lunedì 22 settembre 2008

Parliamo ancora di Alitalia?

Ho pronti altri post, ma è impossibile non tornare ancora sulla telenovela Alitalia, un caso emblematico come pochi. Concentrandomi su alcuni punti, magari quelli che sembrano più laterali.

La potente CGIL
In occasione del Patto per l'Italia del 2002 (quello della Legge Biagi) il governo di centro-destra aveva concluso l'accordo con tutti i sindacati esclusa la CGIL, l'ultimo contratto dei metalmeccanici è stato chiuso dalla Confindustria senza l'accordo con la FIOM-CGIL, la riforma del contratto di lavoro è in fase di definizione con un accordo che esclude la CGIL, ancora una volta divisa dalle altre sigle sindacali più accomandanti e inclini ad accordi con la controparte. Solo nella vicenda Alitalia la sottoscrizione dell'accordo anche da parte della CGIL diventa tanto essenziale da convincere la cordata degli imprenditori italiani, che ha scelto di chiamarsi CAI, di ritirare l'offerta. Perché la CGIL è particolarmente rappresentativa o essenziale? Niente affatto. Rappresenta soprattutto i lavoratori meno professionalizzati, quindi più facilmente sostituibili.
Una improvvisa e inattesa sensibilità alla concertazione da parte dei 18 "capitani coraggiosi"?

Un peso insospettato e imprevisto della CGIL, in grado di fermare l'uomo più potente d'Italia, accreditato di un consenso superiore al 60%, con un semplice "però"?

I capitani coraggiosi
Lanciati in una affascinante sfida per difendere un simbolo dell'italianità (magari tardivamente, vedi il post precedente), entrati con tutta la loro voglia di fare e di realizzare in un settore del tutto nuovo (praticamente per tutti) e di grande visibilità, si sono smontati e squagliati alla prima difficoltà, alla prima decisione da prendere. Non c'è da stupirsi che qualcuno pensi che non vedevano l'ora di sganciarsi da una iniziativa nella quale erano stati trascinati, e strappati alle loro attività (generalmente più proficue e sicuramente meglio dominate e conosciute) con motivazioni che non conosciamo, ma che forse non prevedevano proprio uno scambio alla pari. Magari più d'uno sentiva puzza del tradizionale bidone.

Il decisionista stoppato
ICI? Fatto. Immondizia di Napoli? Fatto. Sicurezza (percepita)? Fatto. Alitalia italiana? Ehm. Basta un sindacato residuale, legato a una sinistra in rotta e dipinta come destinata alla sconfitta per "una generazione" (25 anni, ndr) e una piccola corporazione di 2000 persone per fermare l'inarrestabile avanzata del PdL e del suo lavoro? Chiaro che il suddetto leader da' la colpa agli altri, e i media lo aiutano a non far sembrare questa vicenda una sconfitta, ma i vincitori, per definizione, non sono costretti a cercare scuse.

Per questo sta insistendo. La difficoltà maggiore farà rifulgere maggiormente l'impresa, se riuscirà a rimettere in moto la dubbiosa CAI.

Il re è nudo
Ma poi alla fine cosa ha detto la CGIL e perché ha fermato tutto? Ha fatto notare (certo non casualmente) che il re è nudo, ovvero che senza piloti gli aerei non volano. Per CISL, UIL e UGL questo evidentemente non era un problema. E neanche per i negoziatori Sacconi (e Sabelli) che sono partiti dai lavoratori più sostituibili (quindi più ricattabili) lasciando per ultimi quelli quasi insostituibili. Una strategia del fatto compiuto che non ha funzionato. Gli interessati al fallimento e alla ipotesi di finire tutti senza lavoro non ci hanno creduto. Anche perchè all'inizio della trattativa erano partiti con un pilota su due a terra (1000 esuberi) e molti meno sulle rotte internazionali (che danno maggiore vendibilità sul mercato del lavoro). A questo punto tanto valeva iniziare il braccio di ferro.
Qualunque altro negoziatore che avesse puntato al risultato, invece che una vittoria mediatica avrebbe iniziato la trattativa dalla testa, con una logica esplicita di do ut des, che includeva magari anche la tanto ricercata discontinuità contrattuale.

Il fallimento
Tutti a dire che l'unica alternativa alla cordata italiana è il fallimento definitivo e irreversibile di Alitalia. I telespettatori immaginano probabilmente uno scenario di aeroporti deserti e aeroplani a terra. Ma l'economia non funziona così. Se c'è ancora una domanda qualcuno si organizza per soddisfarla. Ed è escluso che gli italiani smettano di volare tra Milano e Roma o tra Roma e Cagliari solo perchè la compagnia di bandiera non c'è più. O che smettano di andare in vacanza o per lavoro all'estero in aereo.
Qualcuno (magari dopo una gara, secondo le procedure e le leggi che ricordava oggi Scalfari) rileverà le rotte che faceva Alitalia, e per farlo, seguendo la strada più economica e immediata, rileverà anche il personale, partendo da quello meno sostituibile (con formazione più lunga, quindi i comandanti, poi i piloti, poi gli steward e le hostess ...), rileverà gli aerei, almeno quelli meno anziani (gli Airbus) e le officine di manutenzione con relativo personale. Probabilmente rileverà anche il nome, perchè rinunciare al valore del marchio? Per questo quei pazzi dei piloti Alitalia stanno tenendo duro.

Gli eroici piloti
I piloti sono quindi i nuovi eroi della resistenza ai poteri forti? Ma no, stanno facendo semplicemente blocco a difesa dei loro interessi. Come è logico, anche perché non hanno alternative sul mercato del lavoro in Italia: esiste in pratica una sola compagnia aerea nel nostro paese. In questo modo però mettono a rischio i posti di lavoro del personale Alitalia più facilmente sostituibile, gli operatori dei call center, il personale di terra meno professionalizzato, gli impiegati con mansioni più comuni.

Sarebbe stata necessaria, e preferibile, una forte solidarietà tra le varie categorie dell'Alitalia, cementata dall'obiettivo comune.  Così non è stato, già ai tempi della trattativa con Air France (bloccata in primis dai sindacati, ma tutti, allora), e la colpa è attribuita da tutti ai piloti. Per cementare in un obiettivo comune una organizzazione complessa è necessaria però l'unità di tutti, imprenditori inclusi. Se una trattativa parte con richieste di tagli di personale (che partono sempre, come sappiamo, dalle categorie e dai soggetti più deboli), con ultimatum continui, e con l'obiettivo palese, chiaro a tutti, di dividere le varie categorie in base agli interessi contrapposti, la solidarietà sparisce. E' impossibile pretendere solidarietà quando si semina l'homo homini lupus.

Il TG1 di Gianni Riotta
Per finire, molti hanno notato la posizione molto decisa pro cordata italiana e soluzione Berlusconi assunta dal TG1. Un telegiornale pubblico in teoria dovrebbe separare i fatti dalle opinioni. Esporre quello che è successo e dare spazio a commenti anche contrastanti, e dichiarare eventualmente anche la propria opinione, esplicitando che si tratta appunto di una opinione e non della verità. Invece vengono stigmatizzati i contrari all'accordo direttamente dallo speaker, quindi dalla voce della verità, o vengono intervistai gli unici due piloti (donne) contrarie alle posizioni dell'Anpac, senza contraddittorio. Un ottimo lavoro pro governo di CD e pro Berlusconi dall'unico direttore nominato dal governo di centro sinistra alla RAI, durante il suo breve e ultimo governo, l'unico nome strappato all'inamovibile consiglio di amministrazione a maggioranza di destra in due anni,. Dicevano che Riotta era un amico di Prodi. Con certi amici ... E aveva già iniziato in campagna elettorale enfatizzando ogni scippo commesso nella penisola, possibilmente da parte di un extra-comunitario  ...

1 commento:

  1. Sulla potente CGIL, aggiungo che anche l'ultimo contratto del commercio è stato firmato con firma separata da CISL e UIL...


    Su un'unica cosa ti correggo: l'accordo con AirFrance è saltato non per la contrarietà dei sindacati tutti, ma soprattutto della CISL e di ANPAC che hanno trascinato gli altri (comunque colpevoli), oltre che della campagna anti straniero di Berlusconi.

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