lavoro viene sanata con un semplice obolo al lavoratore, costituito da 2,5 a 6 mesi di retribuzione.
Infatti nel governo parlano, per sminuirla, di "sanatoria". Appunto una sanatoria a favore dei datori di lavoro che hanno violato o sono accusati di aver violato i vincoli. In pratica un condono tombale.

Il primo condono del nuovo governo Berlusconi, che segue la prima tassa straordinaria del suddetto governo (la tassa Alitalia).

Ma nella prima formulazione è molto di più che una sanatoria, e sicuramente non è una norma "anti-precari". E' anzi una norma "pro-precari" nel senso che un'azienda o una organizzazione non dovrebbe più combattere con alcun vincolo e potrebbe, dalla data di questa legge in poi, assumere tranquillamente a tempo determinato, senza più temere cause o assunzioni forzose.

"Sarà ritirata la norma anti-precari"Poi hanno spiegato che il provvedimento sarebbe modificato per riguardare solo le cause in corso. Che riguardano a loro volta "quasi solo" le Poste Italiane.

Sorgono spontanee numerose domande:
  • perchè l'Ente Poste, che dovrebbe essere stato privatizzato o quasi, dovrebbe godere di questo trattamento di favore? se ha sbagliato nella gestione del personale mi sembra un sopruso; se non ha sbagliato (è possibile, direi quasi probabile) perchè non vanno avanti semplicemente le cause?
  • e gli altri che incappano in questa sanatoria mirata? sono sfortunati, hanno perso al lotto? con un colpo solo vedono cancellati tutti i loro "crediti" maturati;
  • e quelli che faranno causa tra un mese, quando sarà finita la sanatoria (che dovrà avere un limite temporale, penso)? per loro tutto continuerà come prima.
Comunque la si giri mi pare che sia una tipica situazione nella quale "la legge non è uguale per tutti" e quindi, in base alle mie rudimentali competenze di diritto, impugnabile con ricorsi,sospetta di essere incostituzionale e così via.
Mi stupisce che quotidiani anche non governativi abbiano fatto titoli del tipo "sarà ritirata la norma anti-precari".

In sintesi, ho nostalgia della signora Thatcher. Se voleva abolire il tempo indeterminato lo faceva. Con una legge. In faccia a tutti gli oppositori e sindacati vari. Non con un comma nascosto in un maxi-emendamento. Scritto non si sa da chi. Di origine parlamentare, non governativa, non sia mai, hanno detto. Mi è venuto in mente uno spunto per un romanzo di fantascienza, dove queste leggi finanziarie monstre di migliaia di articoli si modificano da sole durante la notte, mentre sono chiuse negli armadi della Camera e del Senato. E nessuno si accorge delle modifiche perchè le leggi sono firmate e votate senza leggerle.

Ma non credo sia andata così.

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