sabato 27 settembre 2008

Consiglio di famiglia

Scena, la classica famiglia italiana a cena, padre, madre, due figli piccoli (elementari e medie), e suocera. La televisione ovviamente accesa (il 6° posto a tavola) trasmette Affari tuoi. Siamo ormai al secondo, quando il padre si decide a introdurre un argomento che rimanda da tempo.

Padre: ogni tanto bisogna parlarne a tavola, così le decisioni sono condivise (puoi abbassare il volume, per favore?)
Madre: aspetta, ha pescato il pacco X
Padre: guarda, ne dobbiamo parlare, ho fatto i conti meglio e ...
(cala il gelo sulla tavola e sui commensali che si accingevano a infilare le forchette nel pollo arrosto)

Padre: ... e gli effetti di quelle spese straordinarie del condominio e della riduzione del premio di produzione di quest'anno non possono essere riassorbite facilmente
Madre: ma non puoi attingere a quell'altro conto, come facciamo sempre?
Padre: eh no, anche quello è andato per ...
Madre: ho capito, falla sintetica, dobbiamo tagliare, ridurre, ecc., a cosa hai pensato?
Padre: dunque, ho analizzato le spese e ho visto che quello che spendiamo per i bambini è veramente eccessivo, a parte i vestiti, che pare che se non si vestono come i figli di Carolina (di Monaco, ndr) non li prendono a scuola, ci sono le spese per la palestra di Luca, che poi non sempre ci va, e la piscina per Martina, potrebbe anche essere sufficiente per lei qualche bella pedalata in bici nel parco, l'accompagno io, poi non ho capito cosa dovrebbero imparare da quella gita scolastica, il campo scuola a Genova all'acquario, per due costa una fortuna, questo lo rimandiamo a tempi migliori
Martina: ma papà!...
Luca: mica vorrai dirmi che non mi compri più il telefonino nuovo, mi vergogno a girare con quello che ho, sarà di due anni fa!
Padre: ma no, ti do il mio vecchio, mi arriva quello nuovo tra un paio di settimane, non preoccuparti, però chiudiamo con quei corsi di inglese, è vero che stai andando bene, ma chi lo sa s veramente ti serviranno, magari farai Legge ...
Madre: ma ...
Padre: ho fatto tutti i conti e tagliando anche quella inutilissima enciclopedia che pensavamo di comprare ai ragazzi, rimandando la cameretta e la scrivania per ciascuno dei due (possono anche fare a turno), rinviando l'apparecchio per i denti di Martina, e poi basta con vestiti e soprattutto scarpe, riusciamo ad andare in vacanza tutti, io finalmente mi cambio lo scooterone e posso comprarmi finalmente il T-Max, che con quel vecchio Honda quando arrivo in ufficio sembro un pezzente, e anche un nuovo Fay ormai è indispensabile, posso pagare la quota del circolo sportivo per me, e anche per mamma, se si degnasse di venire qualche volta e poi ...

(la madre e la suocera lo colpiscono duramente e ripetutamente sulla testa con i pesanti mestoli di legno della cucina, mentre i bambini guardano stupiti la violenta e inattesa scena)

Assurdo eh? Eppure è esattamente quello che fanno gli italiani rispetto alla scuola, assistendo compiaciuti e concordi ai tagli promessi dal governo (ho sentito un TG definirli enfatici e compiaciuti "la dieta della Gelmini!"). Vengono presentati come "razionalizzazione" e tutti la bevono, pare (chi in buona fede, chi meno). Ma non è mica vero. E' come nell'apologo raccontato sopra. Quello che si toglie non si rimette lì. Razionalizzazione sarebbe se i risparmi fatti su voci di spesa nella scuola (e si possono fare, nessuno lo mette in dubbio) fossero reinvestiti nella scuola. Ma così non è, i soldi recuperati lì vanno a coprire altre spese nel bilancio statale. Ma soprattutto, nella speranza degli elettori (credo fondata, almeno per una parte di essi) vanno in minore prelievo fiscale, e quindi in maggiore possibilità di spesa per vacanze, macchine, scooteroni, telefonini, solarium e così via, proprio come pensa di fare il padre snaturato di Luca e Martina.

Quindi, per lo stato, e per gli elettori del CD, la scuola non è una priorità. I figli non sono una priorità. D'altra parte in un recente sondaggio su Ballarò tra le cinque priorità degli italiani non c'erano né la scuola e l'istruzione in generale, né il lavoro per i giovani. C'erano le solite cose, la criminalità, gli immigrati extra-comunitari. Siamo un paese per vecchi.

Ah, e non è vero che i tagli sono reinvestiti perché il bilancio per l'istruzione rimane invariato in percentuale (anche se bisognerà vedere cosa esce dalla finanziaria). Perché in realtà bisognerebbe spendere molto di più per la scuola. Servirebbe casomai una tassa straordinaria. Almeno per arrivare alla decenza nella edilizia scolastica, ma che dico alla decenza e al decoro, almeno alla sicurezza più elementare (vedi l'indagine di Cittadinanzattiva pubblicata ieri su Repubblica, ma qualsiasi papà o mamma o figlio sa di cosa si sta parlando, per esperienza diretta, senza bisogno di inchieste). Scuole in condizioni tali (incluse quelle famose di cui sempre si parla) che, come italiani, dovremmo solo vergognarci, se avessimo almeno un po' di pudore.

A proposito, un'ultima cosa sempre sulle spese nella scuola. Si dice spesso che quasi tutta la spesa del Ministero per l'istruzione va in stipendi. Ma è un trucco. Non perché non sia vero in sé. Perché, come osservava mio fratello, la spesa scolastica in Italia è suddivisa tra stato centrale (il Ministero) ed enti locali (Regioni, Province, Comuni). Che hanno appunto in carico l'edilizia scolastica, tra l'altro. Sommando tutte le spese la percentuale in stipendi diminuisce, e il ragionamento anti-professori perde di efficacia. Ripetendo ancora, a scanso di equivoci, che di razionalizzazione se ne può fare a badilate nella scuola. Per esempio, chi dice che i professori o i maestri siano troppi? In aula a lezione frontale nessuno ne ha mai visti troppi. Sono in numero giusto, forse anche meno di quelli necessari, a volte. Magari bisognerebbe cercare dove sono andati a finire gli altri.

In sintesi, quale italiano che ha figli, nipoti, nipoti di secondo grado, vorrebbe risparmiare proprio sulle loro spese? E rifiuterebbe di investire i propri soldi a loro beneficio? Siamo veramente diventati ormai irrimediabilmente un paese per vecchi (e soli), o agli italiani non viene fatta la domanda giusta?

lunedì 22 settembre 2008

Parliamo ancora di Alitalia?

Ho pronti altri post, ma è impossibile non tornare ancora sulla telenovela Alitalia, un caso emblematico come pochi. Concentrandomi su alcuni punti, magari quelli che sembrano più laterali.

La potente CGIL
In occasione del Patto per l'Italia del 2002 (quello della Legge Biagi) il governo di centro-destra aveva concluso l'accordo con tutti i sindacati esclusa la CGIL, l'ultimo contratto dei metalmeccanici è stato chiuso dalla Confindustria senza l'accordo con la FIOM-CGIL, la riforma del contratto di lavoro è in fase di definizione con un accordo che esclude la CGIL, ancora una volta divisa dalle altre sigle sindacali più accomandanti e inclini ad accordi con la controparte. Solo nella vicenda Alitalia la sottoscrizione dell'accordo anche da parte della CGIL diventa tanto essenziale da convincere la cordata degli imprenditori italiani, che ha scelto di chiamarsi CAI, di ritirare l'offerta. Perché la CGIL è particolarmente rappresentativa o essenziale? Niente affatto. Rappresenta soprattutto i lavoratori meno professionalizzati, quindi più facilmente sostituibili.
Una improvvisa e inattesa sensibilità alla concertazione da parte dei 18 "capitani coraggiosi"?

Un peso insospettato e imprevisto della CGIL, in grado di fermare l'uomo più potente d'Italia, accreditato di un consenso superiore al 60%, con un semplice "però"?

I capitani coraggiosi
Lanciati in una affascinante sfida per difendere un simbolo dell'italianità (magari tardivamente, vedi il post precedente), entrati con tutta la loro voglia di fare e di realizzare in un settore del tutto nuovo (praticamente per tutti) e di grande visibilità, si sono smontati e squagliati alla prima difficoltà, alla prima decisione da prendere. Non c'è da stupirsi che qualcuno pensi che non vedevano l'ora di sganciarsi da una iniziativa nella quale erano stati trascinati, e strappati alle loro attività (generalmente più proficue e sicuramente meglio dominate e conosciute) con motivazioni che non conosciamo, ma che forse non prevedevano proprio uno scambio alla pari. Magari più d'uno sentiva puzza del tradizionale bidone.

Il decisionista stoppato
ICI? Fatto. Immondizia di Napoli? Fatto. Sicurezza (percepita)? Fatto. Alitalia italiana? Ehm. Basta un sindacato residuale, legato a una sinistra in rotta e dipinta come destinata alla sconfitta per "una generazione" (25 anni, ndr) e una piccola corporazione di 2000 persone per fermare l'inarrestabile avanzata del PdL e del suo lavoro? Chiaro che il suddetto leader da' la colpa agli altri, e i media lo aiutano a non far sembrare questa vicenda una sconfitta, ma i vincitori, per definizione, non sono costretti a cercare scuse.

Per questo sta insistendo. La difficoltà maggiore farà rifulgere maggiormente l'impresa, se riuscirà a rimettere in moto la dubbiosa CAI.

Il re è nudo
Ma poi alla fine cosa ha detto la CGIL e perché ha fermato tutto? Ha fatto notare (certo non casualmente) che il re è nudo, ovvero che senza piloti gli aerei non volano. Per CISL, UIL e UGL questo evidentemente non era un problema. E neanche per i negoziatori Sacconi (e Sabelli) che sono partiti dai lavoratori più sostituibili (quindi più ricattabili) lasciando per ultimi quelli quasi insostituibili. Una strategia del fatto compiuto che non ha funzionato. Gli interessati al fallimento e alla ipotesi di finire tutti senza lavoro non ci hanno creduto. Anche perchè all'inizio della trattativa erano partiti con un pilota su due a terra (1000 esuberi) e molti meno sulle rotte internazionali (che danno maggiore vendibilità sul mercato del lavoro). A questo punto tanto valeva iniziare il braccio di ferro.
Qualunque altro negoziatore che avesse puntato al risultato, invece che una vittoria mediatica avrebbe iniziato la trattativa dalla testa, con una logica esplicita di do ut des, che includeva magari anche la tanto ricercata discontinuità contrattuale.

Il fallimento
Tutti a dire che l'unica alternativa alla cordata italiana è il fallimento definitivo e irreversibile di Alitalia. I telespettatori immaginano probabilmente uno scenario di aeroporti deserti e aeroplani a terra. Ma l'economia non funziona così. Se c'è ancora una domanda qualcuno si organizza per soddisfarla. Ed è escluso che gli italiani smettano di volare tra Milano e Roma o tra Roma e Cagliari solo perchè la compagnia di bandiera non c'è più. O che smettano di andare in vacanza o per lavoro all'estero in aereo.
Qualcuno (magari dopo una gara, secondo le procedure e le leggi che ricordava oggi Scalfari) rileverà le rotte che faceva Alitalia, e per farlo, seguendo la strada più economica e immediata, rileverà anche il personale, partendo da quello meno sostituibile (con formazione più lunga, quindi i comandanti, poi i piloti, poi gli steward e le hostess ...), rileverà gli aerei, almeno quelli meno anziani (gli Airbus) e le officine di manutenzione con relativo personale. Probabilmente rileverà anche il nome, perchè rinunciare al valore del marchio? Per questo quei pazzi dei piloti Alitalia stanno tenendo duro.

Gli eroici piloti
I piloti sono quindi i nuovi eroi della resistenza ai poteri forti? Ma no, stanno facendo semplicemente blocco a difesa dei loro interessi. Come è logico, anche perché non hanno alternative sul mercato del lavoro in Italia: esiste in pratica una sola compagnia aerea nel nostro paese. In questo modo però mettono a rischio i posti di lavoro del personale Alitalia più facilmente sostituibile, gli operatori dei call center, il personale di terra meno professionalizzato, gli impiegati con mansioni più comuni.

Sarebbe stata necessaria, e preferibile, una forte solidarietà tra le varie categorie dell'Alitalia, cementata dall'obiettivo comune.  Così non è stato, già ai tempi della trattativa con Air France (bloccata in primis dai sindacati, ma tutti, allora), e la colpa è attribuita da tutti ai piloti. Per cementare in un obiettivo comune una organizzazione complessa è necessaria però l'unità di tutti, imprenditori inclusi. Se una trattativa parte con richieste di tagli di personale (che partono sempre, come sappiamo, dalle categorie e dai soggetti più deboli), con ultimatum continui, e con l'obiettivo palese, chiaro a tutti, di dividere le varie categorie in base agli interessi contrapposti, la solidarietà sparisce. E' impossibile pretendere solidarietà quando si semina l'homo homini lupus.

Il TG1 di Gianni Riotta
Per finire, molti hanno notato la posizione molto decisa pro cordata italiana e soluzione Berlusconi assunta dal TG1. Un telegiornale pubblico in teoria dovrebbe separare i fatti dalle opinioni. Esporre quello che è successo e dare spazio a commenti anche contrastanti, e dichiarare eventualmente anche la propria opinione, esplicitando che si tratta appunto di una opinione e non della verità. Invece vengono stigmatizzati i contrari all'accordo direttamente dallo speaker, quindi dalla voce della verità, o vengono intervistai gli unici due piloti (donne) contrarie alle posizioni dell'Anpac, senza contraddittorio. Un ottimo lavoro pro governo di CD e pro Berlusconi dall'unico direttore nominato dal governo di centro sinistra alla RAI, durante il suo breve e ultimo governo, l'unico nome strappato all'inamovibile consiglio di amministrazione a maggioranza di destra in due anni,. Dicevano che Riotta era un amico di Prodi. Con certi amici ... E aveva già iniziato in campagna elettorale enfatizzando ogni scippo commesso nella penisola, possibilmente da parte di un extra-comunitario  ...

lunedì 15 settembre 2008

Alitalia, un affare

Non è ancora finita, lo so, e non è chiaro se finirà veramente a breve, ma voglio tornare lo stesso sulla vicenda Alitalia e su due mie tesi che avevo sviluppato diversi mesi fa su questo blog, quando tutto cominciava. Voglio tornarci su per vedere se avevo visto giusto nelle previsioni.

L'Alitalia è la prima nuova tassa del governo di centro destra
E mi pare che sia confermato in pieno, solo che la tassa è ben superiore ai 300 milioni del presunto "prestito ponte". Ci saranno da tirare fuori dei soldi pubblici, quindi dalle tasse, e non pochi, per pagare i debiti della "bad company" con i fornitori, per pagare gli stipendi (in qualche altra forma) ai dipendenti in esubero, per un bel periodo (7 anni di buonuscita!), e anche per indennizzare gli azionisti, se ci sarà una azione legale e se lo stato la perderà. Governo e supporter vari si affannano a trovare scuse. La più gettonata è la "svendita". La vendita all'Air France sarebbe stata una "svendita", svantaggiosa perchè l'Alitalia sarebbe stata valutata troppo poco. Difficile sostenerlo oggi ma, anche se fosse stata sottovalutata, anche se fosse stata regalata, i suddetti problemi (creditori, esuberi) li avrebbe Air France e non il contribuente italiano. Quindi al di là delle arrampicate sugli specchi, è confermato: è la prima nuova tassa del nuovo governo Berlusconi.

Nessuna persona sana di mente investirebbe oggi su una compagnia aerea

Altra affermazione netta, non ero il solo a farla. Che però appare ora smentita dai fatti, e dai 18 imprenditori che stanno investendo i loro soldi, guidati da Roberto Colaninno, che ce ne mette ben 300 di milioni di Euro. Addirittura si parlava di un conflitto di interessi per Matteo Colaninno, il figlio ed esponente dl PD. Confitto d'interessi: vuol dire che c'è da guadagnare qualcosa, allora.
Tutti insani di mente o guidati da furore ideologico? Oppure mi sono sbagliato? Per cominciare, il piano del governo mette da parte (a carico del contribuente) gli aspetti che rendono completamente folle l'investimento, vale a dire il ripianamento del debito e la presa in carico di tutto il personale precedente. Poi fornisce agli investitori una macchina per produrre soldi: la tratta Roma Fiumicino - Milano Linate, sulla quale la nuova società opererebbe in regime di monopolio per un certo periodo. Una tratta molto profittevole perchè utilizzata soprattutto da gente che viaggia per lavoro, quindi a rimborso su nota spese, meno incline a fare problemi di prezzo (ma ...).

Anche con questi vantaggi iniziali però ricavare profitti dalla nuova Alitalia sarebbe impresa assai ardua, e per specialisti del settore aereo. Che latitano nella cordata italiana. L'unico specialista è l'imprenditore Toto di Air One, che però è riuscito a far fallire una compagnia aerea, pur avendo operato sulla medesima tratta d'oro Roma-Milano e avendo beneficiato dell'alleanza con una compagnia di eccellenza come Lufthansa. Non è propriamente una referenza. Infatti alla guida della compagnia è stato messo Rocco Sabelli, un ex Telecom.

Eugenio Scalfari ci ha spiegato però quale sarebbe il meccanismo della ricompensa, dopo i cinque anni di blocco gli imprenditori della cordata italiana venderebbero ad una società (ovviamente straniera) una compagnia aerea, si presume risanata e profittevole, realizzando una plusvalenza più o meno sostanziosa. Si presume, ma non è scontato. Ad esempio una bella differenza la fa l'obbligo o meno per la nuova CAI (sempre che parta) di accollarsi la zavorra di Malpensa. Sotto questo peso è già affondata la prima Alitalia, molto più grande e capiente per aiuti pubblici.

In sintesi: un investimento comunque ad alto rischio. Non sono davvero il più indicato per dare consigli su come investire i soldi, ma se avessi 300 milioni che mi crescono comprerei 300 case (o negozi) e li affitterei; oltre al reddito, avrei alla fine dei 5 anni anche il loro valore, che difficilmente sarà diminuito.

Possiamo quindi continuare a pensare che Passera e Colaninno abbiano anche (o soprattutto) altri motivi per imbarcarsi in questa faticosa avventura dall'incerto esito. Quali? Bisogna approfondire ancora.

Restano da commentare altri misteri e bluff vari ...

Colaninno il nazionalista
Il capo cordata nella famosa intervista a Repubblica aveva parlato del dovere per un imprenditore italiano di intervenire e salvare un simbolo importante come la compagnia di bandiera. Ora, io ero in Telecom ai tempi della famosa scalata di Colaninno e soci e della strenua difesa di Bernabè, e mi ricordo bene la vicenda.
Prima di questa operazione l'Italia aveva una potente compagnia telefonica "incumbent", ottimamente piazzata con la controllata Tim anche all'estero, nel mercato dei cellulari, in Turchia e Brasile (paesi assai popolosi, come sappiamo), un competitore italiano privato quasi altrettanto forte, la Omnitel, anch'esso con proiezioni estere, una azienda di computer ancora attiva e in attivo, la Olivetti, che peraltro possedeva la Omnitel di cui sopra, e una buona azienda competitrice di Telecom nella telefonia fissa, la Infostrada.

Dopo il successo dell'OPA, in passi successivi, Omnitel, poi Infostrada (assieme a Wind), poi Telecom stessa sono passate sotto controllo straniero. E la Olivetti è sparita assieme ad ogni residua presenza italiana nei computer. E, ovviamente, nessuna di queste aziende ormai controllate da altre multinazionali fa politiche di acquisizioni o espansione all'estero. Peraltro, per difendersi dall'OPA ostile Bernabè aveva trattato e concluso la vendita (partnership, ma ...) del gestore italiano a Deutsche Telecom ...
Rimorso da parte di Colaninno e tentativo di riconquistare un posto in Paradiso? O palese incoerenza?

Quei pazzi dei piloti
Tutti a dire che i piloti sono pazzi a rifiutare le offerte, perché non hanno altra scelta e stanno segando il ramo su cui sono seduti. Ma è la nuova Alitalia a non avere scelta! Senza piloti come li fa volare gli aerei? Importa piloti extra comunitari? Non è mica tanto facile trovarli. E comunque non costerebbero meno. Forse Sabelli e Colaninno non ci hanno pensato, ma in questo caso il coltello dalla parte del manico non ce l'hanno loro. E un contratto favorevole per i piloti si trascina dietro tutti gli altri. Primo esempio delle sorprese gestionali che attendono gli avventurosi imprenditori.

Ingratitudine
Il governo Prodi in un estremo sforzo di conciliazione e comprensione, e difesa dell'interesse nazionale, ha dato il via al famoso prestito ponte per consentire alla cordata italiana sponsorizzata da Berlusconi di manifestarsi. Cosa fanno ora, Tremonti in testa (a Ballarò, versus D'Alema)? Danno la colpa e la responsabilità di questa tassa al governo Prodi, loro non c'entrano niente. Anche a me sembrava all'epoca, e l'avevo scritto qui, non proprio una buona idea, chi rompe paga. Ma la realtà supera sempre la fantasia.

Gli odiati francesi
Ho l'impressione che se l'offerta d'acquisto fosse arrivata da qualche compagnia di qualche altro paese non ci sarebbe stato tutto questo problema. Gli italiani avrebbero accettato l'ipotesi, magari senza grandi entusiasmi, ma tedeschi, o americani, o inglesi, sarebbero stati assorbiti dal "sentimento nazionale". Spagnoli magari no, russi direi proprio di no. Ma soprattutto, francesi no. Non li amiamo molto, ci piace molto il loro paese e la loro capitale, ma questa antipatia di fondo c'è (se fai una domanda in inglese ti rispondono ... in francese). E Berlusconi lo sapeva bene.

Fidelity Card
Non vorrei, infine, dare l'impressione di avere in antipatia l'Alitalia e le sue simpatiche e fantasiose persone (vedi anche il post Always Late In Take Off), sono da anni iscritto al programma Mille Miglia, usavo le salette apposite per i passeggeri fedeli, ho addirittura la carta di credito American Express in versione Alitalia Card! Mi piacciono queste aziende che si portano dietro una loro storia, ma che riescono a traghettarla nel presente, sarei contento se continuasse la sua strada. Ma non sarei contento se la strada fosse quel pacco agli italiani che si incomincia a intravedere.

(Le immagini delle hostess e stewardesses del bel tempo che fu sono tratte dal sito della rivista Wired, il pilota è ovviamente Francesco Baracca) 

giovedì 11 settembre 2008

Italia 2011?

Ero in macchina, alcuni mesi fa, c'era ancora il governo dell'Unione, e ascoltavo come al solito la radio, Radio 24 per la precisione, intervistavano l'ex presidente Ciampi, si parlava di una nuova iniziativa che lo vedeva partecipe e attivo. Era la organizzazione dei festeggiamenti per un grande avvenimento pianificato in un prossimo futuro, il 2011, a Torino. Quale anniversario cade in quell'anno? Ma è ovvio, i 150 anni dell'unità d'Italia, 150 anni dalla elezione del primo parlamento nazionale. Ascoltavo con interesse la prosa sobria ma ispirata del nostro precedente presidente, quando mi è passato un brivido lungo la schiena.

L'azione parallela
Qualcuno ricorderà probabilmente il grande romanzo di Musil, L'uomo senza qualità, uno dei grandi libri del '900. Uno dei motori della storia è l'azione parallela, i festeggiamenti per i 70 anni di regno dell'imperatore Francesco Giuseppe (ormai noto ai più come marito della principessa Sissi) che sarebbero arrivati nel 1918. In parallelo con quelli di Guglielmo II di Germania. Soltanto che, come si sa, nel 1918 non ci sarebbe stato più nè l'imperatore né l'impero austro-ungarico.
Il contrasto tra l'impegno profuso dagli aristocratici personaggi per organizzare le celebrazioni, nel pieno fulgore dell'impero, nella Vienna degli anni '10, e la nostra conoscenza dei fatti, della prossima fine di quel mondo, faceva di questa invenzione letteraria, l"azione parallela", l'elemento centrale di questo grande romanzo.
Ero io, suggestionato da questo ricordo, a effettuare un collegamento arbitrario?
Mi è venuto in mente anche un altro celebre saggio "Sopravviverà l’Unione Sovietica fino al 1984?" scritto nel lontano 1969 dallo storico russo dissidente Andrej Amalrik. Quando si è conosciuta in occidente sembrava l'opera di un visionario, eppure ... individuava correttamente uno dei motivi del crollo dell'impero nei nazionalismi mai superati delle repubbliche sovietiche. E la sua previsione si sarebbe rilevata errata di soli cinque anni.

Ma l'Italia cosa c'entra, perché non dovrebbe esserci nulla da festeggiare nel 2011?
La secessione, la secessione della Padania, qualcuno ricorda che al governo c'è un partito, chiamato Lega Nord, che ha questo obiettivo, come ce l'hanno i suoi elettori?
Esagero? No, anche io sono un padano e mi risultano ben chiari gli obiettivi dei miei conterranei.
Certo, dalla originaria tattica della secessione con le armi o quasi, stile ex Jugoslavia, la Lega è passata ad una strategia morbida, istituzionale, che baratta strumenti utili alla secessione con l'indispensabile appoggio al Centro Destra di Berlusconi.
La strategia e il modello rimangono però sempre gli stessi: la Slovenia (secondo me) o l'Olanda (secondo loro). Un piccolo paese, che non conta quasi nulla in Europa e ancor meno nel mondo, ma ricco, con PIL pro capite elevato, poche tasse e pochi immigrati (sperano loro) e soprattutto, senza più la zavorra del Sud, il meridione d'Italia con i suoi eterni problemi (che vanno anche loro per i 150 anni).
Effettivamente il Nord Italia senza Meridione è ai livelli più elevati d'Europa per ricchezza e tenore di vita.

Durante il precedente governo Berlusconi la strada scelta era stata quella della riforma della Costituzione, lo strumento erano le macro-regioni, una riaggregazione che avrebbe preparato il terreno per la secessione. Berlusconi però ci ha infilato altre cose che servivano a lui, come il presidenzialismo e la riduzione del ruolo del parlamento e, complice la sconfitta elettorale del CD nel 2006, la nuova costituzione è finita nel cestino.
Ora ci riprovano per una strada più agevole, più diretta, che punta diritto alla sostanza (i soldi): il federalismo fiscale.

Tutti vogliono il federalismo fiscale
Tutti ne parlano bene, è il logico compimento della riforma federale dello stato, inserita nella Costituzione nel 2001, rende responsabili gli enti locali, i cittadini vedono direttamente i risultati della loro amministrazione locale, si estende l'uso delle tasse di scopo.
Eppure anche un ragazzino delle medie, acquisiti i primi rudimenti di algebra, comprenderebbe che se la somma (il prelievo fiscale complessivo) non cambia, le risorse delle singole regioni possono cambiare soltanto se alcune avranno il segno + e altre il segno -.
Il segno + lo avranno le regioni del Nord, più ricche, per questo sono interessate al federalismo fiscale (altrimenti, perché agitarsi tanto?). E il segno - qualcuno se lo dovrà prendere, e saranno inevitabilmente le regioni del Sud.
Poi si parla di compensazioni, triangolazioni, fondi di solidarietà, ma sono tutte palle. Se queste compensazioni saranno tali da riportare i segni + e - al segno = il federalismo fiscale perderà ogni motivo di esistere, e sarà del tutto privo di senso agitarsi per ottenerlo.
In sintesi, qualcuno deve guadagnarci, e qualcuno deve rimetterci, e quest'ultimo è inevitabilmente il Sud d'Italia, e in particolare le tre regioni con il maggior peso di contributi statali: Campania, Calabria e Sicilia.

"E' vantaggioso soprattutto per il Sud"
Perchè dovrebbero accettare? Si parla del vantaggio che avrebbero grazie a questo potente stimolo per tornare virtuose. Ma è solo fumo. Ve lo immaginate un datore di lavoro che dice ai suoi dipendenti: "sprecate troppi soldi in spese voluttuarie, per aiutarvi a organizzare meglio il vostro bilancio familiare, ho deciso, per il vostro bene, di diminuirvi lo stipendio"? Per questo continuano tutti a ripetere ossessivamente "è vantaggioso soprattutto per il Sud", è la classica excusatio non petita.
Le regioni del Sud potrebbero accettare solo se obbligate da qualche causa di forza maggiore. Tipo se avessero perso una guerra (non sia mai), come nella "pace di Versailles" dopo il primo conflitto mondiale. Oppure se votassero compatte per il centro sinistra, e quindi lì il centro-destra avesse lì poco o nulla da perdere.

Ma così non è, e quindi le regioni interessate si limitano e si limiteranno a fare melina. Come ha iniziato a fare la potente regione Sicilia, la più costosa per il bilancio statale, quella che perderebbe di più con il federalismo fiscale. il governatore (che si chiama proprio Lombardo, bizzarria dei cognomi) non ha detto no, ha detto sì. Solo che ha aggiunto che la Sicilia ha bisogno di un po' di tempo per adeguarsi. E ha stimato questo po' di tempo in 10 anni. 10 anni? Un'era geologica nella politica italiana. Da buon ex democristiano ha applicato la versione DC del vecchio slogan sessantottino "tutto e subito", la sua risposta infatti suona come "tutto e mai".
Non è questo che vuole la Lega e il popolo del Nord che la segue numeroso (1 su 3-4 elettori).
E lo può ottenere in un altro modo, molto più semplice, già sperimentato in Europa: la secessione.
E torniamo così alla mia preoccupazione iniziale.

"L'unica soluzione è la secessione"
Per arrivarci ci sono due strade: la via legale, la separazione consensuale, e la via armata. La prima è stata applicata ad esempio nella ex Cecoslovacchia, la seconda, a vari gradi, nella ex Jugoslavia.
Saremo la ex Italia prima del fatidico 2011, 150 esimo anniversario dell'unità?
I leghisti è questo che vogliono, forse è meglio che gli altri italiani se ne rendano conto.
Ora ci stanno provando con il federalismo fiscale, ma in caso di insuccesso potrebbero tornare anche alle macro-regioni (tanto sono al governo e sono in condizioni di ricattare Berlusconi).
E poi c'è l'opzione militare. Tutti considerano esagerazioni folkloristiche le uscite militaresche e minacciose di Bossi, ripetute a intervalli regolari da ormai molti anni. Probabilmente facevano lo stesso nella ex Jugoslavia quando ascoltavano i leader sloveni o croati. Le condizioni certo non ci sono, ma una progressiva crisi economica molto mal gestita potrebbero crearle. Il federalismo fiscale con il suo evidente e immediato vantaggio economico fornirebbe il carburante necessario a mettere in moto il meccanismo.

Il principale ostacolo sulla strada della secessione non appare essere rappresentato dalle regioni meridionali e dai loro fiduciosi elettori, che continuano tranquillamente a votare in massa per la destra, anzi ora anche di più.
Non si vede neanche opposizione interna al centro-destra, proveniente da AN (soprattutto) e da Forza Italia, che non hanno alcun vantaggio nel prendere questa strada e nel complicarsi la vita con una ardua riforma fiscale, generatrice sicuramente di tensioni e contrasti. Ma l'impressione che si ha è che il federalismo fiscale non è per loro una priorità, ma non intendono mettere a repentaglio la magica alleanza che ha consegnato loro il potere.

L'argine principale sarebbe l'Europa, che vedrebbe in molti paesi un possibile effetto contagio (Gran Bretagna con la Scozia, Belgio tra fiamminghi e valloni, Spagna con la Catalogna e i Paesi Baschi, ognuno ha la sua Lega) e che quindi farebbe muro. Ammesso sempre che abbia strumenti per farlo.

In sintesi, proporrei celebrazioni sobrie per il 150 anniversario dell'unità d'Italia e soprattutto, per scaramanzia, le organizzerei all'ultimo minuto!

(Le immagini, tratte dal sito www.italia61.it  si riferiscono  ad alcune attrazioni della esposizione Italia 61 organizzata a Torino per i 100 anni dell'unità d'Italia, con in evidenza la famosa monorotaia) 

domenica 7 settembre 2008

I 36 stratagemmi in pratica (II)

Ma proviamoci ad applicare i 36 stratagemmi al PD. Bisogna però premettere che la prima cosa che chiunque (salvo l'avversario) consiglierebbe al PD, cioè stare uniti, non fa parte dei 36 stratagemmi.

Nell'antica Cina le cose erano molto più semplici e i cinesi sono da sempre gente pratica. Se qualcuno aspirava al comando delle armate o di un regno i casi erano due: o riusciva velocemente nell'intento o gli tagliavano la testa. Se qualcuno dei generali era poco efficiente o, peggio, intratteneva rapporti poco chiari col nemico, gli tagliavano la testa. Se i soldati erano poco propensi alla battaglia e si mettevano a discutere gli ordini li decimavano (tagliandogli la testa). Non è che gli stratagemmi fossero pensati solo per eserciti potenti e perfettamente addestrati. Contemplavano il caso di truppe impreparate o poco motivate, stanche o poco efficienti. Ma davano per scontata la coesione verso un comune obiettivo. La introduzione di divisioni guidate da fuori era consigliata sì, ma per il nemico.

In un partito politico italiano, che addirittura vede in alcune sue parti con favore la formalizzazione delle correnti, le cose sono un poco più complesse.
Eppure lo spirito di sopravvivenza (metaforica in questo caso, per fortuna) dovrebbe consigliare come prima cosa la tattica primordiale dello stare uniti. Quella applicata con successo da Ispanico nella celebre scena dell'entrata dei gladiatori nel Colosseo, alla presenza dell'infido imperatore Commodo (sto parlando ovviamente del forte film Il gladiatore di Ridley Scott, con Russell Crowe). Quando diceva ai suoi compagni d'avventura, destinati nelle intenzioni dell'impresario al massacro: "qualsiasi cosa entri da quella porta, state uniti!".

Gli stratagemmi per le battaglie perse
Dando per scontata (in quanto persa) la unità d'intenti, almeno del Partito democratico (già non era unita l'Unione), gli stratagemmi applicabili al nostro caso sono quelli esplicitamente previsti per le battaglie perse, cioè per un esercito che è in condizioni di debolezza nei confronti di un avversario molto forte e favorito dal contesto. Mi pare che sia questo il caso, ricordando però che il marketing politico sconsiglia di attribuire la patente di forza all'avversario. Una avvertenza preliminare è doverosa: gli stratagemmi cinesi non contemplano alcun principio morale od etico.

Stratagemma della seduzione
Lo stratagemma consiste nell'indebolire il leader o i leader avversari, facendo leva sui suoi sentimenti o sulle sue debolezze. Sempre secondo i principi contrapposti dello yin e dello yang, l'obiettivo è sottomettere il forte usando il lato debole, yin, quindi l'arma della seduzione, tipicamente femminile, le "arti subdole" delle donne citate da Brontolo in Biancaneve e i sette nani.

Si può fare anche in politica, per esempio Berlusconi l'ha fatto almeno due volte, con la bicamerale 1 e con la bicamerale 2, e anche con un certo successo.

Lo stratagemma può essere applicato anche per dividere i leader del fronte avverso, solleticando la loro vanità e desiderio di salire d'importanza, e incrinando quindi l'unità. Nel nostro caso il leader in seconda del campo avverso al PD è Fini e quindi attribuendogli doti di pacato statista o sollecitandolo a farsi sponsor del voto agli immigrati per dimostrare appunto la sua incrementata statura politica, potrebbe far parte di questa strategia.

Non si è mai visto però Fini allontanarsi più di tanto da Berlusconi, meno che mai lo farebbe ora, in uno scenario nel quale non può fare altro che aspettare il suo turno, non modificabile in un orizzonte temporale di minimo 1-2 anni.

Più interessante sarebbe solleticare la vanità e la attitudine a strafare del leader maximo, utilizzando però, magari in modo inconsapevole, terzisti non sospettabili o neo pragmatici illuminati dal decisionismo del CD.

Stratagemma della città vuota
In questo caso si lavora sulla illusione, scambiando il pieno (shi) e il vuoto (xu). Altri stratagemmi utilizzano lo stesso metodo. In questo caso, in condizioni di debolezza, non si può fare altro di scambiare il vuoto per pieno. Quindi enfatizzare la propria assenza di difese (la "città vuota") ed indurre così il dubbio nell'avversario: trascurare il nemico, considerato ormai sconfitto, o attaccarlo a rischio che la difesa invece sia ancora presente, ancorché dissimulata?

Pare strano, ma è stato applicato anche in politica. Probabilmente in modo inconsapevole, ma il centro-sinistra nel '96 ha fatto proprio così, è arrivato alla fine dell'esperienza nel governo Dini nella massima confusione e divisione, per poi impelagarsi in un tentativo di governo di unità nazionale affidato a Maccanico. Si diceva allora che per rimetterlo assieme per le elezioni (che poi arrivarono inevitabili) sarebbe stato necessario il Super-Attack. Invece si è velocemente unito come Ulivo sotto la guida di Prodi e si è presentato compatto e vincente davanti a un Polo delle Libertà che considerava scontata la riconquista della maggioranza.

Stessa operazione a ruoli invertiti da parte di Berlusconi nel 2006. Dimesso e rinunciatario fino a marzo, poi all'improvviso combattivo a tutto campo e alla fine quasi vincente.
Nel caso attuale potrebbe essere lo scenario che sta offrendo il PD: massimo delle divisioni interne, polemiche continue, opinioni diverse su ogni cosa, propensione a parlar bene degli avversari, delegittimazione del leader. Se, dopo un anno passato così, il partito si ricompattasse all'improvviso, presentandosi alle elezioni europee del 2009 con facce nuove e un messaggio unitario, l'effetto sorpresa ci sarebbe e sarebbe efficace. Anche perché quello che avviene nelle settimane precedenti al voto ha molto maggiore impatto sul voto stesso. E' in parte quello che è avvenuto col PD nel 2008. Escludo però che l'avversario Berlusconi rinunci all'attacco e trascuri di utilizzare il "vuoto" offerto per consolidare al massimo il suo potere (vedi post precedente).

In sintesi, è il più rischioso di tutti gli stratagemmi.

Stratagemma del doppiogiochista (e dell'autolesionista)
Qui siamo nell'area dello spionaggio, si tratta della "spia che torna sui propri passi", che dopo aver tradito una parte si accredita dall'altra acquistando, proprio nel danno che sta facendo, il suo credito. Lo stratagemma dell'autolesionista è una ulteriore estremizzazione. Siamo ovviamente al di fuori di quello che si può fare e pensare nella battaglia politica, almeno spero. Può essere però che qualcuno, di una parte o dell'altra, si presti involontariamente, sempre a fini di sopravvivenza politica personale, a favorire l'avversario. Qualche esempio mi viene anche in mente, ma preferisco evitare di citarlo. In ogni caso mi pare che il PD farebbe bene a utilizzare questo stratagemma in senso opposto, cioè verificando che non sia usato a proprio danno.

Il concetto però si applica anche alla dialettica tra le persone, nel senso che il "doppiogiochista" può essere anche la comunicazione non verbale o non esplicita. Leggendo questi livelli di comunicazione nascosti un competitore con una buona psicologia può scoprire i piani dell'avversario e prevenirli. Nel nostro caso però questa seconda interpretazione dello stratagemma è del tutto inutile. I piani di Berlusconi sono del tutto espliciti e conclamati e basta abbonarsi a Panorama per conoscerli.

IV Stratagemma
Mi sembra che gli esempi citati confermino l'utilità di definire una strategia di difesa e di attacco anche nella lotta politica, e di affidarsi per farlo all'analisi della esperienza accumulata (anche nelle vicende politiche italiane o europee) invece di "reinventarsi la ruota" ogni volta. Anche e soprattutto quando l'avversario usa con ogni evidenza questo metodo.

Per concludere cito soltanto un altro stratagemma, quello che appare essere il più efficace ed utilizzabile. Fa parte degli "stratagemmi per le battaglie vinte" ma applica in sostanza il principio del judo, sfruttare a proprio vantaggio la forza dell'avversario.

"Attendere riposati l'avversario affaticato", "Senza combattere direttamente l'avversario, affliggerlo con situazioni logoranti". Efficace quando si ha dalla propria il fattore tempo, efficace quando l'avversario è costretto a muoversi e a governare, efficace con un avversario forte che consuma lentamente la propria forza. Richiede però di avere forza, coerenza e costanza nell'applicazione, unità e leadership stabile, condizioni che non consentano all'avversario di mettere in atto contro azioni che annullino ogni azione di logoramento o blocchino le possibilità di movimento, costringendo chi vorrebbe usare lo stratagemma a una pura tattica di sopravvivenza.

Erano le condizioni del movimento rivoluzionario cinese ai tempi della lunga marcia. Mao Zedong infatti conosceva i 36 stratagemmi e la famosa Arte della guerra di Sunzi e metteva ampiamente in pratica queti antichi insegnamenti. Lo descriveva così: "L'avversario attacca, noi ci ritiriamo. L'avversario riposa, noi lo infastidiamo. Il nemico è esausto, noi combattiamo. Il nemico si ritira, noi lo inseguiamo".

Nel caso del PD l'unità e la coesione sarebbe prerequisito indispensabile, assieme ad una valutazione ponderata delle azioni di logoramento che effettivamente sono in grado di preoccupare l'avversario politico (vedi il post Almeno uno).
Gli altri post sugli stratagemmi cinesi: Una strategia per vincere e una per perdere, I 36 stratagemmi in pratica-
 
(Le immagini sono tratte dal film a cartoni della Disney Mu-Lan, del 1998, e da foto promozionali del  film Il Gladiatore, il copyright è implicito)

venerdì 5 settembre 2008

I 36 stratagemmi in pratica

Dopo la sconfitta elettorale (di misura) del 2006 la strategia del CD e di Berlusconi è stata tutta orientata alla caduta del governo dell'Unione. Nel perseguire questo obiettivo quasi obbligato il CD sembra aver fatto ricorso alle antiche strategie di guerre cinesi sintetizzate nei "36 stratagemmi". 

Distillato di millenni di guerre e di lotte per il potere, rimaste segrete fino agli anni '40, forniscono un esaustivo quadro d'insieme delle strategie di attacco, di difesa, di diversione e di aggiramento. A volte appaiono ovvie, note, ma in questo campo pare che anche l'ovvio debba essere continuamente reinventato. 

Riconquistato il potere nel migliore modo possibile, senza debiti da pagare o zavorre da trasportare, il CD dovrebbe essere tutto concentrato sulla amministrazione e sui risultati, opportunamente enfatizzati dal sistema dei media, controllato almeno all'80%, da proporre agli elettori del 2008 e ai futuri elettori del campo avverso da conquistare. 

Dimentico quindi di un avversario sconfitto e con ben poche possibilità di recuperare terreno nel breve e nel medio periodo. 

Avversario anzi da coinvolgere in mirate e indispensabili "riforme istituzionali" in una logica di cura bipartisan del bene comune. 

Così viene accreditato il nuovo Berlusconi dalla stampa simpatizzante o neo-simpatizzante, sempre con il Corriere della sera in testa. Il cui direttore dichiara di essere "uomo di sinistra" ma rivendica il diritto di dire bene del governo di destra. Come fa appunto il suo giornale. Sono gli apprezzamenti più graditi. 

Nulla di più sbagliato, però. Solo chi non conosce o non vuole conoscere la "fenomenologia di Berlusconi" può credere a questa svolta rassicurante. 

La spinta continua
In realtà tutta la sua carriera è basata sulla "spinta continua" e anche in questo caso la priorità è trarre il massimo vantaggio dalla situazione presente, in vista delle possibili criticità future. 

Criticità di ordine economico, come si sa, che potrebbero continuare anche per tutta la legislatura, e che potrebbero consentire un recupero alla opposizione, quindi al PD. 

La guerra contro il PD non può quindi interrompersi, e infatti è tuttora in corso (non so se il PD ne è consapevole) con un obiettivo ben preciso: eliminare il PD. 

Voltata a proprio vantaggio la grossa novità rappresentata dalla nascita del nuovo Partito Democratico, lo scenario futuro ideale è rappresentato da un PdL effettivamente unitario e da una opposizione il più divisa possibile. 

Nulla di più sbagliato anche pensare che il PdL fosse una operazione di facciata, strumentale, unicamente reattiva. Nei prossimi mesi potremo assistere al consolidamento di questa nuova formazione politica.  

Il vero obiettivoDall'altra parte ci sono invece buone possibilità che sia invece il PD a dividersi, già nel corso dell'anno prossimo, nei due tronconi di partenza (or even more), dando origine ad una opposizione separata in 4 o 5 gruppi molto divisi tra loro, che troverebbero difficoltà anche a presentare candidati unici alle regionali del 2010. 

Una situazione che consentirebbe al CD di mantenere il potere tranquillamente fino al 2013, vincendo praticamente tutte le elezioni, tranne alcune situazioni particolari legate a personalità con un forte radicamento locale. 

Obiettivo a portata di mano, basta applicare il XVIII stratagemma ("catturare i banditi agguantandone il leader") dipingendo Veltroni come sconfitto, perdente irrimediabile, sapendo che nessun altro leader dopo di lui potrà tenere uniti DS e Margherita. Libero e Panorama forniscono quotidianamente e settimanalmente esempi e conferme di questa strategia in pieno dispiegamento.  Una strategia opportunamente integrata con il XX stratagemma ("intorbidire l'acqua per catturare i pesci").

Infatti è quello che sta facendo il CD, utilizzando personaggi ponte, commissioni fittizie (Alemanno-Attali-Amato, Aspen), coinvolgimento di personaggi da sempre vicini al centro sinistra (Bazoli, Passera, Colaninno padre e indirettamente figlio, Fantozzi) in iniziative sponsorizzate dal CD e che a questo daranno lustro se riusciranno. Una serie di mosse orientate ad abbassare le difese dell'avversario, facendogli confondere gli alleati con gli avversari e togliendoli le armi (gli argomenti) per reagire. Senza abbassare mai le proprie difese (vedi il caso Famiglia cristiana). 

Una strategia destinata al successo?
Parrebbe di sì, osservando i risultati e i comportamenti del PD. Ripetizione apparentemente irrefrenabile della stessa polemica continua e ininterrotta (segare il ramo su cui si sta seduti, ma questo non è uno dei 36 stratagemmi) che ha caratterizzato il breve periodo dell'Unione (mai nome fu più improprio). Confermando gli elettori del CD nella convinzione che la sinistra non sa governare, e che hanno fatto bene a non dargli fiducia, neanche quando si riduce nel perimetro di un nuovo partito, privato della cosiddette ali estreme.

Cosa dovrebbe fare invece il PD? A parte acquisire consapevolezza di questa strategia? Che dovrebbe essere evidente a tutti, anche se non sembrerebbe proprio.

Sono riluttante a fornire ricette e consigli non richiesti, in questo blog vorrei limitarmi a proporre della analisi. Certo la tentazione di provare ad applicare gli stratagemmi alla realtà italiana del dop 2008 è forte.
 
(Le immagini sono tratte dal film a cartoni della Disney Mu-Lan, del 1998, il copyright è implicito)
 

mercoledì 3 settembre 2008

Una strategia per vincere e una per perdere

La più antica civiltà del mondo, ora più che mai di attualità, la civiltà cinese, ha elaborato nel corso dei secoli una serie di tecniche essenziali per prevalere sugli avversari in campo militare, valide però in qualsiasi altro campo che prevede una competizione pacifica (o quasi). Questo insieme di strategie, ispirate alla filosofia cinese del bilanciamento continuo dei contrari (yin e yang), è stato sintetizzato in una serie di criptici "stratagemmi", rimasti segreti sino agli anni '40 del novecento, poi casualmente scoperti su una bancarella di un mercatino delle pulci a Shangai, e quindi progressivamente divulgati in occidente.

I 36 stratagemmi si trovano anche ottimamente tradotti in italiano (edizioni Il Punto d'incontro, a cura di Gianluca Magi) sulla scia di uno dei principali divulgatori di queste sapienze ignote al nostro mondo positivista, il grande musicista e intellettuale Franco Battiato (il riferimento è all'album "Dieci stratagemmi" del 2004). Leggendoli uno per uno, sembra ad un primo sguardo che si tratti solo di buon vecchio senso comune, unito a cinismo machiavellico (il fine giustifica il mezzo).

Eppure, leggendoli tutti assieme, ci si accorge che effettivamente un distillato di sapienza c'è, ed è proprio nella visione d'insieme, nella necessità di elaborare e di seguire una strategia, nella continua osservazione delle regole naturali e nella filosofia di fondo della tendenza delle cose a procedere verso il bilanciamento. E nell'insegnamento di base di non abbandonare mai la strategia scelta, cedendo all'improvvisazione e all'istinto.

Ho iniziato a leggere questi stratagemmi pensando a quale potrebbe essere un possibile utilizzo da parte del centro-sinistra, il contendente più debole, ora, nell'agone politico. Anche perché molti stratagemmi sono ispirati alla ideologia orientale di sfruttare a proprio vantaggio la forza dell'avversario. Come nel judo. E come nella rivoluzione cinese negli anni della "lunga marcia", quando Mao Tse Tung e Ciu En Lai applicarono largamente proprio questi stratagemmi.

Mi è sembrato però che sia stato invece il CD ad utilizzarli sistematicamente. Sin dai tempi dell'odiato governo Prodi e poi per tutta la fase della sua crisi e della riscossa della destra.

Una strategia per vincere Ad esempio in occasione della disfida per il sindaco di Roma pare che sia stato applicato alla lettera il III stratagemma ("uccidere con una spada presa a prestito") quello che in Italia si traduce semplicemente "i nemici dei miei nemici sono miei amici". Essendo stato proprio Maurizio Gasparri a suggerire per primo agli elettori della sinistra radicale questa forma di vendetta per interposto sindaco, non sono così sicuro che l'ispirazione sia venuta dal pensiero cinese, eppure ...

Eppure una strategia il centro destra l'ha seguita e la sta seguendo, lo stratega è ovviamente sempre lui e i suoi fedeli collaboratori. Potrebbe essere semplice tattica, reazioni improvvisate, a volte azzeccate, altre no, ad eventi esterni imprevisti e fuori controllo, solo casualmente ispirati alla antica sapienza del grande paese orientale, ma non ne sono sicuro.. Eppure il dubbio mi viene. Penso che un approfondimento sia utile e interessante.

Una strategia per perdere 
Gli stratagemmi che costituiscono l'arte cinese della guerra erano segreti. Non è invece affatto segreta la strategia di Berlusconi. Per conoscerla, anche in divenire, è sufficiente leggere l'"house organ" (come lo chiama Travaglio) del CD: Panorama.

Per tutti i primi 15 mesi del governo Prodi la strategia di Berlusconi è stata solo una: tentare con qualsiasi mezzo di far cadere il governo dell'Unione. La semplice durata del governo era infatti la principale minaccia per lui. Il fattore età diventava negli anni più pesante e lo metteva progressivamente fuori gioco. Creando divisioni nel CD per la lotta di successione. Bisognava impedire che il governo Prodi arrivasse a fine legislatura ed a questo scopo è stato applicato il IV stratagemma ("attendere riposati l'avversario affaticato, affliggendolo con situazioni logoranti"). Prima è arrivata la delegittimazione della vittoria (i brogli, i senatori a vita decisivi). Poi la sistematica opposizione di un fallimento mediatico a fronte di ogni successo (i tassisti romani contro le liberalizzazioni, lo scandalo Telecom contro la missione economica in Cina). Poi la spallata, attraverso le voci continue di compravendita di senatori. Anche senza risultati rimaneva una immagine di debolezza riflessa sul governo.

Iniziative di efficacia variabile, ma le azioni decisive sono stati altre due. Ad una ci ha pensato direttamente l'Unione con la polemica interna incessante con annesse minacce giornaliere di far cadere il governo (agendo in accordo con il XX stratagemma: "intorbidare l'acqua per catturare i pesci"). L'altra, la più efficace, era una conseguenza di tutte queste: i sondaggi negativi, sempre più negativi, sulla popolarità del governo. 

Qui hanno avuto il loro ruolo i terzisti, non alleati del CD ma molto critici sul governo. Per essere chiari, il Corriere della sera e in parte La Stampa, con Luca Ricolfi in testa. 

Praticamente tutti i giorni ripetevano che la situazione era irrecuperabile per il CS, che occorreva fare qualcosa. 
E il qualcosa da fare lo suggeriva Panorama, senza tanti segreti: andare alle elezioni anticipate, perdere bene oggi per non perdere in modo rovinoso nel 2009 o nel 2010. Questo era scritto nero su bianco, un consiglio interessato per Walter Veltroni.

Che non si sa se ci abbia realmente pensato, se abbia dato credito alle copertine di Panorama che lo associavano come grande statista (solo un po' più vecchio nell'aspetto) al campione di casa Berlusconi. 

Certo c'è stata la fase della bicamerale bis (e che ora giace totalmente dimenticata assieme a tutte le riforme istituzionali), che probabilmente dal lato di Berlusconi era l'applicazione pratica del X stratagemma ("celare un pugnale dietro un sorriso").  

Una strategia per il successo
Ma Walter in ogni caso non ha fatto in tempo ad abboccare alla trappola, ammesso che non l'abbia individuata, è la fortuna che è venuta ancora una volta in soccorso di Berlusconi. Sotto forma di rifiuti di Napoli, inchiesta giudiziaria sballata contro Mastella, referendum elettorale Segni-Guzzetta. Una fortuna aiutata, non da lui, ma dalla imprevidenza del CS. Erano tutte crisi prevedibili, intercettabili, gestibili (con il senno di poi). Ma arrivate invece a sorpresa, non prevenute, non fermate prima che esplodessero, non annunciate, gestite non per attutirle o risolverle ma per amplificarle da un bel pezzo dell'Unione.

E la nave della suddetta Unione è affondata dopo meno di 24 mesi di navigazione assieme con il valoroso capitano Prodi. 
Va bene, con l'aiuto della strategia cinese abbiamo interpretato la riscossa del CD. Ma possiamo anche provare a indovinare la sua strategia per il futuro? Ma certo. Al prossimo post. 
(Le immagini sono tratte dal film a cartoni della Disney Mu-Lan, del 1998, il copyright è implicito)