venerdì 3 ottobre 2008

Festival del cinema (in bianco e nero)

Appena insediato, Alemanno voleva cancellare tutto della Roma veltroniana, e quindi, oltre all'Ara Pacis, ha puntato anche sulla Festa del Cinema, un evento particolarmente riuscito e affermatosi in pochissimi anni. In un primo tempo, sul'onda dell'entusiasmo, voleva farne un festival solo italiano, nazionalista, e affidarlo all'unico regista (o autodefinitosi tale) di fede politica fascista in circolazione, Pasquale Squitieri. Avevo parlato a suo tempo di una inedita "Sagra del Cinema" che si sarebbe tenuta a Roma sotto la guida dell'indimenticato autore di Django, con probabile partecipazione di un massimo di 3-4 film. Poi, come su molte altre cose, il timido Alemanno ha fatto parziale retromarcia e si è fermato a mezza strada. Non ha fatto proseguire la Festa del Cinema secondo il pragmatico principio "squadra che vince non si cambia", sarebbe stato come dare ragione alla squadra avversaria, ma ha voluto comunque darsi un tono culturale, un programma che fornisse un po' di lavoro ai critici nel solito tritacarne culturale dove vanno le recensioni "da festival" e i film "da festival" (quelli che di solito poi non li vede nessuno).

Cominciando con una prima clamorosa incoerenza, non sapevano cosa dire di male della Festa del Cinema e così hanno puntato sul fatto che si trattava di un doppione della Mostra del Cinema di Venezia, una inutile dispersione di energie. E quindi cosa fanno alla fine? Il Festival del Cinema di Roma, con tanto di concorso e premi. Un doppione al cubo.

Ma la Festa del Cinema si chiamava così apposta! Voleva essere un momento in cui tutta la città godeva del fenomeno cinema, non soltanto con la possibilità di vedere ovunque le anteprime o i film insoliti, ma anche partecipando al contorno ludico e divistico e divertente di questa forma d'arte, le dive in abito da sera, il tappeto rosso (il red carpet ormai abusato è nato con la Festa del Cinema), i mosti sacri fi Hollywood, Nicole Kidman e Monica Bellucci e George Clooney e Robert De Niro e tutti gli altri nel loro splendore. E magari scoprire alla fine un piccolo gioiello come Juno, che senza la Festa chissà se sarebbe arrivato qui.

Niente, finito. Ai romani interessavano di più gli zingarelli ai semafori (che peraltro stanno ancora lì, tranquilli, a lavare sommariamente i nostri vetri).

Bisognava chiamare un organizzatore della manifestazione, e chi esce fuori? Gian Luigi Rondi. Gian Luigi Rondi? Gian Luigi Rondi sembrava già vecchio quando noi ragazzi degli anni '60 lo guardavamo in televisione presentare Ben Hur o i film muti di Carmine Gallone. Ma quanti anni ha ora? Ottanta? Novanta? L'età giovanile non garantisce nulla, come sappiamo da molti luminosi esempi, che non faccio qui, di giovani totalmente imbecilli e incapaci, ma certo sospettiamo che il decano non sia propriamente nel flusso di tutto quello che circola di nuovo nel mondo del cinema. E infatti quando lo senti parlare ti riporta indietro nel tempo, nel senso che si rivive quella sensazione di noia (e desiderio di fuga) che ci prendeva in quelle presentazioni della lontana TV monopolista.

E ci tiene a fare un Festival come si deve, ora che finalmente ci è arrivato (non è mai troppo tardi, come diceva il maestro Manzi, suo coetaneo). E infatti ha imposto il cambio di nome (è stato lui! ho sentito lui che lo diceva, l'ha messo proprio come condizione per accettare). La coerenza è l'ultimo dei problemi per la destra italiana e quindi Alemanno ha prontamente accettato.

E poi ha voluto la premiazione, con il Marcaurelio d'oro per il primo classificato. E i premi alla carriera. Il Marcaurelio d'oro? Come nelle fiere di paese? Se fosse a Pisa sarebbe la Torre pendente d'oro, a Verona l'Arena d'oro, a Milano l'Ambrogino d'oro ... che tristezza, uno comincia a sbadigliare prima ancora di finire la frase. E i premi alla carriera? Ero convinto che almeno uno sarebbe andato a Gina Lollobrigida ... e infatti. Ma non potendo premiare tutti ha pensato a una sezione omaggi, per tutti gli scomparsi recenti: Florestano Vancini, Nino Manfredi, Alida Valli, Steno, Dino Risi .... Grandi e grandissimi artisti, per carità, sono il primo a sostenere la importanza di coltivare la memoria, ma c'è un tempo per ridere e festeggiare e un tempo per riflettere e meditare, almeno penso.

Sulla selezione dei film ha ramazzato quello che si poteva, gli italiani ì che non erano ancora usciti e che comunque possono beneficiare di un lancio gratis, qualche film sfuggito (spero solo per questione di date ...) ai festival stranieri di quest'anno o a Venezia. Purtroppo hanno trovato solo un film chiaramente di destra, Il sangue dei vinti di un certo Michele Soavi, che ha incautamente abbandonato la via maestra tracciata dal suo maestro Lamberto Bava, riconosciuto riferimento italiano nel genere horror e soprattutto splatter (violenza e spargimenti di sangue gratuiti e il più possibile indigeribili per lo spettatore), nel quale aveva dato prove tutto sommato non male, con film come Arrivederci amore ciao, tratto dal romanzo (decisamente non per anime sensibili o convinte che il bene è destinato a prevalere sempre) dello scrittore Massimo Carlotto. Ora si sta specializzando in film propagandistici su argomenti cari alla destra.

Dopo il film televisivo su Nassiriya (niente da dire sui militari caduti che facevano semplicemente il loro dovere, sia chiaro), ora è la volta dei crimini dei cattivi partigiani con "Il sangue dei vinti" tratto ovviamente dall'omonimo libro dell"infame" Giampaolo Pansa (oggetto di una mia interminabile diatriba qualche mese fa con l'amico Francesco "Il rompiscatole"). Per carità ognuno ha le idee che vuole e le può veicolare sui suoi film, se proprio ci tiene. Però non ci sarà l'atteso festival di film di destra, non so, su sindacalisti statali lavativi, su giovani imprenditori che si sono fatti da soli grazie ad una inaspettata eredità, di un'altra persona (no, forse questo è meglio di no), sulle conquiste e i successi dell"uomo in SUV" (film satirico compiaciuto, servirebbe un redivivo Walter Chiari), sugli anni '70 vissuti sotto assedio dagli studenti fascisti nei licei classici di Roma ... mi stanno venendo in mente parecchi soggetti mentre scrivo, chissà se interessano a qualcuno.
Una occasione perduta.

E soprattutto, manca quello che aspettavamo più di tutto: un film padano. Non lo vogliono mandare a Roma Ladrona? Spero di no. Devo dedurre che per ora la filmografia padana è ferma a zero titoli.

In sintesi, poco da aggiungere, se non una domanda: ma nella Festa del Cinema il Comune non aveva la maggioranza, a quanto mi ricordo. La Provincia, la Regione, gli altri soci, si sono accodati a questa malinconica cosa senza colpo ferire?



(Le foto rappresentano ovviamente un piccolo ricordo della Festa del Cinema dei bei tempi andati, la prima in alto è dell'agenzia AGP, gli omaggi sono a Nicole Kidman, Monica Bellucci e Ellen Page e Diablo Cody di Juno)

1 commento:

  1. Visto che c'era, oggi ha cancellato (o meglio, ritirato la sponsorizzazione) anche il festival annuale della fotografia.

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