domenica 26 ottobre 2008

Una manifestazione è una manifestazione

Una manifestazione è una manifestazione, non vota e non revoca la fiducia a un governo, non blocca e non promuove leggi, non smuove la pubblica opinione avversa. Ma ha un forte significato simbolico, sia per la parte che la fa, sia per la parte che la guarda con ostilità o indifferenza.

E la manifestazione di ieri, da tanto annunciata e attesa, sono d'accordo con Eli, sembrava anche la liberazione di una forza lungamente compressa, con benefici effetti su quella metà di italiani (sì, secondo me sono sempre metà) che rifiutano i valori della destra al governo.

Una manifestazione è una manifestazione, e per essere tale la partecipazione deve essere ampia. E qui si inserisce la parte più noiosa e ripetitiva di ogni post-manifestazione: la conta dei partecipanti. Penso che ci dovremmo decidere a chiedere a tutti i partecipanti di firmare su un registro. Ci vorrebbe un po' di tempo, lo so, ma almeno la finiremmo con questi numeri a caso, e soprattutto con il ridicolo spettacolo di servile piaggeria offerto dalla Questura di Roma.

Da alcuni anni l'inflazione ha colpito duro in questo settore, e quindi una manifestazione da 100 mila o 200 mila partecipanti, come quelle storiche degli anni '70, non vale più nulla, è giudicata un flop. Bisogna arrivare come minimo al mezzo milione, al milione e oltre. Il problema non c'è, basta moltiplicare per cinque.

Ora, io non lo so proprio se ieri ci fossero 200 mila persone o 2 milioni. So soltanto che: 1) nessun partito politico ha mai organizzato manifestazioni al Circo Massimo;  2) che il motivo probabilmente è che il Circo Massimo è parecchio più grande di Piazza San Giovanni o di Piazza del Popolo (basta prendere due misure con Google Earth), ed è quindi più difficile giocare sui numeri; 3) che tutto lo spazio disponibile era occupato dai manifestanti (vedi foto).

Per la riuscita della scommessa basta questo.

Gli osservatori di destra (ad esempio quelli de Il Giornale) fanno gli anglosassoni, tentano addirittura misure e stime partendo dalle foto, predicano l'understatement. Peccato che siano guidati da uno che pratica senza falsi pudori l'overstatement, che alla manifestazione del 2006 a San Giovanni annunciava dal palco "siamo due milioni" e che alla raccolta di firme dei gazebo dichiarava, sempre senza vergogna, che le firme raccolte erano 7 milioni. Un po' di pace col cervello anche a loro non farebbe male.

E poi c'è Gasparri che fa storia a sé.

Ma basta parlare di cifre. E' un classico sistema per non parlare di contenuti. Che sono stati chiari ed esposti con chiarezza: 1) antifascismo;  2) no al razzismo pragmatico, ben rappresentato da iniziative come le classi differenziali; 3) interventi economici subito per gli strati più deboli; 4) l'ambiente come opportunità e non come problema;  5) la criminalità organizzata come vero problema di sicurezza (con il richiamo deciso a un personaggio simbolo come Roberto Saviano) 6) l'appoggio al movimento dei giovani e della scuola attraverso una strada concreta  7) il rifiuto di farsi incastrare in una divisione a sinistra con la modifica della legge elettorale delle europee  8) la individuazione del ruolo pedagogico ed ideologico della televisione commerciale per la destra italiana  9) il richiamo del rispetto della legalità e del ruolo della magistratura (ma senza riferimenti al Lodo Alfano). Su tutti questi punti c'è stato l'applauso più convinto, tranne forse sull'ambiente (suggerisco di approfondire questo punto, che è forse il più strategico di tutti, leggendo gli articoli e le sintesi di Corrado).

Una manifestazione è una manifestazione, e se è riuscita può modificare qualcosa, avere delle conseguenze, anche se non dirette. Sono stati fatti paralleli con la dimostrazione della CGIL contro l'articolo 18 e in generale contro la riduzione del ruolo del sindacato. E con la manifestazione della destra (Casini non c'era) del dicembre 2006 contro il governo Prodi. Riguardo agli effetti della prima ci sono pochi dubbi.

Sulla seconda vedo che invece sta passando sui commenti e negli articoli di giornale (anche quello di Curzio Maltese di oggi su LR) che ha avuto come effetto la caduta del governo Prodi, o almeno ha dato inizio al suo indebolimento. Forse in questo modo si vuole dare più chances alla manifestazioni di ieri. Ma non è andata così. Il governo Prodi e la sinistra in genere non ha proprio fatto caso a quella manifestazione (quella in cui Berlusconi parlò per primo lasciando Fini a concludere mentre la folla se ne andava).

E hanno fatto male, hanno derubricato quel popolo che manifestava (non saranno stati 2 milioni e neanche 700 mila, ma erano comunque tanti e volontari ed erano la spa di un sentimento diffuso) a comparse prezzolate reclutate da Mediaset. Sentendosi quindi autorizzati, per la parte che ricordiamo bene, a continuare la routine serale della critica al governo e della minaccia quasi giornaliera di "uscire" e di "far saltare tutto". Sarebbe stato meglio per l'Unione preoccuparsi almeno un po'.

Ma gli effetti immediati non ci sono stati proprio. La finanziaria 2007 è andata in porto (in modo magari un po' confusionario). La prima spallata è fallita. E l'anno dopo la CdL si è progressivamente divisa, e Fini in autunno ha fatto addirittura una manifestazione con la sola AN, senza citare mai Berlusconi, che sembrava ormai per tutti fuori gioco. Ancor di più dopo il fallimento della seconda spallata.
Poi è arrivato il furbo Mastella e, senza manifestazioni di popolo, Berlusconi si è ritrovato nelle fortunate condizioni di riprendersi tutto. La memoria fa strani scherzi.

Una manifestazione è una manifestazione, ma può essere anche un muro. Un muro simbolico, ma ben percepibile.

Un muro a protezione della scuola, della civile convivenza, della strada (lunga, ma ancora non compromessa) per diventare un paese europeo. Un muro del quale, sono convinto, anche i ragazzi dell'Onda percepiranno l'esistenza, e utilizzeranno.

Un muro (vedremo quanto solido e costruito con cosa) che è anche leggibile nei commenti minimizzanti o fuori registro. Tanto per cominciare sono molti di meno, mentono sulle cifre ecc. ecc. Lo dicevano anche per la manifestazione della CGIL. Certo, con le televisioni schierate e allineate e i giornaisti muti ... Poi, la sinistra non è democratica. E perché? Cosa avrebbe fatto? Perché non si stringe attorno al governo in un momento di crisi. E' la fiera delle auto contraddizioni, avevamo appena sentito che tutto sotto controllo e che la crisi non c'è. Certo governare con i sistemi della destra italiana non è difficile. Si può insultare l'avversario ma lui deve invece essere sempre d'accordo con il governo (se la destra è al governo) o con i diritti di critica dell'opposizione (viceversa). La conclusione è che dovrebbe passare una generazione prima di avere una sinistra democratica in Italia. E perché solo una? Perché non due o tre? L'unica cosa sicura è che dovrà passare una generazione prima di avere un professore universitario (ma anche di scuola media) con meno di 30 o 35 anni.

Per finire, un breve videoclip (sempre autoprodotto con mezzi molto semplici, come le altre foto dell'articolo) su un momento molto intenso della manifestazione: "La storia siamo noi"


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