venerdì 17 ottobre 2008

Classi differenziali? Fatto.

Volevo scrivere un post sulla Gelmini dal titolo "a quando le classi differenziali?" ma non sono stato abbastanza veloce. Lo hanno fatto davvero! 

Per chi non le ricordasse (per età: anche le classi differenziali sono state spazzate via dal vituperato '68 e dall'insegnamento del dimenticato Don Lorenzo Milani) raccoglievano i bambini a minore velocità di apprendimento. In Piemonte dove ho fatto le elementari io le classi differenziali erano composte quasi unicamente da figli di immigrati ... del meridione d'Italia. E qui il cerchio si chiude.

I figli degli immigrati meridionali al Nord, quelli che erano un tempo sbattuti nelle classi differenziali perché ripetenti, perché non parlavano bene l'italiano ma solo il dialetto, perché poco inclini alle buone maniere, o banalmente per separare nelle classi delle elementari i figli dei professionisti (sezione A) da quelli degli operai e impiegati (sezione B, C e successive) dai figli appunto degli immigrati meno integrati (sezione differenziale), ora sono leghisti e plaudono entusiasti alle classi differenziali per gli immigrati extra-comunitari. Il cerchio si chiude.

Piccolo ricordo: anch'io sono stato in una classe differenziale. Per un giorno. Al momento dell'iscrizione, stavo cambiando quartiere e scuola, ma ancora in Piemonte, l'impiegata chiedeva a mia madre la classe di provenienza. Io, che non mi stavo mai zitto, e avevo capito la classe in cui dovevo andare (e non vedevo l'ora) ho risposto entusiasta: la quarta! Mia madre ha prontamente corretto, ma la impiegata aveva già scritto e la correzione non è venuta bene. Quindi mi hanno catalogato come ripetente e mi hanno dirottato senza se e senza ma nella classe differenziale. Naturalmente quei ragazzini di quel primo giorno di scuola mi sono sembrati subito straordinari e simpaticissimi (erano ovviamente i più monelli e scafati della scuola), ma mia madre appena l'ha saputo è corsa ai ripari, ha fatto il diavolo a quattro e il giorno dopo già stavo alla sezione B.

Certo, ho sentito anche le motivazioni a favore, i distinguo e il fastidio per la solita sinistra inutilmente e ostinatamente "politically correct". Cruciani a Radio 24 ieri sera sosteneva che "il problema esiste, qualcosa bisogna pur fare". Il problema sarebbe rappresentato dai bambini extra-comunitari che non sanno parlare bene l'italiano (o per niente) e rallentano l'apprendimento degli altri. E che dovrebbero fare un esame d'italiano (a cinque anni?!) e fare corsi d'italiano. Soprattutto al Nord (vai a sapere il perché, al centro e al Sud gli immigrati non ci sono in eguale misura? Magari perché invece al Nord c'è la Lega?). Non è razzismo. E' un provvedimento, magari sbagliato (si dice sempre così, è un classico del cerchiobottista) ma con l'intenzione di fare funzionare bene la scuola. 

Non hanno fatto mai caso, evidentemente, questi raffinati cultori della separazione del capello in quattro, che i bambini imparano le lingue subito! Per questo noi italiani i figli li mandiamo alla scuola inglese o francese o prendiamo (o prendevamo) la baby-sitter di lingua inglese (una volta si chiamava "ragazza alla pari"). Stiamo parlando delle elementari, mica delle superiori o dell'università. Ma anche per i più grandi è la stessa cosa. Mai sentito parlare dei corsi full immersion?

In sintesi, siamo tutti italiani, questo paese lo conosciamo e conosciamo gli altri italiani. Se ci vogliamo prendere in giro da soli prendiamoci pure in giro. Ma la realtà la sappiamo tutti e capiamo tutti qual è il senso di questo provvedimento. Un senso puramente e pienamente razzista, nel senso di separare una razza (la nostra, quindi per definizione superiore) dal contatto con le altre. Che i nostri bambini non abbiano in classe stranieri dai costumi strani, non essere costretti ad andare a feste di compleanno dall'equivalente del McDonald's musulmano, non abituare le nostre figlie a considerare un ragazzino di colore strano e diverso. Magari poi a 14 anni ci si fidanza insieme e ce lo porta a casa!

Insomma, non prendiamoci in giro, abbiamo capito benissimo qual è il motivo, e dove vuole andare a parare la Lega. Vuole andare a parare proprio tra le classi sociali medio-basse (quelle delle sezioni da C in poi ...) quelle che non mandano i bimbi alla scuola inglese o alla scuola steineriana. Che quindi applaudono entusiasti. Scuola pubblica sì, ma almeno distinta.

Per carità nessuno è esente dal rischio di razzismo. Lo dico io per primo e ci ho dedicato un post privo di inutili ipocrisie, che ho chiamato proprio "Scopri il leghista che è in te" . Un paese può anche decidere di chiudersi all'esterno. Ma poi dovrebbe fare pace col cervello, non chiamare badanti e baby-sitter da tutto il mondo. Ma pensare in proprio ai propri vecchi e ai propri figli. Non rifiutare i lavori manuali come degradanti. Ma accettarli e farsene carico. O inventare raffinati robot come il roomba e affidarsi alle risorse della tecnologia.

Convivere con le altre culture non è per niente facile. L'approccio politically correct non basta. L'integrazione dovrebbe essere per inclusione e salvaguardare la nostra cultura (la parte buona, però). Banalizzare e predicare l'integrazione e la tolleranza (agli altri) non basta. Vedi in proposito un altro post  che ha suscitato parecchie discussioni: la parola zingaro. La convivenza è la sfida più difficile del mondo globale e i contrasti sono inevitabili. Ma è nel saperli gestire e trattare con le adeguate priorità che si vede un popolo maturo. E vincente.

Quello che mi fa tristezza è proprio il significato profondo di questa chiusura che si manifesta in mille segnali e che la destra coerentemente cavalca con successo. Non gli episodi in sé che sono comprensibili e anche inevitabili. 

Siamo un paese per vecchi. Non guardiamo al futuro ma al passato. Non accettiamo le sfide di questo mondo complesso. Ma ci rifugiamo nella nostalgia del bel mondo andato. Coi grembiulini, le maestre uniche, i manicomi ben chiusi (prossimo obiettivo la legge Basaglia, vedrete), le scuole superiori separate, la televisione in bianco e nero con la Carrà il sabato sera e così via (è tornata anche questa).

Sarà una fase di ripiegamento e di paura, alla quale seguirà una contro fase. Almeno, speriamo (per tutti) che sia solo una fase.

(Le immagini sono tratte dal film Entre les murs di Laurent Cantet, 2008) 

1 commento:

  1. Ho visto il film Entre les murs (decisamente in tema) e ho scoperto anche un'altra cosa: LE CLASSI DIFFERENZIALI COSTERANNO UN SACCO DI SOLDI. Altro che maestro unico, ne serviranno 5-10-20 in più per ogni scuola elementare. Perché i bambini delle varie etnie di immigrati che si vogliono buttare fuori dalle classi italiane mica si possono mettere nella stessa classe. Neri africani cattolici con magrebini islamici. Cinesi con indiani. Moldavi con ucraini o rumeni. Per non parlare dei rom. Non funzionerebbe proprio. Servirà una classe per ogni nazionalità.

    Ottima opportunità per gli insegnanti in esubero dal provvedimento unico. Non è un problema per la Lega e i leghisti (che sognano beati e ingenui un paese immigration-free, o almeno senza figli) ma lo sarebbe per la Gelmini. Ma mi viene il dubbio che siano i soliti annunci acchiappa consenso.

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