mercoledì 5 novembre 2008

Il paese dove 'non si puo' fare'

Il primo commento di Barack Obama è stato, ieri sera in USA, "Yes, we can" è il motto dell'America, gli Stati Uniti sono un posto dove tutto è possibile".


L'Italia invece, a quanto abbiamo appena visto, è il paese dove "non si può fare". Dipende dal fatto che Veltroni non è Obama e il Partito Democratico italiano non è il Partito Democratico americano?
Può darsi, ma guardando bene si nota un'altra piccola differenza: gli elettori americani hanno avuto modo di conoscere bene entrambi i candidati, di ascoltare le loro proposte e soprattutto le loro suggestioni, di farsi un'idea di come sono come persone e di quanta fiducia si possa attribuire ad entrambi. L'hanno fatto attraverso almeno 3 confronti televisivi sulle reti nazionali, più i confronti tra i loro vice designati. Ma soprattutto hanno potuto farlo in modo equilibrato, in un sistema dei media che ha assegnato a ciascuno  naturalmente metà degli spazi, e della opportunità di trasmettere il loro messaggio.

Che noia, vogliamo ancora parlare delle televisioni e del conflitto interessi? Non aveva forse puntato il PD al paese reale, al contatto diretto con la gente, per superare questa contraddizione italiana? Ebbene sì, parliamo ancora di televisioni e di sistema dei media distorto in Italia. E' questo che ha fatto la differenza lo scorso aprile.
La televisione è l'unica fonte di informazione per gran parte degli elettori italiani (e americani) e la principale per moltissimi altri. Gli stessi dati forniti dal PD dopo le elezioni, per spiegare la sconfitta, mostravano un buon successo nelle città oltre 100 mila abitanti e una prevalenza della destra televisiva nell'Italia dispersa, e già questa è una prima riflessione.

Non c'è stato alcun confronto elettorale diretto, sono stati rifiutati da Berlusconi, prendendo come scusa l'unica legge sulle televisioni che la sinistra è mai riuscita a portare a termine, la par condicio (una chiara applicazione della legge del contrappasso).
Veltroni, certo, è stato presente in televisione con vari monologhi, a Porta a porta, Matrix e così via. Il fatto è che il monologo attira davanti al teleschermo 4-5 milioni di persone, in massima parte già elettori convinti, mentre il confronto è presentato come un evento, raccoglie 18-20 milioni di spettatori, e ovviamente raccoglie e consente di parlare anche agli elettori dell'altra parte.
Coerentemente con queste semplici osservazioni, Berlusconi ha sempre rifiutato il confronto quando ne poteva venire un vantaggio all'avversario, mentre l'ha sempre cercato e ottenuto quando serviva a lui per recuperare, come con Prodi nel 2006, nella settimana di follia (del CS) che ha preceduto quelle elezioni.

Anche il sistema dei giornali è stato ben attento a mantenere la "impar condicio". Un giornale indipendente, Repubblica, era schierato per il PD. Molti altri (Nazione, Resto del Carlino, Messaggero, ecc.) erano invece schierati in modo più o meno netto con il PdL. Altri (La Stampa, Corriere della Sera, Sole 24 Ore) erano formalmente equidistanti, nel senso che ospitavano opinioni orientate verso entrambi i contendenti, ma lanciavano un messaggio di fondo molto chiaro: l'esito delle elezioni è scontato, può vincere solo Berlusconi. Lo stesso messaggio lanciato nel 2001.

In sintesi, può anche darsi che Veltroni non sia Obama, e che il PD italiano non sia il PD USA, ma certo per votare qualcuno occorre conoscerlo, e la maggior parte degli italiani hanno votato nel 2008 senza conoscere Veltroni nè il suo programma, al massimo sapevano che era il sindaco di Roma, città della Festa del cinema, ma anche dei romeni che rapinano e stuprano.
Sarò noioso e ripetitivo e ovvio, ma senza informazione e senza televisione equidistante e imparziale non si raccoglie il consenso maggioritario, o meglio, avendole a disposizione ci vuole molta abilità per perdere il consenso maggioritario.

(L'immagine riproduce la home page del sito di Obama www.barackobama.com nel giorno della vittoria)

Nessun commento:

Posta un commento