giovedì 20 novembre 2008

I misteri di Roma - 2. Via Emanuele Filiberto

Continuando il piccolo viaggio alla scoperta de i misteri di Roma (misteri molto contemporanei) dopo Via Merulana ci spostiamo di poco a Est e troviamo un'altra grande opera diventata ormai parte del paesaggio, sempre tra l'apparente indifferenza dei pazienti cittadini della capitale.

Via Emanuele Filiberto è un'altra grande strada del centro della città, costruita nella Roma umbertina, che collega la grande piazza di San Giovanni, una delle principali della capitale, alla celebre Piazza Vittorio. Qui sono stati aperti negli ultimi anni tre cantieri della metropolitana, uno per il rifacimento della stazione di Manzoni (la strada che incrocia la suddetta via Emanuele Filiberto) e gli altri due, a quanto si legge nei cartelli, per migliorare l'areazione in tutto il sistema delle metropolitane (progetto AMLA3). Si tratta di un intervento strutturale iniziato diversi anni fa, assolutamente necessario (nelle gallerie e nei treni d'estate si soffocava), che ha comportato per un paio di anni almeno, la chiusura anticipata del servizio e la sostituzione con autobus di superficie (le linee MA1, MA2 ecc.).

Il rifacimento della stazione, anche se con il ritardo di rito (tempi all'incirca raddoppiati) è stato completato diversi mesi fa, ed effettivamente ora Manzoni è la fermata più bella della linea A, un modello, forse, per il rifacimento futuro. Se però per ogni fermata ci vogliono 1-2 anni l'opera di ammodernamento (che peraltro non sembra per ora proseguire) finirà in una data da film d fantascienza (2050, 2060, ...).

Motivo del ritardo? I soliti sassetti romani, che infatti fanno bella mostra di sé all'ingresso della stazione, poco prima dei tornelli.

GoogleEarth_Image_Filiberto_3Gli altri due cantieri invece sono apparentemente fermi da mesi. Cantiere è una parola italiana che significa (dizionario De Mauro) "area all’aperto, spec. recintata e attrezzata, in cui si svolgono opere di ingegneria civile / edile". Le due aree che si vedono nelle foto rispondono alla descrizione, fatta eccezione per il verbo "si svolgono".

Non si sa perché siano fermi. Ho cercato su Internet, solitamente prodigo di informazioni su polemiche varie, ma non ho trovato alcun riflesso. Saranno stati trovati i soliti reperti romani? Non credo, sono opere su scavi già effettuati. L'impresa sarà fallita? E' stato accolto il ricorso del secondo classificato? C'è qualche denuncia o sequestro ai danni della impresa o di altri soggetti? Hanno finito i soldi? Il Comune non paga?
Sta di fatto che è tutto fermo. E che, a differenza di quanto è avvenuto con la fermata di Manzoni, i cittadini del Primo Municipio non hanno ricevuto tempestive informazioni per lettera dei tempi stimati o dei ritardi.

Le conseguenze di questi cantieri sono però abbastanza peculiari. La prima è che, ovviamente, non viene rifatta da anni la pavimentazione della via, che è diventata quindi (è un patchwork di sampietrini e asfalto) probabilmente la più dissestata di Roma (attenzione con il motorino!). La seconda è che è anche pericolosa, una parte sembra contromano, la segnaletica orizzontale gialla "lavori in corso" dopo tutti questi mesi è ormai cancellata e si cammina "a memoria".

La terza è però ancora più singolare. I cantieri interrompono la linea tranviaria principale della capitale, la famosa linea 3 che percorre quasi tutta Roma, dalla stazione Trastevere alla fine di Villa Borghese (a Valle Giulia).  I tram quindi, da tempo immemorabile, non possono più percorrerla  e sono sostituiti da normali bus su gomma (con tanti saluti alla "cura del ferro" tante volte invocata come soluzione per i problemi del traffico e dell'inquinamento dalle giunte Rutelli  e Veltroni). 
Gli utenti della popolare e affollata linea non se ne lamentano però più di tanto, mi risulta. I bus sono più piccoli, certo, ma più rapidi, sia per i corsi di "guida veloce" che ultimamente l'Atac impartisce ai suoi autisti, impegnando i viaggiatori in una benefica e imprevista ginnastica (tenersi ben stretti ai sostegni, in particolare nelle frenate), sia per la maggiore agilità nel superare ostacoli imprevisti (ma frequenti) come il furgone parcheggiato in doppia fila per scaricare (e che finisce "in un attimo") o il tram vetusto fermo davanti per guasto che blocca tutta la linea.

Morale: ma davvero vogliamo fare il ponte sullo Stretto di Messina, o la linea C della metropolitana di Roma o, più semplicemente, il parcheggio sotto al Pincio? Giuste o sbagliate che siano queste opere (personalmente ero d'accordo su tutte e tre) mi pare una discussione accademica. Tanto si riescono al massimo a iniziare. Per finirle a quanto pare è necessaria obbligatoriamente una scadenza esterna e ultimativa (tipo olimpiadi o simili). Altrimenti, quella che dovrebbe sopperire (indignazione dei cittadini) non basta. E le opere non finiscono, come la mitica Salerno-Reggio Calabria.

A Roma è matematico che uno scavo faccia emergere vestigia romane. Facciamo pace col cervello. O disabilitiamo iin qualche modo la Soprintendenza alle Belle Arti, facciamo una graduatoria dei reperti di interesse o cose simili, oppure riabilitiamo la orrenda soluzione anni '60 della sopraelevata di San Lorenzo, unica praticabile qui.

Ancora più rimarchevole, in questo contesto, occorre dirlo con franchezza, il fatto che le giunte di CS di Rutelli prima e poi di Veltroni siano riuscite a completare due "grandi opere" di riqualificazione urbana, vale a dire l'Auditorium e la tanto discussa Ara Pacis. Contro ritrovamenti romani, ricorsi e i tanti altri ostacoli previsti da questo particolare tipo di slalom.

Se le imprese italiane sono matematicamente incapaci di rispettare i tempi (ma solo in Italia, mi risulta) affidiamoci ad imprese cinesi, quelle che in tre anni finiscono un ponte più ardito di quello sullo Stretto di Messina, senza parlare delle opere per le recenti olimpiadi, finite addirittura in anticipo.

Oppure mettiamoci tranquilli e cerchiamo di muoverci di meno, magari in bicicletta, rispondendo ai lontani suggerimenti di Franco Battiato (".. e per un istante ritorna, la voglia di vivere a un'altra velocità"). Ma temo che almeno le strade dovremmo comunque asfaltarle e i tram farli circolare, e magari anche le metropolitane realizzarle e tenerle efficienti. Anche Battiato, in fondo, parlava dei Treni per Touzer.

Ecco, anche qui, la documentazione fotografica.



L'inizio del cantiere centrale. I writers hanno fatto in tempo a lasciare i loro segni e si è creato un parcheggio in più.



I cartelli che annunciano i lavori e l'impresa



Il cantiere verso Piazza San Giovanni dal satellite



L'imbuto per il traffico


Di Domenica va meglio


Dove le rotaie si fermano.

(La foto aerea è estratta da Google Earth, così come  altre foto tratte dalla funzione Street View del popolare strumento, quindi risalgono presumibilmente a 3-4 mesi fa; le altre lo ho fatte io a novembre 2008, e, come si vede, la situazione non è mutata: se qualcuno ha spiegazioni per questo mistero lo faccia sapere, la curiosità è tanta)

3 commenti:

  1. C'è un cantiere gemello aperto per lo stesso motivo a piazza di Ponte Lungo. Altrettanto fermo, nella totale disattenzione e rassegnazione della cittadinanza.

    Per la cronaca, il cantiere per la costruzione dei "nasi" (o angoloni che dir si voglia) in costruzione sulla via dove abito, di cui ho parlato a settembre, e i cui lavori erano cominciati a maggio, è ancora aperto....

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  2. e se fosse proprio "l'indignazione dei cittadini" ad essere insufficiente?

    ... o magari siamo ancora troppo poco cittadini e un poco troppo sudditi!

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  3. Temo sia vero. L'italiano è un po' così: indulgente con sé stesso e quindi anche con gli amministratori della cosa pubblica.

    Alberto

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