lunedì 15 settembre 2008

Alitalia, un affare

Non è ancora finita, lo so, e non è chiaro se finirà veramente a breve, ma voglio tornare lo stesso sulla vicenda Alitalia e su due mie tesi che avevo sviluppato diversi mesi fa su questo blog, quando tutto cominciava. Voglio tornarci su per vedere se avevo visto giusto nelle previsioni.

L'Alitalia è la prima nuova tassa del governo di centro destra
E mi pare che sia confermato in pieno, solo che la tassa è ben superiore ai 300 milioni del presunto "prestito ponte". Ci saranno da tirare fuori dei soldi pubblici, quindi dalle tasse, e non pochi, per pagare i debiti della "bad company" con i fornitori, per pagare gli stipendi (in qualche altra forma) ai dipendenti in esubero, per un bel periodo (7 anni di buonuscita!), e anche per indennizzare gli azionisti, se ci sarà una azione legale e se lo stato la perderà. Governo e supporter vari si affannano a trovare scuse. La più gettonata è la "svendita". La vendita all'Air France sarebbe stata una "svendita", svantaggiosa perchè l'Alitalia sarebbe stata valutata troppo poco. Difficile sostenerlo oggi ma, anche se fosse stata sottovalutata, anche se fosse stata regalata, i suddetti problemi (creditori, esuberi) li avrebbe Air France e non il contribuente italiano. Quindi al di là delle arrampicate sugli specchi, è confermato: è la prima nuova tassa del nuovo governo Berlusconi.

Nessuna persona sana di mente investirebbe oggi su una compagnia aerea

Altra affermazione netta, non ero il solo a farla. Che però appare ora smentita dai fatti, e dai 18 imprenditori che stanno investendo i loro soldi, guidati da Roberto Colaninno, che ce ne mette ben 300 di milioni di Euro. Addirittura si parlava di un conflitto di interessi per Matteo Colaninno, il figlio ed esponente dl PD. Confitto d'interessi: vuol dire che c'è da guadagnare qualcosa, allora.
Tutti insani di mente o guidati da furore ideologico? Oppure mi sono sbagliato? Per cominciare, il piano del governo mette da parte (a carico del contribuente) gli aspetti che rendono completamente folle l'investimento, vale a dire il ripianamento del debito e la presa in carico di tutto il personale precedente. Poi fornisce agli investitori una macchina per produrre soldi: la tratta Roma Fiumicino - Milano Linate, sulla quale la nuova società opererebbe in regime di monopolio per un certo periodo. Una tratta molto profittevole perchè utilizzata soprattutto da gente che viaggia per lavoro, quindi a rimborso su nota spese, meno incline a fare problemi di prezzo (ma ...).

Anche con questi vantaggi iniziali però ricavare profitti dalla nuova Alitalia sarebbe impresa assai ardua, e per specialisti del settore aereo. Che latitano nella cordata italiana. L'unico specialista è l'imprenditore Toto di Air One, che però è riuscito a far fallire una compagnia aerea, pur avendo operato sulla medesima tratta d'oro Roma-Milano e avendo beneficiato dell'alleanza con una compagnia di eccellenza come Lufthansa. Non è propriamente una referenza. Infatti alla guida della compagnia è stato messo Rocco Sabelli, un ex Telecom.

Eugenio Scalfari ci ha spiegato però quale sarebbe il meccanismo della ricompensa, dopo i cinque anni di blocco gli imprenditori della cordata italiana venderebbero ad una società (ovviamente straniera) una compagnia aerea, si presume risanata e profittevole, realizzando una plusvalenza più o meno sostanziosa. Si presume, ma non è scontato. Ad esempio una bella differenza la fa l'obbligo o meno per la nuova CAI (sempre che parta) di accollarsi la zavorra di Malpensa. Sotto questo peso è già affondata la prima Alitalia, molto più grande e capiente per aiuti pubblici.

In sintesi: un investimento comunque ad alto rischio. Non sono davvero il più indicato per dare consigli su come investire i soldi, ma se avessi 300 milioni che mi crescono comprerei 300 case (o negozi) e li affitterei; oltre al reddito, avrei alla fine dei 5 anni anche il loro valore, che difficilmente sarà diminuito.

Possiamo quindi continuare a pensare che Passera e Colaninno abbiano anche (o soprattutto) altri motivi per imbarcarsi in questa faticosa avventura dall'incerto esito. Quali? Bisogna approfondire ancora.

Restano da commentare altri misteri e bluff vari ...

Colaninno il nazionalista
Il capo cordata nella famosa intervista a Repubblica aveva parlato del dovere per un imprenditore italiano di intervenire e salvare un simbolo importante come la compagnia di bandiera. Ora, io ero in Telecom ai tempi della famosa scalata di Colaninno e soci e della strenua difesa di Bernabè, e mi ricordo bene la vicenda.
Prima di questa operazione l'Italia aveva una potente compagnia telefonica "incumbent", ottimamente piazzata con la controllata Tim anche all'estero, nel mercato dei cellulari, in Turchia e Brasile (paesi assai popolosi, come sappiamo), un competitore italiano privato quasi altrettanto forte, la Omnitel, anch'esso con proiezioni estere, una azienda di computer ancora attiva e in attivo, la Olivetti, che peraltro possedeva la Omnitel di cui sopra, e una buona azienda competitrice di Telecom nella telefonia fissa, la Infostrada.

Dopo il successo dell'OPA, in passi successivi, Omnitel, poi Infostrada (assieme a Wind), poi Telecom stessa sono passate sotto controllo straniero. E la Olivetti è sparita assieme ad ogni residua presenza italiana nei computer. E, ovviamente, nessuna di queste aziende ormai controllate da altre multinazionali fa politiche di acquisizioni o espansione all'estero. Peraltro, per difendersi dall'OPA ostile Bernabè aveva trattato e concluso la vendita (partnership, ma ...) del gestore italiano a Deutsche Telecom ...
Rimorso da parte di Colaninno e tentativo di riconquistare un posto in Paradiso? O palese incoerenza?

Quei pazzi dei piloti
Tutti a dire che i piloti sono pazzi a rifiutare le offerte, perché non hanno altra scelta e stanno segando il ramo su cui sono seduti. Ma è la nuova Alitalia a non avere scelta! Senza piloti come li fa volare gli aerei? Importa piloti extra comunitari? Non è mica tanto facile trovarli. E comunque non costerebbero meno. Forse Sabelli e Colaninno non ci hanno pensato, ma in questo caso il coltello dalla parte del manico non ce l'hanno loro. E un contratto favorevole per i piloti si trascina dietro tutti gli altri. Primo esempio delle sorprese gestionali che attendono gli avventurosi imprenditori.

Ingratitudine
Il governo Prodi in un estremo sforzo di conciliazione e comprensione, e difesa dell'interesse nazionale, ha dato il via al famoso prestito ponte per consentire alla cordata italiana sponsorizzata da Berlusconi di manifestarsi. Cosa fanno ora, Tremonti in testa (a Ballarò, versus D'Alema)? Danno la colpa e la responsabilità di questa tassa al governo Prodi, loro non c'entrano niente. Anche a me sembrava all'epoca, e l'avevo scritto qui, non proprio una buona idea, chi rompe paga. Ma la realtà supera sempre la fantasia.

Gli odiati francesi
Ho l'impressione che se l'offerta d'acquisto fosse arrivata da qualche compagnia di qualche altro paese non ci sarebbe stato tutto questo problema. Gli italiani avrebbero accettato l'ipotesi, magari senza grandi entusiasmi, ma tedeschi, o americani, o inglesi, sarebbero stati assorbiti dal "sentimento nazionale". Spagnoli magari no, russi direi proprio di no. Ma soprattutto, francesi no. Non li amiamo molto, ci piace molto il loro paese e la loro capitale, ma questa antipatia di fondo c'è (se fai una domanda in inglese ti rispondono ... in francese). E Berlusconi lo sapeva bene.

Fidelity Card
Non vorrei, infine, dare l'impressione di avere in antipatia l'Alitalia e le sue simpatiche e fantasiose persone (vedi anche il post Always Late In Take Off), sono da anni iscritto al programma Mille Miglia, usavo le salette apposite per i passeggeri fedeli, ho addirittura la carta di credito American Express in versione Alitalia Card! Mi piacciono queste aziende che si portano dietro una loro storia, ma che riescono a traghettarla nel presente, sarei contento se continuasse la sua strada. Ma non sarei contento se la strada fosse quel pacco agli italiani che si incomincia a intravedere.

(Le immagini delle hostess e stewardesses del bel tempo che fu sono tratte dal sito della rivista Wired, il pilota è ovviamente Francesco Baracca) 

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