lunedì 20 ottobre 2008

Ma, Alitalia?

Ma, Alitalia, che fine ha fatto, poi? Per un mese non si è parlato d'altro, poi, il nulla assoluto, cancellata da ogni rete e da ogni giornale. Tutto risolto, quindi niente notizie (si parla sempre e solo di quello che va male)?
Neanche per sogno. E' tutto rimasto esattamente come l'ultimo giorno di cui se ne è parlato. Cioè il giorno in cui "la potente CGIL" ha detto sì.
E' il solito black-out del sistema dell'informazione che segue sempre ogni grande abbuffata.
L'Alitalia continua ad essere una azienda tecnicamente anche se non formalmente fallita, totalmente pubblica e statale, affidata a un commissario che sarò presto un liquidatore (Augusto Fantozzi, anche lui star mediatica per un paio di settimane, ora, penso, coinvolto in un bel po' di problemi nel quartier generale dell'Alitalia alla Magliana).
L'Alitalia continua a far volare gli aerei sulle stesse rotte e con la stessa produttività, e quindi continua a perdere circa 2,5 milioni di Euro al giorno (indovinate di chi). Come ci ricorda ogni giorno, opportunamente, Radio 24. Aveva sempre 48 ore di tempo e poi sarebbe inesorabilmente fallita, ricordate? Ora non è cambiato nulla ma il tempo non è più un problema. Serviva solo come pressing sui sindacati.

I famosi esuberi (3000, 4000, 6000) sono ancora tutti lì a lavorare (si spera) e, almeno per questo mese, continueranno a prendere il loro stipendio, basso o alto che sia.
I pulmini (credo proprio che sia così) continuano ad andare a prendere a casa gli equipaggi, scandalizzando i giornali del Nord. Non so poi perché. Io quando prendo un aereo  sono più contento  se il comandante  arriva fresco e riposato, e non stressato dal traffico e dalla paura di non arrivare in tempo.
Il partner straniero ancora non si sa chi dovrebbe essere, tra Lufthansa (che però vuole il 49% o niente, e così anche la famosa e strombazzata itanialità se ne va a ramengo) e l'Air France che rientra dalla finestra o il terzo incomodo British Airways. E per quale quota debba partecipare.

E l'Europa ha deciso? No, è sempre lì a pensare e valutare se l'affidamento diretto ad una società privata italiana sia una violazione accettabile alle norme sulla libera concorrenza. Ma forse concluderà che non lo è. Perché nessuno vede la Nuova Alitalia come un concorrente temibile sulle rotte europee.

E la CAI, la Compagnia Aerea Italiana creata allo scopo da 18 "capitani coraggiosi" dell'imprenditoria italiana, guidata da Colaninno, e pronta ad acquistare ad affidamento diretto, senza gara (grazie ad un apposito DL) l'Alitalia, o meglio la parte buona di essa (la famosa good company)?
Non ha ancora tirato fuori un Euro. I soci si riuniscono il 28 ottobre per definire l'offerta nei dettagli (e forse  la quota e il nome del partner straniero).
Sì perché si dice anche che alcuni dei capitani coraggiosi abbiano perso coraggio (o soldi) nel recente terremoto finanziario e stiano cercando il modo di defilarsi (lo dicevo io che con le compagnie aeree si fanno ben miseri affari, soprattutto se non si è del mestiere).
E Banca Intesa - San Paolo, advisor e regista dell'operazione, anche perché consentiva di chiudere la sua esposizione (prestiti non esigibili) verso Air One, altra compagnia aerea italiana fallita (e tre, c'era anche Volare un paio di anni fa, vorrà pure dire qualcosa)?
Anche loro nel frattempo hanno incontrato qualche problema in borsa, chissà se sono animati dallo stesso entusiasmo, e se hanno abbastanza benzina alla pompa.

Insomma, Alitalia è ancora in mezzo al guado, i problemi sono complessi e i tempi non sono mai quelli televisivi.  Per la precisione sono fine novembre per la scelta del partner straniero. Fine dicembre per la nascita della nuova Alitalia, e quindi per la vera privatizzazione (ma allo stato rimarrà la bad company da liquidare) e fine gennaio 2009 per l'ingresso del partner straniero. Almeno, questi sono gli obiettivi temporali dichiarati. Un po' più lunghi dei due giorni entro i quali la compagnia sarebbe fallita, agitati regolarmente come minaccia ai tempi della trattativa coi sindacati.

Ma se chiedete a un italiano qualsiasi vi dirà che ormai Alitalia è privata e il problema è stato risolto da Berlusconi, che è riuscito a piegare l'opposizione dei sindacati.
Potenza dei media. Anzi di un media. Anzi del media. La televisione.

Ah, dove ho preso queste notizie? Sono un insider, un addetto ai lavori? Neanche per sogno. Le ho trovate con Google News digitando "Alitalia".

(Sempre su Alitalia: Always Late in Take Off,  Alitalia e il business, La palla al piede (alias Malpensa)

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