sabato 27 settembre 2008

Consiglio di famiglia

Scena, la classica famiglia italiana a cena, padre, madre, due figli piccoli (elementari e medie), e suocera. La televisione ovviamente accesa (il 6° posto a tavola) trasmette Affari tuoi. Siamo ormai al secondo, quando il padre si decide a introdurre un argomento che rimanda da tempo.

Padre: ogni tanto bisogna parlarne a tavola, così le decisioni sono condivise (puoi abbassare il volume, per favore?)
Madre: aspetta, ha pescato il pacco X
Padre: guarda, ne dobbiamo parlare, ho fatto i conti meglio e ...
(cala il gelo sulla tavola e sui commensali che si accingevano a infilare le forchette nel pollo arrosto)

Padre: ... e gli effetti di quelle spese straordinarie del condominio e della riduzione del premio di produzione di quest'anno non possono essere riassorbite facilmente
Madre: ma non puoi attingere a quell'altro conto, come facciamo sempre?
Padre: eh no, anche quello è andato per ...
Madre: ho capito, falla sintetica, dobbiamo tagliare, ridurre, ecc., a cosa hai pensato?
Padre: dunque, ho analizzato le spese e ho visto che quello che spendiamo per i bambini è veramente eccessivo, a parte i vestiti, che pare che se non si vestono come i figli di Carolina (di Monaco, ndr) non li prendono a scuola, ci sono le spese per la palestra di Luca, che poi non sempre ci va, e la piscina per Martina, potrebbe anche essere sufficiente per lei qualche bella pedalata in bici nel parco, l'accompagno io, poi non ho capito cosa dovrebbero imparare da quella gita scolastica, il campo scuola a Genova all'acquario, per due costa una fortuna, questo lo rimandiamo a tempi migliori
Martina: ma papà!...
Luca: mica vorrai dirmi che non mi compri più il telefonino nuovo, mi vergogno a girare con quello che ho, sarà di due anni fa!
Padre: ma no, ti do il mio vecchio, mi arriva quello nuovo tra un paio di settimane, non preoccuparti, però chiudiamo con quei corsi di inglese, è vero che stai andando bene, ma chi lo sa s veramente ti serviranno, magari farai Legge ...
Madre: ma ...
Padre: ho fatto tutti i conti e tagliando anche quella inutilissima enciclopedia che pensavamo di comprare ai ragazzi, rimandando la cameretta e la scrivania per ciascuno dei due (possono anche fare a turno), rinviando l'apparecchio per i denti di Martina, e poi basta con vestiti e soprattutto scarpe, riusciamo ad andare in vacanza tutti, io finalmente mi cambio lo scooterone e posso comprarmi finalmente il T-Max, che con quel vecchio Honda quando arrivo in ufficio sembro un pezzente, e anche un nuovo Fay ormai è indispensabile, posso pagare la quota del circolo sportivo per me, e anche per mamma, se si degnasse di venire qualche volta e poi ...

(la madre e la suocera lo colpiscono duramente e ripetutamente sulla testa con i pesanti mestoli di legno della cucina, mentre i bambini guardano stupiti la violenta e inattesa scena)

Assurdo eh? Eppure è esattamente quello che fanno gli italiani rispetto alla scuola, assistendo compiaciuti e concordi ai tagli promessi dal governo (ho sentito un TG definirli enfatici e compiaciuti "la dieta della Gelmini!"). Vengono presentati come "razionalizzazione" e tutti la bevono, pare (chi in buona fede, chi meno). Ma non è mica vero. E' come nell'apologo raccontato sopra. Quello che si toglie non si rimette lì. Razionalizzazione sarebbe se i risparmi fatti su voci di spesa nella scuola (e si possono fare, nessuno lo mette in dubbio) fossero reinvestiti nella scuola. Ma così non è, i soldi recuperati lì vanno a coprire altre spese nel bilancio statale. Ma soprattutto, nella speranza degli elettori (credo fondata, almeno per una parte di essi) vanno in minore prelievo fiscale, e quindi in maggiore possibilità di spesa per vacanze, macchine, scooteroni, telefonini, solarium e così via, proprio come pensa di fare il padre snaturato di Luca e Martina.

Quindi, per lo stato, e per gli elettori del CD, la scuola non è una priorità. I figli non sono una priorità. D'altra parte in un recente sondaggio su Ballarò tra le cinque priorità degli italiani non c'erano né la scuola e l'istruzione in generale, né il lavoro per i giovani. C'erano le solite cose, la criminalità, gli immigrati extra-comunitari. Siamo un paese per vecchi.

Ah, e non è vero che i tagli sono reinvestiti perché il bilancio per l'istruzione rimane invariato in percentuale (anche se bisognerà vedere cosa esce dalla finanziaria). Perché in realtà bisognerebbe spendere molto di più per la scuola. Servirebbe casomai una tassa straordinaria. Almeno per arrivare alla decenza nella edilizia scolastica, ma che dico alla decenza e al decoro, almeno alla sicurezza più elementare (vedi l'indagine di Cittadinanzattiva pubblicata ieri su Repubblica, ma qualsiasi papà o mamma o figlio sa di cosa si sta parlando, per esperienza diretta, senza bisogno di inchieste). Scuole in condizioni tali (incluse quelle famose di cui sempre si parla) che, come italiani, dovremmo solo vergognarci, se avessimo almeno un po' di pudore.

A proposito, un'ultima cosa sempre sulle spese nella scuola. Si dice spesso che quasi tutta la spesa del Ministero per l'istruzione va in stipendi. Ma è un trucco. Non perché non sia vero in sé. Perché, come osservava mio fratello, la spesa scolastica in Italia è suddivisa tra stato centrale (il Ministero) ed enti locali (Regioni, Province, Comuni). Che hanno appunto in carico l'edilizia scolastica, tra l'altro. Sommando tutte le spese la percentuale in stipendi diminuisce, e il ragionamento anti-professori perde di efficacia. Ripetendo ancora, a scanso di equivoci, che di razionalizzazione se ne può fare a badilate nella scuola. Per esempio, chi dice che i professori o i maestri siano troppi? In aula a lezione frontale nessuno ne ha mai visti troppi. Sono in numero giusto, forse anche meno di quelli necessari, a volte. Magari bisognerebbe cercare dove sono andati a finire gli altri.

In sintesi, quale italiano che ha figli, nipoti, nipoti di secondo grado, vorrebbe risparmiare proprio sulle loro spese? E rifiuterebbe di investire i propri soldi a loro beneficio? Siamo veramente diventati ormai irrimediabilmente un paese per vecchi (e soli), o agli italiani non viene fatta la domanda giusta?

1 commento:

  1. Si sono d'accordo.

    La solita grande PPC (presa per il...), ma fatta, secondo me, non tanto per ingannare, quanto per rassicurare per darci un alibi.


    Non concordo solo con la tua "speranzosa" chiusura. Siamo veramente scriteriati.

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