domenica 7 settembre 2008

I 36 stratagemmi in pratica (II)

Ma proviamoci ad applicare i 36 stratagemmi al PD. Bisogna però premettere che la prima cosa che chiunque (salvo l'avversario) consiglierebbe al PD, cioè stare uniti, non fa parte dei 36 stratagemmi.

Nell'antica Cina le cose erano molto più semplici e i cinesi sono da sempre gente pratica. Se qualcuno aspirava al comando delle armate o di un regno i casi erano due: o riusciva velocemente nell'intento o gli tagliavano la testa. Se qualcuno dei generali era poco efficiente o, peggio, intratteneva rapporti poco chiari col nemico, gli tagliavano la testa. Se i soldati erano poco propensi alla battaglia e si mettevano a discutere gli ordini li decimavano (tagliandogli la testa). Non è che gli stratagemmi fossero pensati solo per eserciti potenti e perfettamente addestrati. Contemplavano il caso di truppe impreparate o poco motivate, stanche o poco efficienti. Ma davano per scontata la coesione verso un comune obiettivo. La introduzione di divisioni guidate da fuori era consigliata sì, ma per il nemico.

In un partito politico italiano, che addirittura vede in alcune sue parti con favore la formalizzazione delle correnti, le cose sono un poco più complesse.
Eppure lo spirito di sopravvivenza (metaforica in questo caso, per fortuna) dovrebbe consigliare come prima cosa la tattica primordiale dello stare uniti. Quella applicata con successo da Ispanico nella celebre scena dell'entrata dei gladiatori nel Colosseo, alla presenza dell'infido imperatore Commodo (sto parlando ovviamente del forte film Il gladiatore di Ridley Scott, con Russell Crowe). Quando diceva ai suoi compagni d'avventura, destinati nelle intenzioni dell'impresario al massacro: "qualsiasi cosa entri da quella porta, state uniti!".

Gli stratagemmi per le battaglie perse
Dando per scontata (in quanto persa) la unità d'intenti, almeno del Partito democratico (già non era unita l'Unione), gli stratagemmi applicabili al nostro caso sono quelli esplicitamente previsti per le battaglie perse, cioè per un esercito che è in condizioni di debolezza nei confronti di un avversario molto forte e favorito dal contesto. Mi pare che sia questo il caso, ricordando però che il marketing politico sconsiglia di attribuire la patente di forza all'avversario. Una avvertenza preliminare è doverosa: gli stratagemmi cinesi non contemplano alcun principio morale od etico.

Stratagemma della seduzione
Lo stratagemma consiste nell'indebolire il leader o i leader avversari, facendo leva sui suoi sentimenti o sulle sue debolezze. Sempre secondo i principi contrapposti dello yin e dello yang, l'obiettivo è sottomettere il forte usando il lato debole, yin, quindi l'arma della seduzione, tipicamente femminile, le "arti subdole" delle donne citate da Brontolo in Biancaneve e i sette nani.

Si può fare anche in politica, per esempio Berlusconi l'ha fatto almeno due volte, con la bicamerale 1 e con la bicamerale 2, e anche con un certo successo.

Lo stratagemma può essere applicato anche per dividere i leader del fronte avverso, solleticando la loro vanità e desiderio di salire d'importanza, e incrinando quindi l'unità. Nel nostro caso il leader in seconda del campo avverso al PD è Fini e quindi attribuendogli doti di pacato statista o sollecitandolo a farsi sponsor del voto agli immigrati per dimostrare appunto la sua incrementata statura politica, potrebbe far parte di questa strategia.

Non si è mai visto però Fini allontanarsi più di tanto da Berlusconi, meno che mai lo farebbe ora, in uno scenario nel quale non può fare altro che aspettare il suo turno, non modificabile in un orizzonte temporale di minimo 1-2 anni.

Più interessante sarebbe solleticare la vanità e la attitudine a strafare del leader maximo, utilizzando però, magari in modo inconsapevole, terzisti non sospettabili o neo pragmatici illuminati dal decisionismo del CD.

Stratagemma della città vuota
In questo caso si lavora sulla illusione, scambiando il pieno (shi) e il vuoto (xu). Altri stratagemmi utilizzano lo stesso metodo. In questo caso, in condizioni di debolezza, non si può fare altro di scambiare il vuoto per pieno. Quindi enfatizzare la propria assenza di difese (la "città vuota") ed indurre così il dubbio nell'avversario: trascurare il nemico, considerato ormai sconfitto, o attaccarlo a rischio che la difesa invece sia ancora presente, ancorché dissimulata?

Pare strano, ma è stato applicato anche in politica. Probabilmente in modo inconsapevole, ma il centro-sinistra nel '96 ha fatto proprio così, è arrivato alla fine dell'esperienza nel governo Dini nella massima confusione e divisione, per poi impelagarsi in un tentativo di governo di unità nazionale affidato a Maccanico. Si diceva allora che per rimetterlo assieme per le elezioni (che poi arrivarono inevitabili) sarebbe stato necessario il Super-Attack. Invece si è velocemente unito come Ulivo sotto la guida di Prodi e si è presentato compatto e vincente davanti a un Polo delle Libertà che considerava scontata la riconquista della maggioranza.

Stessa operazione a ruoli invertiti da parte di Berlusconi nel 2006. Dimesso e rinunciatario fino a marzo, poi all'improvviso combattivo a tutto campo e alla fine quasi vincente.
Nel caso attuale potrebbe essere lo scenario che sta offrendo il PD: massimo delle divisioni interne, polemiche continue, opinioni diverse su ogni cosa, propensione a parlar bene degli avversari, delegittimazione del leader. Se, dopo un anno passato così, il partito si ricompattasse all'improvviso, presentandosi alle elezioni europee del 2009 con facce nuove e un messaggio unitario, l'effetto sorpresa ci sarebbe e sarebbe efficace. Anche perché quello che avviene nelle settimane precedenti al voto ha molto maggiore impatto sul voto stesso. E' in parte quello che è avvenuto col PD nel 2008. Escludo però che l'avversario Berlusconi rinunci all'attacco e trascuri di utilizzare il "vuoto" offerto per consolidare al massimo il suo potere (vedi post precedente).

In sintesi, è il più rischioso di tutti gli stratagemmi.

Stratagemma del doppiogiochista (e dell'autolesionista)
Qui siamo nell'area dello spionaggio, si tratta della "spia che torna sui propri passi", che dopo aver tradito una parte si accredita dall'altra acquistando, proprio nel danno che sta facendo, il suo credito. Lo stratagemma dell'autolesionista è una ulteriore estremizzazione. Siamo ovviamente al di fuori di quello che si può fare e pensare nella battaglia politica, almeno spero. Può essere però che qualcuno, di una parte o dell'altra, si presti involontariamente, sempre a fini di sopravvivenza politica personale, a favorire l'avversario. Qualche esempio mi viene anche in mente, ma preferisco evitare di citarlo. In ogni caso mi pare che il PD farebbe bene a utilizzare questo stratagemma in senso opposto, cioè verificando che non sia usato a proprio danno.

Il concetto però si applica anche alla dialettica tra le persone, nel senso che il "doppiogiochista" può essere anche la comunicazione non verbale o non esplicita. Leggendo questi livelli di comunicazione nascosti un competitore con una buona psicologia può scoprire i piani dell'avversario e prevenirli. Nel nostro caso però questa seconda interpretazione dello stratagemma è del tutto inutile. I piani di Berlusconi sono del tutto espliciti e conclamati e basta abbonarsi a Panorama per conoscerli.

IV Stratagemma
Mi sembra che gli esempi citati confermino l'utilità di definire una strategia di difesa e di attacco anche nella lotta politica, e di affidarsi per farlo all'analisi della esperienza accumulata (anche nelle vicende politiche italiane o europee) invece di "reinventarsi la ruota" ogni volta. Anche e soprattutto quando l'avversario usa con ogni evidenza questo metodo.

Per concludere cito soltanto un altro stratagemma, quello che appare essere il più efficace ed utilizzabile. Fa parte degli "stratagemmi per le battaglie vinte" ma applica in sostanza il principio del judo, sfruttare a proprio vantaggio la forza dell'avversario.

"Attendere riposati l'avversario affaticato", "Senza combattere direttamente l'avversario, affliggerlo con situazioni logoranti". Efficace quando si ha dalla propria il fattore tempo, efficace quando l'avversario è costretto a muoversi e a governare, efficace con un avversario forte che consuma lentamente la propria forza. Richiede però di avere forza, coerenza e costanza nell'applicazione, unità e leadership stabile, condizioni che non consentano all'avversario di mettere in atto contro azioni che annullino ogni azione di logoramento o blocchino le possibilità di movimento, costringendo chi vorrebbe usare lo stratagemma a una pura tattica di sopravvivenza.

Erano le condizioni del movimento rivoluzionario cinese ai tempi della lunga marcia. Mao Zedong infatti conosceva i 36 stratagemmi e la famosa Arte della guerra di Sunzi e metteva ampiamente in pratica queti antichi insegnamenti. Lo descriveva così: "L'avversario attacca, noi ci ritiriamo. L'avversario riposa, noi lo infastidiamo. Il nemico è esausto, noi combattiamo. Il nemico si ritira, noi lo inseguiamo".

Nel caso del PD l'unità e la coesione sarebbe prerequisito indispensabile, assieme ad una valutazione ponderata delle azioni di logoramento che effettivamente sono in grado di preoccupare l'avversario politico (vedi il post Almeno uno).
Gli altri post sugli stratagemmi cinesi: Una strategia per vincere e una per perdere, I 36 stratagemmi in pratica-
 
(Le immagini sono tratte dal film a cartoni della Disney Mu-Lan, del 1998, e da foto promozionali del  film Il Gladiatore, il copyright è implicito)

1 commento:

  1. C'è un circolo vizioso (per il CS, virtuoso per il CD) una sorta di "sistema premiante" del disaccordo nel CS:


    A-Dissenso o distinguo di qualcuno del CS;

    B-Spazio sui media: trasormato in litigio, polemica;

    C-Esposizione individuale del protagonista;

    D-Vantaggio per se o per la propria correntina o partito;

    E-Svantaggio per la coalizione (il CS);

    F-Svantaggio che porta nuovi litigi e malumori e provoca altri disaccordi;

    G-Si ritorna ad A;


    Il gioco diventa facile dato che si sa chi controlla i mezzi e chi decide l'"Agenda", il tema del giorno ("PropAgenda" e non "Propaganda")


    Stefano

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