venerdì 14 novembre 2008

Lo Scuolabus

Parliamo sempre di riforma della scuola, ogni nuovo governo ne inizia una, senza però finirla. Ed ogni nuovo governo per prima cosa blocca o smantella la riforma precedente.

Non sarebbe meglio, per cominciare, provare a rimettere a posto i fondamentali di un sistema scolastico? Cose banali, che non richiedono convegni e dibattiti, sulle quali dovrebbe essere naturale un accordo bipartisan e un'ampia condivisione da parte della pubblica opinione.

Lo Scuolabus
Lo vediamo in azione in innumerevoli film e telefilm americani. Ad esempio, è uno dei protagonisti e dei motori della vicenda in Forrest Gump. E' quel bus giallo, tutt'altro che di lusso, che raccatta i figli degli americani e li porta alla loro scuola. Essenziale in un paese esteso e disperso, funziona però anche nelle grandi città. E' un servizio semi-pubblico, universale, alla portata di tutte le classi sociali, organico ed essenziale per il sistema scolastico. Da noi è sconosciuto, e i bimbi a scuola (fino alle medie, ormai) li portano i genitori in macchina o in scooter, dando luogo a quegli ingorghi micidiali che si ammassano attorno ad ogni scuola elementare attorno alle otto, o a quelle scenette di mamme e papà snaturati che portano in scooter i due figlioletti, uno dietro e quello piccolo davanti, tra le braccia che tengono il manubrio. Il tutto ha un costo, in termini di carburante, tempo, vigili impegnati, rallentamento del traffico conseguente, incomparabilmente superiore a quello di un servizio di scuolabus, ma preferiamo farci del male da soli. Nelle zone meno densamente popolate consentirebbe di accorpare le scuole, evitando le famose situazioni degli istituti con meno di 50 studenti, rendendo non avvertibile per gli utenti lo spostamento dell'edificio scolastico nel paese vicino.

Il Comune di Roma ai tempi di Veltroni, non potendo evidentemente fare di più, aveva introdotto (genio italico all'opera) lo Scuolabus a piedi, simpatiche ragazze precarie che accompagnavano i piccoletti a scuola, ognuno con un giubbetto riflettente di sicurezza, raggruppandoli in mini-cortei. Meglio di niente, ma non mi pare di vederli più. Penso sia un altro dei cambiamenti di Alemanno. Qualche Scuolabus però gira per le nostre città. Sono quelli delle scuole private straniere, la scuola tedesca, la scuola inglese e così via.

L'armadietto
Un'altra cosa che si nota guardando con un minimo di attenzione i suddetti film e telefilm americani sono gli armadietti per gli studenti. A ogni studente, anche nella scuola più scalcinata del quartiere simil-Bronx, viene assegnato un armadietto con la chiave. Dove lo studente tiene le sue cose, ad esempio l'attrezzatura per fare sport, o i libri più pesanti. Noi preferiamo investire più o meno gli stessi soldi in carrellini per i bambini o i ragazzi per trasportare ogni giorno i 10-15 Kg. di libri inutilmente pesanti.

La mensa

Il sistema anglosassone è tutto rigorosamente dalle 9 alle 5 del pomeriggio, a orario continuato, con il sabato libero. La mensa, o cafeteria come la chiamano loro, è quindi un elemento fondamentale del sistema. D'altra parte nella loro cultura il pasto principale è quello del mattino, quello di metà giornata è un pasto secondario, che può essere anche ridotto e semplificato. Nella nostra cultura il pasto principale era quello di metà giornata e, nei bei tempi andati, gli uomini facevano l'orario spezzato, a metà giornata tornavano a casa dove la moglie casalinga aveva preparato il pranzo, poi leggevano il giornale in poltrona, facevano un breve riposino (la pennichella) e poi tornavano al lavoro. Profumo di cose passate e sparite decenni fa. Eppure nella scuola è ancora così. Tolte le elementari con il tempo pieno (ma ci sta pensando la riforma Gelmini a mettere le cose a posto, anche se non tutti, anche a sinistra, concordano con questa mia posizione così tgliata con l'accetta) e, in parte, le medie, tutte o quasi le scuole superiori non sono attrezzate per l'orario prolungato. Rendendo quindi inevitabile l'orario su sei giorni, l'apertura al sabato, un giorno di serie B, fuggito dagli studenti e dai professori, impegnati ogni settembre di ogni anno nell'aspra battaglia per il "sabato libero". E creando un problema a tutte le mamme lavoratrici d'Italia per alimentare in modo adeguato i propri figli.

Quanto risparmierebbe il sistema paese centralizzando queste funzioni e riducendo di un giorno l'apertura di tutte le scuole superiori? Non vado oltre perché mi ripeterei.

L'ufficio per i professori
Si dice sempre che i professori lavorano solo 18 ore, praticamente a part-time, per uno stipendio pieno. Ma i professori sono uno strano tipo di impiegato statale. Somigliano più a un consulente esterno, per come sono trattati. Qualsiasi impiegato statale, anche quello di minimo livello, neo-assunto, ha ormai un PC in dotazione, e sicuramente ha una scrivania, un armadio, le solite dotazioni ufficio. I professori no, non hanno nulla. Tutto quello che hanno se lo devono procurare loro, tranne una casella di posta elettronica del ministero, un armadietto (60x30 o giù di lì) e un appoggio nella famosa "sala professori".

Proviamo a immaginare una scuola come nei paesi anglosassoni o nei paesi del nord Europa, dove ai professori viene dato un PC portatile, una postazione di lavoro a rotazione in open space (come nelle aziende ai venditori o al personale che è spesso fuori), dotato, nella situazioni più avanzate, di un armadio cassettiera mobile per ambienti di lavoro flessibili come quello illustrato in figura (Moby della SteelCase, una nota ditta inglese di arredi open space, ma esiste anche simile di altre marche) che può essere spostato vicino alla postazione trovata libera.

Anche i professori italiani potrebbero fare un orario di lavoro come tutti gli altri, preparare e correggere i compiti e le lezioni in ufficio (a scuola) e non a casa, eviterebbero di accapigliarsi per il giorno libero e per l'orario più comodo. Vivrebbero maggiormente la scuola e sarebbero maggiormente a disposizione degli studenti ,anche per attività di tutoring, orientamento e così via. Come i professori universitari, che infatti hanno un ufficio. Ma ormai ci siamo abituati a questa organizzazione assurda e la consideriamo inevitabile (professori inclusi).

Il benessere ambientale
Un assunto d qualsiasi organizzazione è che per lavorare bene è necessario avere intorno un ambiente dove non solo sono garantiti i servizi essenziali (bagni puliti e con la carta, luci non fulminate, non troppo caldo o troppo freddo, ecc.) ma è anche curata la gradevolezza alla vista, con uso accorto di piante, scelta dei colori e dei materiali e così via. Qualche anno fa ho visto un bel film, vincitore a Cannes, Elephant di Gus Van Sant. Era un film su un evento drammatico, la ben nota strage della scuola di Columbine, che ha ispirato anche il documentario di Michael Moore. Ma la mia attenzione era fatalmente astratta sulla scuola, teatro della tragedia. Non era una scuola di lusso. Era una scuola media americana, di una provincia media. Come sarebbe da noi una scuola di Rieti o di Foggia. Quello che c'era e si vedeva quindi era scontato, la dotazione standard. Ambienti ampi, puliti, con scelta accurata dei colori, dove prevaleva il giallo, laboratori di fotografia, cafeteria, palestra. Quanto ci aspettiamo da un paese democratico, che mette a disposizione un ambiente adeguato per quello che ha più caro: i propri figli. Nessun lusso, nessun parquet per terra nè lampadari di cristallo. Un gradevole ambiente di lavoro e di studio.

Perché stare fermi quando si può stare immobili?
Il fatto è che giusto un anno prima ero entrato per la prima volta dopo anni, per obblighi di genitore, due noti licei di Roma, di cui faccio anche i nomi, Il primo era il Tasso, il più famoso liceo della capitale, quello dove vanno a studiare i figli di Veltroni e Casini. Quasi pulito per gli standard italiani (e quindi sporco per quelli internazionali) e quasi a posto per manutenzione (non troppe porte e pareti scrostate, si caratterizzava per due elementi al primo impatto, il colore dominante di tutti gli ambienti interni, che era grigio topo chiaro (inclusi armadi a muro), e lo stato molto degradato, nero fumè, dell'esterno. Poi c'era la palestra che in realtà era un cortile piastrellato, la tipica acustica rimbombante, le attrezzature risalenti agli anni '30 (ma non art-decò) e tutto il resto. Ancora più male in arnese il secondo liceo, che ho seguito più a lungo nel suo totale immobilismo (qualche segno di risveglio si è registrato, per la cronaca, nel 2007).

L'altrettanto famoso Virgilio di Via Giulia. Qui la caratteristica che balzava evidente era la eterogeneità dei locali, il livello impresentabile dei banchi e delle sedie (che guardavo stupito quando mi sedevo per i colloqui con i genitori), alcuni particolari ormai parte del paesaggio e dell'aneddotica dell'istituto, come i buchi nei muri e nei soffitti o le enormi ragnatele che, in aula magna, cadevano ogni tanto sugli studenti in assemblea in scenette degne di un film di Fellini. Almeno però, uscendo, ci si trovava nei luoghi più belli della vecchia Roma, i Banchi Vecchi, via Giulia, via del Pellegrino.

C'è bisogno di aggiungere altro? Posso solo aggiungere che uscivo regolarmente depresso e arrabbiato con me stesso per la totale impotenza nella quale mi trovavo. Poi qualcuno mi ha parlato delle scuole svedesi, ma è meglio fermarsi qui.

Il piacere del sapere
Ma la domanda vera è: come pensiamo che questi ragazzi, negli ambienti dove li facciamo studiare, acquisiscano amore per lo studio, piacere a coltivare il sapere, autostima per sé stessi? Come crescerebbero se le loro stanzette da bambini fossero in color grigio topo e fossero gli ambienti meno puliti della casa? Probabilmente depressi e alla ricerca di evasione nel televisore (almeno quando sono piccoli). E' già un miracolo che non tutti prendano esempio dall'ambiente, aggiungendo degrado (scritte, vandalismi, ecc.) al degrado e mantengano, almeno in parte, entusiasmo e voglia di apprendere. Potenza della gioventù e spirito di adattamento innato del nostro peculiare paese.

Sia chiaro, a scanso di equivoci e contestazioni, che la didattica nei due licei citati si è rivelata invece eccellente e all'altezza della tradizione italiana, e che sono certo che i vari dirigenti scolastici e consigli d'istituto si sono adoperati continuativamente per effettuare almeno i lavori più urgenti, scontrandosi con tagli di bilancio, gare finite in ricorsi, imprese fallite e quant'altro ci si inventa in Italia per bloccare o rallentare i lavori di manutenzione. Le considerazioni valgono per il sistema paese e per l'attenzione dell'opinione pubblica a questi temi.
 
Le severe normative europee
Naturalmente le scuole, come tutti sanno, devono seguire le normative sulla sicurezza, che l'Italia ha dovuto adottare solo perché fa parte della UE, e purtroppo questa scelta incauta qualche obbligo ce lo da'. Ad esempio la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la famosa 626/94 (ora 123/2007) oppure la 46/90 sugli impianti elettrici. La prima è quasi sempre disattesa nella sostanza, ma rispettata con qualche escamotage. La seconda proprio no, in primis da nessuna o quasi delle scuole costruite prima del '90, appunto, ma probabilmente neanche da quelle costruite dopo (sarebbe necessario tracciare le modifiche e aggiornare i progetti).

Adeguarle costerebbe un sacco di soldi, non perché si tratta di adempimenti complessi (ma qui servirebbe un post a parte) ma perché le scuole sono tante. Berlusconi ha detto tempo fa che voleva lanciare un programma per mettere 100 scuole in totale sicurezza. Quanti saranno gli edifici scolastici? Dieci mila? Certo 100 sono ben poche, ma io direi: almeno cominciamo, vediamo come si fa e quanto ci vuole. Per una volta non sarebbe neanche una cattiva idea. Ma non se ne è parlato più dopo quella dichiarazione, buona per il telegiornale di quella sera.

La lunga estate calda 
Non è tanto il freddo il problema, almeno nella gran maggioranza dei casi, è il caldo. Sarà l'effetto serra, sarà che siamo insofferenti o ormai drogati dall'aria condizionata ovunque (anche in vacanza al mare!) ma giugno e settembre a scuola sono a sofferenza (luglio ormai è fuori). Le scuole con l'aria condizionata sono, penso, intono allo zero in tutta Italia. Mentre anche l'ufficio o il ministero più disperato ha il suo impianto. Come al solito gli ambienti per i nostri figli hanno la priorità più bassa della minore priorità esistente in natura. Ma non sarebbe neanche necessario un vero e proprio costoso impianto (anche come impatto sull'ambiente). Già sarebbero qualcosa tende adeguate interne e soprattutto esterne, per evitare l'irraggiamento diretto sulle finestre. Pareti esterne coibentate, tetti con contro tetto e camera d'aria. E magari deumidificatori, singoli o con un impianto centralizzato. Non è che sono cose che non costano nulla neanche queste, ma proprio sui figli dobbiamo risparmiare?

La divisa
E finiamo con un tema caro al nuovo governo e ai suoi elettori. La divisa è una abitudine più che altro inglese (e giapponese), In USA di solito non c'è. Non è però il grembiule da mettere sopra ai vestiti, per nasconderli, è proprio un vestito speciale, solo di quella scuola, magari soltanto una T-shirt. E vale per  le scuole upper-class e per quelle di East-London. In Italia le adottano le scuole straniere private, quelle per ricchi e aspiranti tali, e quelle italiane consimili, anche confessionali.

Non è una cattiva cosa, non elimina certo l'individualità, tende a dare uno spirito di gruppo, elimina la ossessione delle mamme per fare dei propri figli un testimonial perenne di Armani-Bimbi, forse piacerebbe anche ai ragazzi, Non fa parte della nostra cultura, non è essenziale, da solo sarebbe un cambiamento superfluo,

In sintesi, confermo che, queste sì che sarebbero riforme bpartisan, ma deve esserci anche qui qualche resistenza ideologica.

1 commento:

  1. Caro Alberto, le tue proposte sono sensate e mi ha fatto piacere leggerle in italiano. Ma gli Italiani - di destra o di sinistra che siano - sulla scuola non sanno che guardare all'indietro. Sono ancora convinti che la loro scuola sia piena di contenuti culturali, per cui anche una topaia va bene. In realtà il luogo in cui si trascorre la parte decisiva della nostra formazione è altrettanto importante di quello che si fa in quei luoghi.

    Per non parlare della didattica nozionistica e autoritaria che ancora impera nelle nostre scuole.

    Io me ne sto all'estero e spero che i miei figli non mettano mai piede in una scuola italiana.

    Complimenti per il tuo post.

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